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ilariacostanzo72@gmail.com
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domenica 11 ottobre 2026
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ottimo thriller horror italiano finalmente
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Un film che tiene incollati allo schermo dall'inizio alla fine, che ti lascia con i brividi e tanti spunti di riflessione, bello bello! Finalmente un thriller horror degno del genere, come era in passato quando l'Italia vantava in gran parte la paternità del genere stesso!
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nino pell.
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domenica 11 ottobre 2026
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l''horror italiano ? comunque sempre suggestivo
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Anche in una famiglia felice e realizzata socialmente potrebbero intervenire fattori avversi che rischiano di demolire tutto ciò che di positivo e produttivo si è riuscito a costruire in tanti anni di successo. "L'estranea" ci racconta, appunto, la storia dei coniugi Walter e Anna, felicemente sposati e considerati una delle famiglie più ricche e importanti della Bari risalente alla fine del secolo scorso. Walter è un padre affettuoso nonché proprietario della più importante sartoria della città mentre i figli sono ragazzi intelligenti che sicuramente avranno un futuro radioso dal punto di vista realizzativo e difatti la giovanissima Alice ha di recente vinto il provino per essere protagonista della pubblicità della Barilla e il piccolo Tobia è una giovane promessa del Calcio, ricco di talento e di grande professionalità.
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Anche in una famiglia felice e realizzata socialmente potrebbero intervenire fattori avversi che rischiano di demolire tutto ciò che di positivo e produttivo si è riuscito a costruire in tanti anni di successo. "L'estranea" ci racconta, appunto, la storia dei coniugi Walter e Anna, felicemente sposati e considerati una delle famiglie più ricche e importanti della Bari risalente alla fine del secolo scorso. Walter è un padre affettuoso nonché proprietario della più importante sartoria della città mentre i figli sono ragazzi intelligenti che sicuramente avranno un futuro radioso dal punto di vista realizzativo e difatti la giovanissima Alice ha di recente vinto il provino per essere protagonista della pubblicità della Barilla e il piccolo Tobia è una giovane promessa del Calcio, ricco di talento e di grande professionalità. Ma il destino si ritorcerà improvvisamente contro questa invidiata e beata famiglia appartenente all'alta borghesia e l'episodio cruciale che cambierà per sempre la loro stabile serenità e benessere verrà a manifestarsi nel corso di un importante ricevimento presso la loro villa su iniziativa di Anna dove saranno invitati, come ospiti, alcune tra le persone più influenti di Bari. Accade pertanto uno spiacevole incidente nel quale il cane di famiglia, per un imprecisato motivo, azzanna la gamba di Alice la quale viene con urgenza portata all'ospedale. I medici non garantiscono che l'intervento avrà il risultato sperato in quanto c'è il forte rischio che le si potrebbe imputare una gamba. Anna allora presa da una forte preoccupazione e angoscia, cerca conforto in una Chiesa, davanti alla statua della Madonna. Qui però incontra una donna misteriosa che le promette la buona riuscita dell'intervento chiedendo in cambio però un favore altrettanto indesiderato e grave. Una sorta di patto faustiano che si prolungherà in futuro coinvolgendo "nella rete" anche gli altri familiari della protagonista determinando una sorta di catena senza fine che causerà solo del male e dove pare che Anna abbia quasi venduto l'anima al diavolo. Mi fermo nel mio racconto del film per non svelare gli interessanti retroscena che seguiranno, e procedo pertanto a descrivere un mio commento riguardante le mie impressioni conclusive su questa pellicola. Credo fermamente nella tesi che quando il Cinema italiano si cimenta nel genere horror diventa sicuramente di qualità in quanto capace di trasmettere nello spettatore una certa suggestionabilità indipendentemente dal discorso che questo genere cinematografico possa piacere o meno. A confronto direi che certi horror americani, in particolare quelli del passato più recente, mi sono sempre apparsi scontati e banali nei loro convenzionali effetti speciali e nelle solite stupidaggini di presenze demoniache. Il punto forte de "L'estranea" è la robustezza nell'interpretazione e una regia che sa coinvolgere ed essere pertanto "genialmente" avvincente. Faccio pertanto i miei sinceri complimenti al giovane regista Paolo Strippoli e alle due grandissime attrici del nostro Cinema italiano, Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi che riescono, con classe e stile, a dare anima e sostanza alle due protagoniste di questo film, trasmettendoci, la prima, tutta una sorta di malessere introspettivo e, la seconda, tutto il fascino sensuale del male con un certo senso di equlibrio e di credibilità. Oddio mi sento anche di sottolineare qualche passaggio forse un pò scontato, tipo la scena della finale del Calcio Mondiale del 2006. Non so, avrei pensato magari ad un evento meno imponente ma egualmente esaustivo nel descrivere il contrasto tra la felicità di un evento e il dramma personale che si intromette in maniera sgradevole nella vita familiare di Anna. Il mio voto personale a questo film ,per essere precisi, è di tre stelle e mezza
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domenica 11 ottobre 2026
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finalmente un film italiano che pare straniero
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Un occhio di bue puntato sulla frustrazione di una donna, madre e moglie, che precipita nell'abisso della sua mente e diventa vittima di un gorgo di dolore e violenza, subendo il suo alter ego come un elemento diabolico e al quale delega la soluzione ai problemi della vita, fa uscire da sé lo strazio e lo congela, agganciando ogni disgrazia a un volere superiore, così da sentirsi inerme e inutile, incattivita da una vita che non è andata proprio come avrebbe voluto. A partire dai figli, dal marito, dal cane. Grande maestria di tutti, quel sangue sul prato mi ha ricordato subito Parasite e le perverse dinamiche di una famiglia borghese. Chapeau.
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domenica 11 ottobre 2026
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finalmente un film italiano che pare straniero
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Un occhio di bue puntato sulla frustrazione di una donna, madre e moglie, che precipita nell'abisso della sua mente e diventa vittima di un gorgo di dolore e violenza, subendo il suo alter ego come un elemento diabolico e al quale delega la soluzione ai problemi della vita, fa uscire da sé lo strazio e lo congela, agganciando ogni disgrazia a un volere superiore, così da sentirsi inerme e inutile, incattivita da una vita che non è andata proprio come avrebbe voluto. A partire dai figli, dal marito, dal cane. Grande maestria di tutti, quel sangue sul prato mi ha ricordato subito Parasite e le perverse dinamiche di una famiglia borghese. Chapeau.
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fabriziofantini@yahoo.it
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sabato 10 ottobre 2026
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film horror non divertente per cultori del genere
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Nell' intervista televisiva del regista e della J. Trinca, i due ci raccontano con poca corretetzza che sarebbe anche un film divertente, il giiorno dopo sono andato a vedere il film...in realtà è un film horror con tutti i clichè già visti di questo genere: musica alta, scene con amputazioni, incidenti stradali mortali, tentativi di suicidi, morte di una madre e della figlia dopo un parto, bullismo estremo, presunte presenze ultraterrene, bare di bambini che tremano, violenza famigliare. Finalmente il film finisce con classica eliminazione fisica del personaggio principale rilevatosi alla fine una psicotica (oppure indemoniata a seconda dell'interpretazione dello spettatore).
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Nell' intervista televisiva del regista e della J. Trinca, i due ci raccontano con poca corretetzza che sarebbe anche un film divertente, il giiorno dopo sono andato a vedere il film...in realtà è un film horror con tutti i clichè già visti di questo genere: musica alta, scene con amputazioni, incidenti stradali mortali, tentativi di suicidi, morte di una madre e della figlia dopo un parto, bullismo estremo, presunte presenze ultraterrene, bare di bambini che tremano, violenza famigliare. Finalmente il film finisce con classica eliminazione fisica del personaggio principale rilevatosi alla fine una psicotica (oppure indemoniata a seconda dell'interpretazione dello spettatore). Violenza e sangue insomma con la paura del regista di non attirare abbastanza l'attenzione dello spettatore. Un diavolo (Bruni) e una probabile psicotica (Trinca) reggono la trama di un film che si prende troppo sul serio, le attrici sono brave
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panzy
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sabato 10 ottobre 2026
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i mostri sono dentro, non fuori
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Fino a tre quarti del film mi sono chiesto quando ci sarebbe stato quello spunto razionale che desse significato . Finalmente con un "coup de teatre" alla Kubrick è arrivato proprio negli ultimi fotogrammi rendedo giustizia alle interpretazioni dei protagonisti su tutte quella di Valeria Bruni Tedeschi. E' la schizofrenia che conduce le famiglie al disastro o le ambizioni frustrate che agiscono come un tarlo e inducono a ritenersi responsabili del bene e del male delle vite dei propri cari portando alla totale follia? Il film non lo chiarisce ma ci dice che la follia è sempre in agguato come un improvviso cataclisma che inizia come una leggera pioggerella autunnale e poi stravolge definitivamente il quotidiano.
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pino_bo
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giovedì 8 ottobre 2026
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un buon inizio, ma poi il film si affloscia
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Il film parte decisamente bene, con una prima parte che riesce a incuriosire e a creare le giuste aspettative. Jasmine Trinca è eccezionale e si conferma, ancora una volta, una delle migliori attrici italiane attualmente in circolazione. La sua interpretazione è intensa, credibile, capace di trasmettere emozioni anche attraverso piccoli gesti e semplici espressioni.
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Il film parte decisamente bene, con una prima parte che riesce a incuriosire e a creare le giuste aspettative. Jasmine Trinca è eccezionale e si conferma, ancora una volta, una delle migliori attrici italiane attualmente in circolazione. La sua interpretazione è intensa, credibile, capace di trasmettere emozioni anche attraverso piccoli gesti e semplici espressioni. Peccato che, con il passare dei minuti, il film perda progressivamente forza e interesse. Quella che inizialmente sembra una storia promettente finisce per afflosciarsi, trascinandosi tra situazioni sempre più costruite e a tratti persino pretenziose. Alcuni sviluppi sembrano voler sorprendere lo spettatore a tutti i costi, con concatenazioni di eventi che ricordano vagamente Final Destination, ma senza averne né l’ironia involontaria né il ritmo. Il risultato è che, anziché aumentare la tensione, certe situazioni finiscono per apparire poco spontanee e scarsamente credibili. Si ha la sensazione che il film voglia continuamente suggerire qualcosa di più profondo, senza però riuscire sempre a dare sostanza alle proprie ambizioni. E così anche il coinvolgimento iniziale va progressivamente scemando.
Resta poi un problema che, purtroppo, riguarda una parte consistente del cinema italiano contemporaneo: la dizione degli attori. Troppo spesso le parole vengono mangiate, le battute pronunciate sottovoce o biascicate, al punto che diventa difficile comprendere interi passaggi dei dialoghi. Non si pretende certo una recitazione teatrale, impostata e artificiosa, ma tra la naturalezza espressiva e l’incomprensibilità dovrebbe esserci una ragionevole via di mezzo. È davvero frustrante dover continuamente sforzarsi di capire cosa dicano i personaggi, soprattutto quando il dialogo dovrebbe essere uno degli strumenti principali per entrare nella storia. Alla fine resta soprattutto la bravura di Jasmine Trinca, che meriterebbe una sceneggiatura capace di sostenere fino in fondo la qualità della sua interpretazione. Un’occasione non del tutto sprecata, ma certamente meno riuscita di quanto le premesse lasciassero sperare.
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peer gynt
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mercoledì 9 settembre 2026
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il patto infernale
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Il cinema italiano è sempre stato efficace in molti sottogeneri del cinema horror, mai però nell'horror metafisico. Forse perché il nostro è un cinema troppo dominato dal realismo, quando ha a che fare con figure che provengono da un mondo soprannaturale non riesce a rendere la storia credibile e il film memorabile (con poche eccezioni). E questo si riscontra nel film "L'estranea". La struttura in quattro capitoli più un epilogo, un luogo comune dell'italianità come la passione calcistica, altri luoghi comuni ormai troppo abusati da certo cinema come la diversità o il bullismo, e anche il racconto in flashback non si adattano a quel cinema che presenta come centrale un personaggio luciferino e malefico, l'Estranea del titolo, che gioca con gli esseri umani come fossero burattini.
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Il cinema italiano è sempre stato efficace in molti sottogeneri del cinema horror, mai però nell'horror metafisico. Forse perché il nostro è un cinema troppo dominato dal realismo, quando ha a che fare con figure che provengono da un mondo soprannaturale non riesce a rendere la storia credibile e il film memorabile (con poche eccezioni). E questo si riscontra nel film "L'estranea". La struttura in quattro capitoli più un epilogo, un luogo comune dell'italianità come la passione calcistica, altri luoghi comuni ormai troppo abusati da certo cinema come la diversità o il bullismo, e anche il racconto in flashback non si adattano a quel cinema che presenta come centrale un personaggio luciferino e malefico, l'Estranea del titolo, che gioca con gli esseri umani come fossero burattini. E quindi unica nota positiva del film è l'ottima Valeria Bruni Tedeschi, che impersona questa ferale estranea che sconvolge la famiglia della protagonista (sia la Morte, o una sorta di demone faustiano o quello che preferite vederci). E così il film diventa una dark-comedy priva di un'adeguata atmosfera horror. E alla fine del film se ne ha l'impressione di un meccanismo costruito a tavolino per stupire, ma non sentito al punto da tradursi in un buon film.
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