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sabato 4 ottobre 2025
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la lotta di classe a time square
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ARAGOSTE A MANHATTAN (La Cocina) di Alonso Ruizpalacios.
Ovvero la lotta di classe a Time Square. Quasi interamente girato in bianco e nero, ? una pellicola che ? stata tratta da una commedia pensata per il teatro (e liberamente trasposta per la sala). Siete mai stati ?dietro?? Ovvero quel microcosmo dove si provvede a sfornare i piatti che poi consumerete comodamente a tavola, debitamente serviti? Ecco, lo sguardo (insistito) del regista ci porta a visitare il dietro le quinte, come fosse la stiva di una nave o pi? probabilmente un carcere. Il ritmo delle ?comande? la velocit? nella preparazione dei cibi e il loro impiattamento sui capienti vassoi portati da cameriere tutte vestite in uniforme come da tradizione del locale.
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ARAGOSTE A MANHATTAN (La Cocina) di Alonso Ruizpalacios.
Ovvero la lotta di classe a Time Square. Quasi interamente girato in bianco e nero, ? una pellicola che ? stata tratta da una commedia pensata per il teatro (e liberamente trasposta per la sala). Siete mai stati ?dietro?? Ovvero quel microcosmo dove si provvede a sfornare i piatti che poi consumerete comodamente a tavola, debitamente serviti? Ecco, lo sguardo (insistito) del regista ci porta a visitare il dietro le quinte, come fosse la stiva di una nave o pi? probabilmente un carcere. Il ritmo delle ?comande? la velocit? nella preparazione dei cibi e il loro impiattamento sui capienti vassoi portati da cameriere tutte vestite in uniforme come da tradizione del locale. Dietro tutto questo, splendidamente reso dall'atmosfera cupa e un po' retr? del bianco e nero (a contrasto con le rare scene girate nel ristorante, a colori ma sempre un po' smorti, come uno di quei fumetti che si vendevano nei primi anni 60, il grande Bleck, formato orizzontale), si innervano le storie degli uomini che vi lavorano. La spietatezza del bianco e nero, riduce all'essenziale tutto il resto. Dialoghi, battute, scazzi (ve ne sono molti, come ? naturale in un ambiente dominato dalla frenesia) e vedi bene la immancabile ?storia d'amore? fra un cuoco messicano (Pedro) e una cameriera (Julia) rigorosamente jankee (anzi, ?gringa? come la chiama lui). Un ammanco di cassa scatena una sorta di caccia all'uomo. Vengono definiti molto bene i ruoli della piramide gerarchica, la propriet?, i responsabili, lo chef, poi i cuochi le cameriere e gli ?uomini di fatica?. Una grande orchestra, una macchina oliata per fare soldi, ma dove l'alienazione regna sovrana. Sullo sfondo l'America di questi anni (il film ? del 2024?chiss?, forse prodromico dell'avvento del ?biondo?). La gran parte di locali come questo pu? esistere grazie all'intenso ricorso alla mano d'opera straniera, spesso irregolare, agognante di un visto per diventare a tutti gli effetti cittadini americani. Ma nel frattempo, grazie al loro ?sfruttamento?, vitali per l'economia USA. Uno spaccato dei drammi e delle vite di questa umanit? ?nascosta?. Dove a stridere ? l'assenza di una relazione che non sia basata su presupposti economici. La capacit? del regista ? di aver saputo rendere, in alcuni momenti di pura poesia, come durante una ?pausa pranzo? con alcuni di loro accovacciati in un fetido vicolo (sempre questo tema del ?dietro le quinte??) di quelli che ci hanno abituato a vedere, negli anni, film e telefilm, fra cassonetti dell'immondizia, intenti a fumare una sigaretta, che si lasciano andare alla rievocazione dei propri sogni. Il sogno come veicolo per sopravvivere, ma ? un sogno ?spento? anch'esso, quasi che l'orizzonte di queste donne e uomini abbia dovuto subire (volontariamente, per sopravvivere) un ridimensionamento, una consapevolezza che la vita avr? poco altro da offrire a chi ha avuta in sorte la sfiga di nascere in un posto sbagliato (e nel desiderio di sfuggirvi, capitare in uno con le stesse condizioni). Un sogno americano interrotto. La constatazione di una realt? che insieme ai pasti preparati e serviti, ha consumato in modo vorace anche la capacit? di dirsi liberi, di intendere la vita come opportunit?, di pensare ad un altrove. ?Cosa volete di pi?? Vi pago e vi do da mangiare!? la carrellata finale sui volti esterrefatti della ?brigata? (tutto il personale della ?cocina?) ? la ciliegina del film. Che ? a tratti lento, molto ricorso alla camera a mano, ma ? una piccola grande chicca dell'universo americano di questi anni venti. Da vedere (posto che ci riusciate: distribuzione bizzarra, visto in una sala parrocchiale).
Giuseppe Palam
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mauro.t
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mercoledì 9 luglio 2025
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proletari dell?era post-industriale.
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Tratto dalla pièce teatrale di Arnold Weskerz. In un megaristorante newyorkese il personale di cucina è composto in gran parte da neri, ispanici, arabi e qualche yankee di scarse prospettive. Alla fine di una giornata di lavoro il responsabile si accorge che c’è un ammanco di circa 800 dollari. Di conseguenza parte subito la caccia al ladro all’interno del locale. L’inchiesta si intreccia con la storia di Pedro, cuoco messicano irregolare, e Julia, cameriera americana che vuole abortire nonostante la contrarietà dell’uomo. La macchina da presa segue i dipendenti in cucina e nei locali circostanti, vicinissima ai fornelli, alle postazioni simili ad allevamenti in batteria e agli angusti uffici degli addetti.
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Tratto dalla pièce teatrale di Arnold Weskerz. In un megaristorante newyorkese il personale di cucina è composto in gran parte da neri, ispanici, arabi e qualche yankee di scarse prospettive. Alla fine di una giornata di lavoro il responsabile si accorge che c’è un ammanco di circa 800 dollari. Di conseguenza parte subito la caccia al ladro all’interno del locale. L’inchiesta si intreccia con la storia di Pedro, cuoco messicano irregolare, e Julia, cameriera americana che vuole abortire nonostante la contrarietà dell’uomo. La macchina da presa segue i dipendenti in cucina e nei locali circostanti, vicinissima ai fornelli, alle postazioni simili ad allevamenti in batteria e agli angusti uffici degli addetti. Il personale è semplice, rude, sboccato, talvolta caratteriale e litigioso, a volte violento, riversante spesso nel lavoro le tensioni di una esistenza non facile.
E’ evidente il contrasto tra il clima della sala da pranzo, dove clienti esigenti assaggiano con tranquillità piatti prelibati, tra cui l’aragosta, e quello della cucina attigua, simile ad un girone infernale.
Il film è la descrizione realistica delle disuguaglianze sociali negli USA degli ultimi decenni. Ma forse oggi il proletariato descritto può essere rappresentativo di un più ampio mondo di lavoratori dell’era post-industriale. Non fabbriche ma ristorazione; non operai politicizzati ma lavapiatti, cuochi e cameriere; pochi nativi e molti immigrati. E’ un mondo dove i lavoratori sono quasi totalmente privi di una coscienza di classe e ai quali rimangono solo le ambizioni personali. Poca solidarietà e molta disperazione. “Qual è il vostro sogno?” chiede Pedro ai colleghi nel backstage durante la pausa. Ma i sogni che escono dai loro racconti sono prosaici e individualisti. E a qualcuno non resta che parlare dei propri incubi.
E’ un film politico come pochi, che rappresenta lo spaesamento di una classe sociale senza sponda politica e progetti comuni, che raffigura una comunità fatta di molti migranti che non trovano accoglienza nell’opulente occidente ma solo promesse non mantenute e sfruttamento. Il mondo descritto è quello dove l’attenzione dell’impresa per il consumatore va in parallelo allo schiacciamento dei diritti del lavoratore. Infine il regista affossa coerentemente il vecchio mito del sogno americano. “L’America non è un paese” sentenzia Pedro.
Frenetico, asfissiante, violento, girato con un bianco e nero neorealistico, ben recitato, con una Rooney Mara bionda e intensa.
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domenica 29 giugno 2025
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la cocina
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film sorprendente, convincente nella resa filmica. il b/n (pastoso e ruvido, come Raging Bull di Scorsese) e l'arredo del ristorante fa pensare agli anni '60. La cifra del grottesco emerge ancora nelle scene della cucina allagata da una perdita di spillatrice di bevande , situazione inverosimile per come prosegue l'azione e da leggere pertanto come una metafora dell'alluvione che travolge le persone, i migranti merce di traffico degli scafisti (?). Rooney Mara davvero da Oscar, la signora Phoenix solitamente ? scura di capelli, ma la coda bionda le sta molto bene (ricorda Olivia Newton-John), oltre a rendere meglio il fascino e l'attrattiva della donna Gringa che tanto fa sognare i Latinos della Cocina.
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film sorprendente, convincente nella resa filmica. il b/n (pastoso e ruvido, come Raging Bull di Scorsese) e l'arredo del ristorante fa pensare agli anni '60. La cifra del grottesco emerge ancora nelle scene della cucina allagata da una perdita di spillatrice di bevande , situazione inverosimile per come prosegue l'azione e da leggere pertanto come una metafora dell'alluvione che travolge le persone, i migranti merce di traffico degli scafisti (?). Rooney Mara davvero da Oscar, la signora Phoenix solitamente ? scura di capelli, ma la coda bionda le sta molto bene (ricorda Olivia Newton-John), oltre a rendere meglio il fascino e l'attrattiva della donna Gringa che tanto fa sognare i Latinos della Cocina. Il titolo troppo ottimistico, e fuorviante. D'altronde anche "Colazione da Tiffany" ? la storia di un disadattamento e dell'amore che pu? salvare.
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sabato 21 giugno 2025
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la denuncia.
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Una rappresentazione dell'umanit? presente nella cucina di un ristorante di Manathan, con lo sfruttamento di tanti lavoratori irregolari. Un opera che descrive e condanna!
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angelo umana
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mercoledì 18 giugno 2025
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le povert? a confronto
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Hai fermato il mio mondo...chi ti ha dato il permesso?...Mangiano...cosa vogliono?...Che altro c'è?...Che altro possono volere?: così dice il proprietario del The Grill, situato nel cuore di Times Square. Lì si mangiano le aragoste a 39,50$ l'una – una volta chiamato cibo dei poveri – e si mangia tanto altro, è un posto fine, un ritrovo per i newyorkesi che ci si trovano, siamo a Manhattan. Di fatto il film non è sulle aragoste a Manhattan – compaiono solo quando ne travasano in una piscinetta vitrea a far mostra di sé in ristorante - ma tratta semplicemente di una Cocina, come lo intitola il regista Alonso Ruizpalacios, liberamente traendolo – dice la locandina – dalla commedia di Arnold Wesker.
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Hai fermato il mio mondo...chi ti ha dato il permesso?...Mangiano...cosa vogliono?...Che altro c'è?...Che altro possono volere?: così dice il proprietario del The Grill, situato nel cuore di Times Square. Lì si mangiano le aragoste a 39,50$ l'una – una volta chiamato cibo dei poveri – e si mangia tanto altro, è un posto fine, un ritrovo per i newyorkesi che ci si trovano, siamo a Manhattan. Di fatto il film non è sulle aragoste a Manhattan – compaiono solo quando ne travasano in una piscinetta vitrea a far mostra di sé in ristorante - ma tratta semplicemente di una Cocina, come lo intitola il regista Alonso Ruizpalacios, liberamente traendolo – dice la locandina – dalla commedia di Arnold Wesker. Il regista è un 47enne messicano, la nazionalità di quasi tutti i cocineros sudamericani che operano nelle cucine di The Grill: ne ha fatto un film geniale, mai così attuale sull'emigrazione, sul quale anche il “povero” (di spirito) Donald Trump rifletterà, si spera, come dovranno pure riflettere gli italiani che si vedono “invasi” da stranieri (saranno cittadini dopo 5 anni anni? dopo 10? jus scholae o no?)
Le cucine sembrano una catena di montaggio, ognuno nella sua sezione prepara la pietanza a cui è incaricato, in mezzo c'è un corridoio dove le cameriere in bella divisa e attraenti raccolgono le ordinazioni per portarle sù nel salone. Il microcosmo è nelle cucine: lì tutti i lavoranti svolgono i loro turni e offrono le loro braccia, magari in attesa di ricevere un permesso di soggiorno regolare ed essere considerati cittadini americani. Lì si sfottono a vicenda, scherzano o litigano, è la loro vita, vivono dei sogni che si scambiano nelle pause dal lavoro. E' un mondo a parte ma il regista infila in quel luogo anche l'intrusione di un anziano americano in cerca di cibo, licenziato dal mondo della finanza in crisi: gli dà del cibo con un aragosta che pagherà il cocinero stesso. Povertà che si dan la mano.
Le espressioni riportate sopra, che il proprietario incredulo e stralunato recita alla fine sono alla vista della sua cucina distrutta. Il solito Pedro Ruiz, il più grande e simpatico attore e cocinero, ha provocato tutto quel disastro. Era solito far discussioni coi colleghi, serie e semiserie, manesco e provocatore, ma tanto simpatico e vitale. Tiene chispa dicono gli spagnoli di qualcuno pieno di brio e vitalità. Lui diceva all'unico collega americano, il più serioso e insoddisfatto di quel luogo, che lì si parlavano lingue spagnole, gli chiedeva provocatoriamente dunque dove fosse l'America. Quel pomeriggio a originare il disastro dev'esser stata una forte delusione: gli si era sbriciolata l'idea che sognava, fuggirsene in Messico con l'amata collega-cameriera americana e lì su una spiaggia vendere cibi che avrebbe preparato, leccornie per i bagnanti, col bambino che avrebbe voluto e che avrebbe parlato tutte le lingue del mondo coi turisti.
Eppure una luce aliena, azzurrognola, che secondo un sogno cadeva a volte sugli emigranti fortunati, ne illuminava la persona in quel disastro, era il protagonista che tutti osservavano. Solo una ragazzina gli sorrideva: era Estela, sua quasi parente nemmeno ventenne che era arrivata a inizio film con l'aliscafo nell'Hudson in cerca di lavoro ne La Cocina. 2h e 20' di film da vedere e rivedere!
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antonio bianchi
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domenica 15 giugno 2025
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un film che non ha niente da dire
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e impiega due ore e diciannove minuti per dirlo.
[+] non c''è peggior sordo
(di mana1971)
[ - ] non c''è peggior sordo
[+] ognuno capisce quello che può ...
(di mauro.t)
[ - ] ognuno capisce quello che può ...
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