|
|
eugen
|
domenica 25 maggio 2025
|
un poquitosoaghetti western, pero de ma''s conscien
|
|
|
|
"En mombre de la ley"(PIetro Germi, de una novela "legal thriller"de talGiuseppe Guido lo Schiavo, escrito del director de pelicula con Fellini, Monicelli, Pinelli, Giuseppe Mangione, Aldo Bizzarri, 1949(cuenta la hostoria de un joven magistrado, que dee investigar la corrucion en un pequeno pueblo de Sicilia, donde el blanco y negr de la fotrografia es como muchavs vezes en las peliculas importantes de la epoca muy"colorado"y encuentra un ambiente dificl pero no solo"mafioso", es de un lado, como fue escrito, una anticipacion de los"spagetti-westerns", pero del otro, un drama civil de investigacion judiciera de la mafia y de lo que trae el fenomneo mafioso en una realidad deculurada y que non tien una verdadera consciencia civil.
[+]
"En mombre de la ley"(PIetro Germi, de una novela "legal thriller"de talGiuseppe Guido lo Schiavo, escrito del director de pelicula con Fellini, Monicelli, Pinelli, Giuseppe Mangione, Aldo Bizzarri, 1949(cuenta la hostoria de un joven magistrado, que dee investigar la corrucion en un pequeno pueblo de Sicilia, donde el blanco y negr de la fotrografia es como muchavs vezes en las peliculas importantes de la epoca muy"colorado"y encuentra un ambiente dificl pero no solo"mafioso", es de un lado, como fue escrito, una anticipacion de los"spagetti-westerns", pero del otro, un drama civil de investigacion judiciera de la mafia y de lo que trae el fenomneo mafioso en una realidad deculurada y que non tien una verdadera consciencia civil. Massimo Girotti era un protagonista muy capaz y eficaz y entre los otros hay personajes-actores importantes de la epoca. Se puede decir, entonces, drama civil importante de Germi, por parte "neorealista"pero tambien anticipador de otros estilos...y de otras epocas del cine y de la sociedad no solo italiana... Eugen
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a eugen »
[ - ] lascia un commento a eugen »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
luca scial�
|
lunedì 4 agosto 2014
|
il coraggio di un giovane pretore
|
|
|
|
Primo film di spessore di un giovane Pietro Germi, all'epoca 45enne, coadiuvato nella sceneggiatura da due futuri grandi registi: Mario Monicelli e Federcio Fellini. Il film risente sia di una certa influenza western, sia di una certà ingenuita del regista (e degli altri che hanno scritto la sceneggiatura), sia del fatto che il fenomeno Mafia era allora ancora a un primo stadio di consocenza e iniziava a diventare un fattore di rilievo. Ciò è evidente soprattutto nel finale, quando la Mafia collabora con la legge e viene mostrata come qualcosa di ragionevole. Ma sappiamo poi come è andata a finire. Ma ha anche tanti meriti, come quello di aver parlato per primo di tematiche quali la corruzione e l'omertà, di cui il cinema si occuperà con insistenza solo negli anni '60.
[+]
Primo film di spessore di un giovane Pietro Germi, all'epoca 45enne, coadiuvato nella sceneggiatura da due futuri grandi registi: Mario Monicelli e Federcio Fellini. Il film risente sia di una certa influenza western, sia di una certà ingenuita del regista (e degli altri che hanno scritto la sceneggiatura), sia del fatto che il fenomeno Mafia era allora ancora a un primo stadio di consocenza e iniziava a diventare un fattore di rilievo. Ciò è evidente soprattutto nel finale, quando la Mafia collabora con la legge e viene mostrata come qualcosa di ragionevole. Ma sappiamo poi come è andata a finire. Ma ha anche tanti meriti, come quello di aver parlato per primo di tematiche quali la corruzione e l'omertà, di cui il cinema si occuperà con insistenza solo negli anni '60. Vinse tre nastri d'argento.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a luca scial� »
[ - ] lascia un commento a luca scial� »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gianleo67
|
giovedì 24 maggio 2012
|
spaghetti western made in sicily
|
|
|
|
Giovane e integerrimo pretore palermitano viene inviato in un piccolo e desolato villaggio dell'entroterra per sostituire il dimissionario e pavido collega. Dovrà ristabilire la Legge e l'ordine contro lo strapotere della Mafia e del Signorotto locale. Finale a sorpresa. Curioso western di ambientazione sicula che ricalca fedelmente i classici del genere declinandone gli stereotipi secondo una singolare sensibilità oleografica. Sulle lande desolate e brulle di una terra di frontiera, ritroviamo banditi che assaltano la 'diligenza' d'un povero carretto siciliano (abigeato), il treno sbuffante che scarica l'ombroso eroe di turno, i groppuscoli stanziali di taciturni autoctoni che si accalcano per le vie di un misero villaggio, il viscido e corrotto signore locale, la banda organizzata dello spietato ranchero che governa con la legge del più forte, la rivolta di peones affamati e finanche il classico saloon-tabaccheria dove si serve l'Anice(stellato) al posto dello Wishey (sic!).
[+]
Giovane e integerrimo pretore palermitano viene inviato in un piccolo e desolato villaggio dell'entroterra per sostituire il dimissionario e pavido collega. Dovrà ristabilire la Legge e l'ordine contro lo strapotere della Mafia e del Signorotto locale. Finale a sorpresa. Curioso western di ambientazione sicula che ricalca fedelmente i classici del genere declinandone gli stereotipi secondo una singolare sensibilità oleografica. Sulle lande desolate e brulle di una terra di frontiera, ritroviamo banditi che assaltano la 'diligenza' d'un povero carretto siciliano (abigeato), il treno sbuffante che scarica l'ombroso eroe di turno, i groppuscoli stanziali di taciturni autoctoni che si accalcano per le vie di un misero villaggio, il viscido e corrotto signore locale, la banda organizzata dello spietato ranchero che governa con la legge del più forte, la rivolta di peones affamati e finanche il classico saloon-tabaccheria dove si serve l'Anice(stellato) al posto dello Wishey (sic!). E' indubbio che la naturale cornice scenografica si presti perfettamente (con la sua topografia desolata,la vegetazione alloctona di fichi d'india e agave, le architetture residuali della dominazione spagnola) a ricreare il classico villaggio tex-mex così consono al cinema di genere.Tuttavia è anche e soprattutto lo sviluppo dell'intreccio principale che richiama fedelmente il soggetto classico dello scontro di potere tra i foresti paladini della Legge e i protervi rappresentanti di una giustizia sommaria 'amministrata' secondo un consolidato codice d'onore.La prova di Germi tuttavia appare viziata da una evidente ingenuità antropologica e da accenti retorici e moraleggianti che ne penalizzano la credibilità come attendibile documento di costume. Restano comunque degne di nota le scelte stilistiche che richiamano i grandi spazi della frontiera (campi lunghi e lunghissimi) e la violenza
dialettica tra i protagonisti (con tagli in primo piano e l'uso accorto del contro campo), nonchè una fotografia capace ora di accendere l'abbacinante sole del meriggio, ora di proiettare le ombrosità romantiche sul giardino notturno eletto come classica cornice per un rendez-vous di in amore proibito.Interessante è pure la sottotrama romantica ordita sullo sviluppo principale (sceneggiatura firmata tra gli altri da Monicelli e Fellini) e il simpatico macchiettismo delle figure di contorno (uno spassoso Turi Pandolfini). Massimo Girotti ha l'ombrosità affascinante di un nostrano Tyron Power e Charles Vanel il grugno beffardo di un marsigliese in trasferta. Da antologia la scena finale dell'arresto di Messana.Pittoresco.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a gianleo67 »
[ - ] lascia un commento a gianleo67 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gianleo67
|
giovedì 24 maggio 2012
|
spaghetti western made in sicily
|
|
|
|
Giovane e integerrimo pretore palermitano viene inviato in un piccolo e desolato villaggio dell'entroterra per sostituire il dimissionario e pavido collega. Dovrà ristabilire la Legge e l'ordine contro lo strapotere della Mafia e del Signorotto locale. Finale a sorpresa. Curioso western di ambientazione sicula che ricalca fedelmente i classici del genere declinandone gli stereotipi secondo una singolare sensibilità oleografica. Sulle lande desolate e brulle di una terra di frontiera, ritroviamo banditi che assaltano la 'diligenza' d'un povero carretto siciliano (abigeato), il treno sbuffante che scarica l'ombroso eroe di turno, i groppuscoli stanziali di taciturni autoctoni che si accalcano per le vie di un misero villaggio, il viscido e corrotto signore locale, la banda organizzata dello spietato ranchero che governa con la legge del più forte, la rivolta di peones affamati e finanche il classico saloon-tabaccheria dove si serve l'Anice (stellato) al posto dello Wishey (sic!).
[+]
Giovane e integerrimo pretore palermitano viene inviato in un piccolo e desolato villaggio dell'entroterra per sostituire il dimissionario e pavido collega. Dovrà ristabilire la Legge e l'ordine contro lo strapotere della Mafia e del Signorotto locale. Finale a sorpresa. Curioso western di ambientazione sicula che ricalca fedelmente i classici del genere declinandone gli stereotipi secondo una singolare sensibilità oleografica. Sulle lande desolate e brulle di una terra di frontiera, ritroviamo banditi che assaltano la 'diligenza' d'un povero carretto siciliano (abigeato), il treno sbuffante che scarica l'ombroso eroe di turno, i groppuscoli stanziali di taciturni autoctoni che si accalcano per le vie di un misero villaggio, il viscido e corrotto signore locale, la banda organizzata dello spietato ranchero che governa con la legge del più forte, la rivolta di peones affamati e finanche il classico saloon-tabaccheria dove si serve l'Anice (stellato) al posto dello Wishey (sic!). E' indubbio che la naturale cornice scenografica si presti perfettamente (con la sua topografia desolata,la vegetazione alloctona di fichi d'india e agave, le architetture residuali della dominazione spagnola) a ricreare il classico villaggio tex-mex così consono al cinema di genere.Tuttavia è anche e soprattutto lo sviluppo dell'intreccio principale che richiama fedelmente il soggetto classico dello scontro di potere tra i foresti paladini della Legge e i protervi rappresentanti di una giustizia sommaria 'amministrata' secondo un consolidato codice d'onore.
La prova di Germi tuttavia appare viziata da una evidente ingenuità antropologica e da accenti retorici e moraleggianti che ne penalizzano la credibilità come attendibile documento di costume. Restano comunque degne di nota le scelte stilistiche che richiamano i grandi spazi della frontiera (campi lunghi e lunghissimi) e la violenza dialettica tra i protagonisti (con tagli in primo piano e l'uso accorto del contro campo), nonchè una fotografia capace ora di accendere l'abbacinante sole del meriggio, ora di proiettare le ombrosità romantiche sul giardino notturno eletto come classica cornice per un rendez-vous di in amore proibito.Interessante è pure la sottotrama romantica ordita sullo sviluppo principale (sceneggiatura firmata tra gli altri da Monicelli e Fellini) e il simpatico macchiettismo delle figure di contorno (uno spassoso Turi Pandolfini).
Massimo Girotti ha l'ombrosità affascinante di un nostrano Tyron Power e Charles Vanel il grugno beffardo di un marsigliese in trasferta. Da antologia la scena finale dell'arresto di Messana.Pittoresco.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a gianleo67 »
[ - ] lascia un commento a gianleo67 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
mtom83
|
sabato 27 febbraio 2010
|
"lo spazio bianco"
|
|
|
|
Un film che mi ha decisamente emozionato, e di cui consiglio la visione a tutti.
Ci vuole coraggio per trattare un tema così delicato come può essere una maternità sospesa, senza mai scadere in pietismi di sorta e senza mai accentuare la drammaticità dell'azione: ma la vicenda che si sviluppa della nascita prematura apre uno spaccato di vita vera e vissuta, una ricerca sulla donna e su cosa vuol dire essere donne e madri nell'italia contemporanea, ricerca lontana da un'idea stereotipata della famiglia (intesa in senso classico) quale nucleo indispensabile della società, e che riesce perciò a riflettere e rappresentare una dimensione "reale" del nostro paese oggi, dove essere donne e madri realizzate pienamente (e della cui realizzazione la maternità è un aspetto fondamentale) è sempre più difficile.
[+]
Un film che mi ha decisamente emozionato, e di cui consiglio la visione a tutti.
Ci vuole coraggio per trattare un tema così delicato come può essere una maternità sospesa, senza mai scadere in pietismi di sorta e senza mai accentuare la drammaticità dell'azione: ma la vicenda che si sviluppa della nascita prematura apre uno spaccato di vita vera e vissuta, una ricerca sulla donna e su cosa vuol dire essere donne e madri nell'italia contemporanea, ricerca lontana da un'idea stereotipata della famiglia (intesa in senso classico) quale nucleo indispensabile della società, e che riesce perciò a riflettere e rappresentare una dimensione "reale" del nostro paese oggi, dove essere donne e madri realizzate pienamente (e della cui realizzazione la maternità è un aspetto fondamentale) è sempre più difficile... alla fine prevarrà la "vita", ma non quella astratta, bensì quella reale, frutto della capacità dell'individuo di reggere il dubbio, di "vivere" soprattutto e nonostante, di assumersi una responsabilità su se stessi e sugli altri, e che porterà ad una nascita che è nascita per entrambe, madre e figlia.
Scena memorabile: Margherita Buy (straordinaria interpretazione la sua) che "litiga" col primario, ammonendolo ad usare un linguaggio che deve essere del medico e non dell'uomo di fede (" quando usate un linguaggio specialistico non siete mai ridicoli")...veramente da applausi.
Questo è il vero cinema italiano: quello che ha ancora il coraggio di raccontare proponendo una ricerca.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a mtom83 »
[ - ] lascia un commento a mtom83 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
michel
|
venerdì 27 giugno 2008
|
la ballata del pretore solitario
|
|
|
|
Il pretore venuto dalla città sta sollevando un polverone, di terra arida, di deserto di Sicilia. Tutt’attorno, le dune, qualche bandito sciolto, mai abbastanza sconosciuto. Dentro, case bianche, sassi, facce da miseria color di sabbia. Alla corte del ricco padrone, intanto, nobili leccapiedi, funzionari per finta di un governo che non governa un bel niente, scagnozzi di santa madre Mafia. Il film ha paesaggi western e un prezioso animo documentaristico, per nulla corrotto dal peso di un intrigo che, tutto sommato, resta scarno ed efficace. Il finale semplicistico e l’immagine di una mafia che opera male per il bene, possono giustamente infastidire, ma il film ha i tempi, i luoghi e i volti giusti, ed è, pertanto, bello e solido.
[+]
Il pretore venuto dalla città sta sollevando un polverone, di terra arida, di deserto di Sicilia. Tutt’attorno, le dune, qualche bandito sciolto, mai abbastanza sconosciuto. Dentro, case bianche, sassi, facce da miseria color di sabbia. Alla corte del ricco padrone, intanto, nobili leccapiedi, funzionari per finta di un governo che non governa un bel niente, scagnozzi di santa madre Mafia. Il film ha paesaggi western e un prezioso animo documentaristico, per nulla corrotto dal peso di un intrigo che, tutto sommato, resta scarno ed efficace. Il finale semplicistico e l’immagine di una mafia che opera male per il bene, possono giustamente infastidire, ma il film ha i tempi, i luoghi e i volti giusti, ed è, pertanto, bello e solido.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a michel »
[ - ] lascia un commento a michel »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
giorgio
|
mercoledì 25 giugno 2008
|
il trisavolo de "la piovra" e del "padrino"
|
|
|
|
"In nome della legge" è l'archetipo di un certo filone cinematografico che tratta di sicilia e di mafia, in chiave di aperto melodramma: quasi la mafia fosse un soggetto "alla verdi", una storia a tinte forti, in cui un ruole essenziale è giocato da sentimenti e istanze "elementari" (onore, famiglia etc.).
Certo, "padrino" ne tratta con migliore proprietà e precisione storica ed ambientale (è forse l'unico film a trattare la mafia per quello che realmente è, ossia per come è uscita nelle risultanze processuali).
Ma simile è la lezione estetica, di chiara derivazione melodrammatica: la scelta di fare agire un dramma che spettacolarizza le passioni estreme: dissidi familiari ed economici ne "il padrino"; dissidi sociali e collettivi ne "in nome della legge" (la lotta tra i "cafoni" ed il "barone").
[+]
"In nome della legge" è l'archetipo di un certo filone cinematografico che tratta di sicilia e di mafia, in chiave di aperto melodramma: quasi la mafia fosse un soggetto "alla verdi", una storia a tinte forti, in cui un ruole essenziale è giocato da sentimenti e istanze "elementari" (onore, famiglia etc.).
Certo, "padrino" ne tratta con migliore proprietà e precisione storica ed ambientale (è forse l'unico film a trattare la mafia per quello che realmente è, ossia per come è uscita nelle risultanze processuali).
Ma simile è la lezione estetica, di chiara derivazione melodrammatica: la scelta di fare agire un dramma che spettacolarizza le passioni estreme: dissidi familiari ed economici ne "il padrino"; dissidi sociali e collettivi ne "in nome della legge" (la lotta tra i "cafoni" ed il "barone").
Ardisco molto se dico, però, che, quanto a lezione estetica, "in nome della legge" è il capostitite, l'antenato nobile di tutti i film di mafia del secondo novecento? Aridisco molto se dico che senza "in nome della legge" forse non sarebbe stato fatto "il padrino"? Ardisco molto se dico che senza la lezione di "in nome della legge" forse non ci sarebbe stata "la piovra"?
Su quest'ultima, mi permetto una breve annotazione.
Nell'ultima puntata de "la piovra 4" (quella dove Placido-Cattani muore), quella che vanta il record assoluto di ascolti (quasi 18 milioni di spettatori, vedi Aldo Grasso, Storia della televisione italiana), c'è la scena del "puparo" che si consegna alla polizia, dopo che la polizia aveva raggiunto su una figlia adottiva (figlia di un 'picciotto' che aveva tradito, Frolo). Il "puparo" (già perseguitato da Tano Cariddi che ne vuole la morte) accetta di consegnarsi a Cattani come pentito a condizione che gli riconoscerà i suoi diritti di padre. Ebbene, questa enfasi di accenti paterni è lo specchio 'mutatis mutandis' della scena-madre del finale di "in nome della legge" dove il capomafia accetta di consegnare un assassino al Magistrato-Girotti, "in nome dei suoi sentimenti di capo famiglia"!
Le analogie sono impressionanti.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a giorgio »
[ - ] lascia un commento a giorgio »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gianni
|
lunedì 7 gennaio 2008
|
quando qualcuno crede nella propria missione...
|
|
|
|
Per Michele.
Mi ha lasciato impressionato il modo onesto e coerente di analizzare questo meraviglioso film, da parte di Michele. Egli con rara sensibilità ha saputo cogliere gli aspetti più nascosti di quest'opera e reso giustizia alla bravura di tutti i personaggi che hanno reso realistico il loro ruolo. Ognuno, nella propria parte, riesce a trasmette contemporaneamente rabbia, tensione ed emozioni.
Sono d'accordo, grazie Michele.
Gianni
[+] grazie!
(di michele)
[ - ] grazie!
|
|
|
[+] lascia un commento a gianni »
[ - ] lascia un commento a gianni »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
augustedupin
|
mercoledì 17 ottobre 2007
|
rivedetevi il film...
|
|
|
|
Il pretore non è affatto settentrionale. E' di Palermo, e lo precisa ben due volte nel corso del film. Per favore, non fate copia incolla da M. Bertarelli del Giornale
|
|
|
[+] lascia un commento a augustedupin »
[ - ] lascia un commento a augustedupin »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
michele
|
domenica 22 aprile 2007
|
la legge e la sua importanza
|
|
|
|
Sicilia, fine anni 40: un giovane magistrato di Palermo (Massimo Girotti) viene inviato come pretore in un paese dell’entroterra siciliano e, per amore della giustizia e della legalità, si trova costretto a combattere contro varie ingiustizie sociali. Il suo zelo lo porterà a scontrarsi contro un notabile, il barone Lo Vasto (interpretato da Camillo Mastrocinque) e contro la mafia, rappresentata dal massaro Turi Passalacqua (Charles Vanel) e dai suoi uomini. Tutto ciò contornato da una realtà omertosa che non favorisce il suo lavoro. Solo contro tutti, appoggiato unicamente dal maresciallo della locale Stazione Carabinieri (Saro Urzì) e dal giovane Paolino (Piero Sabella), condurrà fino alla fine la sua battaglia che consiste non solo nell’applicare la legge ma anche nell’insegnarne il valore.
[+]
Sicilia, fine anni 40: un giovane magistrato di Palermo (Massimo Girotti) viene inviato come pretore in un paese dell’entroterra siciliano e, per amore della giustizia e della legalità, si trova costretto a combattere contro varie ingiustizie sociali. Il suo zelo lo porterà a scontrarsi contro un notabile, il barone Lo Vasto (interpretato da Camillo Mastrocinque) e contro la mafia, rappresentata dal massaro Turi Passalacqua (Charles Vanel) e dai suoi uomini. Tutto ciò contornato da una realtà omertosa che non favorisce il suo lavoro. Solo contro tutti, appoggiato unicamente dal maresciallo della locale Stazione Carabinieri (Saro Urzì) e dal giovane Paolino (Piero Sabella), condurrà fino alla fine la sua battaglia che consiste non solo nell’applicare la legge ma anche nell’insegnarne il valore.
“In nome della legge” è un film ricco di tensioni ideali che è legato ad un epoca passata. Eppure ancora oggi coinvolge lo spettatore perché rappresenta un accorato appello alla legalità e alla giustizia sociale.
E’un film, questo, legato alle speranze e all’entusiasmo per la Costituzione appena approvata. Profondamente laico, poiché di riferimenti alla Chiesa non ce ne sono. Nel paese il parroco e il suo mondo sembrano completamente assenti, non solo visivamente ma anche nei discorsi della gente.. La chiesa e le sue campane vengono utilizzate solo alla fine per richiamare tutti i paesani a un discorso del pretore che è allo stesso tempo condanna per ciò che stato e monito per quel che sarà. In questa scena finale, sebbene non sia evidente, c’è la sensazione che il magistrato si sostituisca, anzi, debba sostituirsi a una Chiesa assente, venuta meno alla missione ad essa assegnatagli.. Eppure questo modo di rappresentare le cose, opinabile, falsa un pò l'effettiva realtà dei tempi che invece vedeva il parroco partecipe attivo della realtà e delle vicissitudini di ogni paese.
Un discorso particolare va fatto per come viene rappresentata la mafia. Quella mafia vecchia, rurale, finita da decenni, che aveva a suo modo un codice di comportamento, sebbene distorto. Traspare nei dialoghi una condanna implacabile da parte del giudice ma anche la buona fede, o almeno qualcosa di simile, da parte del capomafia locale. La mafia è necessaria perché lo Stato è assente e inefficiente, essa si è imposta come giudice e pacificatrice sociale, sebbene gli effetti della sua gestione siano devastanti per tutti. Lo stesso Charles Vanel non suscita avversione allo spettatore ma appare e si dichiara come un vecchio che crede nei suoi valori e li applica in buona fede. E’ questa, a mio parere, un’ambiguità che smorza il duro atto di condanna contenuto nell’opera.
La sceneggiatura si commenta dai nomi di chi ha contribuito a realizzarla (Monicelli, Germi, Fellini e Mangione).La fotografia di Barboni riesce a trasmettere l’idea di una Sicilia tragicamente abbandonata nella miseria e nell’arretratezza. Le musiche di Rustichelli, mescolando elementi western e nostrani, si adattano perfettamente all’atmosfera avventurosa e solenne del film.
In sintesi è un capolavoro che consiglio a tutti per la sua carica civica, etica e morale nonchè per l’intensità ed il fascino con cui vengono raffigurati idee, luoghi e persone. Da vedere assolutamente almeno una volta.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a michele »
[ - ] lascia un commento a michele »
|
|
d'accordo? |
|
|
|