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decatur555
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domenica 25 gennaio 2026
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anche il silenzio pesa nello spazio
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The Midnight Sky ? un film quieto, riflessivo e malinconico, che non cerca l?impatto immediato ma una sensazione che si deposita lentamente. Non ? una fantascienza fatta di grandi colpi di scena o di spettacolo continuo, ma un racconto pi? intimo, quasi crepuscolare, sulla solitudine, il senso di colpa e il bisogno di connessione quando tutto sembra perduto.
George Clooney ? molto bravo, come quasi sempre. Il suo personaggio trasmette stanchezza, fragilit? e una sorta di rassegnazione serena che si adatta perfettamente al tono del film. Non ci sono eccessi n? drammatizzazioni forzate, e questo ? un punto a favore. Il film fa grande affidamento sulla sua presenza e sulla sua capacit? di sostenere il peso emotivo della storia, e in larga parte ci riesce.
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The Midnight Sky ? un film quieto, riflessivo e malinconico, che non cerca l?impatto immediato ma una sensazione che si deposita lentamente. Non ? una fantascienza fatta di grandi colpi di scena o di spettacolo continuo, ma un racconto pi? intimo, quasi crepuscolare, sulla solitudine, il senso di colpa e il bisogno di connessione quando tutto sembra perduto.
George Clooney ? molto bravo, come quasi sempre. Il suo personaggio trasmette stanchezza, fragilit? e una sorta di rassegnazione serena che si adatta perfettamente al tono del film. Non ci sono eccessi n? drammatizzazioni forzate, e questo ? un punto a favore. Il film fa grande affidamento sulla sua presenza e sulla sua capacit? di sostenere il peso emotivo della storia, e in larga parte ci riesce.
Dal punto di vista visivo, ? un film molto curato. Il contrasto tra i paesaggi ghiacciati e lo spazio funziona bene e rafforza la costante sensazione di isolamento. Ci sono immagini davvero potenti, anche se a tratti sembra che il film vi si affidi troppo per compensare una narrazione che perde compattezza nella parte centrale.
Il problema principale sta nell?equilibrio tra le due linee narrative. L?idea ? interessante, ma non sempre riescono a fondersi con la forza necessaria. Ci sono momenti in cui il film procede con decisione e altri in cui sembra fluttuare, come se non riuscisse a scegliere tra il dramma intimo, la riflessione ecologica o il racconto di sopravvivenza spaziale.
Nonostante questo, The Midnight Sky lascia il segno. Ha un tono onesto, una sensibilit? chiara e un finale che colpisce emotivamente, anche se il percorso per arrivarci non ? del tutto solido.
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mauro girella
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mercoledì 9 luglio 2025
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lento come un''era geologica
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Buona la regia, le inquadrature le luci ed anche alcuni effetti speciali. Ma il film? Certo un film non può reggersi solo su quelle!
Il difetto principale è la lentezza, scenee che durano quanto il quaternario senza motivo. Ma altrettanto grave l'invenzione di alcune situazioni come la lastra di ghiaccio che si rompe all'improvviso in piena notte, quando la temperatura è più bassa, seguita dalla nuotata nelle acque gelide di Clooney che ne esce fuori come da una piscina in Florida.Il team di scienziati-astronauti potrebbe essere un gruppo di amici assicuratori o agenti immobiliari che si vedono al pub: non hanno nulla di scientifico nè di astronautico.
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Buona la regia, le inquadrature le luci ed anche alcuni effetti speciali. Ma il film? Certo un film non può reggersi solo su quelle!
Il difetto principale è la lentezza, scenee che durano quanto il quaternario senza motivo. Ma altrettanto grave l'invenzione di alcune situazioni come la lastra di ghiaccio che si rompe all'improvviso in piena notte, quando la temperatura è più bassa, seguita dalla nuotata nelle acque gelide di Clooney che ne esce fuori come da una piscina in Florida.Il team di scienziati-astronauti potrebbe essere un gruppo di amici assicuratori o agenti immobiliari che si vedono al pub: non hanno nulla di scientifico nè di astronautico. Infine la jella è onnipresente. La Terra è diventata invivibile (una parte della popolazione sopravviverà solo in rifugi sotterranei), Clooney è un malato terminale. Sua moglie è morta prematuramente. Un'astronauta muore per un incidente. Altri due astronauti decidono di atterrare comunque sul pianeta inquinato si sa che moriranno soltanto respinandone l'atmosfera.Dei due superstiti nell'astronave la donna è incinta. Cos'altro potrebbe andar male? Nulla. Comunque un film di ben 2h:11' potrebbe raccontarci la stessa storia in 1h.10' liberandoci prima dall'incubo
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alessandro de felice
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martedì 27 luglio 2021
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ne andasse bene una…
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Tratto da un libro..che mi guarderò bene dal leggere a questo punto...un film dove tutto quello che può andare male..tranquilli lo andrà!
la Terra viene distrutta da noi stessi, il perché non importa; Clooney ti dicono già all inizio che dovrà , comunque, morire; la ragazzina ( la migliore del film pur dicendo una sola frase) è solo un fantasma di Clooney; nei flashback drammi su drammi per Clooney; nello spazio l astronave di ritorno sulla Terra perde un membro per un uscita spaziale e due membri perché decidono di rientrare sulla Terra pur sapendo di morire; nell ultimo colloquio tra Clooney e la Jones si scopre pure che lei è la di lui figlia!!!.
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Tratto da un libro..che mi guarderò bene dal leggere a questo punto...un film dove tutto quello che può andare male..tranquilli lo andrà!
la Terra viene distrutta da noi stessi, il perché non importa; Clooney ti dicono già all inizio che dovrà , comunque, morire; la ragazzina ( la migliore del film pur dicendo una sola frase) è solo un fantasma di Clooney; nei flashback drammi su drammi per Clooney; nello spazio l astronave di ritorno sulla Terra perde un membro per un uscita spaziale e due membri perché decidono di rientrare sulla Terra pur sapendo di morire; nell ultimo colloquio tra Clooney e la Jones si scopre pure che lei è la di lui figlia!!!..alla fine novelli Adamo ed Eva i superstiti riprendono la via delle stelle.
Come film portarogne non ha eguali o quasi..tanto che alla fine ti ci addormenti quasi sopra perché non se ne può più di ielle consequenziali.
visto e ...presto dimenticato.
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felicity
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venerdì 28 maggio 2021
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sci-fi apocalittico sul tema della famiglia
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In The Midnight Sky l’apocalisse è già avvenuta e a noi non resta che raccogliere le tracce di un mondo spento, senza più colori.
Certo la tecnologia funziona ancora, anzi è l’unica che ancora può dare una possibilità di futuro a quel che resta del mondo.
In fondo The Midnight Sky racconta di due lockdown che cercano di parlarsi e di sopravvivere a loro stessi. Sia Augustine sia l’equipaggio di Aether vivono dentro un set, nella confort zone di uno spazio chiuso iper-tecnologizzato, auto-sufficiente. Non a caso quando sono costretti a uscire, a muoversi, cominciano i guai, gli incidenti, le minacce atmosferiche.
The Midnight Sky è un film “piccolo” e a suo modo umile anche quando gioca la carta dello spettacolo.
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In The Midnight Sky l’apocalisse è già avvenuta e a noi non resta che raccogliere le tracce di un mondo spento, senza più colori.
Certo la tecnologia funziona ancora, anzi è l’unica che ancora può dare una possibilità di futuro a quel che resta del mondo.
In fondo The Midnight Sky racconta di due lockdown che cercano di parlarsi e di sopravvivere a loro stessi. Sia Augustine sia l’equipaggio di Aether vivono dentro un set, nella confort zone di uno spazio chiuso iper-tecnologizzato, auto-sufficiente. Non a caso quando sono costretti a uscire, a muoversi, cominciano i guai, gli incidenti, le minacce atmosferiche.
The Midnight Sky è un film “piccolo” e a suo modo umile anche quando gioca la carta dello spettacolo.
Clooney si inserisce nel solco tracciato dai due grandi classici della fantascienza filosofico-catastrofista sfornati a Hollywood negli ultimi dieci anni.
Del Gravity di Alfonso Cuaròn cita apertamente la sequenza dei meteoriti e la riflessione sul rapporto genitore-figlia. Mentre la struttura narrativa e la celebrazione dell’istinto di sopravvivenza ricordano The Martian di Ridley Scott.
Sono indizi che confermano ancora una volta la natura mimetica e intimamente postmoderna del Clooney cineasta.
Un cinema il suo che non si inventa mai veramente da solo e che ogni volta pare ossessionato nell’adattare lo sguardo e la messa in scena alla materia trattata e all’immaginario cinematografico di riferimento. Come se, per esistere, avesse costantemente bisogno di un’elaborazione concettuale ancor prima di un’esigenza pura di filmare. E questo ovviamente può non piacere a tutti. Ma Clooney è sempre stato più un lucido teorico che un fine narratore.
In The Midnight Sky conferma queste caratteristiche, trovando però un dolore, un’essenzialità e un sentimento che non gli riconoscevamo dai tempi de Le idi di marzo. E realizza quello che molto probabilmente è il suo film sulla famiglia, il più sofferto e dentro al suo tempo.
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franco fruciano
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venerdì 22 gennaio 2021
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uno sci-fi coi piedi per terra.
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Se vi aspettate un film di fantascienza, rimarrete delusi. Se vi aspettate di guardare un ottimo film, questo è quello giusto.
La fine del mondo, tema già utilizzato più volte in ambito cinematografico, ma qui magistralmente adoperato per affrontare il vero messaggio dell'autore: nulla è più importante degli affetti della propria famiglia.
Un uomo al tramonto dei suoi giorni, non solo per una catastrofe imminente, anzi, ormai irreversibile, ma anche per una salute che ormai ha abbandonato quasi completamente il suo corpo. Quest'uomo, fin'ora nascosto dallo scienziato quale egli è, rinomato, famoso, affermato, vuole riscattarsi da una vita dedita al solo lavoro.
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Se vi aspettate un film di fantascienza, rimarrete delusi. Se vi aspettate di guardare un ottimo film, questo è quello giusto.
La fine del mondo, tema già utilizzato più volte in ambito cinematografico, ma qui magistralmente adoperato per affrontare il vero messaggio dell'autore: nulla è più importante degli affetti della propria famiglia.
Un uomo al tramonto dei suoi giorni, non solo per una catastrofe imminente, anzi, ormai irreversibile, ma anche per una salute che ormai ha abbandonato quasi completamente il suo corpo. Quest'uomo, fin'ora nascosto dallo scienziato quale egli è, rinomato, famoso, affermato, vuole riscattarsi da una vita dedita al solo lavoro. Manca poco tempo e per riuscirci vuole aiutare qualcuno. Non con i soliti studi scientifici rivolti a tutta l'umanita', ma direttamente a delle persone, con un nome e una identità. In particolare una. In oltre, il destino, pare, (o forse non è il Destino?) voglia dargli altro carburante per potersi rasserenare, e gli affida il compito di occuparsi di una bambina. Un dovere di cui lui, troppo impegnato professionalmente, ha sempre declinato l'impegno. Ci sono indizi sparsi qua e là lungo il dipanarsi della pellicola, che anticipano un finale per nulla scontato. La doppia locazione dei personaggi protagonisti, (e si, non è solo il grandissimo George, a reggere il film, tra l'altro mi sono innamorato delle espressioni facciali di Caoillin Srpingall) permette di non annoiarsi un solo secondo. L'ambientazione spaziale è gratificante agli occhi e , personalmente anche alle orecchie, con un apprezzamento democristiano alla figlia di Kennedy in uno splendido brano durante una " passeggiata spaziale".
Era tanto che uno sci-fi non mi appassionava. Non i soliti alieni, i soliti laser, i soliti cunicoli bui oltre i quali il pericolo è imminente sotto forma di xenomorfi o ninja spaziali coi dread. Qui non si cerca di salvare la Terra, ma l'umanità, quei caratteri essenziali e distinguibili che ormai sembra siano andati persi.
Personalmente lo ritengo un ottimo film perché non ho cercato quello che non c'era: ho trovato ciò che volevano trasmettermi.
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st7n
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mercoledì 6 gennaio 2021
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probabile capolinea
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Non di certo terribile ma credo che un George Clooney così rispolverato doveva dare molto di PIÙ e invece ne è uscita, una storia vista rivista e mille altre volte vista, con un finale talmente banale da " tanto vale spegnere prima " e uno sviluppo centrale a tratti imbarazzante. Personalmente credo che sul tema ce ne siano a bizzeffe di film molto più validi di questo, e a mio avviso, destinato a sparire nell'ombra. Un vero peccato e un autentico fallimento
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mirko tommasi
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domenica 3 gennaio 2021
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terribile
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Sto ancora cercando di capire se Clooney avrebbe fatto meglio a non dirigere o a non recitare
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nicola1
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martedì 29 dicembre 2020
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film per dummies
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--- spoilers ---
Fin dalle prime scene mi sono chiesto perché l’utilizzo dei flashback (e addirittura flashback nel flashback) Scelte artistiche? Allora siamo dalle parti di Tarkovskj o Kubrick. Bene. Titoli di testa, la canzoncina blues… ok sopportiamo. Tarkovskj e Kubrick iniziano ad allontanarsi. Clooney nell’Artico lasciato solo e in più malato di cancro, ok un po’ di pathos, già intuisci che il mondo sta finendo e, in più, Clooney con il cancro. Forse si esagera con il pathos.
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--- spoilers ---
Fin dalle prime scene mi sono chiesto perché l’utilizzo dei flashback (e addirittura flashback nel flashback) Scelte artistiche? Allora siamo dalle parti di Tarkovskj o Kubrick. Bene. Titoli di testa, la canzoncina blues… ok sopportiamo. Tarkovskj e Kubrick iniziano ad allontanarsi. Clooney nell’Artico lasciato solo e in più malato di cancro, ok un po’ di pathos, già intuisci che il mondo sta finendo e, in più, Clooney con il cancro. Forse si esagera con il pathos. Tarkovskj e Kubrick sono già lontani. Appare la bambina, inizi a dubitare della sanità mentale di Clooney e che, forse, il flashback iniziale con la ricerca della bambina scomparsa è un trabocchetto. La bambina è muta. Pathos sopra pathos. Tarkovskj e Kubrick sono decisamente andati via. Astronave al rientro dopo aver avvistato un satellite di Giove colonizzabile. Classiche scene di cameratismo incondizionato con tanto di scena “cantiamo tutti insieme”. Ti fanno rimpiangere gli alterchi Spock-McCoy. Perfino una donna incinta. Su un’astronave, nello spazio. Dialoghi scemi su quale nome dare al nascituro. Ologrammi famigliari che anticipano chi morirà e chi no. Il pilota o la ragazzetta nera. Comunicazione radio interrotta con la Terra proprio quando stanno per svelare quale è stata la catastrofe. Più che pathos ormai è sfiga. Nel frattempo nell’Artico assistiamo ad una serie di disgrazie. Clooney cade in acqua e poi con i vestiti completamente bagnati non sente neanche freddo, figuriamoci prendersi una polmonite, un raffreddore… ma la sfiga non finisce, arriva pure la tempesta di neve. Patetica scena di Clooney che persa la bambina e disperatamente la cerca. L’apoteosi del Pathos. Quando a fine tempesta una pimpante e salutare bambina aiuta, contro ogni legge medica, un malandato ma vivo Clooney ad alzarsi, non ci sono più dubbi! La bimba è un’allucinazione. Sull’astronave assistiamo ad una classica pioggia di meteore che distrugge mezza astronave e… bingo! Muore la ragazza nera. Ho un dejà-vu. Ci sta pure George Clooney in questo dejà-vu. Dall’Artico Clooney avvisa ai rimasti che devono tornare al satellite di Giove, la Terra è inabitabile, i pochi rimasti vivono sottoterra. Il pilota innamorato ed un altro decidono comunque di scendere, sull’astronave rimane solo la donna incinta e il capitano, padre della nascitura che, novelli Adamo ed Eva, tornano al satellite di Giove. Clooney riamane solo nell’Artico scoprendo la famiglia allargata. Grazie a Dio è finito. Non posso credere che il regista è lo stesso de “Le idi di Marzo”.
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peelegetout
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lunedì 28 dicembre 2020
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il volo di icaro
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RIDICOLO! Si xchè estremamente pretenzioso ma totalmente incapace di esserne all'altezza. Ho capito fin da subito (a dire il vero l'ho solo immaginato, ma nn troppo), che la bambina altro nn era se nn una reminiscenza. Il problema è che a volte viene il dubbio che nn lo sia e si perde il pathos necessario x restare "collegati" alla trama. Bocciato.
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eugenio
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domenica 27 dicembre 2020
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un uomo, il suo destino e una nuova speranza
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Anno 2049, l'umanità non è più come ce la immaginiamo e purtroppo non è una cosa positiva. Appare completamente ridotta ai minimi termini decimata da un misterioso quanto chissà si spera non profetico cataclisma. L'aria è diventata irrespirabile e i superstiti vivono relegati in rifugi sotterranei, tranne uno: il barbuto e smarrito Augustine, scienziato astronomo, di grande fama e ora solo e malato terminale, si erge come ultimo baluardo decadente in un avamposto artico, dove in attesa della fine, cerca di avvisare un’astronave in rotta di ritorno verso la Terra ma ignara degli eventi che l’hanno resa inabitabile, di non tornare indietro.
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Anno 2049, l'umanità non è più come ce la immaginiamo e purtroppo non è una cosa positiva. Appare completamente ridotta ai minimi termini decimata da un misterioso quanto chissà si spera non profetico cataclisma. L'aria è diventata irrespirabile e i superstiti vivono relegati in rifugi sotterranei, tranne uno: il barbuto e smarrito Augustine, scienziato astronomo, di grande fama e ora solo e malato terminale, si erge come ultimo baluardo decadente in un avamposto artico, dove in attesa della fine, cerca di avvisare un’astronave in rotta di ritorno verso la Terra ma ignara degli eventi che l’hanno resa inabitabile, di non tornare indietro.
A bordo tra i membri dell'equipaggio, una giovane coppia di astronauti innamorata con lei che aspetta un bambino e una buona notizia che potrà salvare l'umanità ovvero la scoperta di K-23, un pianeta perfetto per la razza umana, da colonizzare e già in parte esplorato, utile per un nuovo inizio.
Ma non sarà facile per Augustine riuscire a comunicare con gli astronauti, considerando che tempeste atmosferiche e strane presenze, come quella di una misteriosa bambina dal nome di un fiore, Iris, metteranno a dura prova i nervi e la già precaria salute del nostro protagonista interpretato da un "consumato" George Clooney anche in veste di regista.
E qui il primo ma. Perché The Midnight Sky, tra distopia e fantascienza, tra survival movie e commedia esistenziale drammatica, non riesce mai a trovare una sua precisa collocazione attingendo a tantissimi altri titoli venuti prima di lui (ma soprattutto al romanzo La distanza tra le stelle) vedi, Snowpiercer Interstellar, Gravity The Last of Us senza tuttavia riuscire a trovare un guizzo di personale originalità nel filone del cinema d'autore di genere superficialmente abbozzato come il tema dell’esplorazione e la fiducia nella scienza quale ultima speranza umana.
Coniugando due vicende apparentemente slegate, la lotta esistenziale con la ricerca spaziale, l'infinitamente piccolo a confronto con la grande profondità dell’ignoto che trovano nel nostro Augustine il cuore fondante di un’unione precaria, The Midnight Sky -e questo è il secondo ma- appare troppo retorico e abbastanza e discutibilmente prevedibile nell'intreccio, malgrado un fotografia pulita (le location nei paesi baltici hanno aiutato molto) e una certa predisposizione al colpo di scena ad ogni costo.
Parla troppo il film- il terzo ma- nelle sue ridondanti e a tratti pretestuose scene ed è questo un peccato. Comunica un'idea di fondo estremamente potente e sagace come il rapporto tutto leopardiano tra uomo e natura, il delicato leitmotiv del cambiamento climatico e le insane conseguenze provocate dall'uomo nella rovina del suo stesso habitat naturale non perseguendo in questo filone ma continuando a basculare con flashback spesso inutili e un presente fatto di un dolore vivo e persistente.
Troppo netta appare la divisione, la dicotomia Terra- spazio, profonda cesura che non riesce mai ad amalgamarsi rendendo le storie figlie di un intreccio comune. Il tema della speranza, la nascita di una coppia di novelli Adamo ed Eva colonizzatori di un pianeta simile al nostro completamente da “rifondare” è poetico e struggente, permeato dalla fiducia di fondo nella scienza ma in The Midnight Sky lo sviluppo è confuso. Prevale un profondo senso di fallimento e soprattutto di disillusione che nega il principio stesso del film nei confronti di quel futuro in cui lo spazio e il lavoro scientifico rappresentano l'unica forma, sembra dirci Clooney di conoscenza che consente all’umanità una salvezza post-Armageddon.
E questo è ciò che resta di una pellicola che parte come un diesel ma purtroppo quando, dopo molto tempo, ingrana a fatica, ha la benzina oramai perennemente in riserva. Per sua fortuna, la stazione di servizio dell'autostrada del cinema, gli va in soccorso con un pieno di paesaggi innevati, tramonti di cieli artici e spazi celesti che ci restituiscono a noi spettatori una gioia sincera ma effimera. Fino al prossimo self service.
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