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signorbagheri
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lunedì 10 novembre 2025
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fascino vintage
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Impossibile per i giovani registi del tempo che si cimentavano nel thriller non confrontarsi col maestro Argento a iniziare dal titolo che richiama alla mente il gatto dalle tante code e la trilogia degli animali. Bido imita con intelligenza ed il cast formato da ottimi attori in cui spicca il protagonista, il grande Corrado Pani, contribuisce alla buona riuscita di questo giallo italiano anni settanta che si lascia guardare fino in fondo anche grazie al fascino vintage che la pellicola ha acquisito con gli anni.
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elgatoloco
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giovedì 5 marzo 2020
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forse troppi segni, in questo thriller...
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"Il gatto dagli occhi di giada"(1977, Antonio Bido)è un thriller in certo senso troppo carico di segni, ossia di indizi che potrebbe condurre a identificare il movente dei tre omicidi che si svolgono nel film, anche se fondamentalmente onesto. IL regista e sceneggiatore del film, peraltro, dopo alcuni film sperimentali e un altro thriller con le stesse qualitù e gli stessi limiti di questo("Solamente Nero", dell'anno successivo)non ha realizzato se non documentari, dunque si è mosso in un altro ambito-genere, peraltro decisamente diverso da questo. Non avrebbe senso, nello spazio di questa piccola riflessione("recensione")esaminare tutto il film, ma basterà dire, che l'ingegnere diventato detective suo maglardo, dato che la sua"ex"(apola Tedesco, successivamente più nota per altri film)ha assistito a un omicidio e poi coinvolta malgré soi nella vicenda in quanto testimone, reso bene ma a tratti forse con eccessiva"convinzione"da Corrado Pani, segue varie piste, arrivando poi a scoprire quella"giusta"dopo vari tentativi "by trials and errors"come avviene in generale nel porocesso conosctivo ma poi sengatamente nella detection.
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"Il gatto dagli occhi di giada"(1977, Antonio Bido)è un thriller in certo senso troppo carico di segni, ossia di indizi che potrebbe condurre a identificare il movente dei tre omicidi che si svolgono nel film, anche se fondamentalmente onesto. IL regista e sceneggiatore del film, peraltro, dopo alcuni film sperimentali e un altro thriller con le stesse qualitù e gli stessi limiti di questo("Solamente Nero", dell'anno successivo)non ha realizzato se non documentari, dunque si è mosso in un altro ambito-genere, peraltro decisamente diverso da questo. Non avrebbe senso, nello spazio di questa piccola riflessione("recensione")esaminare tutto il film, ma basterà dire, che l'ingegnere diventato detective suo maglardo, dato che la sua"ex"(apola Tedesco, successivamente più nota per altri film)ha assistito a un omicidio e poi coinvolta malgré soi nella vicenda in quanto testimone, reso bene ma a tratti forse con eccessiva"convinzione"da Corrado Pani, segue varie piste, arrivando poi a scoprire quella"giusta"dopo vari tentativi "by trials and errors"come avviene in generale nel porocesso conosctivo ma poi sengatamente nella detection...il tutto, però, viene presentato in modo abbastanza incoerente o meglio slegato, con qualche"fuga"nelllo sperimentalismo che, francamente, non attiene a quanto si"deve dimostrare" e soprattutto, però, trattandosi di cinema, "mostrare". Film onesto, come dicevo, dove la musica è a tratti ipertrofica ma non banale, attrbuita alla"band"(credo)denominato"Trans-Europa Express", che dev'essersi sciolta non moltissimo tempo dopo il film, vede anche qualche altra partecipazione attorale importante, oltre a quella di Pani: Bianca Toccadondi, Sergio Citti e (ma qui "sforiamo"in una zona meno nota, volendo)Paolo Malco. La riscoperta di questo genere filmico, oggi decisamente meno espresso in Italia, è meritoria, purché si tenda conto che esistono comunque criteri per esprimere giudizi di valore in merito, ossia che non tutti i film del genere"nero"sono assilmilabili.Qui c'è anche una tesi(o sottotesi)finale molto interessante, che non sfugge a chi ha seguito con una certa attenzione la prima parte del film, ma forse viene un po'"sommersa"dal resto del film, sempre per la'ccennato sovraccarico di segni... El Gato
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onufrio
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lunedì 13 maggio 2019
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una vendetta attesa 30 anni
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La bella Mara assiste involontariamente all'omicidio di un farmacista. Il Killer, preoccupato dal fatto che la donna possa averlo riconosciuto, la pedina e tenta di farla fuori; in suo soccorso verrà il compagno Lukas (Corrado Pani) che in primo tempo non crede al racconto della compagna, ma una serie di eventi sanguinosi da lì a poco lo porterà ad indagare su di una serie di delitti che conducono ad un vecchio caso di tanti anni addietro. Giallo diretto da Bido il quale, anche per via del titolo, vuole rendere omaggio ai gialli-Thriller di Dario Argento, il risultato riesce a metà.
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burton99
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lunedì 28 luglio 2014
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un ottimo thrilling post-profondo rosso
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Sicuramente un thrilling riuscito questo di Bido dall'ennesimo titolo animalesco. Alcune sequenze di grande tensione, da grande prodotto di suspense, ma il film è troppo, troppo vicino a un "Profondo rosso", in certe scene quasi identico. Ma il regista era esordiente allora e dunque, giudicandolo come opera prima, il film è accattivante grazie ad una soluzione introspettiva e sociologica molto interessante, e grazie ad un mucchio di splendide ambientazioni. Un buon trio attoriale Citti-Pani-Tedesco. Memorabile omicidio "casalingo" grazie ad un forno acceso, oltre alla scena nel deposito di costume, da brividi.
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ralphscott
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lunedì 26 settembre 2011
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il pretesto del gatto
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Discreto giallo,da ricordare per alcune ottime sequenze di omicidi:la Toccafondi "infornata",l'usuraio strozzato nella vasca. In qusto secondo caso, il regista vanta una scena con più tagli che in Psycho",anche se il finale di "7 scialli..." è piu efficace e fedele al maestro Hitch. Tuttavia la tensione che Bido crea non è continua,ma come lui stesso dichiara negli extra del dvd,a premergli di più è il soggetto che mette in scena,una storia articolata,forse troppo. Il regista dirige un film di genere atipico,personale. Sicuramente si nota con chiarezza maestria nel girare. Il commento musicale è godibile,classico dei gialli anni '70.
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Discreto giallo,da ricordare per alcune ottime sequenze di omicidi:la Toccafondi "infornata",l'usuraio strozzato nella vasca. In qusto secondo caso, il regista vanta una scena con più tagli che in Psycho",anche se il finale di "7 scialli..." è piu efficace e fedele al maestro Hitch. Tuttavia la tensione che Bido crea non è continua,ma come lui stesso dichiara negli extra del dvd,a premergli di più è il soggetto che mette in scena,una storia articolata,forse troppo. Il regista dirige un film di genere atipico,personale. Sicuramente si nota con chiarezza maestria nel girare. Il commento musicale è godibile,classico dei gialli anni '70. La sceneggiatura è poco incalzante,nel lungo finale non chiude con efficacia,il ritmo va scemando. Pani è sin troppo gigione per convincere,mentre la bella Tedeschi,per quanto fresca,risulta poco intensa,manca di malizia. Evidente l'intento dei produttori nel voler sfruttare il successo del filone argentiano,ma del gatto nel titolo non troviamo che un pretestuoso peluche.
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patrick bateman
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giovedì 28 agosto 2008
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malinconia felina anni 70'
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E' sempre una bella esperienza da (ri)vivere quella di rivedere un bel film giallo anni 70'...certo la prima cosa che viene alla mente è il paragone con il Maestro indiscusso di quel periodo cioè Darione!!Ma in questo film come del resto poi nel successivo Antonio Bido dirige forse il film ,dopo Profondo Rosso e L'uccello dalle... piu rappresentativo nel panorama giallo Anni70'/80':Buona la prova dei rispettivi attori Pani ovviamente su tutti e non sottovaluterei un giovane Citti anche se per pochi minuti. Segnalerei anche la scenografia con quel fotografare questa nostra provincia del nord/italia e le immagini della città cara a Bido , Padova. Particolarmente bravo Bido a rappresentare il vario Modus/Operandi dell'assassino mixando bene suspense e cattiveria.
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E' sempre una bella esperienza da (ri)vivere quella di rivedere un bel film giallo anni 70'...certo la prima cosa che viene alla mente è il paragone con il Maestro indiscusso di quel periodo cioè Darione!!Ma in questo film come del resto poi nel successivo Antonio Bido dirige forse il film ,dopo Profondo Rosso e L'uccello dalle... piu rappresentativo nel panorama giallo Anni70'/80':Buona la prova dei rispettivi attori Pani ovviamente su tutti e non sottovaluterei un giovane Citti anche se per pochi minuti. Segnalerei anche la scenografia con quel fotografare questa nostra provincia del nord/italia e le immagini della città cara a Bido , Padova. Particolarmente bravo Bido a rappresentare il vario Modus/Operandi dell'assassino mixando bene suspense e cattiveria. E qui lasciatemelo dire menzione speciale per la colonna sonora veramente valida dei Trans Europa Express gruppo formatosi per comporre le musiche del film . Molto importante la musica padrona al 50% delle scene comparendo e scomparendo nelle fasi più concitate del Movie Tutto questo fà del Gatto... sicuramente un Cult da riscoprire apprezzare a fondo aspettando con vivo interesse il prossimo film in fase di realizzazione "il tarlo del male" del bravo Bido,il quale sono sicuro si DISCOSTERA' dalle immani "BOIATE" del su citato Argento...
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mauri
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domenica 14 ottobre 2007
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colonna sonora straordinaria
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I PRIMI DARIO ARGENTO SONO DEI CULT MOVIE
ANTONIO BIDO CERCA DI IMITARLO E IN PARTE CI RIESCE CON UN FILM PIU CHE DISCRETO
DA SEGNALARE L OTTIMA COLONNA SONORA
[+] gialli anni 70'
(di patrick bateman)
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mauri 67
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domenica 14 ottobre 2007
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colonna sonora straordinaria
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UN FILM DI GENERE CHE SI LASCIA VEDERE FINO ALLA FINE
BRAVI GLI ATTORI E STRAORDINARIA LA COLONNA SONORA
DA RISCOPRIRE
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luca peretti
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giovedì 18 agosto 2005
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quando il gatto si sporca di rosso
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Il film di Bido risente, anche volontariamente, delle atmosfere tipiche dei gialli di Argento. In questo caso la lezione risulta essere assorbita molto bene, se si eccettua l'evidente forzatura ed rimando del titolo, la produzione assai povera aveva bisogno di un titolo che potesse attirare gli amanti del genere, peccato che essendo nel 1976 si faceva rimando alla trilogia sugli animali piu' che al recente(1975) Profondo Rosso.
Ed è proprio da quest'ultimo che Bido prende spunto. I personaggi sembrano marionette inserite a regola d'arte in un contesto filmico calcolatissimo, ma mai banale. La musica entra nei momenti giusti, quando la tensione sale, fino a scompare come per magia quasi a rassicurare lo spettatore ed i suoi nervi.
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Il film di Bido risente, anche volontariamente, delle atmosfere tipiche dei gialli di Argento. In questo caso la lezione risulta essere assorbita molto bene, se si eccettua l'evidente forzatura ed rimando del titolo, la produzione assai povera aveva bisogno di un titolo che potesse attirare gli amanti del genere, peccato che essendo nel 1976 si faceva rimando alla trilogia sugli animali piu' che al recente(1975) Profondo Rosso.
Ed è proprio da quest'ultimo che Bido prende spunto. I personaggi sembrano marionette inserite a regola d'arte in un contesto filmico calcolatissimo, ma mai banale. La musica entra nei momenti giusti, quando la tensione sale, fino a scompare come per magia quasi a rassicurare lo spettatore ed i suoi nervi.
Di Profondo Rosso, resta la presenza, forse anche scomoda, in tutto il film. Basta osservare i primi due omicidi ripresi e ripuliti da Bido ma con il timbro tipico di Argento. I protagonisti assomigliano, forse anche troppo, a quelli del capolavoro argentiano ma, nonostante tutto, risultano piacevoli nella loro presenza.
Il Gatto dagli occhi di giada trova le sue origini nel cinema di genere, ma qui siamo gia' nel 1976, e da lì a poco arrivera' il prematuro canto del cigno per quello che era un punto di forza del nostro cinema italiano. In sostanza il film sa di provincia, quella pero' cara al miglior Avati, quella sfiorata e sempre rispettata da Argento, quella provincia che mette i brividi e fa paura, e la paura in questo caso arriva dal passato. Il passato come storia e tragedia e non il passato come trauma psicologico di chissa' quale orribile delitto borghese. In questo film l'assassino muove i suoi passi di vendetta ma, la sua è una vendetta "storica" e non piu' generica come si addiceva ai film del filone giallo. L'ombra crudele del passato riportera' a galla una tragedia legata alla storia del nostro paese.
La vendetta' diventera' prerogativa per patteggiare cio' che all'epoca era stato tolto.
Solo di fronte alla lucda verita' delle proprie azioni, forse l'assassino trovera' pace per far tacere il proprio dolore, solo il finale, serrato, secco e senza fronzoli chiarira' tutto e portera' alla luce risvolti macchiavellici sino all'ultimo tenuti perfettsamente nascosti agli occhi e alla comprensione dello spettatore.
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