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eugenio
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lunedì 4 maggio 2026
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hitchcock abbiamo qualche problema
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Non aggiunge nulla di nuovo all’immaginario collettivo della classica storia hithcockiana ripresa più voltepersino con l’uso dell’AI, ovvero La finestra sul cortile eppure Il delitto del terzo piano di Bezancon ha dalla sua un’affiatata coppia di attori (Gilles Lellouche e Laetitia Casta) che da un canovaccio in fondo debole: la classica crisi intellettual-borghese- lui scrive gialli su sfondo storico ottocentesco, lei è docente di cinema con predilezione per i film in particolare quelli di Hitchcock- ritrova l’intesa in una didascalica ricerca del vero. In altre parole, in un’indagine volta a provare che il misterioso vicino di casa, attore hamletiano, sia un assassino.
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Non aggiunge nulla di nuovo all’immaginario collettivo della classica storia hithcockiana ripresa più voltepersino con l’uso dell’AI, ovvero La finestra sul cortile eppure Il delitto del terzo piano di Bezancon ha dalla sua un’affiatata coppia di attori (Gilles Lellouche e Laetitia Casta) che da un canovaccio in fondo debole: la classica crisi intellettual-borghese- lui scrive gialli su sfondo storico ottocentesco, lei è docente di cinema con predilezione per i film in particolare quelli di Hitchcock- ritrova l’intesa in una didascalica ricerca del vero. In altre parole, in un’indagine volta a provare che il misterioso vicino di casa, attore hamletiano, sia un assassino. E che quella da loro vista dalla finestra di casa, sia un’attrice che impersona il ruolo della moglie uccisa, per i soliti quanto scontati motivi: i soldi.
Da una serie di situazioni note, nel palcoscenico dichiarato fittizio di un teatro o di una casa borghese, il pantofolaio Francois e la dinamica Colette si troveranno a conti fatti dinanzi a una lezione dichiarata di costruzione di suspense, secondo un citazionismo troppo insistente e un ridonante gusto meta-cinematografico, con ragionamenti statici da manuale che alla lunga annoiano, nel meltin pot di Vertigo e della già citata finestra.
Sta proprio in questa forzatura l’anello debole di una commedia gialla: se i personaggi risultano credibili e sufficientemente empatici, la resa risente di una ripetizione stanca. Così che al termine, nella dinamica a volte ingenua, a volte paradossale con le trovate di questo strano duetto, ci ritroviamo noi spettatori a fare quei salti tra passato e presente, tra realtà e finzione, tra narrativa e vita reale (più volte insistentemente tirata in ballo), cercando vanamente quel guizzo creativo con cui non vorremmo finisca, salvo poi ritrovarci al termine con una minestra riscaldata stroncata da una vena intellettualoide e da verdure fin troppo lesse. Un’occasione riuscita a metà. Godibile ma nulla di più.
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paul hackett
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domenica 19 aprile 2026
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giallo e rosa
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Commedia garbata e divertente che omaggia il genio di Albert Hitchcock. Un po' il voyerismo de "La finestra sul cortile" un po' il gioco del doppio di "Vertigo" ma aggiungo anche "Omicidio a luci rosse" di De Palma, il film si sviluppa in una sceneggiatura ricca di sorprese, momenti comici, suspence sullo sfondo di una coppia logora che poi riscopre nel corso del film complicità e infine passione. Per il cinema francese Hitchcock significa molto, icona e autore di riferimento per i registi della Nouvelle Vague e in particolare grande amico di Truffaut, in questo film appare anche in un cameo... un po' come faceva lui stesso nei suoi film. Non è un capolavoro, non era quello l'obiettivo, piuttosto una commedia di qualità come solo i francesi sanno fare, noi italiani oggi nella commedia.
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Commedia garbata e divertente che omaggia il genio di Albert Hitchcock. Un po' il voyerismo de "La finestra sul cortile" un po' il gioco del doppio di "Vertigo" ma aggiungo anche "Omicidio a luci rosse" di De Palma, il film si sviluppa in una sceneggiatura ricca di sorprese, momenti comici, suspence sullo sfondo di una coppia logora che poi riscopre nel corso del film complicità e infine passione. Per il cinema francese Hitchcock significa molto, icona e autore di riferimento per i registi della Nouvelle Vague e in particolare grande amico di Truffaut, in questo film appare anche in un cameo... un po' come faceva lui stesso nei suoi film. Non è un capolavoro, non era quello l'obiettivo, piuttosto una commedia di qualità come solo i francesi sanno fare, noi italiani oggi nella commedia... lasciamo perdere. Ottimi gli attori, Laetitia Casta brava e sempre molto bella e fine. Da vedere per trascorre una piacevole serata.
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cardclau
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sabato 18 aprile 2026
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un toccasana
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Sono rimasto piacevolmente sorpreso e piuttosto divertito dalla genialità di Rémi Bezançon nella sua riformulazione della Finestra sul Cortile di Alfred Hitchcock, nel Delitto del 3° piano, di cui cura la sceneggiatura e la regia. Ne viene fuori un film incredibilmente spassoso, mai volgare, mai banale, mai squallido, come certi film oltre oceano, assai ben costruito, con un linguaggio estremamente interessante e ragionevolmente complesso, oltre che impregnato di umorismo alla francese. Nel film diversi stati onirici si miscelano ad elementi di realtà: il risultato è sorprendente. Lo definirei terapeutico, benefico, in antagonismo con l’aria mortifera che si respira ai giorni nostri, o con quella valanga di film horror che vorrebbero indurci uno stato di perenne incertezza e sfiducia.
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Sono rimasto piacevolmente sorpreso e piuttosto divertito dalla genialità di Rémi Bezançon nella sua riformulazione della Finestra sul Cortile di Alfred Hitchcock, nel Delitto del 3° piano, di cui cura la sceneggiatura e la regia. Ne viene fuori un film incredibilmente spassoso, mai volgare, mai banale, mai squallido, come certi film oltre oceano, assai ben costruito, con un linguaggio estremamente interessante e ragionevolmente complesso, oltre che impregnato di umorismo alla francese. Nel film diversi stati onirici si miscelano ad elementi di realtà: il risultato è sorprendente. Lo definirei terapeutico, benefico, in antagonismo con l’aria mortifera che si respira ai giorni nostri, o con quella valanga di film horror che vorrebbero indurci uno stato di perenne incertezza e sfiducia. Un film così non sarebbe comunque stato possibile in assenza di due strepitosi attori: Colette Courreau - Rebacca Daumas-Gassac (una straordinaria Laetitia Casta) e François Tarnowski - Guillaume Marchenville (un fantastico Gilles Lellouche). Se non conoscete bene il francese, consiglio di vederlo col doppiaggio italiano, delizioso.
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