Tropa de Elite - Gli squadroni della morte

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Un film di José Padilha. Con Wagner Moura, Caio Junqueira, André Ramiro, Maria Ribeiro, Fernanda Machado.
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Titolo originale Tropa de Elite. Azione, durata 115 min. - Brasile, Argentina 2007. - Mikado Film uscita venerdì 6 giugno 2008. MYMONETRO Tropa de Elite - Gli squadroni della morte * * 1/2 - - valutazione media: 2,89 su 86 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Morale assassina Valutazione 4 stelle su cinque

di dr love


Feedback: 218 | altri commenti e recensioni di dr love
martedì 5 gennaio 2010

Non è semplice commentare un lavoro come Tropa de elite. In particolare non è semplice ammettere che dentro allo sdegno di fronte alla violenza e al disprezzo per la vita altrui si insinua una sorta di stima per il coraggio, quasi un’ammirazione per le doti umane dei protagonisti. Ma andiamo per ordine; diciamo subito che il film è di parte, sfacciatamente, senza nascondersi. Dal primo all’ultimo fotogramma l’eroe è il comandante Nascimiento, le cui debolezze sono quelle di un uomo sensibile e combattuto tra dovere e amore per la famiglia. Il contrasto con le aspettative è subito stridente, visto che pochi corpi di polizia sono accompagnati da una nomea di brutalità come i cosiddetti squadroni della morte, che qui vengono invece presentati, come suggerisce il titolo, come una selezione non solo di uomini validi, con un addestramento da far impallidire il sergente Hartman, ma anche dotati di limpide doti di onestà e rigore morale. Sulla corrispondenza di questo dato con la realtà si possono riservare ovviamente perplessità, ma resta il fatto che descrivendo le missioni svolte da questi uomini si intuiscono scenari di una pericolosità senza paragoni, in cui funzioni di polizia sono realizzabili solo da soldati, di conseguenza con un impostazione bellica dello scontro con il nemico, che diventa sacrificabile se il fine è quello di proteggere la collettività. Ad esempio non è un caso che l’organizzazione della visita del papa, di per sè un evento apparentemente gioioso e di festa, venga presentata come una missione di guerra affidata a commandos di killer spietati. Se ci si fermasse a questo aspetto il rischio sarebbe quello di giudicare il film come un’apologia acritica dei “giustizieri”, valutazione che ha esposto il film a numerose accuse di “fascismo” ed elogio della violenza, in parte condivisibili. Ma a questo punto va ricordato che la sceneggiatura del film, oltre a essere nata sulla base di testimonianze di protagonisti (sia direttamente che attraverso i resoconti di psicologi che li hanno assistiti), porta la firma di Braulio Mantovani, autore di “La ciudad de Dios”. Il lavoro precedente, con pregi e difetti, ha avuto il merito di mostrare da una prospettiva “interiore” la realtà raccapricciante della vita nelle favelas. Stavolta Mantovani ha rovesciato la prospettiva analizzando da un lato la cruda realtà della polizia brasiliana, fatta di corruzione, disonestà e asservimento al potere, dall’altra l’ipocrisia degli studenti benestanti, severi critici della polizia ma di fatto silenziosi complici dei trafficanti. In parallelo è spietato anche il giudizio sul volontariato e i cooperanti delle ONG, che sono dipinti come sprovveduti illusi, irrilevanti pedine di un gioco enormemente più grande. Forse la migliore chiave di lettura sta nella vicenda di Matias, nel suo percorso di crescita e formazione, di progressiva presa di coscienza della realtà che si trova ad affrontare, l’assunzione dell’uso della forza come unica soluzione fino al salto nel buio finale, mostrato nell’ultima scena: l’abbandono del rispetto della vita umana come valore da difendere. È qui che le ombre dei sospetti di faziosità finiscono per dissolversi, lasciando spazio all’ultimo pessimista e disperato messaggio, quasi un estrema richiesta di aiuto da chi non sa più che fare. Voto 7,5

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m.petrelli lunedì 8 febbraio 2010
bella recensione, vorrei solo correggere una cosa.
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Purtroppo in Italia si sa poco e male del Brasile, lo si conosce solo per Rio e Carnevale. Il titolo italiano del film è un errore. Il BOPE non è "squadroni della morte" è il corpo speciale della Polizia che agisce nei momenti peggiori dentro alle favelas e in situazioni di emergenza in città e ti garantisco che senza il BOPE i traficantes non vengono presi, il Brasile non è produttore di droghe ma la popolazione principalmente quella di classe media alta sono grandi consumatori e quindi come in europa il traffico guadagna molto. Gli squadroni della morte erano un piccolo gruppo di ex poliziotti che agivano negli anni 80 eliminando ladruncoli ed erano pagati dai negozianti per questo...ma non esistono più, in Italia continuano a parlare di squadroni della morte. [+]

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