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daniele ciavatti
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venerdì 5 dicembre 2025
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"che bel maglione che indossi": perch? ridurre ricomincio da capo a una favola morale ? perdere il punto.
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Ricomincio da capo (1993), diretto da Harold Ramis, ? spesso interpretato come una parabola morale, un racconto di redenzione in cui un uomo cinico impara progressivamente a diventare migliore. Il paragone con Canto di Natale di Dickens e con la figura di Ebenezer Scrooge ? quasi inevitabile: come il vecchio avaro visitato dagli spiriti, anche Phil Connors si trova costretto da un evento straordinario, un loop temporale infinito, a fare i conti con s? stesso, con i propri difetti e con il modo in cui tratta gli altri. Entrambi vivono una trasformazione che li porta dall?arroganza all?empatia, dalla superficialit? alla consapevolezza.
Si tratta di un archetipo narrativo consolidato, capace di produrre quel classico lieto fine ?alla Hollywood? dove il protagonista, dopo aver sofferto e imparato, sboccia finalmente a nuova vita.
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Ricomincio da capo (1993), diretto da Harold Ramis, ? spesso interpretato come una parabola morale, un racconto di redenzione in cui un uomo cinico impara progressivamente a diventare migliore. Il paragone con Canto di Natale di Dickens e con la figura di Ebenezer Scrooge ? quasi inevitabile: come il vecchio avaro visitato dagli spiriti, anche Phil Connors si trova costretto da un evento straordinario, un loop temporale infinito, a fare i conti con s? stesso, con i propri difetti e con il modo in cui tratta gli altri. Entrambi vivono una trasformazione che li porta dall?arroganza all?empatia, dalla superficialit? alla consapevolezza.
Si tratta di un archetipo narrativo consolidato, capace di produrre quel classico lieto fine ?alla Hollywood? dove il protagonista, dopo aver sofferto e imparato, sboccia finalmente a nuova vita. Eppure, per quanto questa chiave di lettura sia legittima e persino stimolante, non credo che fosse davvero l?intenzione primaria di Harold Ramis.
Ramis, prima ancora che un moralista o un filosofo, ? stato un grande artigiano della commedia. Un autore proveniente dalla fucina creativa del National Lampoon, ambiente che ha plasmato la generazione di comici e sceneggiatori destinati a dominare la scena americana per decenni. Le sue opere, da Animal House a Stripes, da Ghostbusters fino a Ricomincio da capo, sono figlie di quella scuola: irriverenti, intelligenti, capaci di destrutturare stereotipi e convenzioni con ironia affilata e irresistibile leggerezza.
Non ? un caso, d?altronde, che la parte pi? godibile del film sia proprio quella in cui Phil ? ancora completamente cinico. ? in quel segmento che Ricomincio da capo mostra tutto il suo potenziale comico, sfruttando al massimo il talento di Murray per l?irriverenza e il sarcasmo. Una delle scene pi? esilaranti ? quella in cui Phil, ormai stufo dell?entusiasmo invadente del vecchio compagno di scuola diventato assicuratore, gli assesta un cazzotto in faccia proprio mentre sta per abbracciarlo. ? un momento di comicit? pura, asciutta, perfettamente calibrata, e rappresenta al meglio il tipo di umorismo in cui Ramis eccelleva: diretto, dissacrante, mai gratuito.
In questo film non c?? l?ambizione di un trattato morale mascherato da commedia. Ramis vuole soprattutto raccontare una storia ben congegnata, girata con mano sicura e sorretta da Bill Murray in stato di grazia. L?obiettivo sembra essere quello di regalare allo spettatore 103 minuti di puro intrattenimento, evitando accuratamente la melassa sentimentalista che un tema del genere rende sempre possibile. La trasformazione di Phil ? presente, certo, ma ? pi? un motore narrativo che un sermone.
Attribuire al film profondit? filosofiche o religiose finisce quasi per non rendere giustizia a Ramis: ? come rispondere a una bambina che ci mostra orgogliosa un suo disegno con un ?che bel maglione che indossi?. Si perde il punto, si guarda altrove.
Perch? Ricomincio da capo ? davvero un magnifico disegno: un?opera costruita con maestria, ritmo, ironia e un?intelligenza comica che appartiene solo ai grandi. Un film che diverte, sorprende, e che, senza mai voler essere qualcosa di diverso da s?, ? diventato un classico.
Caro Harold, grazie: ci hai regalato un piccolo capolavoro
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samanta
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martedì 27 febbraio 2024
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come è bello vivere ...
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Uscito nel 1993, il film è una commedia sentimentale "brillante" con risvolti comici ma anche con spunti drammatici, la vicenda si svolge in un'atmosfera reale e nello stesso tempo fantastica , per intenderci tipo Avvenne domani di René Clair o Il fantasma della signora Muir di Manliewicz. Il regista è Harold Ramis (Terapie e pallottole, Club Paradise) che è pure attore (Ghostbusters, Il sentiero dei ricordi), qui anche cosceneggiatore con Danny Rubin.anche cosceneggiatore.
Phil Connors (Bill Murray) è un meteorologo tv, come tutti gli anni il primo febbraio si reca in una piccola cittadina per il "Il giorno della marmotta" che si svolge il giorno seguente, dal comportamento della marmotta si avranno previsioni sull'arrivo della primavera, lo acomapagnano una collega Rita (Andie MacDowell) e un tecnico Larry (Chris Elliot), Phil è scontento del suo lavoro, lo fa malvolentieri, è un uomo cinico e ipercritico e detesta l'ambiente di una piccola città.
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Uscito nel 1993, il film è una commedia sentimentale "brillante" con risvolti comici ma anche con spunti drammatici, la vicenda si svolge in un'atmosfera reale e nello stesso tempo fantastica , per intenderci tipo Avvenne domani di René Clair o Il fantasma della signora Muir di Manliewicz. Il regista è Harold Ramis (Terapie e pallottole, Club Paradise) che è pure attore (Ghostbusters, Il sentiero dei ricordi), qui anche cosceneggiatore con Danny Rubin.anche cosceneggiatore.
Phil Connors (Bill Murray) è un meteorologo tv, come tutti gli anni il primo febbraio si reca in una piccola cittadina per il "Il giorno della marmotta" che si svolge il giorno seguente, dal comportamento della marmotta si avranno previsioni sull'arrivo della primavera, lo acomapagnano una collega Rita (Andie MacDowell) e un tecnico Larry (Chris Elliot), Phil è scontento del suo lavoro, lo fa malvolentieri, è un uomo cinico e ipercritico e detesta l'ambiente di una piccola città. Il mattino svolto il servizio il team decide di ritornare ma una tempesta di neve li blocca nella cittadina dove passano la notte. Phil al mattino si sveglia , ma si ritrova di nuovo al 2 febbraio, come se nulla fosse avvenuto. Ovviamente si crede ammalato, ma tutto succede di nuovo come il primo giorno, i medici non danno una spiegazione e quel 2 febbraio si ripete ossessivamente innumerevoli volte, Phil non riesce ad uscire dall'incantesimo,ne sarà capace quando riuscirà ad essere utile agli altri e ad innamorarsi, (contraccambiato) di Rita, finalmente si risveglierà il 3 febbraio con accanto la ragazza.
Gli anni '90 portarono gli ultimi sussulti di una buona cinematografia USA (tra i film originali: basti citare: Truman Show, Forrest Gump, Basic Instinct ...), che negli anni 2000 si autopunì con una valanga di film tratti dai fumetti (Marvel & company) con una straordinaria espsosizione esposizione di effetti speciali ovvvero dettati da Politically correct. Solo negli ultimi anni si è avuto un certo risveglio (La La Land, Dunkirk, Get out, Barbie, Oppenheimer ...). Il film ebbe durante la sua realizzazione un contrasto tra il protagonista Bill Murray e il regista e sceneggiatore Harold Ramis il primo voleva fare un'interpretazione comica il secondo voleva sottolineare l'aspetto drammatico della vicenda, per sanare i contrasti, che però determinarono l'interruzione dei loro rapporti, intevenne come cosceneggiatore Rubin. A mio giudizio la soluzione a cui si arrivò è cinematograficamente perfetta, il film si dipana da un momento iniziale comico, quasi farsesco, per poi scivolare nella drammaticità dell'imprigionamento nel tempo che porta alla disperazione e al suicidio (che non serve tanto il giorno si ripete), ma alla fine l'accettazione della situazione permette a Phil di imparare tante cose, talvolta di approfittare anche a fine sessuali, soprattutto il ripetersi del giorno serve a imparare e a conoscere le persone, in questo modo Phil riesce a fare del bene agli altri utilizzando opportunamente il tempo, trasformando così la propria personalità. Phil era un uomo cinico, presuntuoso che viveva annoiato, diventerà attraverso diversi stadi un altro uomo con il proprosito di vivere con Rita in quella piccola città. Involontariamente (come d'altra parte in tanti film: Via con il vento, Casablanca, Sabrina ...) i contrasti durante la realizzazione fanno alla fine bene al successo del film sia dal punto di vista della critica che commerciale, un film che ha una morale convincente: si deve uscire dal proprio gusto affrontando in modo positivo il prossimo. Bill Murray dimostra un talento notevole interpretando un personaggio con tante sfaccettature, ma un plauso merita anche Andie MacDowell un'attrice completa con una bellezza tranquilla (Sesso, bugie e videotape, 4 matrimoni e un funerale, Green card).
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fabio
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venerdì 22 giugno 2018
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capolavoro non abbastanza conosciuto
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Da vedere e rivedere. Un gioiello di film. Bravi tutti: attori, regista, colonna sonora ecc.
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iuriv
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lunedì 23 aprile 2018
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divertimento delicato.
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La coppia Ramis- Murray torna insieme, questa volta con Eagon dietro la macchina da presa. Lo scopo è quello di costruire una commedia leggera e altamente digeribile adatta a tutti.
La messa in scena di Ramis è essenziale e pare costruita apposta per dare spazio alla vena comica di Bill Murray e alla mimica del suo faccione.
E' un esperimento che riesce, perché il film si lascia guardare piacevolmente e offre i ritmi giusti per mantenersi sempre divertente.
Ma togliendo il primo strato superficiale, però, si può notare anche un tentativo di riflessione sull'alienazione della vita moderna, nella quale le necessità di carriera tendono a mangiarsi ogni cosa, lasciando le persone prive del tempo utile a godersi un po' la vita.
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La coppia Ramis- Murray torna insieme, questa volta con Eagon dietro la macchina da presa. Lo scopo è quello di costruire una commedia leggera e altamente digeribile adatta a tutti.
La messa in scena di Ramis è essenziale e pare costruita apposta per dare spazio alla vena comica di Bill Murray e alla mimica del suo faccione.
E' un esperimento che riesce, perché il film si lascia guardare piacevolmente e offre i ritmi giusti per mantenersi sempre divertente.
Ma togliendo il primo strato superficiale, però, si può notare anche un tentativo di riflessione sull'alienazione della vita moderna, nella quale le necessità di carriera tendono a mangiarsi ogni cosa, lasciando le persone prive del tempo utile a godersi un po' la vita.
Quindi il protagonista tenterà dapprima di approfittarsi della situazione (vive eternamente lo stesso giorno) dandosi alla pazza gioia. Poi, una volta realizzata l'impossibilità di costruire qualcosa di concreto cadrà in una forte depressione, per poi decidere di sfruttare il tempo a disposizione per migliorare se stesso e il proprio rapporto con gli altri.
Sullo sfondo una cittadina tranquilla popolata da gente semplice, che Murray sulle prime non sopporta, ma che diventerà simbolo di quel buon vivere che la sua situazione gli farà provare.
E poi c'è il rapporto con la produttrice, quella Andy McDowell chiamata a portare sullo schermo un personaggio pulito dai grandi sogni e dai forti ideali e che sarà la vera molla capace di far uscire il protagonista dalla sua strana prigionia.
Lieto fine assicurato. A tal proposito, se siete particolarmente allergici al miele è bene sottolineare che qui di glucosio ce né fin troppo.
Non un capolavoro del genere questo Ricomincio da Capo, tuttavia una pellicola che ha saputo lasciare il segno. Una visione rilassata se la merita ancora oggi.
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andrea alesci
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mercoledì 22 luglio 2015
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quei temporali repetita iuvant per capire la vita
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Come una bufera inattesa, la vita del meteorologo Phil Connors (Bill Murray) subisce un’imprevedibile sferzata a Punxsatowney, Pennsylvania. In viaggio da Pittsburgh con il cameraman Larry (Chris Elliott) e la giovane produttrice Rita (Andie MacDowell) per raccontare su Canale 9 l’ennesimo Festival della Marmotta (Groundhog Day, titolo originale del film).
Stanco della routine che ogni anno lo porta in quella sperduta cittadina per sapere se la marmotta Phil (coincidenza nominale o segno del fato?) annuncerà o meno il protrarsi dell’inverno, Phil Connors dovrà arrendersi all’inevitabilità d’una tormenta di neve che lo blocca lì.
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Come una bufera inattesa, la vita del meteorologo Phil Connors (Bill Murray) subisce un’imprevedibile sferzata a Punxsatowney, Pennsylvania. In viaggio da Pittsburgh con il cameraman Larry (Chris Elliott) e la giovane produttrice Rita (Andie MacDowell) per raccontare su Canale 9 l’ennesimo Festival della Marmotta (Groundhog Day, titolo originale del film).
Stanco della routine che ogni anno lo porta in quella sperduta cittadina per sapere se la marmotta Phil (coincidenza nominale o segno del fato?) annuncerà o meno il protrarsi dell’inverno, Phil Connors dovrà arrendersi all’inevitabilità d’una tormenta di neve che lo blocca lì. Ed è in questa situazione di stallo che il perfetto meccanismo architettato da Danny Rubin e Harold Ramis (regista) scatta implacabile come il tempo, che diventa invisibile figura e dalle 6 di mattina carceriere di Phil Connors entro un 2 febbraio che solo per lui continua a ripetersi incessante.
Eccolo là: un Sisifo con le fattezze di Bill Murray e l’arguzia tagliente di un personaggio senza via d’uscita. Ogni giorno per Phil Connors è sempre lo stesso 2 febbraio, lo stesso Groundhog Day. Dunque, nessun domani e l’intuizione di poter fare tutto senza conseguenze: in prigione per guida spericolata, colazione pantagruelica, un pugno al vecchio compagno di scuola. Risultato: nessun guaio, perché domani sarà ancora il 2 febbraio.
Inizia così il gioco di Phil alle spalle del tempo, un gioco nel quale lui è il mascalzone che abborda belle ragazze, ne profitta per saccheggiare facilmente il portavalori, compra auto di lusso, viola le convenzioni sociali andando al cinema con poncio da Bronco e una 20enne in tenuta da coniglietta di Playboy.
Inconsciamente però vuole conquistare la giovane Rita. Ogni giorno Phil impara qualcosa su di lei, cerca di costruire l’artificio di un amore duraturo; eppure, a dispetto dell’incredibile tenacia, nel ripetersi infinito della medesima giornata, Rita lo rifiuterà sempre. E allo scoccare della sveglia mattutina al ritmo di “I Got You Babe” ecco il nuovo vecchio Phil – ancor più cinico e amaro – tentare il suicidio schiantandosi giù da un dirupo dopo aver rapito la marmotta sua omonima. Ma l’indomani … è di nuovo nel letto della pensione ed è sempre il 2 febbraio.
Ogni tentativo di fuga è vano: non serve pugnalarsi, spararsi, impiccarsi, gettarsi nel vuoto, congelarsi, fulminarsi. Schiacciato nella pressa del tempo, l’unica alternativa è spiegare la situazione a Rita e cercare di convincerla a vegliare su di lui fino al mattino, nella speranza che tutto torni alla normalità. Ma la trappola temporale non lo molla, convincendolo all’ennesimo esercizio su se stesso. A un cambiamento che lo ingentilisce: impara a suonare il pianoforte, diventa uno scultore del ghiaccio, un amante della poesia. E decide di soccorrere quel vecchio che ogni mattina all’angolo chiede l’elemosina, scontrandosi però con quel destino di morte che ogni giorno – nonostante l’impegno di Phil – strappa alla vita l’anziano signore.
La morte. L’ennesima riflessione di una pellicola che con tono leggero sa colpire in profondo: e quello che vediamo prodigarsi per Punxsatowney, beh quello non è più lo stesso Phil di un po’ di 2 febbraio fa. Ha imparato a usare il tempo per amare le piccole cose della vita. E le iniziali artefatte cortesie diventano genuine, anima di quel Phil che ha trovato la sua felicità nel semplice abbraccio di un amore. L’amore di Rita, spalancato sul bianco mattino di un 3 febbraio che è già domani.
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francesco2
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lunedì 7 gennaio 2013
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ma il film funziona (e poi, bill murray....)
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Forse non è un film "Bello", vuoi perché la storia non appare così originale, vuoi perché a volte eccessivamente didascalico.
Resta però un umorismo particolare (Le reazioni all "Incidente" che ha coinvolto l'uomo e la scimmia, per esempio.....) ; e resta Bill Murray, che in quest'opera come in "Lost in Translation", appare una maschera (Più che) affidabile, probabilmente un pò sottovalutata, e vista anche nel più recente "Moonrise Kingdom".
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fabal
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lunedì 3 dicembre 2012
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il singolare merito della ripetizione.
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Il 2 febbraio di ogni anno a Punxsutawney (Pennsylavnia) si tiene una singolare cerimonia chiamata "il giorno della marmotta", in cui il roditore predice la fine o il protrarsi dell'inverno. Il meteorologo Phil Connors viene inviato sul luogo per un servizio telegiornalistico... Poi la storia ricomincia da capo.
Ancor prima che in "Mi sdoppio in 4" Harold Ramis già si dimostra affascinato dalla duplicazione dell'individuo nello spazio e nel tempo.
Il soggetto di Danny Rubin è tanto originale quanto rischioso: al regista va l'indubbio merito di riuscire ad impostare un film che fa della ripetizione un punto di forza. Senza mai annoiare.
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Il 2 febbraio di ogni anno a Punxsutawney (Pennsylavnia) si tiene una singolare cerimonia chiamata "il giorno della marmotta", in cui il roditore predice la fine o il protrarsi dell'inverno. Il meteorologo Phil Connors viene inviato sul luogo per un servizio telegiornalistico... Poi la storia ricomincia da capo.
Ancor prima che in "Mi sdoppio in 4" Harold Ramis già si dimostra affascinato dalla duplicazione dell'individuo nello spazio e nel tempo.
Il soggetto di Danny Rubin è tanto originale quanto rischioso: al regista va l'indubbio merito di riuscire ad impostare un film che fa della ripetizione un punto di forza. Senza mai annoiare. Per farlo Ramis affida la dimensione istrionica all'usato sicuro Bill Murray, con cui già aveva lavorato in "Ghostbusters". E Murray si riconferma una macchina da guerra, vestendo dei panni che più calzanti non si può: la prima donna televisiva, un Phil Connors presuntuoso e saccente. La MacDowell comunque non sta a guardare, e con il suo faccino d'angelo fornisce fin dall'inizio il contraltare morale all'egocentrismo del protagonista: riuscire a conquistare il cuore della donna si rivelerà la corretta allegoria per l'immancabile lieto fine.
La trovata della ripetizione temporale viene ridotta ad astratta metafora dalle fattezze morali, ma è forse questo il pregio maggiore del film. Ad indagare scientificamente sulle anomalie temporali ci pensa molto meglio un "Doc" Emmet Brown: qui invece il "tempo" è di tutt'altra foggia. E' limite morale dell'individuo, intrappolato nei gineprai e negli isterismi della routine.
Partendo da questa riflessione il film è comunque piacevole, avvincente e dall'ironia sopraffina. Da antologia la gag con lo psichiatra. E con il chiaro merito di non lasciare l'amaro in bocca a uno spettatore che, alla conclusione, non sente il bisogno di ulteriori spiegazioni oltre alla forza liberatrice dell'amore.
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flaminia.padua
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giovedì 5 aprile 2012
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un film per chi, come me, vorrebbe "più tempo"
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Questo film è per chi, come me, vorrebbe “più tempo”, una giornata di “48h” e via dicendo.
Il protagonista, infatti, uno strafottentissimo adorabile Bill Murray, si ritrova a vivere la stessa giornata in continuazione. Ha tutto il tempo del mondo, ma ha sempre lo stesso tempo.
Può fare di tutto (infrangere la legge e perfino suicidarsi) con la certezza che il giorno dopo si risveglierà alla stessa ora dello stesso giorno, intatto ed impunito. Come sceglierà di impiegare il Tempo, lo scoprirete solo guardando il film. Niente di eccezionale, ma carino, spiritoso e originale.
E può insegnarci qualcosa.
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giovedì 5 aprile 2012
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un film per chi, come me, vorrebbe "più tempo"
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Questo film è per chi, come me, vorrebbe “più tempo”, una giornata di “48h” e via dicendo.
Il protagonista, infatti, uno strafottentissimo adorabile Bill Murray, si ritrova a vivere la stessa giornata in continuazione. Ha tutto il tempo del mondo, ma ha sempre lo stesso tempo.
Può fare di tutto (infrangere la legge e perfino suicidarsi) con la certezza che il giorno dopo si risveglierà alla stessa ora dello stesso giorno, intatto ed impunito. Come sceglierà di impiegare il Tempo, lo scoprirete solo guardando il film. Niente di eccezionale, ma carino, spiritoso e originale.
E può insegnarci qualcosa.
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giovedì 5 aprile 2012
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un film per chi, come me, vorrebbe "più tempo"
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Questo film è per chi, come me, vorrebbe “più tempo”, una giornata di “48h” e via dicendo.
Il protagonista, infatti, uno strafottentissimo adorabile Bill Murray, si ritrova a vivere la stessa giornata in continuazione. Ha tutto il tempo del mondo, ma ha sempre lo stesso tempo.
Può fare di tutto (infrangere la legge e perfino suicidarsi) con la certezza che il giorno dopo si risveglierà alla stessa ora dello stesso giorno, intatto ed impunito. Come sceglierà di impiegare il Tempo, lo scoprirete solo guardando il film. Niente di eccezionale, ma carino, spiritoso e originale.
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