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andrea s.
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venerdì 18 dicembre 2020
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buona serie, ma un epilogo che non regge
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Fino alla penultima puntata la serie è incalzante: ambientazione e scenografia curatissime, cast da applausi e sceneggiatura che, grazie al ritmo alto frutto di un mix equilibrato di stili, tiene incollati giocando sul sottile confine tra verità (fatti aderenti alla realtà storica e realmente accaduti) e verosimiglianza (fatti mai accaduti, ma non distanti da ciò che realmente è accaduto). Ecco, questo confine, nell'ultima puntata, viene superato raggiungendo un acme grottesco.
Senza spoilerare alcunché ci sono due colpi di scena, uno centrale e uno finale.
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Fino alla penultima puntata la serie è incalzante: ambientazione e scenografia curatissime, cast da applausi e sceneggiatura che, grazie al ritmo alto frutto di un mix equilibrato di stili, tiene incollati giocando sul sottile confine tra verità (fatti aderenti alla realtà storica e realmente accaduti) e verosimiglianza (fatti mai accaduti, ma non distanti da ciò che realmente è accaduto). Ecco, questo confine, nell'ultima puntata, viene superato raggiungendo un acme grottesco.
Senza spoilerare alcunché ci sono due colpi di scena, uno centrale e uno finale.
Quello centrale è talmente forzato, inverosimile e "pirandelliano" che, anziché stupire, sconcerta per la sua ingenuità e per il torto di distruggere tutta la carica ascendente, emotiva e sentimentale del protagonista (lo stesso Al Pacino, giganteggiante fino a poco prima, sembra non esserne convinto nel recitarlo).
La scena finale, poi, è al di là dell'inverosimile, si entra nel campo dell' assurdo sfociando quasi nel fantasy.
Per concludere: giudizio eccellente fino alla penultima puntata, mediocre con l'ultima.
Se ci sarà una seconda stagione probabilmente la vedremo comunque, ma resta l'amaro in bocca, non di una presa in giro, ma di un dispetto. Come un bambino che costruisce un bellissimo castello di sabbia e che alla fine distrugge senza dare il tempo ai genitori di fotografarlo, così, per la gioia di essere indisponente.
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wolvie
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domenica 10 maggio 2020
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cacciatori sempre
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New York 1977. Jonah è un adolescente ebreo, con un dono, riesce a compiere deduzioni incredibili e decrittare qualsiasi tipo di codice. La tragedia piomba nella sua vita con l omicidio di sua nonna (sopravissuta ai campi di concentramento), avvenuto davanti ai suoi occhi. Il ricco ebreo Mayer Offerman ( un gigionissimo Al Pacino) introdurrà Jonah alla " caccia ". Offerman ha creato una eterogenea squadra di cacciatori di nazisti, ma il suo scopo non è tanto assicurarli alla giustizia, ma ucciderli. Dovranno arrestare una tremenda cospirazione neonazista che vuole costruire un Quarto Reich in America. Serie interessante questa, che mette in campo diverse tonalità espressive, che non sempre, riescono ad essere amalgamate alla perfezione.
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New York 1977. Jonah è un adolescente ebreo, con un dono, riesce a compiere deduzioni incredibili e decrittare qualsiasi tipo di codice. La tragedia piomba nella sua vita con l omicidio di sua nonna (sopravissuta ai campi di concentramento), avvenuto davanti ai suoi occhi. Il ricco ebreo Mayer Offerman ( un gigionissimo Al Pacino) introdurrà Jonah alla " caccia ". Offerman ha creato una eterogenea squadra di cacciatori di nazisti, ma il suo scopo non è tanto assicurarli alla giustizia, ma ucciderli. Dovranno arrestare una tremenda cospirazione neonazista che vuole costruire un Quarto Reich in America. Serie interessante questa, che mette in campo diverse tonalità espressive, che non sempre, riescono ad essere amalgamate alla perfezione. Infatti, assistiamo a: flashback (la parte migliore del racconto), nei campi di concentramento con protagonisti un giovane Offerman e l amore per la giovane nonna di Jonah, icona di resistenza ad Auschwitz e anche successivamente all' interno del gruppo dei cacciatori; alla rappresentazione dei sensi di colpa che attanagliano i diversi componenti del gruppo; al bellissimo rapporto fra i due coniugi, ora cacciatori, anch' essi sopravvissuti nei campi; inserti più o meno grotteschi in forma di quiz o show televisivi anni '70 e scene d azione dove primeggiano gli esperti cacciatori, l asiatico Joe Torrance e suor Harriet o i vari killer nazisti (Dylan Baker si mangia lo schermo con la sua performance demoniaca). La scena cult è quella del confronto con il realmente esistito cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal, che ammonisce Offerman sui metodi utilizzati dalla sua banda, non assicurare criminali alla giustizia, ma assassinarli, significa, trasformarsi e divenire simili a loro. Il finale di serie, sconvolgente, ma anche piuttosto telefonato, richiama due film correlati in un certo senso a questa serie : " L' Avvocato del Diavolo" di Taylor Hackford, sempre interpretato da Pacino ed " I Ragazzi Venuti dal Brasile" di F.J. Schaeffer. Nulla di originale, ma un prodotto godibile che offre un delta di possibilità, in parte ancora inesplorate.
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jimmy white iii
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sabato 9 maggio 2020
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una vera delusione
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La serie parte bene, mettendo in campo elementi che fanno ben presagire. Poi però si mostra incerta su quale strada intraprendere: satira, dramma, jewsploitation, pulp tarantiniano. E non sapendo scegliere le intraprende tutte lasciando confuso lo spettatore. I buchi di sceneggiatura sono evidenti. Dalla settima puntata in poi la confusione regna sovrana, per esempio...
++++ SPOILER ++++
...dopo l'esplosione in metropolitana della notte l'indomani (presumibilmente!) si celebra il funerale come se nulla fosse. E poi non si capisce come prendere la minaccia del patonegeno nello sciroppo di mais che agisce dopo 6 mesi dall'ingestione! Satira? Perché i nazisti dovrebbero voler sterminare mezza popolazione americana? O soltanto i poveri che lo compreranno? A che pro? Come se nei supermercati ci andassero solo i poveri! Sembra più un riempitivo.
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La serie parte bene, mettendo in campo elementi che fanno ben presagire. Poi però si mostra incerta su quale strada intraprendere: satira, dramma, jewsploitation, pulp tarantiniano. E non sapendo scegliere le intraprende tutte lasciando confuso lo spettatore. I buchi di sceneggiatura sono evidenti. Dalla settima puntata in poi la confusione regna sovrana, per esempio...
++++ SPOILER ++++
...dopo l'esplosione in metropolitana della notte l'indomani (presumibilmente!) si celebra il funerale come se nulla fosse. E poi non si capisce come prendere la minaccia del patonegeno nello sciroppo di mais che agisce dopo 6 mesi dall'ingestione! Satira? Perché i nazisti dovrebbero voler sterminare mezza popolazione americana? O soltanto i poveri che lo compreranno? A che pro? Come se nei supermercati ci andassero solo i poveri! Sembra più un riempitivo... Passare dalle docce dei campi di concentramento alle docce di Miami lascia di stucco: non si riesce a ridere né a piangere!
Per non parlare del pirandelliano colpo di scena finale, davvero un coniglio dal cilindro degno di una serie di...serie C!
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gianni95
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giovedì 2 aprile 2020
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hunters una bella serie ma.....
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Hunters inizia alla grande con una regia bellissima che fa ricordare in certi versi Quentin Tarantino , l'atmosfera e la trama va un pò sfinendo nel passare degli episodi per poi riprendersi alla fine con dei colpi di scena. Un grandissimo Al Pacino e un bravissimo Logan Lerman che avevo apprezzato molto nel film Fury con Brad Pitt
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