Il film narra la storia del disastro aereo avvenuto sulla catena montiuosa delle Ande nel 1972, e la terribile esperienza del gruppo di sopravvissuti, bloccati per oltre due mesi tra le cime innevate della Cordillera andina a più di 3600 metri di altezza. La vicenda ebbe risonanza internazionale quando fu chiaro che per restare in vita i superstiti furono costretti a ricorrere al cannibalismo.
I fatti erano già stati rievocati nel dettagliato libro di Piers Paul Read "Tabù" uscito nel 1974 e successivamente nel film "Alive, sopravvissuti" del 1993.
Questo film è quindi una sorta di remake della precedente pellicola e mi ha deluso fin dalle prime battute a causa di un approccio troppo sensazionalistico e approssimativo.
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Il film narra la storia del disastro aereo avvenuto sulla catena montiuosa delle Ande nel 1972, e la terribile esperienza del gruppo di sopravvissuti, bloccati per oltre due mesi tra le cime innevate della Cordillera andina a più di 3600 metri di altezza. La vicenda ebbe risonanza internazionale quando fu chiaro che per restare in vita i superstiti furono costretti a ricorrere al cannibalismo.
I fatti erano già stati rievocati nel dettagliato libro di Piers Paul Read "Tabù" uscito nel 1974 e successivamente nel film "Alive, sopravvissuti" del 1993.
Questo film è quindi una sorta di remake della precedente pellicola e mi ha deluso fin dalle prime battute a causa di un approccio troppo sensazionalistico e approssimativo.
La vicenda oggetto della narrazione è una tragedia complessa e multiforme. Dall'incidente aereo alle dinamiche umane interne al gruppo di superstiti, fino all'avventurosa spedizione in cerca di soccorsi, la storia sarebbe ricca di dettagli, sfumature emotive e psicologiche, episodi di rilievo e accadimenti quotidiani cui il film accenna in modo molto sommario (o che ignora del tutto), puntando invece sugli aspetti più spettacolari e scenografici. Per esempio pressoché nulla sappiamo della psicologia dei personaggi e del loro dramma individuale: il debole e il forte, il pauroso e il coraggioso, il malato e il sano. Ben poco comprendiamo della surreale quotidianità della vita su un costone di roccia innevata a 3600 metri, dell'organizzazione e delle dinamiche di gruppo, la lentezza esaspertante dell'attesa, il confronto quotidiano con la morte, ecc. La ricostruzione dell'incidente aereo, seppure spettacolare, corrisponde solo grossolanamente all'effettiva dinamica della sciagura. L'avventurosa e incredibile spedizione alla ricerca di soccorsi, durata per dieci giorni di arrampicate tra le più alte e pericolose vette della catena montuosa, solo con equipaggiamenti di fortuna, viene compressa nei pochi minuti finali della proiezione. Ci sono poi aspetti incomprensibili: per esempio si vedono personaggi fumare in continuazione ma i fiammiferi non sono mai usati per accendere un fuoco e riscaldarsi. Tutti questi elementi necessitano di dettagli, tempo e immagini per essere narrati, mentre il regista pare soffermarsi con attenzione quasi morbosa soltanto sul tema del cannibalismo. La durata del film (2h e 20 minuti) avrebbe sicuramente permesso molti approfondimenti.
Al contempo il film non merita un giudizio del tutto negativo: soprattutto per chi ignora la vicenda si tratta di un lavoro comunque interessante, sufficiente per dare un'idea. La realizzazione è professionale e la visione scorre. Particolarmente toccanti sono le battute finali, in cui le immagini d'epoca vengono abbinate a quelle della finzione cinematografica.
A mio parere tuttavia la versione del 1993 è superiore e riesce trasmettere una visione d'insieme più accurata, più umana e più coinvolgente, anche se con i suoi limiti, mentre questa nuova versione nulla fa per correggerli, anzi.
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