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onufrio
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giovedì 14 febbraio 2019
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storia di yakuza
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Takeshi Kitano è il regista ed il protagonista di questo film incentrato sulla Yakuza, organizzazione criminale giapponese composta da varie famiglie. La pace fra queste famiglie viene rotta dal volere del "Presidente", ovvero il capo superiore, il quale decide di innescare una faida interna alle famiglie per acquisire maggiore potere e togliere un pò di scomodi personaggi. Una carneficina senza fine, un domino di morti per un atteso colpo di scena finale. "Outrage" è il primo capitolo della trilogia di Kitano.
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lucadrago
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sabato 19 luglio 2014
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concordo con la recensione
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Takeshi Kitano è un regista-attore che è un'enigma. Premessa: ho trascorso molto tempo in giappone ospite di una giapponese e ho imparato abbastanza la loro cultura e tradizione. Molti si immaginano i giapponesi come divoratori di tecnologia, fumetti karaoke (Tokyo-Milano) ecc... altri come educatissimi, orgogliosi e conservatori (Kyoto-Firenze). Dopo lo "sdoganamento"di Kurosawa, noi europei cominciamo a interessarci all'asia e in particolare al sol levante; sono nati i J-horror (poi rifatti a hollywood) come funghi e in misura minore, film più impegnati (si pensi a confessions, grande film). La verità è che questo popolo che da giovane si sballa nei "pachinko" (delle sale giochi di flipper verticali bombardante costantemente "musica" altissima che un rave sembra una messa.
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Takeshi Kitano è un regista-attore che è un'enigma. Premessa: ho trascorso molto tempo in giappone ospite di una giapponese e ho imparato abbastanza la loro cultura e tradizione. Molti si immaginano i giapponesi come divoratori di tecnologia, fumetti karaoke (Tokyo-Milano) ecc... altri come educatissimi, orgogliosi e conservatori (Kyoto-Firenze). Dopo lo "sdoganamento"di Kurosawa, noi europei cominciamo a interessarci all'asia e in particolare al sol levante; sono nati i J-horror (poi rifatti a hollywood) come funghi e in misura minore, film più impegnati (si pensi a confessions, grande film). La verità è che questo popolo che da giovane si sballa nei "pachinko" (delle sale giochi di flipper verticali bombardante costantemente "musica" altissima che un rave sembra una messa...) per ore e si veste in modo assurdo all'impensabile nel quartiere giovanile di shibuya, sta perdendo la propria identità occidentalizzandosi a modo loro. Kitano lo capisce e nel suo esplorare (e distruggere) molti luoghi comuni nella sua carriera parla dei fiori di cigliegio (amati all'inverosibile nel sol levante) in dolls, rivoluziona il bushido con il samurai cieco con il vizio del gioco e del bere (i giapponesi bevono più dei russi e trovano eccitante vomitare addirittura insieme, ma ti disprezzano profondamente se bevi da solo) ma l'onore dentro, comunica con 20 parole in 2 ore tutta l'introspezione e il dolore composto in Hana-bi, la cui mimica facciale provoca emozioni continue. Tratta spesso della jakuza (anzi sempre) che nel già citato hana-bi sembra la banda bassotti (e non è così fidatevi), in dolls la "dannazione" sentimentale (che riprenderà nell'estate di kikujiro), e qui, in particolare un misto di un qualsiasi film di bruce willis con il cult "i guerrieri della notte" e un condimento di scarface.... Il film è tutto qui, azione a volontà, famiglie che si alleano e tradiscono di continuo comandate e rimpiazzate da una miriade di "Sato" tra cui il galoppino beat takeshi che si fa strada nei gradini del potere alla tony montana. Il personaggio del Presidente delle famiglie sembra solo in apparenza ricordare il boss di "black rain", in realtà è anche lui un giulio cesare avido di potere e povero di onore. Tutto qui, il film è violento ma anche nelle sequenze molto crude non "graffia" come Tarantino, ci sono tanti accoltellamenti e sparatorie che alla fine quasi ci si annoia, e il finale è (volutamente?) banalmente buttato giù da un qualsiasi thriller b-movie. Kitano si ricorda del suo viaggio in america da fratello (brother) e del suo fiasco, ma ci riprova ofrrendo un film totalmente all'antitesi della cinematografia orientale, dove è più importante dare emozioni che seguire una logica nella sceneggiatura e nel finale, e torna a fare l'americano offrendo sushi. Ma pesce crudo e hamburger non sono proprio un piatto appetibile, e questo lascia usciti dalla sala o rimesso il dvd nella custodia, l'amarezza per non aver rispoverato Black rain, Casinò o Il padrino......... 2 stelle per la scena del carcere in cui si gioca a baseball (popolarissimo in giappone) e sopratutto la figura del commissario corrotto, che però sembra avere ancora in custodia l'onore e la morale (la sola sequenza in cui a un sicario terribile ordina di raccogliere la sigaretta da terra dopo averla tirata per disprezzo a un poliziotto di guardia è da antologia). Speriamo nel sequel. Ja-ne takeshi!
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dave san
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sabato 21 giugno 2014
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faida sol levante
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Queste due pellicole (Outrage e il successivo Outrage Beyond), hanno l’indubbio pregio di ritrarre una Yakuza senza idealizzazioni. Appaiono quindi più ciniche. Nessun pathos dilata o enfatizza i personaggi che si legano o si slegano cospirando, sparandosi, se non peggio… Si distingue, tra gli altri, un poliziotto (il detective Kataoka), che agisce vagamente alla Vic Mackey (The Shield). Definire Outrage, un film violento “senz’anima”, non suona male. Beat Takeshi/Kitano, sembra interessato a scremare tutti gli espedienti narrativi che tendono a sceneggiare. Una crime story che suona meno “romantica” rispetto alle precedenti (Sonatine, Hana-bi, Brother). Un cinema crudo e non attenuato. A volte notturno e caustico.
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Queste due pellicole (Outrage e il successivo Outrage Beyond), hanno l’indubbio pregio di ritrarre una Yakuza senza idealizzazioni. Appaiono quindi più ciniche. Nessun pathos dilata o enfatizza i personaggi che si legano o si slegano cospirando, sparandosi, se non peggio… Si distingue, tra gli altri, un poliziotto (il detective Kataoka), che agisce vagamente alla Vic Mackey (The Shield). Definire Outrage, un film violento “senz’anima”, non suona male. Beat Takeshi/Kitano, sembra interessato a scremare tutti gli espedienti narrativi che tendono a sceneggiare. Una crime story che suona meno “romantica” rispetto alle precedenti (Sonatine, Hana-bi, Brother). Un cinema crudo e non attenuato. A volte notturno e caustico. Abbondante di interni; preciso nel raffigurare l’opulenza che spesso veste energumeni. Forse ostentatamente violento in alcuni inserti, ma sempre di fiction stiamo parlando. La macchina da presa, bene o male, ci porta dove vuole un demiurgo. La mancanza d’anima della pellicola è proporzionata allo spessore e ai valori che muovono i protagonisti: un contesto non propriamente fantasy in realtà. Quanto al personaggio di Kitano, anche lui vestirà i suoi bravi panni di gangster (Otomo). Più impulsivo ed efferato del solito. Kitano questa volta non interpone troppa morale, né umanizza con sentimenti elevati le sue maschere ceffo. Ci intrattiene a ritmo di intrighi e uccisioni; rappresentando una cruenta rappresaglia tra cosche di cosa loro. Musiche minimali e urbane con pochissimi inserti lirici. Due film cattivi e di genere.
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molenga
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venerdì 7 settembre 2012
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ciò che manca
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aspetto "Outrage: beyond", intanto dico cosa manca per rendere questo film paragonabile non dico a"hana bi", ma a "brother" o "sonatine". manca l'apporto inconfondibile di hisaishi e delle sue musiche. E un po' d'ironia
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rosario velardi
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domenica 4 marzo 2012
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tutta una carneficina
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Il film è tutta una lotta sanguinaria tra bande rivali,come inizia così finisce, se poi a tutto questo collabora anche la polizia che anzichè contrastare il crimine ordisce trame e vendette organizzate,il risultato è appunto una carneficina con l'intento di eliminare bande rivali ma anche per l'ascesa al vertice dell'organizzazione.Conoscevamo un altro Kitano, la sua fase calante sembra oramai inarrestabile, non è certo con dosi esagerate di violenza che un film diventa interessante,per tutta la durata del film si hanno difficoltà a capire e identificare i vari capi e i loro seguaci,tutta una sparatoria in una sorta di autoeliminazione, il finale vorrebbe chiudere il film in maniera insolita,ma altro non fa che evidenziare la sete di potere dei boss e una polizia corrotta come già si aveva avuto modo di percepire.
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Il film è tutta una lotta sanguinaria tra bande rivali,come inizia così finisce, se poi a tutto questo collabora anche la polizia che anzichè contrastare il crimine ordisce trame e vendette organizzate,il risultato è appunto una carneficina con l'intento di eliminare bande rivali ma anche per l'ascesa al vertice dell'organizzazione.Conoscevamo un altro Kitano, la sua fase calante sembra oramai inarrestabile, non è certo con dosi esagerate di violenza che un film diventa interessante,per tutta la durata del film si hanno difficoltà a capire e identificare i vari capi e i loro seguaci,tutta una sparatoria in una sorta di autoeliminazione, il finale vorrebbe chiudere il film in maniera insolita,ma altro non fa che evidenziare la sete di potere dei boss e una polizia corrotta come già si aveva avuto modo di percepire.
Non mette in buona luce un Giappone tecnologico e sinonimo di grande progresso, se ne ricava un'immagine di corruzione e mafiosità dilagante.
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spacexion
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sabato 26 novembre 2011
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un ritorno mancato alle origini
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Storie di Yakuza a Tokyo. Outrage racconta la scalata al potere di quattro rivali ignari l'uno l'altro di avere un solo e comune obiettivo. Sopra di loro, un venerando e riveritissimo boss, "capo dei capi", li manipola senza scrupoli come marionette per arrivare ai propri fini, ignaro che egli stesso subirà il rovescio della sorte per mano di uno dei suoi burattini. Ne farà le spese anche un uomo d'armi di uno dei boss, fedelissimo e saldamente ancorato nei valori tradizionali della Yakuza, oltraggiato dalla mancanza di scrupoli dei suoi superiori senza onore e da una "nuova Yakuza" dai metodi non solo brutali ma anche volgari.
Kitano torna al classico e riesuma, dopo una lunga pausa digressiva in altri generi cinematografici, i codici d'onore, le storie di gangster, i lunghi piani sequenza, i ritmi lenti e compassati frantumati all'improvviso da scene di efferata (e spesso gratuita) violenza.
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Storie di Yakuza a Tokyo. Outrage racconta la scalata al potere di quattro rivali ignari l'uno l'altro di avere un solo e comune obiettivo. Sopra di loro, un venerando e riveritissimo boss, "capo dei capi", li manipola senza scrupoli come marionette per arrivare ai propri fini, ignaro che egli stesso subirà il rovescio della sorte per mano di uno dei suoi burattini. Ne farà le spese anche un uomo d'armi di uno dei boss, fedelissimo e saldamente ancorato nei valori tradizionali della Yakuza, oltraggiato dalla mancanza di scrupoli dei suoi superiori senza onore e da una "nuova Yakuza" dai metodi non solo brutali ma anche volgari.
Kitano torna al classico e riesuma, dopo una lunga pausa digressiva in altri generi cinematografici, i codici d'onore, le storie di gangster, i lunghi piani sequenza, i ritmi lenti e compassati frantumati all'improvviso da scene di efferata (e spesso gratuita) violenza. Formalmente, Outrage è un capolavoro che scorre sullo schermo come vera opera d'arte, dove una Tokyo misteriosa e violenta viena raccontata da scene giustapposte l'una all'altre come in una galleria d'arte moderna.
Ma la formula magica che operava l'incantesimo tra l'immagine, la scrittura e la poetica del regista nei suoi precedenti film si è qui purtroppo persa per strada. Il film risulta alla fine algido e straniante, come se un narratore distante e distaccato ne riferisse la fredda cronaca impaginata su fogli di carta patinata.
Una bella occasione mancata, come spesso lo sono i ritorni alle origini. Perché malgrado tutto le persone, e il mondo che li circonda, non possono tornare ad essere ciò che furono.
Se la precedente trilogia autobiografica segnava la crisi d'ispirazione del regista, e se un ritorno ai canoni classici rimane così sottotono, allora forse è giunto il momento per Kitano di voltare pagina e passare ad altro. La sua verve geniale gli permetterà senza altro di esplorare altre vie creative con miglior successo.
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