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mitzcat
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lunedì 5 febbraio 2024
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un piccolo capolavoro
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Tra i film che evocano l'Olocauso e gli orrori dello sterminio degli ebrei, questo è il mio preferito. Il film narra di un giovane americano che si reca in Ucraina per cercare informazioni sul nonno, portando con se una bellissima fotografia in bianco e nero che ritrae il nonno con una ragazza ucraina, incinta. Si fa aiutare, nella sua "rigida ricerca" da uno strampalato terzetto, che si occupa, per lavoro, di aiutare i ricchi emigrati americani a ritrovare le loro origini, quel che resta delle loro famiglie ucraine. Il terzetto è composto da un anziano che si crede cieco, dalla sua meravigliosa cagnetta nevrotica e dal nipote, più o meno coetaneo del giovane americano.
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Tra i film che evocano l'Olocauso e gli orrori dello sterminio degli ebrei, questo è il mio preferito. Il film narra di un giovane americano che si reca in Ucraina per cercare informazioni sul nonno, portando con se una bellissima fotografia in bianco e nero che ritrae il nonno con una ragazza ucraina, incinta. Si fa aiutare, nella sua "rigida ricerca" da uno strampalato terzetto, che si occupa, per lavoro, di aiutare i ricchi emigrati americani a ritrovare le loro origini, quel che resta delle loro famiglie ucraine. Il terzetto è composto da un anziano che si crede cieco, dalla sua meravigliosa cagnetta nevrotica e dal nipote, più o meno coetaneo del giovane americano. Per la maggior parte del film io ho riso molto, i dialoghi, anche solo gli sguardi e certe situazioni imbarazzanti sono pervasi da un umorismo molto sottile e intelligente, ma si intuisce, man mano che si avvicina il finale, che c'è qualcosa di grave, un segreto mai confessato, che andrà a svelarsi. Film magnifico sotto tutti gli aspetti, la recitazione, compresa quella del cane Sammy Davis Junior Juinior che giustamente è stato inserito, nei titoli di coda, tra gli attori, e in ordine di apparizione. La fotografia, paesaggi stupendi, fino ad arrivare all'incantevole campo di girasoli, in mezzo al quale c'è una piccola abitazione dove tutto verrà svelato. Anche la colonna sonora è bellissima.
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venerdì 26 gennaio 2024
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illuminata anche io.
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Un film che mi ha incuriosito, divertito e commosso. Lo rivedrei.
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nanobrontolo
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mercoledì 26 luglio 2023
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toccante
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Splendida regia per un film che si fa guardare e ti lascia più ricco. Tutti dovrebbero guardarlo soprattutto chi non ha ancora capito, nonostante tutto, che le guerre e la prevaricazione sono follia pura.
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great steven
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venerdì 12 giugno 2020
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si accendono occhi e memoria per cose importanti.
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OGNI COSA è ILLUMINATA (USA, 2004) diretto da LIEV SCHREIBER. Interpretato da EUGENE HüTZ, ELIJAH WOOD, BORIS LESKIN ● Jonathan Safran Foer, ebreo americano dedito alla collezione di cimeli di famiglia, decide di recarsi in Ucraina per cercare la donna che, durante l’occupazione nazista, salvò la vita a suo nonno. Nel tentativo di trovare la città di ebrei ucraini che esisteva prima della guerra e che i tedeschi cancellarono dalle carte geografiche, Jonathan assolda Alex, scanzonato ucraino dalla lingua affilata anch’egli dotato di un nonno (che si dice cieco) e di un cane psicopatico. Gli equilibri psico-emotivi da mantenere nel terzetto non sono sempre un gioco da ragazzi, ma quando il gruppo arriva finalmente a Trachimbrod, il fatidico villaggio che Jonathan brama di raggiungere, e fa la conoscenza della dolce Augustine, c’è un importantissimo segreto di cui venire a conoscenza.
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OGNI COSA è ILLUMINATA (USA, 2004) diretto da LIEV SCHREIBER. Interpretato da EUGENE HüTZ, ELIJAH WOOD, BORIS LESKIN ● Jonathan Safran Foer, ebreo americano dedito alla collezione di cimeli di famiglia, decide di recarsi in Ucraina per cercare la donna che, durante l’occupazione nazista, salvò la vita a suo nonno. Nel tentativo di trovare la città di ebrei ucraini che esisteva prima della guerra e che i tedeschi cancellarono dalle carte geografiche, Jonathan assolda Alex, scanzonato ucraino dalla lingua affilata anch’egli dotato di un nonno (che si dice cieco) e di un cane psicopatico. Gli equilibri psico-emotivi da mantenere nel terzetto non sono sempre un gioco da ragazzi, ma quando il gruppo arriva finalmente a Trachimbrod, il fatidico villaggio che Jonathan brama di raggiungere, e fa la conoscenza della dolce Augustine, c’è un importantissimo segreto di cui venire a conoscenza. Un attore esordiente nella regia ha portato al cinema un altro esordiente, questi nella letteratura, adattandone per il grande schermo le memorie del viaggio che compì allo scopo di ricostruire un frammento fondamentale del suo passato famigliare. Ricostruita è al tempo stesso anche la vicenda di Trachimbrod, uno dei numerosi shtetl bruciati in piena Seconda Guerra Mondiale, destinati a non avere più il proprio punto di riferimento sulle mappe e a sopravvivere soltanto nella memoria di coloro che con fatica e perseveranza ne hanno conservato le tracce. J. S. Foer si avvia da un’istantanea in cui suo nonno è fotografato accanto ad Augustine, per poi concludere un lungo, imperterrito viaggio conoscendo di persona la salvatrice del suo avo, pronta a sciogliersi in lacrime in una notte lacustre particolarmente buia nel rievocare il giorno dello sterminio di tutti gli abitanti del vecchio villaggio. Ad accompagnare "Jonfen" in questa impresa commovente, sono Alexander Perchov (un altro nipote, nonché voce narrante del film) e suo nonno, conosciuto a Odessa come un brusco individuo che negli anni ha mortificato il suo essere ebreo trasformandosi in un antisemita convinto. La sua cecità, rimarcata dagli spessi occhiali da sole neri e dalla cagnetta schizoide, è finta, simulata quanto la vita che disperatamente ha cercato di vivere alla larga da Trachimbrod. Jonathan e Alex ritroveranno inconsapevolmente un crisma comune che lega le loro rispettive famiglie, a partire dagli oggetti che appartenevano ai loro cari. Reduce da una trilogia di successo mondiale, Wood è qui un protagonista molto più valido che non Frodo ne Il Signore degli Anelli. E. Hutz è il leader del gruppo musicale Gogol Bordello. Un’opera prima illuminante e illuminata che mette in rilievo l’universalità di un registro tragico e gli aspetti culturali del suo omologo comico, in particolare affrontando temi rimandanti alla cultura yiddish e slava. Strano che il pubblico in sala non abbia colto appieno queste peculiarità. Forse perché, per dare ragione al mai dimenticato Umberto Eco, per il comico bisogna essere più colti. Le riprese hanno avuto luogo in Cecoslovacchia.
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jld
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lunedì 11 dicembre 2017
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in the road nell'ex urss, ironico e riflessivo
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Un film spiritoso, dolce ed empatico. Si ride di brutto mentre in altre parti ci si ritrova con gli occhi umidi..la magia di quest'arte quando ci si imbatte in artisti come Schreiber, alla sua opera prima (e ultima al momento).
Gran bel vedere..
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angelo umana
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martedì 22 novembre 2016
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il presente illuminato dal passato
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E torneranno i prati, come il titolo di un film di Ermanno Olmi, così sono tornati i prati in un paesino dell’Ucraina che non esiste più. I suoi poco più di mille abitanti ebrei vennero trucidati dai tedeschi nella seconda guerra mondiale, del paesino non resta niente e nessuno l’ha mai sentito nominare, solo un cerchio di sassi in riva al fiume, in memoria degli scomparsi.
A questo paesino si era diretto Jonathan (il romanzo da cui il film è tratto è di Jonathan Safran Foer) partendo dall’America: collezionava ogni cosa riguardante persone, la sua famiglia. Il viaggio ha origine da una foto di suo nonno ebreo in Ucraina, da dove partì per gli Usa prima della guerra, con l’intenzione di portarvi la moglie Augustine poco tempo dopo.
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E torneranno i prati, come il titolo di un film di Ermanno Olmi, così sono tornati i prati in un paesino dell’Ucraina che non esiste più. I suoi poco più di mille abitanti ebrei vennero trucidati dai tedeschi nella seconda guerra mondiale, del paesino non resta niente e nessuno l’ha mai sentito nominare, solo un cerchio di sassi in riva al fiume, in memoria degli scomparsi.
A questo paesino si era diretto Jonathan (il romanzo da cui il film è tratto è di Jonathan Safran Foer) partendo dall’America: collezionava ogni cosa riguardante persone, la sua famiglia. Il viaggio ha origine da una foto di suo nonno ebreo in Ucraina, da dove partì per gli Usa prima della guerra, con l’intenzione di portarvi la moglie Augustine poco tempo dopo. Ad accompagnare questo “turista pagante” nel paesino scomparso dell’Ucraina c’è la strana coppia – anch’essa ebrea – di un suo coetaneo, Alex, e il nonno, che si proclama cieco ma che è sordo ,originari di Odessa: che differenza di vite tra le due nazionalità, proprio un confronto tra due mondi, eppure provenienti dallo stesso ceppo. Jonathan è nato negli Usa solo per caso.
E’ un viaggio della memoria anche per i due ucraini. Il nonno guida una vecchia Trabant familiare – è incredibile come l’anziano possa aver guidato così a lungo - ripercorre i luoghi della tragedia dove si era trovato e dov’era scampato per caso alla fucilazione. E’ un film sul passato, sempre attuale a rischiarare il presente, a far capire le proprie origini. Alex scriverà a Jonathan, tornato in America dopo questo viaggio, di essere stato felice di aver condiviso con lui, sconosciuto fino a poco tempo prima, qualcosa per cui vale la pena esistere, un ricordo comune dei propri avi.
Film ricco di parole anche esilaranti, soprattutto all’inizio, quando le due “civiltà” si confrontano e cominciano a conoscersi, derivanti da un linguaggio che il sedicente ”interprete” Alex, innamorato di tutto quanto è americano, usa per l’occasione. Ma che dopo volge a essenziale, scarno di parole, soprattutto quando il luogo che cercano finalmente si avvicina e ogni cosa diventa illuminata. Ricco di un’ottima fotografia, di particolari e di “trovate”, come la gallina che passeggia su un davanzale o la luna che nel viaggio il nonno guarda spesso (e si capirà più tardi perché, o cosa gli ricorda), o il segnale arrugginito e bucato dagli spari, di “comune denuclearizzato” accanto a una centrale atomica. O , ancora, il cane del nonno, chiamato Sammy Davis jr. jr. O l’anziana che vive sola e sperduta in quel posto di girasoli, sorella della Augustine scomparsa e che aveva conosciuto questo vecchio “autista”, a quei tempi. Le musiche, divertenti o tragiche a seconda dei momenti che i tre protagonisti vivono. Sono però il nonno e l’anziana donna le figure centrali del film, sono loro coi loro ricordi che disvelano ogni cosa.
Tutto appropriato, ben costruito, per essere un’opera prima del regista Liev Schreiber nel 2005, è un’ottima opera prima. Notevole l’interpretazione dei due anziani, l’uno infine felice di essere dov’era e l’altra - serena, non sa dopo tutti quegli anni che la guerra è finita – la quale ritiene che nulla possa disturbarla in una giornata come quella, in cui ha conosciuto i tre gitanti nel viaggio della memoria.
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luigi chierico
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domenica 23 ottobre 2016
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non tutto pregevole
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Una bella storia raccontata male.Il film, sebbene ben fatto e costruito, suggestivo e guidato in modo raffinato,non convince per le sue contraddizioni,i suoi vuoti i pochi attori mentre vi è una moltitudine di personaggi citati e non visti. Anche lo spettatore è chiamato ad andare con la memoria. Le continue didascalie, ovviamente assenti nel romanzo, non fanno che interrompere la visione e la raccolta dei fatti. Fatto in economia, ma non è una buona ragione per essere un buon risultato. Riso amaro,costato all’epoca solo un,milione,incassò in breve tempo ben 100.000.000 ed è tuttora un ottimo film con grandi attori. Che il produttore sia andato al risparmio lo si vede non solo dai pochi attori solo 4 visti dei 15 personaggi citati, ma anche dalle grandi strade prive di traffico per lunghi viaggi con segnaletica stradale fatiscente.
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Una bella storia raccontata male.Il film, sebbene ben fatto e costruito, suggestivo e guidato in modo raffinato,non convince per le sue contraddizioni,i suoi vuoti i pochi attori mentre vi è una moltitudine di personaggi citati e non visti. Anche lo spettatore è chiamato ad andare con la memoria. Le continue didascalie, ovviamente assenti nel romanzo, non fanno che interrompere la visione e la raccolta dei fatti. Fatto in economia, ma non è una buona ragione per essere un buon risultato. Riso amaro,costato all’epoca solo un,milione,incassò in breve tempo ben 100.000.000 ed è tuttora un ottimo film con grandi attori. Che il produttore sia andato al risparmio lo si vede non solo dai pochi attori solo 4 visti dei 15 personaggi citati, ma anche dalle grandi strade prive di traffico per lunghi viaggi con segnaletica stradale fatiscente.
Siamo in Ucraina nel 2000 e non mi pare che se ne dia una bella immagine, anche se realistica.
Certo vi sono anche immagini fantastiche offerte da Madre Rerra: prati deserti, immense verdi pianure sino all’infinito, campi di girasoli, ancor più di quelli che Vittorio De Sica trovò per “I girasoli” con la Loren.
Il giovane Elijah Wood, che interpreta la parte dello scrittore Jonathan Safran Foer che a 22 anni lasciò l’America per andare in Ucraina a fare ricerche sul passato di suo nonno, rispetta molto bene il suo ruolo ma sarebbe stato bene sottolineare la sua giovane età. Una storia triste, per un tragico evento che interessò un intero popolo ebraico, fatta rivivere con inutili momenti di sciocchi episodi, il cane con una “corazza” a nascondere le sue origini, un finto cieco alla guida di un’auto senza benzina, un alberghetto squallido,una famosa località, Trochenbrod, in cui furono uccisi oltre mille ebrei oramai dimenticata da tutti, anche dallo stesso finto cieco che nell’eccidio ebbe un ruolo essenziale. Alex e suo nonno,il finto cieco, accompagnano il giovane americano ebreo Jonathan alla ricerca di Augustine, di cui l’americano ha solo una foto lasciatagli da suo nonno. L’ottima interpretazione di Eugene Hutz nel ruolo di Alex ed il ruolo del nonno,interpretato in maniera impeccabile da Boris Leskin,non sono sufficienti a fare del film un capolavoro. Non lo è neanche la bella colonna sonora,la stupenda fotografia,un cielo nero ed una notte ricca di stelle. Una meravigliosa cornice non rende celebre il quadro,succede il contrario,vedi La Gioconda nota per la sua immagine pittorica e non per la cornice aggiuntale. Così tra il serio ed il faceto si giunge alle rivelazioni,Jonathan incontra intorno al 2000 Lista, sorella di Augustine ed amante del nonno, che non sa che la guerra è finita da oltre 50 anni. Ma dove e come ha vissuto circondata dai soli girasole e con migliaia di oggetti, foto e lettere dei tanti ebrei uccisi in Ucraina dai tedeschi, tutti raccolti in tante scatole?. Sarà lei a rivelare cosa accadde,chi si salvò e come, una sintesi dei fatti talmente confusa che lo spettatore non riesce a ricostruire. Credo che ancora volta il testo del romanzo sia superiore alle immagini del film. Apprezzabile lo sforzo del regista di riportare una vicenda noiosa, sebbene triste, con immagini, di mostrare il deserto dell’animo umano nella solitudine, alla ricerca della memoria e dei ricordi, perché dopo tanto silenzio prendano voce, ed è solo guardando il film oltre le immagine ed il trascorrere lento della storia poco avvincente, interrotta da banali episodi, che posso consigliarlo a bassa voce.
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luigi chierico
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domenica 23 ottobre 2016
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non tutto pregevole
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Una bella storia raccontata male.Il film, sebbene ben fatto e costruito, suggestivo e guidato in modo raffinato,non convince per le sue contraddizioni,i suoi vuoti i pochi attori mentre vi è una moltitudine di personaggi citati e non visti. Anche lo spettatore è chiamato ad andare con la memoria. Le continue didascalie, ovviamente assenti nel romanzo, non fanno che interrompere la visione e la raccolta dei fatti. Fatto in economia, ma non è una buona ragione per essere un buon risultato. Riso amaro,costato all’epoca solo un,milione,incassò in breve tempo ben 100.000.000 ed è tuttora un ottimo film con grandi attori. Che il produttore sia andato al risparmio lo si vede non solo dai pochi attori solo 4 visti dei 15 personaggi citati, ma anche dalle grandi strade prive di traffico per lunghi viaggi con segnaletica stradale fatiscente.
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Una bella storia raccontata male.Il film, sebbene ben fatto e costruito, suggestivo e guidato in modo raffinato,non convince per le sue contraddizioni,i suoi vuoti i pochi attori mentre vi è una moltitudine di personaggi citati e non visti. Anche lo spettatore è chiamato ad andare con la memoria. Le continue didascalie, ovviamente assenti nel romanzo, non fanno che interrompere la visione e la raccolta dei fatti. Fatto in economia, ma non è una buona ragione per essere un buon risultato. Riso amaro,costato all’epoca solo un,milione,incassò in breve tempo ben 100.000.000 ed è tuttora un ottimo film con grandi attori. Che il produttore sia andato al risparmio lo si vede non solo dai pochi attori solo 4 visti dei 15 personaggi citati, ma anche dalle grandi strade prive di traffico per lunghi viaggi con segnaletica stradale fatiscente.
Siamo in Ucraina nel 2000 e non mi pare che se ne dia una bella immagine, anche se realistica.
Certo vi sono anche immagini fantastiche offerte da Madre Rerra: prati deserti, immense verdi pianure sino all’infinito, campi di girasoli, ancor più di quelli che Vittorio De Sica trovò per “I girasoli” con la Loren.
Il giovane Elijah Wood, che interpreta la parte dello scrittore Jonathan Safran Foer che a 22 anni lasciò l’America per andare in Ucraina a fare ricerche sul passato di suo nonno, rispetta molto bene il suo ruolo ma sarebbe stato bene sottolineare la sua giovane età. Una storia triste, per un tragico evento che interessò un intero popolo ebraico, fatta rivivere con inutili momenti di sciocchi episodi, il cane con una “corazza” a nascondere le sue origini, un finto cieco alla guida di un’auto senza benzina, un alberghetto squallido,una famosa località, Trochenbrod, in cui furono uccisi oltre mille ebrei oramai dimenticata da tutti, anche dallo stesso finto cieco che nell’eccidio ebbe un ruolo essenziale. Alex e suo nonno,il finto cieco, accompagnano il giovane americano ebreo Jonathan alla ricerca di Augustine, di cui l’americano ha solo una foto lasciatagli da suo nonno. L’ottima interpretazione di Eugene Hutz nel ruolo di Alex ed il ruolo del nonno,interpretato in maniera impeccabile da Boris Leskin,non sono sufficienti a fare del film un capolavoro. Non lo è neanche la bella colonna sonora,la stupenda fotografia,un cielo nero ed una notte ricca di stelle. Una meravigliosa cornice non rende celebre il quadro,succede il contrario,vedi La Gioconda nota per la sua immagine pittorica e non per la cornice aggiuntale. Così tra il serio ed il faceto si giunge alle rivelazioni,Jonathan incontra intorno al 2000 Lista, sorella di Augustine ed amante del nonno, che non sa che la guerra è finita da oltre 50 anni. Ma dove e come ha vissuto circondata dai soli girasole e con migliaia di oggetti, foto e lettere dei tanti ebrei uccisi in Ucraina dai tedeschi, tutti raccolti in tante scatole?. Sarà lei a rivelare cosa accadde,chi si salvò e come, una sintesi dei fatti talmente confusa che lo spettatore non riesce a ricostruire. Credo che ancora volta il testo del romanzo sia superiore alle immagini del film. Apprezzabile lo sforzo del regista di riportare una vicenda noiosa, sebbene triste, con immagini, di mostrare il deserto dell’animo umano nella solitudine, alla ricerca della memoria e dei ricordi, perché dopo tanto silenzio prendano voce, ed è solo guardando il film oltre le immagine ed il trascorrere lento della storia poco avvincente, interrotta da banali episodi, che posso consigliarlo a bassa voce.
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toni mais
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lunedì 21 settembre 2015
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la memoria ebraica
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il giovane ebreo americano è un personaggio di fantasia. Rappresenta la Memoria Ebraica. Il vecchio ebreo cieco che si suicida fa di tutto per rinnegare le sue origini ma inutilmente. Verrà raggiunto dalla memoria sotto le spoglie del giovane ( occhiali alla Clark Kent , capelli impomatati , grande collezionista di tutto ciò che possa far ricordare ).Quando il vecchio ricorda ( la scena è quella del campo dei girasoli, fiore che si orienta verso la luce dunque la verità ) sereno si toglie la vita. CAPOLAVORO
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tarantinofan96
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lunedì 20 aprile 2015
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un film molto efficace
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OGNI COSA È ILLUMINATA è un film indipendente del 2005 scritto e diretto dall'attore Liev Schreiber, tratto da un romanzo di Jonathan Safran Foer ispirato alla sua esperienza personale.
Il film racconta la ricerca intrapresa dal giovane collezionista Jonathan Safran Foer (Elijah Wood) nella speranza di ritrovare la donna che salvò la vita di suo nonno durante la Seconda Guerra Mondiale. Giunto in una cittadina dell'Ucraina, conosce Alex e suo nonno, che accettano di fargli da guida. Inizierà così, per i protagonisti, un viaggio alla scoperta delle proprie origini.
Ogni cosa è illuminata è un film sull'importanza della memoria e anche un'incontro/scontro tra culture e tradizioni diverse che (de)genera (in) situazioni divertenti e grottesche, ma che, allo stesso tempo, mostra veramente quella che è ormai una problematica attuale.
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OGNI COSA È ILLUMINATA è un film indipendente del 2005 scritto e diretto dall'attore Liev Schreiber, tratto da un romanzo di Jonathan Safran Foer ispirato alla sua esperienza personale.
Il film racconta la ricerca intrapresa dal giovane collezionista Jonathan Safran Foer (Elijah Wood) nella speranza di ritrovare la donna che salvò la vita di suo nonno durante la Seconda Guerra Mondiale. Giunto in una cittadina dell'Ucraina, conosce Alex e suo nonno, che accettano di fargli da guida. Inizierà così, per i protagonisti, un viaggio alla scoperta delle proprie origini.
Ogni cosa è illuminata è un film sull'importanza della memoria e anche un'incontro/scontro tra culture e tradizioni diverse che (de)genera (in) situazioni divertenti e grottesche, ma che, allo stesso tempo, mostra veramente quella che è ormai una problematica attuale. Il film ha una fotografia "illuminata", come da titolo, che rende tutta la storia più leggera, più umoristica e raggiungibile da qualsiasi tipo di pubblico, ma senza mai dimenticarsi di far riflettere e di far passare il messaggio.
Ogni cosa è illuminata è soprattutto un film sull'importanza della memoria, sull'Olocausto, sulla necessità del mondo moderno di riscoprire le proprie radici. Così, gli oggetti che raccoglie Jonathan lungo il suo viaggio diventano metafora della necessità di questo ricordo e del bisogno degli esseri umani di ricordare in contrasto con la loro tendenza a dimenticare, sempre più forte di generazione in generazione.Nel suo piccolo, quindi, Ogni cosa è illuminata è efficacissimo nel far passare questo messaggio allo spettatore, regalando momenti ora divertenti e ora più intensi, per riflettere con più leggerezza e, probabilmente, in maniera più valida rispetto ad altri film.
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