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salvatore marfella
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mercoledì 20 giugno 2012
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l'odio puro in azione
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Immaginate che qualcuno, tutt'intorno alla vostra casa e sopra di voi, abbia messo delle recinzioni. Immaginate che, per andare nel negozio di fronte, che sta a 50 metri da casa, dobbiate fare un giro lungo più di 1 km. Immaginate che dei bambini e dei ragazzi lancino delle pietre a voi e ai vostri figli ogni volta che vi vedono. Immaginate che dei soldati, messi lì apparentemente per difendervi da quegli attacchi, si voltino dall'altra parte o addirittura aiutino i vostri persecutori. Immaginate di andare in vacanza e che qualcuno occupi la vostra casa. Immaginate di leggere sui muri del vostro quartiere "A MORTE!!!" (riferito a voi). Immaginate di avere un negozio e che questo venga chiuso perché voi su quella strada (cioè sulla strada dove c'è il vostro negozio) non potete più né sostare né circolare.
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Immaginate che qualcuno, tutt'intorno alla vostra casa e sopra di voi, abbia messo delle recinzioni. Immaginate che, per andare nel negozio di fronte, che sta a 50 metri da casa, dobbiate fare un giro lungo più di 1 km. Immaginate che dei bambini e dei ragazzi lancino delle pietre a voi e ai vostri figli ogni volta che vi vedono. Immaginate che dei soldati, messi lì apparentemente per difendervi da quegli attacchi, si voltino dall'altra parte o addirittura aiutino i vostri persecutori. Immaginate di andare in vacanza e che qualcuno occupi la vostra casa. Immaginate di leggere sui muri del vostro quartiere "A MORTE!!!" (riferito a voi). Immaginate di avere un negozio e che questo venga chiuso perché voi su quella strada (cioè sulla strada dove c'è il vostro negozio) non potete più né sostare né circolare. Immaginate che qualcuno bestemmi, davanti a voi, il dio in cui credete. Immaginate che qualcuno chiami quotidianamente "PUTTANA" voi e le vostre figlie (alcune più piccole di dieci anni). Ecco, immaginate tutto questo e allora capirete perché un film come "THIS IS MY LAND...HEBRON" ha vinto a Buenos Aires il premio come miglior documentario sui diritti umani. Immaginate tutto questo e ringraziate il cielo di non abitare a Hebron, Palestina, la terra della grande discordi, del grande conflitto. Immaginate tutto questo e capirete di quanta buona salute gode l'Odio nel XXI secolo.
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alessandro guatti
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martedì 6 dicembre 2011
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lucido sguardo su una questione incandescente
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Interessantissimo documentario su una situazione di cui in Europa si parla poco e nel modo sbagliato. Giulia Amati e Stephen Natanson sono bravissimi nel diluire il loro punto di vista lungo tutto il film, presentando il problema e la realtà dei coloni israeliani come uno degli elementi che caratterizzano il conflitto israelo-palestinese e alternando le due prospettive (quella araba e quella israeliana) un in apparente dialogo. Gli autori fanno gradualmente emergere l’incompatibilità delle due visioni della questione attraverso una costruzione che smentisce con le immagini le dichiarazioni rilasciate davanti alla macchina da presa. Meritavano a mio parere più spazio la questione di fondo relativa al fatto che i coloni non rappresentano la linea guida politica e ideologica dello Stato di Israele - questione che il film affida alle parole di un solo personaggio (l’ex parlamentare israeliano) - e l’approfondimento di una situazione caotica e pericolosa come susseguirsi di azioni e reazioni di cui non è facile trovare la miccia innescante.
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Interessantissimo documentario su una situazione di cui in Europa si parla poco e nel modo sbagliato. Giulia Amati e Stephen Natanson sono bravissimi nel diluire il loro punto di vista lungo tutto il film, presentando il problema e la realtà dei coloni israeliani come uno degli elementi che caratterizzano il conflitto israelo-palestinese e alternando le due prospettive (quella araba e quella israeliana) un in apparente dialogo. Gli autori fanno gradualmente emergere l’incompatibilità delle due visioni della questione attraverso una costruzione che smentisce con le immagini le dichiarazioni rilasciate davanti alla macchina da presa. Meritavano a mio parere più spazio la questione di fondo relativa al fatto che i coloni non rappresentano la linea guida politica e ideologica dello Stato di Israele - questione che il film affida alle parole di un solo personaggio (l’ex parlamentare israeliano) - e l’approfondimento di una situazione caotica e pericolosa come susseguirsi di azioni e reazioni di cui non è facile trovare la miccia innescante.
Ma la riflessione sulla religione e sul suo potere di ottenebrare la razionalità umana (non si può non pensare alla definizione di “oppio dei popoli”) è davvero di notevole spessore.
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