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guidobaldo maria riccardelli
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giovedì 12 maggio 2016
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sulla necessità dell'essere bambino
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Toccando punti eticamente infimi, il giovane Bruno si riapproprierà della propria dignità, affrontando un percorso di maturazione necessario.
Storia di bambini: neonati, adolescenti, non-adulti; è proprio tramite quest'ultima litote che meglio può essere inquadrato Bruno: si pone come adulto, socialmente, facendo da superiore e padrone a ragazzi più giovani di lui, è padre e marito. Non ha però interiorizzato questa condizione: predilige il gioco, non ha superato ancora questa fase, di assumersi responsabilità non se ne parla, il pensiero che altri siano da lui condizionati non lo sfiora. Equipara una vita ad una refurtiva, dopotutto entrambe posseggono un valore monetario, possono essere remunuerative, e tanto basta.
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Toccando punti eticamente infimi, il giovane Bruno si riapproprierà della propria dignità, affrontando un percorso di maturazione necessario.
Storia di bambini: neonati, adolescenti, non-adulti; è proprio tramite quest'ultima litote che meglio può essere inquadrato Bruno: si pone come adulto, socialmente, facendo da superiore e padrone a ragazzi più giovani di lui, è padre e marito. Non ha però interiorizzato questa condizione: predilige il gioco, non ha superato ancora questa fase, di assumersi responsabilità non se ne parla, il pensiero che altri siano da lui condizionati non lo sfiora. Equipara una vita ad una refurtiva, dopotutto entrambe posseggono un valore monetario, possono essere remunuerative, e tanto basta. Non si preoccupa delle conseguenze, nè contempla percorsi empatici, a lui del tutto estranei.
A causa delle sue follie, figlie dell'ignoranza, proverà sulla sua pelle la gravità e la difficile reversibilità di alcune azioni; sempre ad un passo dal baratro, riuscirà ad uscirne, grazie alla sua scaltrezza, pur con perdite ingenti, perdite alle quali abituarsi è complicato.
Messo davanti a situazioni e scelte più grandi di lui, non avrà, come la maggior parte dei coetanei, la possibilità di sbagliare, affrontando un percorso di maturazione forzato e violento.
Impraticabile una richiesta d'aiuto, ritroverà solo nel finale le lacrime, segno incontrovertibile di quella debolezza che mai ha potuto esprimere, che mai ha trovato sponda per esternarsi.
Tragico e delicato, non tocca (nè si avvicina) le vette d'eccellenza del precedente "Le fils", meglio scritto, diretto e recitato, ma si conferma opera importante e sostenuta, nel tipico stile dei fratelli Dardenne.
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howlingfantod
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mercoledì 24 dicembre 2014
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grottesco, iperreale, catarchico
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Tratti fino al grottesco, surreale tale è l’iperealismo della scarnificazione dei dialoghi, la storia e la sceneggiatura per questo premiato film dei fratelli belgi che trattano come sempre di vite di emarginati, raccontando l’abiezione morale e dei sentimenti che la povertà e l’esclusione portano con sè . Come se i personaggi fossero agiti da qualcosa di più grande di loro, fuori da un qualsiasi intendimento umano che assomigli anche a un principio di responsabilità, appunto assurdi e grotteschi nelle loro azioni, eppure di una tenerezza che ce li fa amare a dispetto di tutto, come nel prototipo della banda del capo e del ragazzino che mette a segno il colpo e l’inseguimento che sembrano dei Bonnie e Clyde altrimenti non si spiega la grandiosità residuale di gesti inimmaginabilmente mostruosi come la vendita di un figlio di un padre all’insaputa della madre.
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Tratti fino al grottesco, surreale tale è l’iperealismo della scarnificazione dei dialoghi, la storia e la sceneggiatura per questo premiato film dei fratelli belgi che trattano come sempre di vite di emarginati, raccontando l’abiezione morale e dei sentimenti che la povertà e l’esclusione portano con sè . Come se i personaggi fossero agiti da qualcosa di più grande di loro, fuori da un qualsiasi intendimento umano che assomigli anche a un principio di responsabilità, appunto assurdi e grotteschi nelle loro azioni, eppure di una tenerezza che ce li fa amare a dispetto di tutto, come nel prototipo della banda del capo e del ragazzino che mette a segno il colpo e l’inseguimento che sembrano dei Bonnie e Clyde altrimenti non si spiega la grandiosità residuale di gesti inimmaginabilmente mostruosi come la vendita di un figlio di un padre all’insaputa della madre. Non per noi comodi e seduti, c’è altro, lo sforzo dei Dardenne di farci vedere questo altro, la cornice che resta fuori del film e del visibile, tratti, dettagli, segnali, spiragli come il catarchico pianto finale che lascia come sempre aperta una porta alla speranza, alla redenzione dei sentimenti e dell’umanità. Che in così minimale contesto e iperrealistica invisibile storia si narri una tale grandezza è un miracolo che solo l’arte sa fare.
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filippo catani
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mercoledì 12 novembre 2014
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una storia tragica
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Bruno e Sonia sono due giovani ragazzi che hanno appena avuto un bambino. Il problema è che Bruno vive di espedienti tra cui il furto e la ricettazione. Un giorno al ragazzo viene prospettata una forte somma di denaro per vendere il proprio figlio a una coppia che non vuole passare attraverso le lungaggini delle adozioni legali.
Novanta minuti di cinema asciutto ambientato nei bassifondi. Una storia se vogliamo di pura autodistruzione che non può portare a nulla di buono. Bruno e Sonia sono due ragazzi che vogliono ancora godersi la vita ma se la ragazza al momento dell'arrivo del figlio ha deciso di prendere con coscienza il ruolo di madre, così non sarà per Bruno.
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Bruno e Sonia sono due giovani ragazzi che hanno appena avuto un bambino. Il problema è che Bruno vive di espedienti tra cui il furto e la ricettazione. Un giorno al ragazzo viene prospettata una forte somma di denaro per vendere il proprio figlio a una coppia che non vuole passare attraverso le lungaggini delle adozioni legali.
Novanta minuti di cinema asciutto ambientato nei bassifondi. Una storia se vogliamo di pura autodistruzione che non può portare a nulla di buono. Bruno e Sonia sono due ragazzi che vogliono ancora godersi la vita ma se la ragazza al momento dell'arrivo del figlio ha deciso di prendere con coscienza il ruolo di madre, così non sarà per Bruno. Per lui il lavoro è per "gli imbecilli" e preferisce vivere di furtarelli assisstito da un giovanissimo meccanico. Un film che gronda disperazione dalla prima all'ultima scena dove i fratelli Dardenne mostrano senza filtri quella realtà del sottobosco cittadino che tutti noi conosciamo ma fingiamo di non vedere. Ci sarà una possibilità di redenzione per Bruno?. Film premiato a Cannes con la Palma d'oro che ha nella sceneggiatura e nell'ambientazione i punti forti ma anche nell'interpretazione dei due giovani protagonisti.
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gianni quilici
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mercoledì 19 febbraio 2014
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asciutto e denso
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E' assolutamente da vedere per chi ama il cinema e non soltanto passarci due ore.
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E' assolutamente da vedere per chi ama il cinema e non soltanto passarci due ore. Perchè descrive una storia intensa ed impietosamente -stacchi netti, senza psicologismi- tra due giovani alla periferia di Bruxelles: lui agile e biondo, ladruncolo coinvolto in giri loschi, apparentemente senza moralità; lei bionda e carnosa, innamorata.
Al centro c'è il figlio di soli 9 giorni. Il film porta all'estremo il loro rapporto.
La conclusione è poesia:commozione che arriva dopo che lui ha toccato il fondo, dopo veri contrasti.
Asciutto e denso,apparentemente freddo, per chi non conosce cosa voglia dire "caldo"
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luca scial�
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venerdì 10 gennaio 2014
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ultimo e miglior film dogma dei dardenne
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Bruno e Sonia sono giovanissimi, si vogliono bene e vivono alla giornata. Ma nella loro vita subentra il piccolo Jimmy, un dono che solo lei sa apprezzare. Che invece Bruno, che vive di furti, vede solo come una delle tante possibili fonti di guadagno. Al punto che lo vende. Ma la reazione di Sonia, che finisce scioccata in ospedale e lo denuncia, lo fa tornare sui suoi passi. Da allora il loro rapporto non sarà più lo stesso.
Ultimo film "Dogma" dei fratelli Dardenne e probabilmente anche il loro migliore sotto quel codice. Oltre alla consueta naturalezza propria di quello stile, qui troviamo una maggiore maturazione registica, oltre a un minore forzato uso della telecamera a spalla.
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Bruno e Sonia sono giovanissimi, si vogliono bene e vivono alla giornata. Ma nella loro vita subentra il piccolo Jimmy, un dono che solo lei sa apprezzare. Che invece Bruno, che vive di furti, vede solo come una delle tante possibili fonti di guadagno. Al punto che lo vende. Ma la reazione di Sonia, che finisce scioccata in ospedale e lo denuncia, lo fa tornare sui suoi passi. Da allora il loro rapporto non sarà più lo stesso.
Ultimo film "Dogma" dei fratelli Dardenne e probabilmente anche il loro migliore sotto quel codice. Oltre alla consueta naturalezza propria di quello stile, qui troviamo una maggiore maturazione registica, oltre a un minore forzato uso della telecamera a spalla. Il quale, in alcuni film, non solo loro, risulta perfino fastidioso per lo spettatore. Per la falsariga della sfortuna e della disperazione che nel finale sfocia nel pianto, ricorda molto Rosetta.
Vincitore della Palma d'oro a Cannes e del nostro David di Donatello.
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theophilus
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lunedì 9 dicembre 2013
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quasi niente da dichiarare
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L’ENFANT
Per chi avesse preliminarmente visto al cinematografo il breve trailer di L’enfant, sarebbe poi quasi superfluo andarsi a vedere l’intero film, vincitore della Palma d’oro a Cannes 2005.
La storia si sintetizza, infatti, in pochi punti salienti e non si presta ad approfondite analisi come, invece, era accaduto per precedenti pellicole dei fratelli Dardenne, quali Rosetta o Le fils. L’intreccio scorre piuttosto fluidamente. Questo, però, non appare un pregio, non è tanto indice di chiarezza e agilità, quanto, invece, sintomo di un approccio un po’ distaccato, di un difetto d’ispirazione a cui i due registi belgi suppliscono con il loro mestiere.
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L’ENFANT
Per chi avesse preliminarmente visto al cinematografo il breve trailer di L’enfant, sarebbe poi quasi superfluo andarsi a vedere l’intero film, vincitore della Palma d’oro a Cannes 2005.
La storia si sintetizza, infatti, in pochi punti salienti e non si presta ad approfondite analisi come, invece, era accaduto per precedenti pellicole dei fratelli Dardenne, quali Rosetta o Le fils. L’intreccio scorre piuttosto fluidamente. Questo, però, non appare un pregio, non è tanto indice di chiarezza e agilità, quanto, invece, sintomo di un approccio un po’ distaccato, di un difetto d’ispirazione a cui i due registi belgi suppliscono con il loro mestiere.
L’enfant è la storia di un balordo che non tenta neppure di trovarsi un lavoro perché è roba da coglioni. Campa di sotterfugi e furtarelli in cui coinvolge anche alcuni adolescenti. Quando la sua ragazza partorisce un bambino, a sua insaputa Bruno lo vende in adozione. Poi, in seguito alla disperata e furiosa reazione di lei, ricompra il figlio. Ma, dovendo dare una forte aggiunta di denaro, finisce preda di malavitosi più grossi di lui.
In alcune scene, il sentimento dei protagonisti scorre con una levità mista a tensione che cela l’insidia di qualcosa di negativo che stia per accadere: ci pare risaputo e, comunque, proposto fiaccamente. Il film termina coll’immagine dei due giovani in lacrime, all’interno di un luogo di detenzione dove lui è rinchiuso, in una chiara assenza di qualsiasi prospettiva e speranza futura.
Non basta la redenzione tardiva di Bruno - egli si costituisce per scagionare un ragazzino arrestato dalla polizia – ad illuminare o ad alzare il livello del film. I cineasti si limitano ad osservare dall’esterno una situazione sociale, senza una concreta partecipazione emotiva. E non è che la storia parli da sola, sono i fratelli Dardenne che hanno poco da dire.
Enzo Vignoli
31 dicembre 2005.
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paride86
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domenica 14 giugno 2009
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asciutto e drammatico
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Bruno è uno sbandato immaturo, un "enfant", come suggerisce il titolo. Insieme alla sua ragazza vive di espedienti ai margini della società. La nascita del figlio porterà molti cambiamenti e lo condurrà verso un'assunzione di responsabilità (almeno così sembra suggerire il finale).
Lo stile dei fratelli Dardenne è come al solito spiazzante: alla drammaticità dei contenuti corrisponde una forma tanto asciutta quanto realistica.
"L'enfant" è un film verista, proprio come "Rosetta" e "Il Figlio", ed è stato premiato a Cannes, che da un po' di tempo sembra preferire questo modo di fare cinema. Io ci tengo a rimarcare il fatto che il cinema è anche magia, perciò l'assenza di musiche, di stratagemmi narrativi e registici mi fa sempre un po' effetto.
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Bruno è uno sbandato immaturo, un "enfant", come suggerisce il titolo. Insieme alla sua ragazza vive di espedienti ai margini della società. La nascita del figlio porterà molti cambiamenti e lo condurrà verso un'assunzione di responsabilità (almeno così sembra suggerire il finale).
Lo stile dei fratelli Dardenne è come al solito spiazzante: alla drammaticità dei contenuti corrisponde una forma tanto asciutta quanto realistica.
"L'enfant" è un film verista, proprio come "Rosetta" e "Il Figlio", ed è stato premiato a Cannes, che da un po' di tempo sembra preferire questo modo di fare cinema. Io ci tengo a rimarcare il fatto che il cinema è anche magia, perciò l'assenza di musiche, di stratagemmi narrativi e registici mi fa sempre un po' effetto.
Per quanto riguarda il resto non si può negare che questo sia davvero un buon film, forse il migliore dei fratelli Dardenne.
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nicolò
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domenica 4 gennaio 2009
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non capite nulla
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Questo film è un capolavoro di emozione, chi lo denigra con pretestuosi intellettualismi è un poveraccio che non riesce ad apprezzare la splendida naturalezza e, al tempo stesso, la profondità morale e umana di questo ennesimo capolavoro dei fratelli Dardenne.
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montenevoso
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mercoledì 9 aprile 2008
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assurdo
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Non esprimo un voto perché mi sono rifiutato di vedere il film fino alla fine. E' un film fastidioso, nel senso più banale del termine. E' tutto esagerato e inverosimile. Commento le prime scene: Chi lascia una ragazza con in mano un neonato su un pianerottolo (come nella scena iniziale)? O è un tossico fatto, o un demente. Qualsiasi altra persona la fa perlomeno entrare. E come può la ragazza girovagare col pupo alla ricerca del suo compango (totalmente idiota), dicendogli: ho voglia di dormire con te? Non mi risulta che una puerpera sia pronta per notti d'amore...ci vuole un po'.. Film inutilmente esagerato, inverosimile, parossistico. fastidioso
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raffaele palazzo
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domenica 20 gennaio 2008
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enfant
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Belgio, giorni nostri. La storia di Bruno e Sonia, poco più che vent'enni ma già alle prese con le amarezze che la vita riserva a chi vive di espedienti. L'arrivo del piccolo Jimmy, il loro primo figlio, avrà la forza di guidare il giovane Bruno verso la luce in fondo al tunnel della precarietà?
L'Enfant è da annoverare tra I migliori film della stagione. Francese fino al midollo per opera dei Dardenne fino a questo punto tra i migliori registi francesi sulla piazza.
Il film è un dramma contemporaneo vissuto da una giovane coppia con Sonia che si ritrova ad aspettare un figlio e in una situazione economica disastrosa e con un marito, Bruno, quasi nullafacente che trova a stento I soldi per andare avanti sollevando ancora la problematica del precariato che non risparmia dure critiche contro il sistema politico e l'incertezze totali vissute da Bruno.
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Belgio, giorni nostri. La storia di Bruno e Sonia, poco più che vent'enni ma già alle prese con le amarezze che la vita riserva a chi vive di espedienti. L'arrivo del piccolo Jimmy, il loro primo figlio, avrà la forza di guidare il giovane Bruno verso la luce in fondo al tunnel della precarietà?
L'Enfant è da annoverare tra I migliori film della stagione. Francese fino al midollo per opera dei Dardenne fino a questo punto tra i migliori registi francesi sulla piazza.
Il film è un dramma contemporaneo vissuto da una giovane coppia con Sonia che si ritrova ad aspettare un figlio e in una situazione economica disastrosa e con un marito, Bruno, quasi nullafacente che trova a stento I soldi per andare avanti sollevando ancora la problematica del precariato che non risparmia dure critiche contro il sistema politico e l'incertezze totali vissute da Bruno.
Girato in digitale prevalentemente con la macchina a spalla, il film potrebbe definirsi una lamata di quelle che solo I francesi ti sanno rifilare.
Bellissimo, delicato, forte e duro con dialoghi accesi e cinici che riflettono l'impossibilità di accettare sistemi e regole moderne sotto gli occhi di un padre bambino che forse non vorrebbe mai finire di giocare.
Scena memorabile da ricordare e quella in cui si inseguono nel prato giocando proprio come bambini e dimostrando di quanto si possa vivere in coppia fuori da un modello societario e moderno che vorrebbe la chiusura e la ristrettezza mentale delle persone ma non accettata da tutti.
Il tema della famiglia, dell'attesa e della paura di avere e dover far crescere un figlio quando I primi a non avere sicurezze e soldi sono I genitori. L'impossibilità quindi per molti di accettare la realtà a volte spietata che non si può amministrare ma che può regalare delle “sorprese” e un nuovo sguardo di speranza verso il futuro.
Ottimo il cast che vede Jeremie Renier tra I giovani promettenti del cinema francese insieme all'incontrastato Benoit Magimel e Deborah Francois.
Riflessivo.
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