aldot
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giovedì 7 novembre 2013
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poetico
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Toccante, poetico, mai banale. ecco La prima neve con l'ottima interpretazione del giovanissimo co-protagonista. Bravi anche tutti gli altri. tempi, silenzi, pensieri, tutto scorre sullo schermo con eleganza e poesia.
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siebenzwerg
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mercoledì 6 novembre 2013
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quel che si dice un gioiello tra le montagne
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Film perfetto nella sua semplicità. Il regista segue con partecipazione per l'intero il film i protagonisti, interpretati benissimo, con tutta la difficoltà di imitare il dialetto delle valli trentine che appesantisce solo un po' la loro spontaneità. Spicca tra tutti Michele, il giovanissimo, toccante, Matteo Marchel, che spero proprio di rivedere presto sullo schermo. J.Christophe Folly è una cosa a parte con la sua tragedia personale nel ruolo dell'immigrato. Strano incontro tra due dolori, quello del giovane orfano e quello dell'esule, che faticano ad aprirsi soprattutto perché soffrono ad aprire dentro di sé la propria ferita, anche solo parlandone a qualcuno.
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Film perfetto nella sua semplicità. Il regista segue con partecipazione per l'intero il film i protagonisti, interpretati benissimo, con tutta la difficoltà di imitare il dialetto delle valli trentine che appesantisce solo un po' la loro spontaneità. Spicca tra tutti Michele, il giovanissimo, toccante, Matteo Marchel, che spero proprio di rivedere presto sullo schermo. J.Christophe Folly è una cosa a parte con la sua tragedia personale nel ruolo dell'immigrato. Strano incontro tra due dolori, quello del giovane orfano e quello dell'esule, che faticano ad aprirsi soprattutto perché soffrono ad aprire dentro di sé la propria ferita, anche solo parlandone a qualcuno. I rapporti tra i familiari di Michele sono anch'essi carichi di dolore innominato ma autentici e sentiti. Pian piano viene fuori il quadro di una famiglia da poco traumatizzata stretta in sé senza trovare equilibrio. L'ambientazione sociale, non so quanto sia realistica, sembra più uno sguardo al passato che a un presente globalizzato, ma è funzionale alla rappresentazione di un mondo isolato e chiuso in se stesso, un po' come lo sono i protagonisti. La natura della montagna è dominante in tutta la vicenda e come tale è ritratta con grande sensibilità dal regista, con primissimi piani e inquadrature su particolari elementi naturalistici.
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francesca50
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martedì 29 ottobre 2013
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film pseudo-intellettuale
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Ho trovato noioso il film di cui salvo gli attori e la fotografia, ma che sostanzialmente non mi ha aperto nessun orizzonte nuovo.
[+] pseudo-intellettuale e noioso?
(di mattiabertaina)
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angelo umana
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sabato 26 ottobre 2013
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distanze inesistenti
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“Le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme”: è la frase chiave del film. La pronuncia Pietro, l’anziano montanaro allevatore di api, esperto nei mestieri che la vita in montagna comporta, padre di Elisa, giovane vedova e madre di Michele, 11enne che le dà qualche problema per la smania di crescere, che soffre della mancanza improvvisa e irrisolta di suo papà, comunque di una figura maschile ferma e affidabile che lo accompagni. Papà era uno scalatore che “non cadeva mai” ma che la montagna ha fatto cadere per sempre.
Dani lavora presso Pietro, proviene da Lomé, Togo, vedovo a sua volta, la moglie Layla è morta sulle coste italiane, incinta, all’arrivo di un barcone di disperati un anno prima, dalla donna fu fatta nascere Fatou, fagotto divenuto pesante per Dani che vorrebbe andarsene lontano dalla bimba, i cui occhi sono troppo uguali a quelli della mamma.
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“Le cose che hanno lo stesso odore devono stare insieme”: è la frase chiave del film. La pronuncia Pietro, l’anziano montanaro allevatore di api, esperto nei mestieri che la vita in montagna comporta, padre di Elisa, giovane vedova e madre di Michele, 11enne che le dà qualche problema per la smania di crescere, che soffre della mancanza improvvisa e irrisolta di suo papà, comunque di una figura maschile ferma e affidabile che lo accompagni. Papà era uno scalatore che “non cadeva mai” ma che la montagna ha fatto cadere per sempre.
Dani lavora presso Pietro, proviene da Lomé, Togo, vedovo a sua volta, la moglie Layla è morta sulle coste italiane, incinta, all’arrivo di un barcone di disperati un anno prima, dalla donna fu fatta nascere Fatou, fagotto divenuto pesante per Dani che vorrebbe andarsene lontano dalla bimba, i cui occhi sono troppo uguali a quelli della mamma. La scena iniziale è vista dal pavimento dove Fatou è seduta, fa vivere il senso di estraneità della bambina mentre invoca l’attenzione del papà, che la ignora.
Questi due nuclei familiari hanno in fondo lo stesso odore – un dramma alle spalle – perciò non potranno separarsi, qualcosa li accomuna nonostante i luoghi d’origine siano così distanti, il caso li ha fatti incontrare come in un gioco ad incastro. I tronchi degli alberi vengono a lungo osservati dalla macchina da presa, sembrano pareti di montagne, ed è proprio il legno che Dani sa lavorare, ne ricava oggetti e sculture, scolpisce la testa di Layla da lasciare in ricordo alla sua bambina, quando ha deciso di partire per Parigi in cerca dei suoi amici e di un altro lavoro. Quella sera è la prima volta che osserva da vicino Fatou, la guarda dormire e ne ascolta il respiro.
Anche con questo film Andrea Segre racconta di distanze che se esistono nella geografia o nella lingua (la valle è un’isola germanofona) non reggono tra le persone, più vicine tra loro di quanto gli egoismi fanno ritenere. Si potrebbe dire anche film di valorizzazione del territorio, una pubblicità che reclamizza a lungo quella valle (Val de Mòcheni o del fiume Fèrsina, che arriva a Pergine Valsugana, provincia di Trento) se ne vedono i fumi e i vapori, lo splendido autunno e “La Prima Neve”, ma sembra di sentire gli odori provenienti dalle case e dalla legna.
Non si vede perché, a parte gli affetti creatisi e i legami intravisti, Parigi dovrebbe essere più accogliente di una valle sincera del Trentino e delle nostre preziose montagne, che nel precedente “Io sono Li” venivano osservate a distanza, dalla laguna di Chioggia. Un ottimo film, per lo scopo sociale che può avere e per la vicinanza che si crea tra lo spettatore e gli attori: la camera stretta sui visi ne fa indovinare i pensieri e le emozioni. Vi partecipano pure Citran e Battiston, con Paolini come produttore: squadra che vince non si tocca.
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[+] pietro è suocero non padre di elisa
(di angelo umana)
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giannamaria casciola
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venerdì 25 ottobre 2013
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film bellisimo ed autentico
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Film bellissimo ed autentico. Il tema del dolore è trattato con sensibilità e delicatezza. La fotografia è stupenda. Gli attori sono bravissimi
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fabiofeli
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mercoledì 23 ottobre 2013
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cercando il pezzo mancante nel puzzle della vita
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La prima neve di Andrea Segre
La prima cosa che i montanari insegnano a chi non è esperto è che la montagna va affrontata con passo lento: ogni passo un lungo respiro. Il corpo si adegua a superare la pendenza con tranquillità, lasciando che i pensieri vaghino, mentre gli occhi si appagano di sempre più belle visioni con il paesaggio che si apre al di sotto. La mente rielabora problemi che sembrano insolubili, come se fosse in sogno. Dormendo le visioni che ci appaiono sono il tentativo di mettere un pezzo che non incastra nel puzzle della nostra vita.
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La prima neve di Andrea Segre
La prima cosa che i montanari insegnano a chi non è esperto è che la montagna va affrontata con passo lento: ogni passo un lungo respiro. Il corpo si adegua a superare la pendenza con tranquillità, lasciando che i pensieri vaghino, mentre gli occhi si appagano di sempre più belle visioni con il paesaggio che si apre al di sotto. La mente rielabora problemi che sembrano insolubili, come se fosse in sogno. Dormendo le visioni che ci appaiono sono il tentativo di mettere un pezzo che non incastra nel puzzle della nostra vita. E in montagna accade lo stesso, mentre l’autunno sfolgora con i gialli intensi e i rossi degli alberi.
Non accade molto in questo film. In un quieto villaggio del Trentino un emigrato del Togo, Dani (Jean-Christophe Folly), mentre scolpisce un volto nel legno, rimugina una storia triste: la moglie persa durante il drammatico sbarco dalla Libia; e una bambina nata proprio allora che è sale nella ferita della perdita di Layla, la donna della sua vita. Una storia che purtroppo non inventa nulla, accaduta anche recentemente durante l’ultimo tragico eccidio nel mare di Lampedusa. Un ragazzo del posto, Michele (Matteo Marchel) non ha più il padre ed imputa alla madre la colpa della sua scomparsa; vive la sua adolescenza con il mito della moto, con le canzonette e l’amicizia di due coetanei, con i quali divide una rudimentale casa nel bosco durante le assenze da scuola. Tutti e due stanno cercando il pezzo mancante nel puzzle della loro vita. Insieme girano nei boschi per scegliere la legna, che – così dice, Pietro (Peter Mitterrutzner), il nonno del ragazzo - “scalda tre volte: la prima quando sali per cercarla, la seconda quando la tagli e la terza quando la bruci nel camino”. Pietro alleva caprette e fabbrica arnie per le api: è la memoria storica della montagna e funziona come un calmante per Michele, assillato da un incubo ricorrente nel quale suo padre scompare. Arriva un orso a devastare le arnie e lascia un’impronta maligna come un destino ancora immutabilmente avverso. Dani ottiene il permesso di soggiorno e pensa di raggiungere un amico a Parigi, lasciando non senza sofferenza la sua bambina ad una donna immigrata che già si occupa di lei. Ma non sa che mentre sta per partire il destino-orso sta per portare un altro cambiamento: Michele vuole condurlo a vedere la prima neve, sconosciuta all’africano, e un luogo che gli è caro. E’ come il tempo in montagna, come il vento che ora tira da una direzione e poi cambia: porta le nuvole e poi le riconduce via, proprio come nel bel film Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti.
Gli attori sono bravi, in particolare i due principali, ma con buone figure di contorno, tra i quali spicca il bravo Giuseppe Battiston: costruiscono un racconto delicato. Le immagini bellissime dei boschi e delle montagne innevate, perfettamente funzionali e ben integrate nella storia, vestono il film che si dipana lentamente, con ritmi naturali, passo dopo passo, respiro dopo respiro. E’ forte la tentazione di coniare il termine ‘slow-film’, come si fa per il cibo e il vino buoni, elaborati con la lentezza dei tempi dovuti.
Una seconda, ottima prova, per il regista di Io sono Li.
Valutazione *** 1/2
FabioFeli
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flyanto
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martedì 22 ottobre 2013
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forse con la prima nave tutto può cambiare....
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Film in cui si racconta di un ragazzino di undici anni, rimasto orfano del padre, che vive con la madre ed il nonno in un paesino montano delle Dolomiti e che intreccia un bel rapporto di amicizia con un immigrato di colore, scappato dalla Libia dove imperseverava la guerra. Entrambi sono stati privati di cari affetti: il ragazzino, di nome Michele, appunto, del padre e l'uomo di colore della moglie, morta nel corso della traversata dopo aver dato alla luce una bimba, di cui peraltro egli non si occupa affatto in quanto troppo doloroso il ricordo e causa, secondo lui, del decesso dell'amata. Nello trascorrere lento, ovattato ed uguale delle varie giornate e settimane antecedenti la caduta della prima neve sul luogo, i due rafforzeranno piano piano il proprio legame di amicizia arrivando a colmare, in occasione, appunto, della caduta della prima neve, i propri vuoti interiori ed affettivi ed a superare la propria ragionevole rabbia nei confronti di un destino così crudelmente accanitosi contro di loro.
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Film in cui si racconta di un ragazzino di undici anni, rimasto orfano del padre, che vive con la madre ed il nonno in un paesino montano delle Dolomiti e che intreccia un bel rapporto di amicizia con un immigrato di colore, scappato dalla Libia dove imperseverava la guerra. Entrambi sono stati privati di cari affetti: il ragazzino, di nome Michele, appunto, del padre e l'uomo di colore della moglie, morta nel corso della traversata dopo aver dato alla luce una bimba, di cui peraltro egli non si occupa affatto in quanto troppo doloroso il ricordo e causa, secondo lui, del decesso dell'amata. Nello trascorrere lento, ovattato ed uguale delle varie giornate e settimane antecedenti la caduta della prima neve sul luogo, i due rafforzeranno piano piano il proprio legame di amicizia arrivando a colmare, in occasione, appunto, della caduta della prima neve, i propri vuoti interiori ed affettivi ed a superare la propria ragionevole rabbia nei confronti di un destino così crudelmente accanitosi contro di loro. Questo seconda pellicola del regista Andrea Segre ancora una volta, nel contesto della regione Veneto, prende in esame le problematiche delle popolazioni straniere immigrate nel nostro Paese. Nel suo primo film, "Io sono lì" la vicenda era ambientata a Chioggia e l' immigrata era una giovane donna orientale con problemi di ritiro del passaporto ed allontanamento forzato dal proprio figlio, qui, il giovane uomo di colore è una persona scappata dal suo paese martoriato fortemente dalla guerra. Insomma, due persone disperate, come del resto, tante altre simili a loro, che hanno subito e sofferto un passato doloroso e/o tragico ed ora devono affrontare un presente alquanto incerto e, forse, nemmeno troppo felice o, per lo meno, più positivo. Chissà! Ma l'approccio di Segre nel trattare queste tematiche sociali è sempre delicato e dunque mai violento: sebbene le situazioni che egli rappresenta siano estreme, egli vi si avvicina con sensibilità e cautela come a non volerle "guastare" maggiormente. E pertanto egli tratta le vicende e la sua materia in generale in modo tale che tutto l'insieme raggiunge un livello poetico, seppure assai malinconico, ma che decreta, a mio modesto parere, il valore dell'opera intera. Nel primo film la vicenda termina negativamente, qui, c'è invece un anelito di speranza e dunque è pò più positivo. Con tutto ciò il regista sembra quasi a voler rappresentare il diverso e mai scontato destino di più o meno riscatto o speranza delle genti immigrate ed in entrambe le sue pellicole ne ha appunto presentato le due alternative no scontate. C'è da aggiungere ancora che il film è ottimamente interpretato da tutti gli attori che risultano perfettamente rispondenti ai propri ruoli, con un'attenzione particolare a Matteo Marchel che riveste la parte dell'adolescente Michele. Insomma, un piccolo gioiello di nicchia.
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[+] luoghi comuni
(di angelo umana)
[ - ] luoghi comuni
[+] e bravo angelo, il professorino!!!!
(di dodix2013)
[ - ] e bravo angelo, il professorino!!!!
[+] film a metà
(di macarelli)
[ - ] film a metà
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goldy
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lunedì 21 ottobre 2013
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delicato e potente
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Che bella scelta stilistica e narrativa per raccontare un dolore infinito con una discrezione e dignità immensa al punto tale che qualcuno potrebbe scambiarla per retorica.
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kaipy
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domenica 20 ottobre 2013
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accettare la morte
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Film commovente.
Il Trentino diventa lo scenario di una storia moderna eppure senza tempo.
Tre personaggi devono confrontarsi con l'assenza di una persona cara e senza saperlo si aiuteranno a vicenda.
La sceneggiatura ogni tanto si banalizza, ma certe sequenze toccano il cuore.
Forse non è riuscito al 100% ma al 70 di sicuro.
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pier71
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sabato 19 ottobre 2013
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falso e furbo
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Dietro al vestitino di film per bene, di sentimento, di sensazione, purtroppo c'è il nulla. Anzi, magari ci fosse il nulla. C'è la sceneggiatura, la regia, gli attori, c'è il fatto a tavolino. Questo è un film scontato, furbo, facile. Ma travestito. Per questo si merita tutto il mio sdegno. Segre conferma i miei dubbi sull'autenticità del suo sguardo. Per l'amor di dio, da evitare.
[+] attento!!
(di goldy)
[ - ] attento!!
[+] sdegno?!? non esageriamo!
(di dodix2013)
[ - ] sdegno?!? non esageriamo!
[+] a dodix2013
(di pier71)
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[+] non ti arrabbiare pier71
(di dodix2013)
[ - ] non ti arrabbiare pier71
[+] disaccordo totale
(di siebenzwerg)
[ - ] disaccordo totale
[+] ...pier71, ancora una cosa...
(di dodix2013)
[ - ] ...pier71, ancora una cosa...
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