Nel film The teacher, la regista Farah Nabulsi, riesce a creare in modo originale e diretto, il senso di profonda impotenza che i Palestinesi sono costretti a subire dalla protervia, dalla pulizia etnica e genocidaria, dal totale disprezzo del Diritto Internazionale e dei Diritti Umani, degli Israeliani. È un film importante perché non permette di addormentare le coscienze, come le lobby israelo-statunitensi, israelo-britanniche, israelo-ue, vorrebbero. Gli Israeliani sono talmente convinti di essere il popolo eletto, da mettersi perfino al di sopra del Padre Eterno, una superbia assoluta, convinti di avere, sempre, ragione. E chi non la pensa come loro viene prontamente bollato di essere amico di Hamas e anti-sionista.
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Nel film The teacher, la regista Farah Nabulsi, riesce a creare in modo originale e diretto, il senso di profonda impotenza che i Palestinesi sono costretti a subire dalla protervia, dalla pulizia etnica e genocidaria, dal totale disprezzo del Diritto Internazionale e dei Diritti Umani, degli Israeliani. È un film importante perché non permette di addormentare le coscienze, come le lobby israelo-statunitensi, israelo-britanniche, israelo-ue, vorrebbero. Gli Israeliani sono talmente convinti di essere il popolo eletto, da mettersi perfino al di sopra del Padre Eterno, una superbia assoluta, convinti di avere, sempre, ragione. E chi non la pensa come loro viene prontamente bollato di essere amico di Hamas e anti-sionista. Il film, per le similitudini, mi ha fatto pensare al caso Collini (di Marco Kreuzpaintner). Lì (i nazisti) come qui (gli israeliani), assistiamo all’orrenda arroganza dell’invasore che non si accontenta di distruggere fisicamente il nemico fantasticato come persecutore, ma di annientarlo psicologicamente. Per far questo, lì come qui, è necessario distruggere e insozzare le relazioni familiari più intime e sacre. Lì come qui assistiamo ad una completa assenza della Giustizia, sostituita dalla legge del più forte, sostenuta da giudici marionette del potere politico. Lì come qui, l’intoccabilità degli assassini a cui tutto è permesso. Lì come qui, il bisogno di farsi giustizia da se, tacciati e condannati come criminali, nella totale assenza dello Stato (uno Stato profondamente terrorista).
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