Dalle inquadrature traspare rispetto sia per la natura della flora e della fauna, sia per la propria e cioè per il proprio corpo e il proprio saper fare, quello in comune con gli animali e quello che ci distingue da essi, come il costruire utensili e servirsene, di generazione in generazione; infatti, l’esteticità della performance fisica dell'autore non dipende dall’averla narcisisticamente filmata per essere oggetto dell'apprezzamento dello spettatore, ma la si percepisce come buon funzionamento di una struttura fisica (in tal caso il corpo del regista), che come tutti i funzionamenti non è fine a sé stesso ma finalizzato in questo caso alla conquista – con il corpo e con lo sguardo – della terra, dell'acqua e dell'aria, conquista che a sua volta non è fine a sé stessa, e cioè non consiste in atti di prepotenza fisica su questi tre elementi/ambienti, né nel “catturarli” con la mdp [macchina da presa] (infatti, ad es.
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Dalle inquadrature traspare rispetto sia per la natura della flora e della fauna, sia per la propria e cioè per il proprio corpo e il proprio saper fare, quello in comune con gli animali e quello che ci distingue da essi, come il costruire utensili e servirsene, di generazione in generazione; infatti, l’esteticità della performance fisica dell'autore non dipende dall’averla narcisisticamente filmata per essere oggetto dell'apprezzamento dello spettatore, ma la si percepisce come buon funzionamento di una struttura fisica (in tal caso il corpo del regista), che come tutti i funzionamenti non è fine a sé stesso ma finalizzato in questo caso alla conquista – con il corpo e con lo sguardo – della terra, dell'acqua e dell'aria, conquista che a sua volta non è fine a sé stessa, e cioè non consiste in atti di prepotenza fisica su questi tre elementi/ambienti, né nel “catturarli” con la mdp [macchina da presa] (infatti, ad es. l'autore inquadrando la luna e muovendo la mdp, gioca a “farla sfuggire” dai tentativi di pinzarla con le proprie dita in primo piano); dalle inquadrature risulta che tale conquista consiste invece: con il corpo, nel separarsi e proteggersi dagli elementi naturali con indumenti, edifici e utensili; con la macchina da presa, nello spingersi dalle retrovie del proprio sguardo fino ai confini fisici di esso, fino a farci percepire l'aria come se la condividessimo con gli uccelli filmati in soggettiva, ma senza debordare da tali confini perché altrimenti il corpo della spettatore, essendo terrestre non volatile, si sentirebbe precipitare; similmente, vediamo che la finestra predisposta dal regista viene pulita fino a non interferire con lo sguardo, ma tuttavia separa e cioè protegge l'individualità dell'osservato dall'osservante e viceversa. Anche la performance audiovisiva non è fine a sé stessa, ma serve ad es. a reintegrare con suoni autentici l'unica ma ammutolita testimonianza di una tradizionale attività lavorativa, grazie alla progressiva sovrapposizione delle registrazioni di versi (per incitare gli animali) e soffi (a simulare il vento) di pastori, con i quali il regista aveva già instaurato un rapporto per testimoniare in diretta un'esperienza raccontata dai loro predecessori come fondamentale, la c.d. ultima notte. Anche nelle scene in cui si inquadra solo l’atto di raffigurare degli alberi, con media inventati ad hoc, e non gli alberi stessi, non si tratta di atti performativi che si esauriscono in sé, perché una volta sopravvenute in natura modificazioni di quei soggetti filmati (l’essere spezzati), anche l’autore si impegna a rappresentarle con lo stesso medium sacrificando i risultati delle precedenti performance raffigurative (cancellandoli dalla parete-lavagna, o spezzando i rami con cui si rappresentavano gli alberi). Dal taglio delle inquadrature si evince che i soggetti filmati non sono mai posti né su un piano di inferiorità, né di superiorità da cui si presumerebbero invidiabili: e questo vale anche quando ad essere filmate sono le performance fisiche e del saper fare dell’autore.
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