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mari66
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venerdì 15 novembre 2019
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altri tempi
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Guardando questo film ci si rende conto di quanta acqua sia passata sotto i ponti...
Visione maschilista della donna, con ruoli spersonalizzati ed al completo servizio dell'uomo, senza idee, senza iniziativa. . Sguardi troppo spesso spersi. L'attore principale resta vestito nello stesso modo per tutto il film, forse anche plausibile una volta. Un altro mondo (direi per fortuna). Bella la fotografia, i paesaggi, le inquadrature
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stefanocapasso
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martedì 18 settembre 2018
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la forza dell'unità sociale
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Francesco è un reduce della guerra che quando torna al suo paesino tra i monti della Ciociaria non trova più il suo gregge, che costituisce per tutti gli abitanti l’unica forma di sostentamento. Antonio prepotente pastore della comunità si è appropriato delle sue pecore e della sua donna che sta per sposare. Francesco si riprende il maltolto ma finisce in carcere, da dove evade deciso a vendicarsi.
Melodramma di De Santis che, come al solito nei suoi film, mescoli diversi generi, atmosfere e riferimenti.
Si rifà ai western Hollywoodiani e mantiene un atteggiamento di lotta di classe, usa musiche popolare e colte, dialetto e lingua elaborata.
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Francesco è un reduce della guerra che quando torna al suo paesino tra i monti della Ciociaria non trova più il suo gregge, che costituisce per tutti gli abitanti l’unica forma di sostentamento. Antonio prepotente pastore della comunità si è appropriato delle sue pecore e della sua donna che sta per sposare. Francesco si riprende il maltolto ma finisce in carcere, da dove evade deciso a vendicarsi.
Melodramma di De Santis che, come al solito nei suoi film, mescoli diversi generi, atmosfere e riferimenti.
Si rifà ai western Hollywoodiani e mantiene un atteggiamento di lotta di classe, usa musiche popolare e colte, dialetto e lingua elaborata. Nell’incipit De Santis introduce il film, rivelando di essere nato proprio in quel paese e di conoscere bene le condizioni di vita degli umili, una chiara citazione al Visconti di La Terra Trema.
Un film complesso nei suoi intenti e nella sua realizzazione, che oltre alla lotta di classe, esplicitata dal finale in cui tutti i pastori inneggiano all’unità come unica forma di contrasto all’oppressione, vede un conflitto amoroso lacerante, con donne che cambiano “proprietario” e familiari che passano al nemico. La disperazione e i bisogni impellenti guidano tutti nelle loro scelte, fino a che un evento importante rompe questo copione e accende una nuova consapevolezza
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maria
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sabato 29 novembre 2003
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wow!
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ho pianto tanto quando uscì nel 1950!
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