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mauridal
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sabato 9 maggio 2026
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lo stato di grazia
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Quando un regista come Paolo Sorrentino è anche un artista profetico e visionario, capace di percepire nella realtà storica i sintomi di una crisi destinata a influire non solo sul presente ma anche sul futuro prossimo, allora il film da lui realizzato, La Grazia, diventa un’opera destinata al dibattito presente e futuro: culturale e politico, storico e umano. Il protagonista è il Presidente della Repubblica italiana, figura sospesa tra realtà e fantasia, chiamato Mariano De Santis: illustre giurista e presidente non solo competente e di grande esperienza nel districare le matasse politiche nate dai conflitti tra maggioranza e opposizione, ma anche uomo proveniente dalla vecchia scuola democristiana, capace, nel corso del suo lungo settennato, di evitare numerose crisi di governo grazie al suo potere di mediazione.
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Quando un regista come Paolo Sorrentino è anche un artista profetico e visionario, capace di percepire nella realtà storica i sintomi di una crisi destinata a influire non solo sul presente ma anche sul futuro prossimo, allora il film da lui realizzato, La Grazia, diventa un’opera destinata al dibattito presente e futuro: culturale e politico, storico e umano. Il protagonista è il Presidente della Repubblica italiana, figura sospesa tra realtà e fantasia, chiamato Mariano De Santis: illustre giurista e presidente non solo competente e di grande esperienza nel districare le matasse politiche nate dai conflitti tra maggioranza e opposizione, ma anche uomo proveniente dalla vecchia scuola democristiana, capace, nel corso del suo lungo settennato, di evitare numerose crisi di governo grazie al suo potere di mediazione. Per questo, e per molto altro, è un presidente popolare e benvoluto dagli italiani. Gli aspetti che maggiormente lo legano alla gente comune sono la sua grande umanità, l’attenzione verso i più deboli e, in particolare, verso i giovani, le donne e tutti coloro che, come gli immigrati, cercano un luogo e un’occasione per vivere in pace e in libertà.
La figura del presidente De Santis non viene rappresentata soltanto nella sua dimensione pubblica: il film descrive con attenzione anche la sua vita privata e familiare, elemento centrale nel momento conclusivo del mandato. Il presidente si trova infatti nel semestre bianco, prossimo a lasciare la carica e a tornare alla sua vita privata. Di cosa parla, dunque, il film. Innanzitutto della solitudine dell’uomo: vedovo, ma ancora profondamente innamorato della moglie, De Santis ne rivive continuamente il ricordo. Poi del rapporto affettuoso e intenso con la figlia, anch’ella giurista, che vive accanto al padre nel palazzo del Quirinale e spesso lo sostiene nei momenti più difficili delle scelte legislative. Infine, il film affronta il tratto principale della personalità del protagonista: il dubbio, o meglio, la ricerca di una verità che possa andare oltre ogni ragionevole dubbio. Si sviluppa così il ritratto di una figura presidenziale complessa e determinata, definita dai collaboratori e dagli amici “cemento armato”: un uomo che, una volta sciolti i dubbi e presa una decisione, non permette più a nulla di incrinare l’impianto delle proprie scelte politiche e legislative. Tuttavia, la storia spesso contraddice le buone intenzioni degli uomini. Questo accade quando il presidente si trova a dover decidere se concedere la grazia a due assassini e se promulgare la legge sull’eutanasia approvata dalla maggioranza politica. Qui De Santis viene assalito dai dubbi. La sua fede cristiana gli suggerisce un netto rifiuto dell’eutanasia come scelta individuale di fine vita; la sua umana vicinanza verso chi ha compiuto gesti estremi, invece, lo spinge verso la grazia: una donna che uccide il marito dopo anni di maltrattamenti e un uomo che pone fine alle sofferenze della moglie malata terminale. Nonostante i suoi tormenti interiori e la sua fede, De Santis, guidato dall’amore per il prossimo, concede la grazia ai due assassini, pur rifiutandosi di firmare la legge sul fine vita per lo Stato. Al di là della vicenda narrata, il regista riesce, attraverso la sua visione del mondo e dell’uomo, a costruire il ritratto di una figura di straordinaria profondità umana e intellettuale, nella quale ragione e sentimento convivono continuamente. Un presidente della Repubblica che, forse profeticamente, Sorrentino aveva già intravisto nella realtà, anche se gli sviluppi politici e legislativi successivi si sono rivelati contraddittori e irrisolti. Il personaggio di Mariano De Santis, ricco di espressioni, sguardi e atteggiamenti ora severi ora ironici e giocosi, trova il suo interprete perfetto in Toni Servillo, che, in piena sintonia con il regista, riesce a dare vita a una figura autentica, convincente e profondamente umana. Tutte le altre figure del racconto — la figlia, l’amica, il corazziere, il “papa nero”, la gente comune incontrata per strada e persino l’astronauta che piange — contribuiscono a rendere completo un mondo complesso e stratificato, che il film riesce a raccontare con grande intensità.
(Mauridal).
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maramaldo
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lunedì 27 aprile 2026
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ars gratia artis
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Direte: che c'entra? Infatti non c'entra tranne che non si apprezzi il tentativo, peraltro riuscito, di sublimare a capolavoro un manufatto di un buon ordinario artigianato. Con l'oscar partenopeo, però, si confondono le idee. L'angoscia esistenziale che il dilemma dell'eutanasia impone, anche filosoficamente un'antinomia irrisolta, è qui esaminata nella fuggevolezza di un mucchio di altri spunti. Il cinema è prima di tutto pictures, messaggi insegnamenti battute, insomma per le chiacchiere c'era già il teatro. Il cinema ossia il movie nacque muto e per questo è perfetto Servillo, più laconico del solito.
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Direte: che c'entra? Infatti non c'entra tranne che non si apprezzi il tentativo, peraltro riuscito, di sublimare a capolavoro un manufatto di un buon ordinario artigianato. Con l'oscar partenopeo, però, si confondono le idee. L'angoscia esistenziale che il dilemma dell'eutanasia impone, anche filosoficamente un'antinomia irrisolta, è qui esaminata nella fuggevolezza di un mucchio di altri spunti. Il cinema è prima di tutto pictures, messaggi insegnamenti battute, insomma per le chiacchiere c'era già il teatro. Il cinema ossia il movie nacque muto e per questo è perfetto Servillo, più laconico del solito. Per un giudizioso argomentare bastano le donne di... casa. Toni "rende" anche di spalle, sagoma nera come il Maigret di Depardieu, senza la fantasia di Magritte che sul cozzo pittò la faccia melensa che vi aspettate di trovare davanti. L'attore consumato lo stesso vi tiene sulle spine: ghigna? non ghigna? e se non ghigna perchè non ghigna?
Pochi veramente si sono spinti a far caso alla stranezza che il film contiene. Ri-Habemus Papam, e che papam! Non tanto per la tostatura caffè, il motorini, la crocchia a treccina cipollotto di tropea. La sensazione è che arrivi, che so, dalle Antille, dal Caribe, insomma da un regno dei voodoo.
Dovreste pur chiedervelo. Sorrentino, veggente o visionario (al cinema coincidono) illude o s'illude? prevede o stravede? Una conclusione dovete pur tirarla. Per me il film è diseducativo, per i giovani che pur hanno disertato l'opera pregiata, diciamo per gli under 40, gli over non li acchiappate più, son scappati da tutte le parti. Il messaggio che si recepisce consiste nel mancato riguardo per l'istituzione, per tutte le istituzioni che vorrebbero guidarci prima ancor che governarci. Non importa chi ci sta dentro, è solo un caso che ci trovate una persona per bene, non è questo il punto. L'istituzione è il frutto di una qualche riflessione, di una maturazioine che ha richiesto lotte e sofferenze ma che ci eleva al di sopra delle altre bestie che non vanno oltre al branco e al capobranco.
Commiatandovi, se il film vi ha indotto pensamenti di questo tipo, tenetevi stretti Paolino & Toni e non lesinate le stelline.
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dario totaro
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sabato 14 marzo 2026
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ma la mia recensione?
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ma perche' non pubblicate tutte le recensioni del pubblico?
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missantropa
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sabato 14 marzo 2026
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ennesimo capolavoro di sorrentino
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Ennesima pellicola imperdibile di questo eclettico e geniale regista. Servillo immenso come sempre. Non serve dire altro. Da non perdere.
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kronos
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lunedì 9 marzo 2026
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pesante, prolisso, conformista
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Sorrentino per l’ennesima volta torna sul tema delle responsabilità sottese alla gestione del ‘potere”, ma con gli anni, nonostante le grandi abilità formali che lo contraddistinguono, il suo cinema appare sempre più prolisso, didascalico e conformista.
Conformismo radical chic ovviamente, quello che nel tempo ha ribaltato nell’immaginario mediatico gli antichi catechismi da sacrestia pur affidandosi agli stessi metodi: da un “autore” si pretenderebbe qualcosa di diverso, anche a rischio d’infastidire i tanti compagni che elargiscono munifiche recensioni sui giornaloni.
L’attore feticcio Toni Servillo fa del suo meglio per reggere il peso della baracca, ma i tempi narrativi risultano dilatati in eccesso, le pene sentimentali del protagonista sono di maniera e troppi caratteristi/e sembrano inadeguati.
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Sorrentino per l’ennesima volta torna sul tema delle responsabilità sottese alla gestione del ‘potere”, ma con gli anni, nonostante le grandi abilità formali che lo contraddistinguono, il suo cinema appare sempre più prolisso, didascalico e conformista.
Conformismo radical chic ovviamente, quello che nel tempo ha ribaltato nell’immaginario mediatico gli antichi catechismi da sacrestia pur affidandosi agli stessi metodi: da un “autore” si pretenderebbe qualcosa di diverso, anche a rischio d’infastidire i tanti compagni che elargiscono munifiche recensioni sui giornaloni.
L’attore feticcio Toni Servillo fa del suo meglio per reggere il peso della baracca, ma i tempi narrativi risultano dilatati in eccesso, le pene sentimentali del protagonista sono di maniera e troppi caratteristi/e sembrano inadeguati.
Infastidisce più di tutti Anna Ferzetti nei panni della figlia: figura ectoplasmatica e vagamente inquietante che spunta da ogni anfratto dei palazzi presidenziali ululando alla Luna “eutanaZia, eutanaZia, eutanaZia”!!!
Ampiamente prevedibili, fin dal trailer, gli sviluppi finali della vicenda: una liberazione dopo 130 deludenti minuti di aria fritta.
Voto Reale: una stellina e mezzo
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spione
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martedì 3 marzo 2026
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persone oltre le carte
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Avevo delle perpessità alimentate dagli ultimi film di Sorrentino, e invece questo l'ho trovato molto convincente.
I due temi fondamentali, come dovreste sapere, sono il PESO e il CORAGGIO. Il peso prostrante, sfibrante, angosciante di una decisione che dilania quando assume la forma di un tragico dilemma a cui non ci è dato sottrarci ma i cui corni portano entrambi a conseguenze drammatiche sia per chi è chiamato a prenderla, sia per chi è direttamente coinvolto e ASPETTA.
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Avevo delle perpessità alimentate dagli ultimi film di Sorrentino, e invece questo l'ho trovato molto convincente.
I due temi fondamentali, come dovreste sapere, sono il PESO e il CORAGGIO. Il peso prostrante, sfibrante, angosciante di una decisione che dilania quando assume la forma di un tragico dilemma a cui non ci è dato sottrarci ma i cui corni portano entrambi a conseguenze drammatiche sia per chi è chiamato a prenderla, sia per chi è direttamente coinvolto e ASPETTA. E il coraggio che occorre per gettare il cuore oltre l'immobilismo che attanaglia ma che, sia pur "dopo approfondita riflessione", si è chiamati a superare.
Il disegno di legge e le due domande di grazia che il protagonista deve scegliere se firmare o meno investono un altro dilemma, forse uno dei più laceranti che si possano presentare a un essere umano: togliere la vita può essere, in casi estremi, un atto d'amore? Sono convinto che solo chi ci sia passato possa capire fino in fondo, ma quello che più ho apprezzato di questo film è l'averlo presentato in tutta la sua gravità, senza dare giudizi o prendere una posizione ideologica. Perché stanno proprio qui, a mio modestissimo parere, la funzione dell'arte e il compito dell'artista. Gli "intellettuali organici" hanno fatto solo dei gran danni, mentre la forza del messaggio è nel dare un'idea efficace del tormento di un percorso così ostico e della LEGGEREZZA che si prova quando, attingendo al fattore umano per compensare la fredda perfezione delle costruzioni giuridiche, se ne viene a capo, sia pure in un modo che non potrà mai fugare i nostri dubbi iniziali.
Questo film di un'eleganza abbagliante, che ci riporta (soprattutto per la musica) ai tempi di "Le conseguenze dell'amore", è impreziosito da un cast eccellente. Facile parlare di Toni Servillo, ma alzi la mano chi aveva mai sentito parlare di Milvia Marigliano. Senza trascurare, naturalmente, la ciliegina sulla torta della sorrentinata del papa ivoriano con i capelli rasta che, alla fine del colloquio con il presidente, si allontana sgasando in motorino.
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dario totaro
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venerdì 27 febbraio 2026
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pessimo
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Che sia un regista sopravvalutato lo sanno tutti. Ma questo film sfiora il ridicolo con tante frasi ad effetto che fanno solo ridere. Da una parte c'e' una messa in scena rigorosa mentre dall'altra parte ci sono contenuti molto discutibili e a dire il vero fuorvianti. L'eutanasia e la grazia sono dei pretesti per non approfondire niente ma per celebrare l'ego di Sorrentino e Servillo e questo alla fine diventa stucchevole e del film rimane la sensazione di aver perso tempo
dariaccio
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jonnylogan
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mercoledì 25 febbraio 2026
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mariano servillo
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Settima collaborazione per la coppia artistica Servillo - Sorrentino, a solo un anno di distanza da Parthenope (id.; 2024), precedente pellicola diretta dal regista premio Oscar. Il quale decide d’immergersi nei dubbi di un ex giudice prestato al mondo della politica: Mariano De Santis, che nel corso della propria carriera ha potuto scalare le gerarchie del potere fino a divenire uno fra i Presidenti della Repubblica Italiana più rispettati di sempre, grazie a un pragmatismo che lo ha reso capace di scongiurare ben sei crisi di governo. Un uomo a fine carriera, prossimo alla fine del proprio mandato e un vedovo ancora innamorato della moglie Aurora, che ne attraversa i ricordi in ogni momento della giornata e soprattutto dall’ossessione per un presunto tradimento per il quale non riesce a darsi pace.
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Settima collaborazione per la coppia artistica Servillo - Sorrentino, a solo un anno di distanza da Parthenope (id.; 2024), precedente pellicola diretta dal regista premio Oscar. Il quale decide d’immergersi nei dubbi di un ex giudice prestato al mondo della politica: Mariano De Santis, che nel corso della propria carriera ha potuto scalare le gerarchie del potere fino a divenire uno fra i Presidenti della Repubblica Italiana più rispettati di sempre, grazie a un pragmatismo che lo ha reso capace di scongiurare ben sei crisi di governo. Un uomo a fine carriera, prossimo alla fine del proprio mandato e un vedovo ancora innamorato della moglie Aurora, che ne attraversa i ricordi in ogni momento della giornata e soprattutto dall’ossessione per un presunto tradimento per il quale non riesce a darsi pace. Assistito da sempre dalla figlia Dorotea, anche lei giurista, che ha deciso di affiancarlo in qualità di sua assistente personale. De Santis, impersonato da Toni Servillo come sempre perfetto per tempi recitativi, sua la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile all’82°mostra del cinema di Venezia. Tempi acuiti da pause e soprattutto da espressioni facciali che scandiscono l’incidere di questo presidente noto per essere un centrista di vecchia data. Soprannominato “cemento armato” anche a causa delle sue proverbiali indecisioni. Sarà la figlia, impersonata da Anna Farzetti, capace di donarle l’animo caritatevole necessario per accudire un genitore per il quale si è sacrificata, per affiancarlo professionalmente e umanamente, a desiderare che il padre finalmente prenda almeno qualche decisione di capitale importanza, che in particolar modo proprio lei caldeggia. De Santis dovrà infatti decidere se approvare il disegno di legge riguardante l’eutanasia e se concedere la grazia a due assassini che da molti anni sono reclusi nel carcere di Torino. Scelte non semplici per un fervente cattolico come lui.
Le lunghe riflessioni personali venate da ricordi. Le ultime incombenze da Presidente, le visite ai due reclusi da graziare e i continui incontri privati con il Papa, per domandare cosa ne possa pensare di una decisione delicata come l’approvazione di una legge sul fine vita. Rappresentano la cifra stilistica di una pellicola che come sempre Sorrentino gira con una perfezione tecnica, di sceneggiatura e d’ idee come di rado s’incontrano nel mondo del cinema, ma che non aggiunge molto al suo mondo e alla sua opera. Pellicola che quindi piacerà molto a chi apprezza la recitazione perfetta e prettamente teatrale di Servillo e le elucubrazioni di un intellettuale prestato alla politica.
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luciano sibio
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sabato 21 febbraio 2026
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manca la storia che appassiona
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Il film, come si può ben capire dal titolo stesso è tutto incentrato sul problema dell'accertamento della verità che ci permette di fare le scelte giuste, e chi meglio può rappresentare ciò se non una persona investita delle massime responsabilità, e quindi un presidente della repubblica. Il problema è che come tutti sanno la verità sta lì in agguato ma nessuno la potrà mai prendere. Ovviamente il senso del film a cui ci conduce il regista passo passo sta proprio nel fatto che senza verità assolute la vita ci impone di cercarne delle nostre seppur relative, e in questo sta il coraggio che ognuno di noi deve avere.
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Il film, come si può ben capire dal titolo stesso è tutto incentrato sul problema dell'accertamento della verità che ci permette di fare le scelte giuste, e chi meglio può rappresentare ciò se non una persona investita delle massime responsabilità, e quindi un presidente della repubblica. Il problema è che come tutti sanno la verità sta lì in agguato ma nessuno la potrà mai prendere. Ovviamente il senso del film a cui ci conduce il regista passo passo sta proprio nel fatto che senza verità assolute la vita ci impone di cercarne delle nostre seppur relative, e in questo sta il coraggio che ognuno di noi deve avere.Ora a parte la nobiltà del contenuto, io penso che l'abilità del regista dovrebbe risultare nella sua capacità di trasformare questo messaggio in una storia fruibile e appassionante. Direi che seppur con una indiscussa maestria formale,che non è poca cosa,mi risuta di tutto ciò nel film una certa carenza strutturale, tant'è che credo che verrà per questo poco seguito dal pubblico. Da un film per senteziarne il successo va chiesto molto di più.
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lizzy
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venerdì 20 febbraio 2026
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jep al quirinale (ovvero: siamo alla frutta...)
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Il rischio di ripetersi c'è sempre facendo tante recensioni (ovviamente non solo su questa piattaforma) e specialmente se si parla dello stesso regista (nel caso cinematografico).
Lo ho detto e lo ripeto: per me Sorrentino ha perso la bussola.
Dopo un immenso capolavoro come "La Grande Bellezza" era certo impossibile nell'immediato (ma forse anche molto dopo) replicare le condizioni per ottenere un nuovo successo, ma una debàcle come quella del signor Paolo non me la aspettavo.
E come adoro i primi lavori di Sorrentino (Su tutti "L'Amico Di Famiglia", che avrebbe dovuto ottenere Oscar, David, Leoni e quant'altro.
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Il rischio di ripetersi c'è sempre facendo tante recensioni (ovviamente non solo su questa piattaforma) e specialmente se si parla dello stesso regista (nel caso cinematografico).
Lo ho detto e lo ripeto: per me Sorrentino ha perso la bussola.
Dopo un immenso capolavoro come "La Grande Bellezza" era certo impossibile nell'immediato (ma forse anche molto dopo) replicare le condizioni per ottenere un nuovo successo, ma una debàcle come quella del signor Paolo non me la aspettavo.
E come adoro i primi lavori di Sorrentino (Su tutti "L'Amico Di Famiglia", che avrebbe dovuto ottenere Oscar, David, Leoni e quant'altro...), così detesto i successivi.
Ma concentriamoci su questo (che degli altri già ho detto in passato)....
"Jep al Quirinale" ho intitolato la mia recensione... ebbeh... quello ho visto. Un Gambardella invecchiato e depresso che non riesce a sbucare fuori da quella crosta "cementata" di ordinaria quotidianità in salsa politica.
Sorrentino anche qua prova a esaltare Roma (si vede che la ama...) e certe atmosfere oniriche e a volte nonsense, ma... se questo genere di scene nella Grande Bellezza era la ciliegina sull torta qua invece rende tutto se possibile ancor più melenso e noioso.
Come nel pluripremiato film precedente Mariano/Jep ha le sue cene con l'amica del cuore, Coco/Dadina, come nel precedente vive all'ombra (e schiavo) di un amore perduto (Aurora/Elisa).
In entrambi però lo vediamo gigioneggiare sventolando al mondo una sua finta malcelata umiltà nel tentativo di ottenere consensi unanimi ovunque vada.
Mariano viene da tutti lodato, ma sono lodi non meritate. Il presidente vive roso dalla gelosia per il tradimento della moglie, vive perennemente nella pena della sua dipartita, affida ad altri scelte che dovrebbe prendere lui (come quella dell'alimentazione eb del divieto di fumare) e quando deve agire (vedi incidente del cavallo) non riesce a farlo, limitandosi a lasciare al caso, o alle altrui prese di coscienza (sempre il cavallo), la soluzione del caso.
Solo la "fuga" della figlia forse lo scuote un pochino.
Ma cosa fa lui in effetti? Firma una legge che non sapremo mai se poi sarà promulgata veramente, concede la grazia ad una persona che, a mio immodesto avviso, non l'avrebbe meritata e, contraddicendo la sua filosofia di vita, alla fine si sbottona con la direttrice di Vogue come per volersi lavare la coscienza.
E si, alla fine riesce pure ad ostacolare la carriera del suo "amico d'infanzia" bloccandone l'elezione al Quirinale (dimettendosi in tempo per ottenere il titolo di Senatore a Vita che gli permetterà di avere voce in capitolo nel voto), ma non prima di aver graziato proprio la nipote del De Santis, favorendolo quindi.
Un Mariano bifronte o un semplice Jep in stato confusionale???
Vorrei, ma non posso. Potrei, ma non voglio.
Quante storie.
E intanto il film naufraga fra un improbabilissimo (nemmeno nella pellicola più scrausa delle serie di Pierino!) Papa Nero, che nemmeno un "abracadabra" dei Pitura Freska oggigiorno potrebbe portare effettivamente al soglio pontificio, e un capo di stato estero lasciato impossibilmente in balia di un improvviso scroscio temporalesco. Perfino la scena della lacrima a gravità zero era inutile e patetica.
Servillo, lo sappiamo, è l'attore feticcio di Sorrentino, ma ultimamente più che recitare il ruolo assegnato continua imperterrito a ripetersi ancora e ancora e ancora...
Stesse faccie, stesse espressioni, stessa gestualità, anche stessa parlata...che noia!
Insomma: Youth mi aveva impressionato negativamente, E' stata la mano di Dio e Parthenope hanno peggiorato la mia idea del Paolo "dopo Oscar".
Questo La Grazia ha affossato completamente tutto.
Non ho idea se Sorrentino tornerà ai vecchi fasti e con idee anche se non nuove, ma rimaneggiate quel tanto che basti per farci "sognare" di nuovo sul grande schermo.
Forse solo un ritorno di Geremia De Geremeis magari potrebbe ridestare dal coma profondo un regista che "grande" lo era anche diventato, ma che forse per troppa sicumera dopo i premi ottenuti, o per semplice noia dopo tanti lavori editi, si è perso.
E pure in un bicchier d'acqua.
No, questo film non mi è per nulla piaciuto.
Ma forse questo lo si era capito...
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