Emma è brava, anzi bravissima, a fare il suo lavoro di counseling. Riesce a dare il consiglio giusto a tutti i suoi clienti / pazienti senza mai mettersi su un piedistallo di superiorità, pur mantenendo il suo ruolo. Ruolo che però, ad un certo punto, si inverte con quello del Cliente / paziente più disperato, quello a maggior rischio di non farcela. È lui infatti che aiuta Emma a guardare in faccia al suo immenso dolore che fino a quel momento ha "anestetizzato " con la corsa pressoché continua su tapis roulant ed il lavoro che le consente di concentrarsi sugli altri e di dimenticare se stessa. Lei corre sempre, ma, contemporaneamente, resta sempre dov'è.
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Emma è brava, anzi bravissima, a fare il suo lavoro di counseling. Riesce a dare il consiglio giusto a tutti i suoi clienti / pazienti senza mai mettersi su un piedistallo di superiorità, pur mantenendo il suo ruolo. Ruolo che però, ad un certo punto, si inverte con quello del Cliente / paziente più disperato, quello a maggior rischio di non farcela. È lui infatti che aiuta Emma a guardare in faccia al suo immenso dolore che fino a quel momento ha "anestetizzato " con la corsa pressoché continua su tapis roulant ed il lavoro che le consente di concentrarsi sugli altri e di dimenticare se stessa. Lei corre sempre, ma, contemporaneamente, resta sempre dov'è. La macchina simboleggia il blocco interiore di cui soffre. E non vive in realtà: non esce mai, non mangia ( solo spremute di un non ben identificato frutto ) e coltiva una relazione fisica solo per assicurarsi la sua dose giusta di dopamina. Relazione che peraltro non viene mostrata: il viso dell'uomo con cui la intrattiene si vede solo attraverso lo schermo del cellulare ed anche il suo non appare durante il loro incontro. Produce quindi per se una vita artefatta ed asettica, come la stanza in cui tutto si svolge. Ed anche disumanizzante. Ma, mentre corre e lavora, il suo sguardo cade sempre sul parco sotto casa, come a voler dire che quello sarà il suo destino e che per raggiungere il quale dovrà entrare in contatto con il suo passato e con il trauma subito. Dovrà cioè "soffrire ", sentire il suo dolore. E si instaura così una specie di danza fra la liberazione dalla sua prigione fisica e psicologica ed il miglioramento delle condizioni dei suoi clienti che trovano un adattamento ed una soluzione, anche tragica, ai loro disagi personali. Originale anche il fatto che Emma svolge il suo lavoro non in modo del tutto libero. La sua non è libera professione, ma deve dare conto del suo operato ad un'organizzazione che ne misura costantemente il rendimento. È da sola a svolgerlo, ma non completamente. Dipende sempre da un suo superiore che però è anche un po' suo mentore e referente. Come un'agente di vendita a cui vengono fissati degli obiettivi che deve raggiungere per poter continuare a guadagnare ed a lavorare. Il film affronta quindi più di un tema, fra cui quello della violenza domestica sulle donne, della solidarietà fra le stesse e di quella familiare ( è sempre un donna che avvia il processo di guarigione di Emma, la sorella minore, ed è per lei che Emma troverà il coraggio di affrontare il padre ) e non a caso sarà un padre che ha perso la figlia disperato per quella che ritiene una sua colpa, a creare per lei uno spazio dove raccontarsi ed aiutare se stessa.
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