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paolo 67
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giovedì 15 marzo 2012
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una questione di dignità
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Da un racconto di Scerbanenco il secondo episodio della “Trilogia del milieu” del regista, il meno cupo dei tre, il più satirico e ironico. Di Leo dirige con grande stile e cura nella costruzione dell'immagine e nel disegno dei personaggi, particolarmente coloriti.Dialoghi memorabili che per sua stessa ammissione ispirarono Tarantino nel suo “Pulp Fiction”.
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Da un racconto di Scerbanenco il secondo episodio della “Trilogia del milieu” del regista, il meno cupo dei tre, il più satirico e ironico. Di Leo dirige con grande stile e cura nella costruzione dell'immagine e nel disegno dei personaggi, particolarmente coloriti.Dialoghi memorabili che per sua stessa ammissione ispirarono Tarantino nel suo “Pulp Fiction”. A differenza che la Milano cupa del film precedente, questa è una città soleggiata e primaverile, spensierata (non per i protagonisti). Anche in questo film il finale è formidabile e le scene di azione sono straordinarie, grazie al montaggio veloce e alla genialità delle inquadrature. Ottima la sceneggiatura, superba la fotografia, grande colonna sonora di Armando Trovajoli. Ricco e eccellente il cast in cui giganteggia Mario Adorf, qui forse all’apice della sua carriera di attore.
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ralphscott
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sabato 6 novembre 2010
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che riprese!
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Ottimo film di genere. All'inizio vien da sorridere nel veder protagonista un apparente sempliciotto,ma ben presto la forza e l'espressività di Adorf coinvolgono,come la scrittura e la regia,dove superbe scene d'azione spiccano per originalità ed efficacia. E tra le testate di Luca Canali e il mestiere di Adolfo Celi,fa capolino anche un Renato Zero vecchissima maniera
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signorbagheri
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giovedì 24 luglio 2025
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un paese senza speranza
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Un gangster movie costruito da Di Leo come un western classico e ambientato in quella che viene descritta come una terra di conquista di bandidos, trafficanti del nuovo oro bianco. Girato interamente in quella che era e rimane la capitale del malaffare del belpaese, titolo ben meritato fin dagli anni settanta, il film mostra senza fronzoli e con cinico verismo la nuova frontiera italiana del crimine organizzato, una Milano deprivata da qualsiasi forma di poesia, lontana dal mondo fantastico di Zavattini e di De Sica, oramai senza alcuna speranza di riscatto, come se si volesse dire, signori di questo si tratta e non di altro, tutto il mondo in cui viviamo dominato dalla violenza e ridotto a danaro, cazzotti, sparatorie, droga e prostituzione, non esiste nessuna etica, il pesce grande mangia il piccolo, con qualche eccezione e qui inizia la favola nera scritta da Di Leo.
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Un gangster movie costruito da Di Leo come un western classico e ambientato in quella che viene descritta come una terra di conquista di bandidos, trafficanti del nuovo oro bianco. Girato interamente in quella che era e rimane la capitale del malaffare del belpaese, titolo ben meritato fin dagli anni settanta, il film mostra senza fronzoli e con cinico verismo la nuova frontiera italiana del crimine organizzato, una Milano deprivata da qualsiasi forma di poesia, lontana dal mondo fantastico di Zavattini e di De Sica, oramai senza alcuna speranza di riscatto, come se si volesse dire, signori di questo si tratta e non di altro, tutto il mondo in cui viviamo dominato dalla violenza e ridotto a danaro, cazzotti, sparatorie, droga e prostituzione, non esiste nessuna etica, il pesce grande mangia il piccolo, con qualche eccezione e qui inizia la favola nera scritta da Di Leo. Nella vendetta Adorf, eroe maledetto e negativo, considerato feccia dagli stessi delinquenti per lo squallido mestiere di pappone arricchito e tuttavia campione nel menar le mani, trova soltanto il gusto amaro della vendetta, nessun riscatto per lui, come, e aveva visto giusto mezzo secolo fa Di Leo, nessun riscatto possibile per la nostra povera Patria.
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