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samanta
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domenica 7 luglio 2024
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dalla felicità al dramma
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Uscito nel 1954 con uno splendido Tecnicholor, il film è una commedia drammaticache ebbe un grosso successo di pubblico (budget 2 milioni di $, box office 14 milioni), tra i protagonisti appare in grande spolvero Elisabeth Taylor che dopo essere passata da commedie sentimentali o brillanti (Lassie, Il padre della sposa) affrontò commedie drammatiche, caratterizzandosi come una delle migliori attrici di Hollywood (Il gigante, La gatta sul tettoche scotta, Improvvisamente l'estate scorsa) conseguendo 2 Oscar (Venere in visone, Chi ha paura di Virginia Woolf?). La regia è di Richard Brooks, un bravo artigiano di Hollywood (I professionisti, La gatta sul tetto che scotta, Lord Jim) che seppe agevolmente trattare i più diversi generi, dirigendo le migliori stars dell'epoca.
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Uscito nel 1954 con uno splendido Tecnicholor, il film è una commedia drammaticache ebbe un grosso successo di pubblico (budget 2 milioni di $, box office 14 milioni), tra i protagonisti appare in grande spolvero Elisabeth Taylor che dopo essere passata da commedie sentimentali o brillanti (Lassie, Il padre della sposa) affrontò commedie drammatiche, caratterizzandosi come una delle migliori attrici di Hollywood (Il gigante, La gatta sul tettoche scotta, Improvvisamente l'estate scorsa) conseguendo 2 Oscar (Venere in visone, Chi ha paura di Virginia Woolf?). La regia è di Richard Brooks, un bravo artigiano di Hollywood (I professionisti, La gatta sul tetto che scotta, Lord Jim) che seppe agevolmente trattare i più diversi generi, dirigendo le migliori stars dell'epoca.
Siamo a Parigi il 25 agosto 1945 la città è stata liberata dagli americani cacciando gli occupanti tedeschi,il tenente Charles Willis (Van Johnson) ingaggiato dall'esercito, incontra le sorelle Ellswirth: Marion (Donna Reed) ed Elena (Elisabeth Taylor) di famiglia americana che "non è ricca ma vive da ricchi, papà dice che è più economico", il padre James (Walter Pidgeon) è un simpatico gentiluomo, Elena s'innamora di Charles, ricambiata, e si sposano, anche Marion si era innamorata di lui, ma poi sposa il suo fidanzato francese Claude (George Dolenz). I primi anni di Elena e Charles sono felici allietati da una bambina Vicky,ma poi Charles che ha un impiego modesto presso una agenzia giornalistica, scrive diversi romanzi tutti rifiutati dalle case editrici, per la disillusione beve e diventa alcolizzato. I 2 coniugi si distaccano: Elena accerta la corte del "ganimede" Paul, mentre Charles fa la corte a una ricca americana Lorraine (Eva Gabor) con 4 mariti alle spalle. Una sera ubriaco Charles ritorna a casa mette il chiavistello cadendo addormentato, Elena nel frattempo è fuggita da Paul, sperava di vivere con lui che freddamente le dice che vuole una avventura non una relazione stabile, la donna sconvolta corre ha casa è inverno e nevica, non riesce ad entrare perché Charles addormantato non sente il campanello,Eelena va dalla sorella ma si prende una polmonite (era recidiva) fulminante e muore. Charles è distrutto comprende che Elena era il grande amore della sua vita, lascia la figlia da Marion e ritorna in USA dove diventa scrittore di successo. Quando ritorna a Parigi Marion non vuole ridargli la bambina, ma cede quando Claude le svela che si era accorto che lei era innamorata di Charles e si vuole vendicare, Charles e Vicky ritornano in America.
La vicenda, è interessante specie nella prima parte (2/3 della pellicola), quando descrive la vita spensiarata "bohemienne" di una Parigi uscita dall'incubo nazista, la sceneggiatura ispirata da un racconto di Francis Scott Fizgerald (ambientato però nel primo dopoguerra) è ben costruita, nella seconda parte si avverte il melodramma, la vicenda è però supportata da una recitazione di alto livello. Il racconto è vista come un lungo flashback di Charles che ritornato a Parigi non ritrova più la spensieratezza degli anni felici con Elena, tutto è ormai cambiato. Una pellicola di questo argomento si deve fondare su 2 elementi: il primo sono i dialoghi che in questo caso sono accurati, vivaci e intelligenti e poi l'interpretazione. Nel film troviamo la presenza di 4 assi del cinema, circondati da bravi comprimari tra cui la simpatica Eva Gabor che recita, molto bene , sé stessa. Le 4 star nell'ordine sono: Elisabeth Taylor che oltre una sfolgorante bellezza è stata una delle migliori attrici di Hollywood, qui interpreta una giovane ragazza entusiasta della vita che diventa una donna con un matrimonio in crisi; Van Johnson che prima di lasciare il cinema per la tv dimostrò di essere non solo un attore da musical ma anche capace di interpretare autorevolmente parti drammatiche (Joe il pilota, L'ammutinamento del Caine, 23 passi dal delitto); Walter Pidgeon crea una figura indimenticabile di suocero adorabile, che affronta la vita e anche la sofferenza (un ictus lo ridotto in carrozzella) con il sorriso e l'eleganza, infine Donna Reed brava star del cinema indimenticabile protagonista di La vita è meravigliosa. La colonna sonora ha come sottofondo il motivo della bella canzone che ha il titolo del film The last time i saw Paris ed è tratta da un precedente film (Lady be good), molto bene la fotografia degli esterni anche quelli ricostruiti in studio, di una Parigi che non esiste più.
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marilla
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martedì 7 febbraio 2012
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l'ultima volta che mi sono meritata la polmonite
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Ebbene sì, lo confesso : non sopporto Litz Taylor. Con queste (tutte) sue interpretazioni figées, che trasudano compiacimento (ma quanto mi ha fatto bella mamma), dove tutto è finto, anzi fintissimo, non riesco nemmeno a godermi il kitch patinato americano anni Cinquanta (che con i suoi colori, i suoi fiocchetti, i suoi tacchetti, i suoi tailleurini, a noi donne comunque fa sempre un certo effetto). Passi per la cerosa finzione degli altri protagonisti (e del loro maquillage), passi la povera bambina con viso da ranocchia che nell’ultima sequenza, con uno chignon degno di attempata soubrette, sembra un’adulta mascherata da bambina, passi per il padre cui muore la figlia e che non fa neanche un plissé (come direbbe Jannacci) ma tutto impettito, con viso da circostanza, cerca di consolare il vedovo ubriacone mancato scrittore e inconsolabile, passi la sorella rancorosa in odore di vendetta e i suoi labbroni serrati, passi tutto….
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Ebbene sì, lo confesso : non sopporto Litz Taylor. Con queste (tutte) sue interpretazioni figées, che trasudano compiacimento (ma quanto mi ha fatto bella mamma), dove tutto è finto, anzi fintissimo, non riesco nemmeno a godermi il kitch patinato americano anni Cinquanta (che con i suoi colori, i suoi fiocchetti, i suoi tacchetti, i suoi tailleurini, a noi donne comunque fa sempre un certo effetto). Passi per la cerosa finzione degli altri protagonisti (e del loro maquillage), passi la povera bambina con viso da ranocchia che nell’ultima sequenza, con uno chignon degno di attempata soubrette, sembra un’adulta mascherata da bambina, passi per il padre cui muore la figlia e che non fa neanche un plissé (come direbbe Jannacci) ma tutto impettito, con viso da circostanza, cerca di consolare il vedovo ubriacone mancato scrittore e inconsolabile, passi la sorella rancorosa in odore di vendetta e i suoi labbroni serrati, passi tutto….ma come si può immaginare di camminare per Parigi (una Parigi stereotipata che più di così non si può), “in mezzo” (sic) alla neve, paludata in chiffon rosso e sandaletti senza calze (o al massimo con un 8 denari?). Il minimo che ti meriti è di tirar le cuoia per broncopolmonite (tanto nella mentalità americana l’assistenza sanitaria te la paghi…), e, noblesse oblige, mantenendo comunque i colori (rossetto compreso) di persona sana come un pesce. Certo, la storia è di per sé lacrimosa (e la responsabilità è di Fitzgerald ma la colpa è dello sceneggiatore) ma a tutto c’è un limite: insomma, non sono riuscita a versare nemmeno una meritata lacrimuccia (cosa che il plot, se decentemente gestito, avrebbe potuto comportare) e, guardando dalle finestre Roma con la neve, dove la gente a momenti si mette i doposci, mi sono fatta un bel po' di risate, il che ritengo sia l’unico merito (peraltro assolutamente involontario) di questo film.
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(di samanta)
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lucy
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mercoledì 22 novembre 2006
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stupendo
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lupo prezzo
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venerdì 4 agosto 2006
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inutile...
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inutile soffermarsi sulla bravura di brooks nel confezionare questo film che risulta sempre valido anche dopo diverse (e frequenti) visioni.
molto bella Liz (soprattutto quando bacia Johnson nella bolgia in piazza davanti al bar),e dico questo perché la Taylor non è nelle mie grazie,ma tant'è...
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procopio
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domenica 4 settembre 2005
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indimenticabile
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non lo dimenticherò più. Avevo detto proprio così. Sono passati tanti anni da quando questo film uscì e la sensazione è sempre la stessa.
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