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gianleo67
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giovedì 13 giugno 2013
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oscura tirannide dell'età dell'oro
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Esperto agente della CIA viene spedito a Damasco per organizzare l'assassinio di un giovane principe arabo dalle idee liberali che potrebbe alterare gli equilibri geopolitici in Medio Oriente danneggiando gli interessi di potenti compagnie petrolifere americane. Quando la sua missione fallisce ed egli viene 'scaricato' dai suoi stessi superiori, cercherà invano di impedire che il progetto stragista venga comunque posto in essere.
Dura requisitoria nella forma di un complicato puzzle di vicende correlate che ricalca la gloriosa tradizione del cinema liberal a stelle e strisce e ripropone un feroce atto d'accusa contro il sistema di potere e le lobby politico-economiche che governano lo scenario globale tra le spinte progressiste di una civiltà giuridica evoluta e complessa e le pulsioni imperialiste dello zio Sam, impegnato come sempre nel controllo ossessivo del mercato energetico mondiale, nella forsennata corsa all'oro nero.
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Esperto agente della CIA viene spedito a Damasco per organizzare l'assassinio di un giovane principe arabo dalle idee liberali che potrebbe alterare gli equilibri geopolitici in Medio Oriente danneggiando gli interessi di potenti compagnie petrolifere americane. Quando la sua missione fallisce ed egli viene 'scaricato' dai suoi stessi superiori, cercherà invano di impedire che il progetto stragista venga comunque posto in essere.
Dura requisitoria nella forma di un complicato puzzle di vicende correlate che ricalca la gloriosa tradizione del cinema liberal a stelle e strisce e ripropone un feroce atto d'accusa contro il sistema di potere e le lobby politico-economiche che governano lo scenario globale tra le spinte progressiste di una civiltà giuridica evoluta e complessa e le pulsioni imperialiste dello zio Sam, impegnato come sempre nel controllo ossessivo del mercato energetico mondiale, nella forsennata corsa all'oro nero.
Lungi dal banalizzare la questione riducendola allo stanco clichè di luohi comuni del genere (l'agente tradito dal sistema, l'avvocato rampante più scaltro dei suoi paludati superiori, l'analista finanziario dalle ciniche e spregiudiucate ambizioni personali) l'opera di Stephen Gaghan si nutre di un respiro più ampio, articolando una solida e complessa sceneggiatura nella forma di un potente meccanismo ad orologeria che vive del sommesso ticchettio delle passioni e dei dolori umani (proponendo una variegata e complessa declinazione del rapporto padre-figlio) per deflagare nel finale con la violenza distruttrice di una oscena e disumana volontà superiore, assecondando le logiche machiavelliche di una spietata ragion di stato (o di parte?). Opera sorvegliata a livello registico risulta ancor più rigorosa in fase di montaggio dovendo far collimare le derive convergenti e interconnesse di vicende apparentemente slegate ma che diventano parte di un oscuro e capriccioso disegno del caso, il segno imponderabile del fatalismo antropologico della cultura occidentale votata alla strenua conservazione dei rapporti di forze attraverso una occulta strategia del piccoli passi, del massimo risultato col minor danno possibile. Strabiliante compagine di attori tra cui spiccano la scaltrezza discreta e ineffabile dell'avvocato Jeffrey Wright e la dolorosa ostinazione di un superlativo George Clooney in una delle sue interpretazioni più intense ed emozionanti. Oscar 2006 proprio a Clooney come miglior attore non protagonista su cui siamo totalmente d'accordo tranne forse, per la riduttiva attribuzione di 'non protagonista' alla qualità di un personaggio chiave nell'economia di una storia corale e articolata, dove comprimari diversi si alternano sull'affollato palcoscenico di un complicato crocevia di destini su scala planetaria.
Oscura tirannide dell'Età dell'oro.
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cielitolindo
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martedì 11 giugno 2013
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bravi tutti
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saladino
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martedì 11 giugno 2013
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kalokagathia
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...il principio della cultura ellenica che sintetizza l'ideale di unità tra sfera etica ed estetica, ed estende la propria influenza anche sulla produzione artistica. Forse Gaghan si è ispirato a questo ideale quando ha scritto e diretto Syriana, che riesce a far ragionare lo spettatore su (dis)equilibri della geo-politica e burattinai oscuri, confezionando al contempo una pellicola di qualità. Da vedere.
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ultimoboyscout
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sabato 8 ottobre 2011
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sussurrare per gridare.
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Definirlo lento, piatto e noioso sarebbe fin troppo scontato. E' un film tra l'altro costruito in maniera complicata e difficile da seguire che necessita di una certa attenzione, poichè i fatti raccontati si svolgono in posti diversi anche se vanno tuti nella stessa direzione: in Medio Oriente se si fa la guerra è solo per il petrolio. Ma quello di cui si fa portavoce il film è una denuncia di moda qualche anno fa e che non si capisce perchè abbandonata, visto che le cose non sono affatto diverse, cioè quella di portare alla luce la presunta sporca politica estera della Presidenza Bush e i condizionamenti ricevuti in particolare dai grandi e potenti petrolieri texani (come lo stesso presidente).
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Definirlo lento, piatto e noioso sarebbe fin troppo scontato. E' un film tra l'altro costruito in maniera complicata e difficile da seguire che necessita di una certa attenzione, poichè i fatti raccontati si svolgono in posti diversi anche se vanno tuti nella stessa direzione: in Medio Oriente se si fa la guerra è solo per il petrolio. Ma quello di cui si fa portavoce il film è una denuncia di moda qualche anno fa e che non si capisce perchè abbandonata, visto che le cose non sono affatto diverse, cioè quella di portare alla luce la presunta sporca politica estera della Presidenza Bush e i condizionamenti ricevuti in particolare dai grandi e potenti petrolieri texani (come lo stesso presidente). Oltre a ciò anche un tentativo di immancabile approfondimento sui perchè dello sviluppo a macchia d'olio (o petrolio...) del fondamentalismo islamico e dei kamikaze. Siamo all'apice del periodo del cinema "impeganto e socialmente utile" di Clooney, al quale per fortuna ha rinunciato (il dio denaro degli incassi ha sempre ragione caro george) dopo 2-3 film mediocri nemmeno troppo di successo. Intendiamoci bene, "Syriana" è ben costruito, Clooney ne da un'interpretazione notevole ma narrativamente stride. Lo stile è quello del documentario influenzato, manco a dirlo, dall'11 settembre, sembra di trovarsi di fronte ad un mosaico, all'interno di un dedalo o di dover rimettere a posto un puzzle. Coerente con i propri intenti ed il proprio stile, rinuncia a inutili spettacolarizzazioni casinare tipicamente americane relegando emozioni e suspence ai soli ultimi minuti.
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everlong
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sabato 29 gennaio 2011
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cinismo nero
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Syriana è un thriller politico, o meglio geo-politico. Una fotografia, per certi versi illuminante, della real politik degli interessi statunitensi nell'area mediorientale. Quindi, non un'opera auto-contenuta e auto-referenziale bensì un vera e propria soggettiva sul mondo dell'attualità. Il cinismo nero delle compagnie petrolifere, omicidi di stato, complotti, doppiogiochismo, agenti sotto copertura sono gli ingredienti di un sistema apparentemente sempre più nebbioso, caotico e privo di gerarchie, dove la reale "diplomazia" sembra essere competenza non più dei singoli stati bensì di privati senza scrupoli che si sovrappongono alla politica ufficiale dettandone sempre più le regole, le direzioni, le finalità e le azioni, anche più estreme.
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Syriana è un thriller politico, o meglio geo-politico. Una fotografia, per certi versi illuminante, della real politik degli interessi statunitensi nell'area mediorientale. Quindi, non un'opera auto-contenuta e auto-referenziale bensì un vera e propria soggettiva sul mondo dell'attualità. Il cinismo nero delle compagnie petrolifere, omicidi di stato, complotti, doppiogiochismo, agenti sotto copertura sono gli ingredienti di un sistema apparentemente sempre più nebbioso, caotico e privo di gerarchie, dove la reale "diplomazia" sembra essere competenza non più dei singoli stati bensì di privati senza scrupoli che si sovrappongono alla politica ufficiale dettandone sempre più le regole, le direzioni, le finalità e le azioni, anche più estreme. Syriana ritrae una realtà complessa e articolata (che nel nostro piccolo potremmo ricondurre alla faccenda Mattei) dove palesemente ridicoli appaiono i tentativi delle classi dirigenti di creare dei nemici assoluti (vedasi terrorismo islamico) verso cui inveire e addossare ogni colpa e responsabilità. L'occidente maschera, insabbia, nasconde alla propria gente ciò che in realtà avviene nei rapporti economici e diplomatici tra politica, economia, multinazionali e petrolieri, perché forse il nemico non è così assoluto e non è così lontano da casa. Occidente e oriente in Syriana diventano categorie insufficienti ad interpretare questo sistema. Non c'è una divisione netta, come non c'è tra bene e male. L'uno nasce in seno all'altro. Oriente e occidente sono più vicini e legati di quanto si possa pensare, stretti e avvinghiati in una spirale della violenza, del cinismo e del profitto che si fa beffe della democrazia, dei diritti dell'uomo e di tutto che crediamo di aver acquisito nel tempo. Il sistema di concatenazioni economiche, politiche e militari, di complotti, interessi nazionali e privati diventa in Syriana qualcosa di disgustoso e inaccettabile che si sovrappone al terrorismo suicida come una sua versione più raffinata ma altrettanto brutale e senza scrupoli. Le fondamenta di tale sistema sono solide, talmente solide che ormai non sono più scardinabili da alcun essere umano. Il sistema assume una vita propria, che prescinde da chi ne fa parte, che conforma chi ne fa parte e che elimina chi tenta di opporsi. La sopraffazione diventa l'inevitabile destino.
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paride86
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martedì 2 novembre 2010
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molto bello
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La bella struttura narrativa di "Syriana" ricorda molto quella di "Traffic": non è un caso, visto che Sodenbergh figura tra i produttori.
Il fulcro della vicenda sono gli intrighi mediorentali: traffico di armi, fondamentalismo religioso, spionaggio internazionale, tutto affrontato con gran classe e interpretato da bravi attori.
Un film che serve a far riflettere sulle vere ragioni delle guerra in Medio Oriente e sugli interessi che portano in esse le nostre nazioni occidentali.
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danielghezzaund
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lunedì 20 settembre 2010
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solo un commento personale
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Vedere questo film mi ha aiutato ad essere una persona migliore, nel senso che mi ha spinto a migliorare l'inglese per poter seguire un film in lingua originale. Non mi è per niente piaciuto il doppiaggio, credo che rovini il film.
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dony 64
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lunedì 2 marzo 2009
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film un po.....'complicato
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Film drammatico con Georg Clooney, molto invecchiato e con la barba, agente della CIA e Matt Damon, altro noto e bravo attore.Il film, vuoi per l'intrecciata storia di cui tratta e per i sottotitoli in inglese e' da interpretare nel suo intricato significato.Nel complesso film piu' che discreto visto l'interpretazione dei sempre bravi attori Cloney e Demon.Voto 6+
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lucido71
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domenica 14 settembre 2008
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syriana??
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Ero partito con tutti i proposti giusti x gustarmi un film diverso non d'azione ma impegnativo... e difatti all'inizio bisogna stare attenti non poco alle numerose e varie ambientazioni (Medioriente - USA- Svizzera - Spagna etc...); film un po' caotico, che non lascia affatto il segno. A mio avviso si è voluto buttar troppa carne sul fuoco, senza che poi se ne sia gustata... politica estera americana senza scrupoli, CIA invischiata con le mani in tutti i traffici illeciti mondiali, un uomo messo in mezzo non si sa dove, Damon che si aggirava sul set... l'idea era anche buona, con il grande sogno di un arabo giovane e saggio di migliorare il tutto (specie i mercati orientali petroliferi), ma poi si è caduti in basso con la visione occidentale sui kamikaze "che vanno in paradiso", veramente in basso, con la produzione USA che in finale spinge a questo: "noi governiamo il mondo intero con tutti i mezzi a disposizione, ma questi arabi che si fanno esplodere sono dei veri scemi.
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Ero partito con tutti i proposti giusti x gustarmi un film diverso non d'azione ma impegnativo... e difatti all'inizio bisogna stare attenti non poco alle numerose e varie ambientazioni (Medioriente - USA- Svizzera - Spagna etc...); film un po' caotico, che non lascia affatto il segno. A mio avviso si è voluto buttar troppa carne sul fuoco, senza che poi se ne sia gustata... politica estera americana senza scrupoli, CIA invischiata con le mani in tutti i traffici illeciti mondiali, un uomo messo in mezzo non si sa dove, Damon che si aggirava sul set... l'idea era anche buona, con il grande sogno di un arabo giovane e saggio di migliorare il tutto (specie i mercati orientali petroliferi), ma poi si è caduti in basso con la visione occidentale sui kamikaze "che vanno in paradiso", veramente in basso, con la produzione USA che in finale spinge a questo: "noi governiamo il mondo intero con tutti i mezzi a disposizione, ma questi arabi che si fanno esplodere sono dei veri scemi...!" ...le cose non stanno proprio così... spruzzata stell&strisce di propaganda sulla pellicola. SCONSIGLIATO!
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ez99
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lunedì 19 maggio 2008
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non ci siamo
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Ok il mondo del petrolio e della geopolitica è complesso e viscido, ma non mi sembra questo il modo di rappresentarlo. A tratti scontato, a tratti incomprensibile. Però anche un tentativo di raccontare senza spiegare dopo l'11 settembre. Il nostro 'caso Mattei' lo batte in tutto.
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