"The Crooked Way"(1949), di Robert Florey, parigino, già collaboratore di Von Sternberg e altri, si può dire che sia un film in bianco e nero molto efficace, dove il tema dell'identità persa per una ferita in guerra(il tema della guerra vicina è molto forte, ovviamente)è estremamente presente, dove il gangsterismo è un tema onnipresente(gli States degli anni Quaranta, dopo il periodo del proibizionismo e la successiva, tragica introduzione del commercio di droga, pur se si sa che anche l'alcol è una droga), dove la lezione del cinema gotico lascia ancora forti tracce(F.W.Murnau, ma negli States soprattutto Fritz Lang), pur senza condizionare una scrittura filmica, quella di Florey, appunto, che è comunque originale e non prigioniera di schemi precostituiti, appunto nel"pastiche"riuscito tra film"psicologico"(e qui non importa poi tanto che la trattazione dell'amnesia come risultante da trauma non sia scientificamente esatta, rispetto alle conoscenze attuali), film gangsteristico e noir.
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"The Crooked Way"(1949), di Robert Florey, parigino, già collaboratore di Von Sternberg e altri, si può dire che sia un film in bianco e nero molto efficace, dove il tema dell'identità persa per una ferita in guerra(il tema della guerra vicina è molto forte, ovviamente)è estremamente presente, dove il gangsterismo è un tema onnipresente(gli States degli anni Quaranta, dopo il periodo del proibizionismo e la successiva, tragica introduzione del commercio di droga, pur se si sa che anche l'alcol è una droga), dove la lezione del cinema gotico lascia ancora forti tracce(F.W.Murnau, ma negli States soprattutto Fritz Lang), pur senza condizionare una scrittura filmica, quella di Florey, appunto, che è comunque originale e non prigioniera di schemi precostituiti, appunto nel"pastiche"riuscito tra film"psicologico"(e qui non importa poi tanto che la trattazione dell'amnesia come risultante da trauma non sia scientificamente esatta, rispetto alle conoscenze attuali), film gangsteristico e noir. Gli/le interpreti, tra cui spiccano John Payne e Ellen Drew, che non sono precisamente tra i"big", sono comunque efficaci nei rispettivi ruoli, certo seguendo gli stilemi dell'epoca-a questo proposito una nota ulteriore: il doppiaggio italiano (ma non solo, il discorso vale anche per altri paesi)si conforma, anch'esso, ai modelli recitativi del tempo che, certamente, sono ben diversi da quelli cui siamo abituati/e ormai da vari decenni noi, per cui spesso si ha l'impressione di una sorta di"mélo"decaduto anche dove esso non c'è, in realtà. El Gato
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