Si tratta di un classico film incentrato su avventure adolescenziali, come tanti sfornati nel corso degli anni ’80, ma nonostante il soggetto sia abbastanza banale ci sono almeno un paio di ottimi motivi per dedicargli uno sguardo.
Il primo è sicuramente il contributo degli interpreti. Non tanto un giovanissimo Matt Dillon, in un ruolo fin troppo antipatico ma svolto con serietà, quanto il sorprendente Adam Baldwin, qui alla sua prima apparizione sul grande schermo. Nei panni del ragazzone ribelle, disadattato non per moda o volontà propria bensì per ferite forse impossibili da rimarginare, ci strappa un applauso e addirittura qualche lacrima. Il suo sguardo fisso, quasi sperduto, mentre viene derubato di tutto ciò che ha, e i rari sorrisi che gli increspano le labbra solo quando sono davvero sentiti rappresentano forse la più bella componente del film.
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Si tratta di un classico film incentrato su avventure adolescenziali, come tanti sfornati nel corso degli anni ’80, ma nonostante il soggetto sia abbastanza banale ci sono almeno un paio di ottimi motivi per dedicargli uno sguardo.
Il primo è sicuramente il contributo degli interpreti. Non tanto un giovanissimo Matt Dillon, in un ruolo fin troppo antipatico ma svolto con serietà, quanto il sorprendente Adam Baldwin, qui alla sua prima apparizione sul grande schermo. Nei panni del ragazzone ribelle, disadattato non per moda o volontà propria bensì per ferite forse impossibili da rimarginare, ci strappa un applauso e addirittura qualche lacrima. Il suo sguardo fisso, quasi sperduto, mentre viene derubato di tutto ciò che ha, e i rari sorrisi che gli increspano le labbra solo quando sono davvero sentiti rappresentano forse la più bella componente del film.
Un occhio di riguardo va tenuto anche per l’ambientazione, con una scelta delle location varia e nel complesso affascinante, soprattutto per quanto riguarda le sortite nel quartiere povero, ripreso con dignitoso realismo e fotografato con cura nella sua cruda desolazione. La livida luce del tramonto che taglia alcuni lotti abbandonati in cui i bambini giocano come se nulla fosse è inattesa quanto apprezzabile in un film del genere.
Peccato che a rovinare tutto scendano in campo un accompagnamento musicale davvero troppo infantile, a tratti ridicolo, e una sovrabbondanza di personaggi e situazioni di contorno (l’arrivista collega del padre del protagonista, le eccessive esibizioni della nonna, per quanto simpatica…) alla fin fine inutili che servono solo a dilatare la storia fino a rallentarla.
Nel complesso un film che funziona a singhiozzo, tra alti e bassi, ma i cui alti sono davvero buoni.
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