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romeo lima
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martedì 18 febbraio 2025
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il mostro ? colui che non vuole vedere
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Un film semplice che scorre lentamente ma che spiega allo spettatore più punti di vista. L'ho trovato incredibilmente bello e importante dal punto di vista psicologico. Molto emotivo e di lunga molto tenero. Una specie di messaggio sociale senza tralasciare l'ingenuità dei giovani attori che è un elemento tenero e sincero. La parte finale è qualcosa di forte e che colpisce al cuore. Con la fine, si può sempre sperare in un inizio....francamente non mi aspettavo fosse così bello e intenso. Spettacolare e che lascia un segno con commozione e felicità. Il regista ha usato un suo metodo per spiegare quanto si nasconde dentro di noi.
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gabriella
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martedì 24 settembre 2024
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il coraggio di affrontare i propri sentimenti
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Il film di Kore'eda è un caleidoscopio di immagini, di emozioni multiformi e variegate, di pensieri puri e deformati, è lo specchio in cui si riflette ciò che siamo o vogliamo diventare, e dove invece le convenzioni sociali vorrebbero rinchiuderci. Minato è un undicenne di quinta elementare, il cui insolito comportamento insospettisce la madre Saori , alla quale il figlio rivela di essere stato oggetto di vessazioni da parte del maestro Hori. L’ incontro con il corpo docente si rivela una serie prolungata di scuse a una madre attonita e in rivolta, ma ben presto le versioni si sovrappongono, emergono punti di vista diversi, da una parte la scuola che cerca di salvare l’immagine senza esaminare , o cercare confronti, dall’altra genitori apprensivi che a loro volta giudicano senza indagare.
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Il film di Kore'eda è un caleidoscopio di immagini, di emozioni multiformi e variegate, di pensieri puri e deformati, è lo specchio in cui si riflette ciò che siamo o vogliamo diventare, e dove invece le convenzioni sociali vorrebbero rinchiuderci. Minato è un undicenne di quinta elementare, il cui insolito comportamento insospettisce la madre Saori , alla quale il figlio rivela di essere stato oggetto di vessazioni da parte del maestro Hori. L’ incontro con il corpo docente si rivela una serie prolungata di scuse a una madre attonita e in rivolta, ma ben presto le versioni si sovrappongono, emergono punti di vista diversi, da una parte la scuola che cerca di salvare l’immagine senza esaminare , o cercare confronti, dall’altra genitori apprensivi che a loro volta giudicano senza indagare. Si evidenzia una società, in questo caso quella giapponese, miope , bugiarda e soffocante, noncurante delle esigenze del singolo individuo, ma tesa a inglobare sentimenti e in uno spazio preciso e definito, deformando così la libertà che è propria di ogni essere umano . Questa la prima parte, molto articolata, a tratti complessa, si illumina nella seconda, dall’amicizia tra Minato e Yori, dal loro percorso di crescita e maturazione, un rapporto deriso dai compagni, proprio perché non rispetta le regole, diventa alieno ed esposto al giudizio, ( come non pensare a Leon e Remièdi Close?)Allora bisogna trovare una via d’uscita, una zona franca dove trovare il proprio respiro, e la trovano, nel vagone dismesso di un treno, che per raggiungerlo bisogna attraversare una foresta piena di sterpi e fango, un luogo sospeso, dove può accadere di tutto, dove si può liberare l’immaginazione fino a farla esplodere, un luogo dell’anima, che lacera i confini del muro del pregiudizio , il vero mostro ( Il titolo originale infatti è The monster), trovare riparo dalle pressioni del mondo degli adulti, che si aspettano sempre qualcosa, tranne l’accettazione di essere quello che si è. Non esistono sentimenti sbagliati, ma semplicemente sentimenti, e che la purezza non è nient’altro che la ricerca della felicità, anche se la furia della tempesta fa franare il terreno, perché ci si può ritrovare ed abbracciarsi dopo aver percorso un tunnel buio e umido, uscire dall’utero materno verso la luce che ci attende fuori, con la gioia di non essere cambiati, ma gli stessi di prima.
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ralphscott
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domenica 8 settembre 2024
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la felicità deve esser per tutti, sennò è una sciocchezza (cit.).
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Sceneggiatura a ritroso, l'incendio come doppio punto di partenza. L'insondabile mondo di Minato si può intuire, ma non comprendere. Ci provano, genitori, insegnanti e preside, ma non hanno più il codice per decrittarlo. Manca loro l'innocenza dei fanciulli, appunto, annegata dalla torrenziale pioggia dell'ipocrisia adulta, tesa alla conservazione del sottile equilibrio di compromessi di cui la serenità sociale si nutre. Parabola raccontata con tocco lieve, immagini evocative di un'arcadia lontana dai limiti della società binaria: il vagone dei due bambini é oltre, fermo in una stazione irraggiungibile.
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no_data
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domenica 8 settembre 2024
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chi è il mostro?
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La mano del cinema giapponese è sempre stata molto felice nel descrivere i turbamenti dei piccoli uomini, sia che si tratti di “anime” che di cinema per “grandi”, da Ozu ad Akira Kurosawa, fino a Takeshi Kitano : l’ottimo Kore'da aveva già messo in scena i piccoli ed il loro rapporto con la famiglia, in maniera drammaticamente doppia, in "Un Affare di Famiglia", dove sotto l’occhio del regista c’erano l’indifferenza della famiglia originaria dei due ragazzini e la ben diversa accoglienza di quella “malavitosa” che li sottrae alla prima : qui i due giovanissimi alunni delle elementari che si trovano ad essere lontani e sostanzialmente incompresi dal mondo degli adulti, nonostante i loro affannosi e goffi tentativi - ma anche dalla chiassosa e crudele normalità dei loro coetanei- si prendono progressivamente il centro della delicata e raffinata affabulazione visiva, in cui il gioco delle rifrazioni temporali e dei cambi di punto di vista serve ad alimentare una narrazione abilissima, che svela i suoi nodi essenziali a poco a poco, cambiando le carte in tavola completamente riguardo la storia e il ruolo dei personaggi, tanto quello degli adulti come quello dei bambini stessi.
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La mano del cinema giapponese è sempre stata molto felice nel descrivere i turbamenti dei piccoli uomini, sia che si tratti di “anime” che di cinema per “grandi”, da Ozu ad Akira Kurosawa, fino a Takeshi Kitano : l’ottimo Kore'da aveva già messo in scena i piccoli ed il loro rapporto con la famiglia, in maniera drammaticamente doppia, in "Un Affare di Famiglia", dove sotto l’occhio del regista c’erano l’indifferenza della famiglia originaria dei due ragazzini e la ben diversa accoglienza di quella “malavitosa” che li sottrae alla prima : qui i due giovanissimi alunni delle elementari che si trovano ad essere lontani e sostanzialmente incompresi dal mondo degli adulti, nonostante i loro affannosi e goffi tentativi - ma anche dalla chiassosa e crudele normalità dei loro coetanei- si prendono progressivamente il centro della delicata e raffinata affabulazione visiva, in cui il gioco delle rifrazioni temporali e dei cambi di punto di vista serve ad alimentare una narrazione abilissima, che svela i suoi nodi essenziali a poco a poco, cambiando le carte in tavola completamente riguardo la storia e il ruolo dei personaggi, tanto quello degli adulti come quello dei bambini stessi. La mano di Kore’da segue amorevolmente i personaggi, alternando false soggettive, riprese dall’alto, improvvisi totali del paesaggio naturale ai cui bordi si trova la città in cui è ambientata la vicenda, mentre gli sguardi e le azioni vengono sottolineate dalle ultime note scritte in vita da Ryuichi Sakamoto . Come spesso capita negli ultimi decenni, la profondità dello sguardo e dell’indagine emotiva del cinema orientale mette in imbarazzo, al confronto, la pochezza nella poetica e nell’esplorazione dei sentimenti di gran parte del cinema occidentale, specialmente di quello italiano, che forse si vendica di ciò col solito titolo inappropriato, abbandonando il ben più azzeccato "Monster", titolo internazionale (vedere il film per capire).
Chi è il mostro?
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no_data
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domenica 8 settembre 2024
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chi è il mostro?
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La mano del cinema giapponese è sempre stata molto felice nel descrivere i turbamenti dei piccoli uomini, sia che si tratti di anime che di cinema tout court, da Kurosawa a Takeshi Kitano. Il grande Kore'da aveva già messo in scena i piccoli sullo sfondo di "Un Affare di Famiglia", ma qui due giovanissimi alunni delle elementari che si trovano ad essere lontani e incompresi dal mondo degli adulti - ma anche dalla chiassosa e crudele normalità dei loro coetanei- si prendono progressivamente il centro della delicata e raffinata affabulazione visiva, in cui il gioco delle rifrazioni temporali e dei cambi di punto di vista serve ad alimentare una narrazione abilissima, che svela i suoi nodi essenziali a poco a poco, cambiando le carte in tavola completamente riguardo la storia e il ruolo dei personaggi, specialmente quello degli adulti.
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La mano del cinema giapponese è sempre stata molto felice nel descrivere i turbamenti dei piccoli uomini, sia che si tratti di anime che di cinema tout court, da Kurosawa a Takeshi Kitano. Il grande Kore'da aveva già messo in scena i piccoli sullo sfondo di "Un Affare di Famiglia", ma qui due giovanissimi alunni delle elementari che si trovano ad essere lontani e incompresi dal mondo degli adulti - ma anche dalla chiassosa e crudele normalità dei loro coetanei- si prendono progressivamente il centro della delicata e raffinata affabulazione visiva, in cui il gioco delle rifrazioni temporali e dei cambi di punto di vista serve ad alimentare una narrazione abilissima, che svela i suoi nodi essenziali a poco a poco, cambiando le carte in tavola completamente riguardo la storia e il ruolo dei personaggi, specialmente quello degli adulti. Come spesso capita negli ultimi decenni, la profondità dello sguardo del cinema orientale mette in imbarazzo la pochezza poetica e dei sentimenti di gran parte cinema occidentale, specialmente di quello italiano, che forse si vendica di ciò col solito titolo inappropriato, abbandonando il ben più azzeccato "Monster", titolo internazionale (vedere il film per capire)
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cardclau
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venerdì 6 settembre 2024
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un coacervo di agiti sense pensiero
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Nel film L’innocenza il regista giapponese Kore'eda Hirokazu abbandona le tematiche fondamentalmente positive, basate sulla creatività dei sentimenti d’amore, dei suoi ultimi film, per rivolgere lo sguardo verso il ruolo drammatico di un adolescente (Minato) in crescita, senza padre (ma con una madre sufficiente buona) accusato di bullismo (nei riguardi di Yori) a scuola quando bullo non è, ma deve tener conto della appartenenza con gli altri compagni. Nel contempo vediamo il maestro Hori accusato (bugia) da Minato di maltrattamenti, al limite del sadismo. Nel contempo vediamo il gruppo docenti della scuola capitanati dalla preside, con un grosso scheletro nell’armadio, che sono solo capaci a inchinarsi e a chiedere umilmente scusa, senza cercare di comprendere la verità, ma tutti intenti a difendere il buon nome della Scuola.
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Nel film L’innocenza il regista giapponese Kore'eda Hirokazu abbandona le tematiche fondamentalmente positive, basate sulla creatività dei sentimenti d’amore, dei suoi ultimi film, per rivolgere lo sguardo verso il ruolo drammatico di un adolescente (Minato) in crescita, senza padre (ma con una madre sufficiente buona) accusato di bullismo (nei riguardi di Yori) a scuola quando bullo non è, ma deve tener conto della appartenenza con gli altri compagni. Nel contempo vediamo il maestro Hori accusato (bugia) da Minato di maltrattamenti, al limite del sadismo. Nel contempo vediamo il gruppo docenti della scuola capitanati dalla preside, con un grosso scheletro nell’armadio, che sono solo capaci a inchinarsi e a chiedere umilmente scusa, senza cercare di comprendere la verità, ma tutti intenti a difendere il buon nome della Scuola. Nel contempo vediamo il padre di Yori che padre non è, ma un psicopatico che brutalizza il figlio. Nel contempo vediamo Hori, che è stato sbattuto fuori dalla scuola, al limite del suicidio. Nel contempo vediamo dei bei momenti di amicizia tra due ragazzini “sani”, Minato e Yori. E infine la preside insegnando a suonare il trombone a Minato, gli dice che quando una cosa lo disturba, di soffiarla via (come ha fatto lei). Invece di cercare di capire, per non farlo diventare un agito. Solo i francesi sono capaci di fare una eccellente pietanza con una miriade di ingredienti, gli altri devono accontentarsi di un tessuto più semplice, anche il maestro Kore'eda Hirokazu.
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ergo
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venerdì 6 settembre 2024
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delicato, ma molto distante
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Di sicuro mi è piaciuto molto, nonostante in alcuni punti sia un po' prolisso ed il gioco delle parti/punti di vista (x3) alla lunga finisce per spiegare troppo e non lasciare margini di dubbio. Un'esperienza di formazione a de-formazione delle pressioni sociali che cominciano dalla tenera età, e finiscono per contaminare le emozioni più genuine, in attesa di una rinascita. Amaro e scostante, ma con un sincero slancio vitale nella conclusione.
Non c'entra nulla Miyazaki, tranne la sequenza bucolica finale o il legame d'amicizia esclusiva nel luogo "segreto" (v. carrozza abbandonata).
Resta comunque un film giapponese al 900% nel suo setting socio-culturale e nel tipo di sensibilità esposta, con tutti i tipici nippo-rituali di deferenza, decoro, mestizia, congregazionalismo, autocensura e autorepressione dei personaggi, distante anni luce da quella che è la rissosa sensibilità occidentale verso certi episodi - dalle nostre parti di fronte a delle (presunte) percosse di un maestro in ambiente scolastico, sarebbe scattata la Digos in aula, i genitori si sarebbero recati in classe armati di kalashnikov, ed il vicepreside sarebbe finito da Bruno Vespa tra le polemiche.
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Di sicuro mi è piaciuto molto, nonostante in alcuni punti sia un po' prolisso ed il gioco delle parti/punti di vista (x3) alla lunga finisce per spiegare troppo e non lasciare margini di dubbio. Un'esperienza di formazione a de-formazione delle pressioni sociali che cominciano dalla tenera età, e finiscono per contaminare le emozioni più genuine, in attesa di una rinascita. Amaro e scostante, ma con un sincero slancio vitale nella conclusione.
Non c'entra nulla Miyazaki, tranne la sequenza bucolica finale o il legame d'amicizia esclusiva nel luogo "segreto" (v. carrozza abbandonata).
Resta comunque un film giapponese al 900% nel suo setting socio-culturale e nel tipo di sensibilità esposta, con tutti i tipici nippo-rituali di deferenza, decoro, mestizia, congregazionalismo, autocensura e autorepressione dei personaggi, distante anni luce da quella che è la rissosa sensibilità occidentale verso certi episodi - dalle nostre parti di fronte a delle (presunte) percosse di un maestro in ambiente scolastico, sarebbe scattata la Digos in aula, i genitori si sarebbero recati in classe armati di kalashnikov, ed il vicepreside sarebbe finito da Bruno Vespa tra le polemiche. Troppa educazione non educa.
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4ngus88
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mercoledì 4 settembre 2024
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struggente e profondo
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La storia di per sé merita un elogio. Il racconto della formazione della personalità relazionale dei due giovanissimi protagonisti è delicato e profondo. La scelta, intelligente e appropriata, di articolare il racconto da vari punti di vista rende ancora più apprezzabile la complessità del reale. Un film prezioso e da guardare assolutamente
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athos
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martedì 3 settembre 2024
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un film che crea ricordi
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Il film è inizialmente macchinoso poi una volta sciolto i legami della narrazione riempie il cuore rispolverando ricordi sopiti. Imcredibile il modo di scusarsi dei porfessori giapponesi.
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alex.diego
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venerdì 30 agosto 2024
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un film da vedere
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Il film è molto bello e simpatetico.è davvero difficile non amarlo. I Bambini protagonisti sono incanteveoli e il ritratto della società giapponese è fin troppo vivido. Un paese rimasto ancora all'Ottocento. Dei difetti però sono a mio avviso evidenti e riguardano la parte narrativa troppo smagliata come una tela da cui si separano dei fili.. Perché usare in modo così pesante un meccanismo così scontato come la Suspence, per cui il senso della vicenda si chiarisce nella parte della conclusion e dover quindi ripetere due volte il racconto degli stessi fatti. Lo spettatore suropeo può provarre empatia nsche per personaggi negativi, ma che hanno comunque il loro perché e non è legato necessariamnete a una visione troppo schematica che spacchi il capello tra bene e male, giusto e sbagliato Il regista in particolare ha voluto riprodurre il meccanicismo della tragedia di Sofocle con il cupo fatalismo, e non quellp limpido intellettualmente di Euripide che con i prologhi informativi che portano al centro dei contrasti tragici all'inizio.
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Il film è molto bello e simpatetico.è davvero difficile non amarlo. I Bambini protagonisti sono incanteveoli e il ritratto della società giapponese è fin troppo vivido. Un paese rimasto ancora all'Ottocento. Dei difetti però sono a mio avviso evidenti e riguardano la parte narrativa troppo smagliata come una tela da cui si separano dei fili.. Perché usare in modo così pesante un meccanismo così scontato come la Suspence, per cui il senso della vicenda si chiarisce nella parte della conclusion e dover quindi ripetere due volte il racconto degli stessi fatti. Lo spettatore suropeo può provarre empatia nsche per personaggi negativi, ma che hanno comunque il loro perché e non è legato necessariamnete a una visione troppo schematica che spacchi il capello tra bene e male, giusto e sbagliato Il regista in particolare ha voluto riprodurre il meccanicismo della tragedia di Sofocle con il cupo fatalismo, e non quellp limpido intellettualmente di Euripide che con i prologhi informativi che portano al centro dei contrasti tragici all'inizio. al di là di questi difetti è comunque meglio soffermarsi sui pregi. Bellissimo soprattutto il finale che si chiude sul concetto di metamorfosi, il vero cambiamento è restare quello che si è davvero per sempre.... Mi sembra che questo riguardi l'arte del regista destinata a perfezionarsi sempre più e scoprire la sua vera natura per tentativi superando i limiti e le ristrettezze dei tentativi precedenti
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