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dandy
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domenica 19 ottobre 2014
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catturando una non-vita.
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Eccezionale e sconvolgente resoconto di una miseria quotidiana,incarnata sia dalla protagonista(raggelante nel suo alternarsi tra gaiezza infantile e rabbia ossessionante)che dalla varia umanità che gira in piazza Navona(e non soltanto proletari e capelloni).E sul malessere generale del periodo.Un film sperimentale che non assomiglia a nient'altro.Estremo non solo nei fatti mostrati e descritti e nella durata,ma anche nel metodo di ripresa adottato(quasi esclusivamente primissimi piani che accentuano l'atmosfera angosciosa e caotica).Come hanno detto parecchi "la realtà prende il sopravvento su tutto".Dopo l'abbandono della sceneggiatura(di Sarchielli e Roland Knauss)dopo 10 giorni di lavorazione,i due registi mettono da parte ogni sistema tradizionale rendendo quasi inesistente la presenza della telecamera neutralizzando così i confini tra finzione e realtà,chi filma e chi è filmato.
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Eccezionale e sconvolgente resoconto di una miseria quotidiana,incarnata sia dalla protagonista(raggelante nel suo alternarsi tra gaiezza infantile e rabbia ossessionante)che dalla varia umanità che gira in piazza Navona(e non soltanto proletari e capelloni).E sul malessere generale del periodo.Un film sperimentale che non assomiglia a nient'altro.Estremo non solo nei fatti mostrati e descritti e nella durata,ma anche nel metodo di ripresa adottato(quasi esclusivamente primissimi piani che accentuano l'atmosfera angosciosa e caotica).Come hanno detto parecchi "la realtà prende il sopravvento su tutto".Dopo l'abbandono della sceneggiatura(di Sarchielli e Roland Knauss)dopo 10 giorni di lavorazione,i due registi mettono da parte ogni sistema tradizionale rendendo quasi inesistente la presenza della telecamera neutralizzando così i confini tra finzione e realtà,chi filma e chi è filmato.In questo modo dagli avvenimenti mostrati e dai discorsi ascoltati emerge una spontaneità priva di qualsiasi compromesso cinematografico,genuina e intensa come non si era mai vita nel cinema nostrano(e difficilmente rivista in seguito).Molte sequenze restano impresse:la doccia di Anna che termina con Sarchielli che le toglie i pidocchi;gli aneddoti di Vincenzo sulle lotte della Pirelli mentre dichiara il suo amore per Anna;la vergognosa carica contro un corteo di femministe ordinata dall'ignobile commissario;il battibecco tra l'uomo di colore e Louis Waldon,attore fisso della Factory di Andy Warhol.Il paragone tra i lavori quest'ultimo e quello di Grifi è inevitabile(pop-art a parte)ma ci sono profonde differenze.L'approccio di Sarchielli verso Anna è sovente brusco e la realtà mostrata tutt'altro che complice e idilliaca,come si evince nel finale con il totale annientamento da parte di Anna di una probabile vita felice.Brevissima apparizione di Jane Fonda.Girato a cavallo tra il '72 e il '73 poi presentato prima a Berlino nel '75 e a Venezia,incontrò l'entusiasmo della critica ma la sua circolazione tanto per cambiare è sempre stata scarsissima.Senza dubbio uno dei vertici del cinema nostrano, ingiustamente sconosciuto ai più.Se amate il cinema vero fate tutto quello che potete per trovarlo,perchè non si può perdere una visione come questa.
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stippo
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giovedì 10 giugno 2010
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dove lo trovo?!?!
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sono anni che desidero vederlo. qualcuno sa dove posso trovarlo?
grazie
[+] dove vederlo
(di fabrizio bellanca)
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david p.
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mercoledì 26 settembre 2007
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la recensione informa ma...
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Merita 5 stelle.
Esperienza quella del film "Anna" irripetibile..e mai attuata nel cinema italiano. Meritava di più sin da quando Grifi era in vita, e lo meritano molte altre sue opere, che sono ancora nascoste al pubblico italiano e a chi, differentemente dal sottoscritto, non ha avuto la fortuna di prenderne visione.
dovrebbe essere studiato nelle scuole, nelle università di cinema, sociologia, psicologia, storia, lettere e filosofia...ecc
la critica dovrebbe, minimamente, riuscire comprendere che l'estetica gli stilemi cinematografici, apparentemente assenti in questo film, sono in realtà manifesti nei piccoli movimenti di macchina, nella scelta delle inquadrature, nella volontà di manifestare il cosiddetto "rimosso" della visione.
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Merita 5 stelle.
Esperienza quella del film "Anna" irripetibile..e mai attuata nel cinema italiano. Meritava di più sin da quando Grifi era in vita, e lo meritano molte altre sue opere, che sono ancora nascoste al pubblico italiano e a chi, differentemente dal sottoscritto, non ha avuto la fortuna di prenderne visione.
dovrebbe essere studiato nelle scuole, nelle università di cinema, sociologia, psicologia, storia, lettere e filosofia...ecc
la critica dovrebbe, minimamente, riuscire comprendere che l'estetica gli stilemi cinematografici, apparentemente assenti in questo film, sono in realtà manifesti nei piccoli movimenti di macchina, nella scelta delle inquadrature, nella volontà di manifestare il cosiddetto "rimosso" della visione.
il mio non è un discorso demagogico, e sinceramente se avessi molto più tempo da dedicare a questa mail, la scriverei decisamente meglio. ma ciò che mi importa sottolineare per il momento è il totale distacco che questa recensione dimostra nei confronti dell'opera di Grifi e Sarchielli. Va bene citare Cordelli, ma come incipit almeno ci si aspettava una spiegazione sulle tematiche realmente trattate nel film. Cioè i giovani, le problematiche dell'epoca, la droga, l'arte, la vita. non è soltanto cinema diretto, Anna è un pretesto per qualcosa di più della toria di una tossicomane incinta, lei è metafora della giovinezza infranta, di cui siamo noi tutti responsabili, è una presa di coscienza, una riflessione su come la vita possa scardinare la falsità del cinema di cassetta (che amo comunque molto), come in questa pellicola si sentono vibrare degli esseri umani che non sono attori di sè stessi ma simboli di un'epoca smarriti nell'illusione fiabesca di una rivoluzione mai avvenuta.
Il cinema di Grifi è indefinibile e infinito. inizialmente sperimentale e costantemente a caccia di risposte da una vita che non bastava mai e non è bastata. Aveva compreso a fondo il messaggio di rinnovamento lanciato da Zavattini, e dal suo comodo salotto tutt'a un tratto si è trovato sbattuto in galera perchè consumatore di hahsish...(i maligni dicono perchè amico di Braibanti, come se il teatrante fosse stato un delinquente, un pervertito e sovversivo e non quel genio che ha dimostrato di essere..)
"Anna" è stato il suo ritorno alla vita.
L'Italia e la rai, prima lo amano e poi lo sotterrano. Quando lui cerca di spiegare cosa non andava e cosa era necessario rinnovare nella società, si trova senza lavoro e senza una casa.
La legge Bacchelli era un miraggio lontano, Grifi, come Anna se n'è andato, "nessuno lo sa, nessuno lo sa," come diceva quel tale.. come si chiamava? ah sì, Eddie Spanian, protagonista di una Verifica a distanza di quasi 50 anni, anche troppo certa.
Grazie Alberto
(magari un giorno te la scrivo una recensione degna di te)
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marcopc
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domenica 14 luglio 2002
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ingenuamente splendido e commovente
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uno dei 10 film che mi porterei dopo la catastrofe nucleare!
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fab
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giovedì 12 aprile 2001
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film epocale!
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straripante di soluzioni espressive e stabordantemente emozionante. la visione di 'anna' è stata una delle più belle esperienzie della mia vita. questo film ha praticamente anticipato tutto: da blob al grande fratello!!
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(di david)
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