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felicity
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mercoledì 11 marzo 2026
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un serratissimo thriller sulle dinamiche di potere
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Con A House of Dynamite la regista statunitense Kathryn Bigelow torna a ragionare sulle dinamiche di potere all’interno della sua nazione, concentrando però per la prima volta l’attenzione sulla stanza dei bottoni, il luogo in cui le decisioni devono essere prese.
La Bigelow costruisce un serratissimo thriller sui 19 minuti che separano il mondo dalla catastrofe nucleare e sul senso d’impotenza nel dover scegliere tra resa e suicidio.
Bigelow conferma grande acutezza e lucidità. E se A House of Dynamite non è il suo film più eclatante è, nonostante la costruzione a incastri e ripetizioni, pulitissimo e nitido: il merito va anche alla sceneggiatura e a una regia che sa essere logica, ironica, quanto frenetica e umanista.
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Con A House of Dynamite la regista statunitense Kathryn Bigelow torna a ragionare sulle dinamiche di potere all’interno della sua nazione, concentrando però per la prima volta l’attenzione sulla stanza dei bottoni, il luogo in cui le decisioni devono essere prese.
La Bigelow costruisce un serratissimo thriller sui 19 minuti che separano il mondo dalla catastrofe nucleare e sul senso d’impotenza nel dover scegliere tra resa e suicidio.
Bigelow conferma grande acutezza e lucidità. E se A House of Dynamite non è il suo film più eclatante è, nonostante la costruzione a incastri e ripetizioni, pulitissimo e nitido: il merito va anche alla sceneggiatura e a una regia che sa essere logica, ironica, quanto frenetica e umanista.
In questo “what if?” sulla guerra atomica non si racconta dunque l’inizio della guerra, ma le reazioni degli umani che devono gestirla; in questo “what if?” circa qualcosa che non è (ancora) accaduto, non si può che riflettere anche sugli scenari di guerra che invece sono già in corso.
In A House of Dynamite siamo in mezzo agli umani che decidono, alle persone che scelgono. E l’effetto non è confortante.
È su un crescente senso di impotenza, sulla messa in discussione di un sistema che di fronte all’imponderabile, nonostante i miliardi di dollari spesi può nulla, ma soprattutto nel constatare che quello che resta è scegliere tra due possibilità che prevedono solamente morte o più morte, che Kathryn Bigelow ripone l'urgenza narrativa ed emotiva di un incredibile action movie senza azione, drammaticamente puntato sull'immanenza di un'attualità che non può lasciare indifferenti.
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alex2044
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lunedì 20 ottobre 2025
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un monito che rester? inascoltato ?
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Ottimo ! Un film corale dove non esistono protagonisti ma solo partecipanti ad una commedia che potrebbe diventare tragica e che i potenti del mondo non capiscono e quindi non sanno governare .Kathrin Bigelow è l'unica e grande protagonista di questo film , una grandissima regista e forse una delle migliori al mondo in questo momento . Il suo jaccuse è diretto ,fulminante e coinvolgente . Si seguono i fatti con trasporto e si diventa partecipi man mano che le scene si susseguono e un po' di brivido procurano allo spettatore . Andrà così la storia del mondo o è solo un film ? Questa opera dovrebbe essere proiettata nelle scuole e Netflix dovrebbe mostrarla in chiaro nelle ore di massimo ascolto .
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Ottimo ! Un film corale dove non esistono protagonisti ma solo partecipanti ad una commedia che potrebbe diventare tragica e che i potenti del mondo non capiscono e quindi non sanno governare .Kathrin Bigelow è l'unica e grande protagonista di questo film , una grandissima regista e forse una delle migliori al mondo in questo momento . Il suo jaccuse è diretto ,fulminante e coinvolgente . Si seguono i fatti con trasporto e si diventa partecipi man mano che le scene si susseguono e un po' di brivido procurano allo spettatore . Andrà così la storia del mondo o è solo un film ? Questa opera dovrebbe essere proiettata nelle scuole e Netflix dovrebbe mostrarla in chiaro nelle ore di massimo ascolto . Farebbe una cosa buona e giusta e ne guadagnerebbe di stima e forse anche di abbonamenti .Ci pensino perchè le poche sale che lo programmano non danno al film il risalto che merita .Per concludere chi ama il cinema e ha voglia di fare un bagno salutare di intelligenza , capacità filmica e narrativa corra a vederlo . Non butterà via due ore del suo tempo . Ma ne uscirà arricchito di conoscenza e competenza sulle sorti del mondo .
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enrico riccardo montone
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sabato 25 ottobre 2025
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venti minuti alla fine del mondo
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Con A House of Dynamite, Kathryn Bigelow torna dietro la macchina da presa dopo alcuni anni di silenzio, firmando un film asciutto, teso e sorprendentemente intimo nonostante il suo soggetto da crisi globale. In poco meno di due ore, la regista costruisce una parabola sulla paura e sul potere, trasformando l’idea di una minaccia nucleare imminente in una riflessione sul collasso delle istituzioni e della fiducia umana. Il film si apre senza preamboli: un allarme parte da una base militare artica, un missile è stato lanciato, e nessuno sa da dove. Da quel momento, il tempo diventa il vero protagonista. Bigelow orchestra il racconto come una corsa contro l’orologio in cui ogni decisione pesa quanto una vita intera.
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Con A House of Dynamite, Kathryn Bigelow torna dietro la macchina da presa dopo alcuni anni di silenzio, firmando un film asciutto, teso e sorprendentemente intimo nonostante il suo soggetto da crisi globale. In poco meno di due ore, la regista costruisce una parabola sulla paura e sul potere, trasformando l’idea di una minaccia nucleare imminente in una riflessione sul collasso delle istituzioni e della fiducia umana. Il film si apre senza preamboli: un allarme parte da una base militare artica, un missile è stato lanciato, e nessuno sa da dove. Da quel momento, il tempo diventa il vero protagonista. Bigelow orchestra il racconto come una corsa contro l’orologio in cui ogni decisione pesa quanto una vita intera. I personaggi – analisti, generali, politici, civili – sono ripresi con camera mobile e luce fredda, immersi in ambienti chiusi dove il rumore dei monitor sostituisce quello delle bombe. L’attenzione alla realtà procedurale, marchio di fabbrica della regista, si fonde con una tensione quasi esistenziale: non si tratta solo di impedire la catastrofe, ma di capire se l’umanità meriti davvero di evitarla.
Bigelow non cede alla spettacolarità. L’azione è ridotta al minimo, i dialoghi sono brevi e densi, la regia si muove tra dettagli e sguardi. Le inquadrature ravvicinate, spesso su volti illuminati da schermi o luci intermittenti, comunicano un senso di isolamento e impotenza. Idris Elba, nei panni del Presidente, regala una prova di forza e vulnerabilità. La sua calma apparente nasconde il panico di chi sa di poter condannare milioni di persone con un solo ordine. Accanto a lui, la comandante Olivia Walker (Rebecca Ferguson) convince nel ruolo della consigliera scientifica, la voce razionale in un ambiente dominato dalla paura. Il cast di contorno – soldati, tecnici, funzionari – aggiunge spessore e realismo, senza mai scivolare nella retorica patriottica.
Sotto la superficie da thriller, A House of Dynamite è un film sul sistema che implode. Bigelow mette in scena la fragilità di una catena di comando costruita sull’arroganza e sull’abitudine al rischio calcolato. Il “dinamite” del titolo non è solo l’ordigno, ma l’intera struttura politica e morale su cui poggia la società contemporanea. Il film suggerisce che la distruzione non arriva dall’esterno, ma dall’incapacità umana di gestire la responsabilità del potere. È un racconto sull’ansia del nostro tempo, dove l’apocalisse è meno un evento che un modo di vivere. Un film necessario, se non perfetto, che conferma Kathryn Bigelow come una delle poche registe capaci di trasformare la geopolitica in puro cinema.
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enrico riccardo montone
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sabato 25 ottobre 2025
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venti minuti alla fine del mondo
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Con A House of Dynamite, Kathryn Bigelow torna dietro la macchina da presa dopo alcuni anni di silenzio, firmando un film asciutto, teso e sorprendentemente intimo nonostante il suo soggetto da crisi globale. In poco meno di due ore, la regista costruisce una parabola sulla paura e sul potere, trasformando l’idea di una minaccia nucleare imminente in una riflessione sul collasso delle istituzioni e della fiducia umana. Il film si apre senza preamboli: un allarme parte da una base militare artica, un missile è stato lanciato, e nessuno sa da dove. Da quel momento, il tempo diventa il vero protagonista.
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Con A House of Dynamite, Kathryn Bigelow torna dietro la macchina da presa dopo alcuni anni di silenzio, firmando un film asciutto, teso e sorprendentemente intimo nonostante il suo soggetto da crisi globale. In poco meno di due ore, la regista costruisce una parabola sulla paura e sul potere, trasformando l’idea di una minaccia nucleare imminente in una riflessione sul collasso delle istituzioni e della fiducia umana. Il film si apre senza preamboli: un allarme parte da una base militare artica, un missile è stato lanciato, e nessuno sa da dove. Da quel momento, il tempo diventa il vero protagonista. Bigelow orchestra il racconto come una corsa contro l’orologio in cui ogni decisione pesa quanto una vita intera. I personaggi – analisti, generali, politici, civili – sono ripresi con camera mobile e luce fredda, immersi in ambienti chiusi dove il rumore dei monitor sostituisce quello delle bombe. L’attenzione alla realtà procedurale, marchio di fabbrica della regista, si fonde con una tensione quasi esistenziale: non si tratta solo di impedire la catastrofe, ma di capire se l’umanità meriti davvero di evitarla.
Bigelow non cede alla spettacolarità. L’azione è ridotta al minimo, i dialoghi sono brevi e densi, la regia si muove tra dettagli e sguardi. Le inquadrature ravvicinate, spesso su volti illuminati da schermi o luci intermittenti, comunicano un senso di isolamento e impotenza. Idris Elba, nei panni del Presidente, regala una prova di forza e vulnerabilità. La sua calma apparente nasconde il panico di chi sa di poter condannare milioni di persone con un solo ordine. Accanto a lui, la comandante Olivia Walker (Rebecca Ferguson) convince nel ruolo della consigliera scientifica, la voce razionale in un ambiente dominato dalla paura. Il cast di contorno – soldati, tecnici, funzionari – aggiunge spessore e realismo, senza mai scivolare nella retorica patriottica.
Sotto la superficie da thriller, A House of Dynamite è un film sul sistema che implode. Bigelow mette in scena la fragilità di una catena di comando costruita sull’arroganza e sull’abitudine al rischio calcolato. Il “dinamite” del titolo non è solo l’ordigno, ma l’intera struttura politica e morale su cui poggia la società contemporanea. Il film suggerisce che la distruzione non arriva dall’esterno, ma dall’incapacità umana di gestire la responsabilità del potere. È un racconto sull’ansia del nostro tempo, dove l’apocalisse è meno un evento che un modo di vivere. Un film necessario, se non perfetto, che conferma Kathryn Bigelow come una delle poche registe capaci di trasformare la geopolitica in puro cinema.
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