I soliti zombies ma in salsa agrodolce. Un fritto misto coreano-americano di sequenze di azione adrenalinica, la parte migliore del film, sentimentalismo e retorica a buon mercato, con l’eroe roso dai sensi di colpa che cerca il riscatto nel sacrificio, condito con discreti effetti speciali che lo rendono simile ad un videogioco.Insomma, gli stessi ingredienti di Train to Busan dello stesso regista, però il risultato questa volta è più vicino a World War Z, sebbene il campo d’azione si riduca dal mondo intero alla penisola coreana messa in quarantena da quattro anni. Qualche personaggio grottesco ed il senso dell’ironia del regista compensano in parte l’insopportabile enfasi con la quale si sottolinea nelle sequenze finali l’eroicità dei protagonisti che si contendono generosamente il ruolo di martire.
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I soliti zombies ma in salsa agrodolce. Un fritto misto coreano-americano di sequenze di azione adrenalinica, la parte migliore del film, sentimentalismo e retorica a buon mercato, con l’eroe roso dai sensi di colpa che cerca il riscatto nel sacrificio, condito con discreti effetti speciali che lo rendono simile ad un videogioco.Insomma, gli stessi ingredienti di Train to Busan dello stesso regista, però il risultato questa volta è più vicino a World War Z, sebbene il campo d’azione si riduca dal mondo intero alla penisola coreana messa in quarantena da quattro anni. Qualche personaggio grottesco ed il senso dell’ironia del regista compensano in parte l’insopportabile enfasi con la quale si sottolinea nelle sequenze finali l’eroicità dei protagonisti che si contendono generosamente il ruolo di martire.
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