Una delle più riuscite trasposizioni cinematografiche di uno dei classici della letteratura e indiscutibilmente la migliore (tra le tantissime) del famoso romanzo di Dumas.
I pregi maggiori sono la fedeltà al testo originale e l'impiego di enormi mezzi (scenografie, location, costumi, comparse e non da ultimo un cast grandioso).
Il film, che può definirsi tranquillamente un kolossal, si caratterizza, diversamente da altri film del genere, per la gran dose di ironia che attraversa tutta la pellicola, conferendole leggerezza, in piena aderenza col romanzo originale. Gli aspetti più coinvolgenti e carichi di pathos (collocati quasi tutti nel secondo capitolo, uscito l'anno successivo col titolo "Milady: I quattro moschettieri) mantengono la loro carica adrenalinica e pertanto non vengono intaccati dal carattere leggero ed umoristico della narrazione.
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Una delle più riuscite trasposizioni cinematografiche di uno dei classici della letteratura e indiscutibilmente la migliore (tra le tantissime) del famoso romanzo di Dumas.
I pregi maggiori sono la fedeltà al testo originale e l'impiego di enormi mezzi (scenografie, location, costumi, comparse e non da ultimo un cast grandioso).
Il film, che può definirsi tranquillamente un kolossal, si caratterizza, diversamente da altri film del genere, per la gran dose di ironia che attraversa tutta la pellicola, conferendole leggerezza, in piena aderenza col romanzo originale. Gli aspetti più coinvolgenti e carichi di pathos (collocati quasi tutti nel secondo capitolo, uscito l'anno successivo col titolo "Milady: I quattro moschettieri) mantengono la loro carica adrenalinica e pertanto non vengono intaccati dal carattere leggero ed umoristico della narrazione.
Ottime musiche, assolutamente adatte all'ambientazione storico-temporale ed al carattere avventuroso del romanzo.
Grandiosi i combattimenti con la spada, di dieci spanne migliori rispetto a quelli chiaramente finti ed ingessati dei film più vecchi, come anche rispetto a quelli moderni, iper-coreografati e perciò altrettanto irrealistici e ridicoli.
Interpreti straordinari, tutti perfettamente in parte: pur consapevole che citarne alcuni significa far torto agli altri, tuttavia indico il carismatico, saggio e vissuto Athos di Oliver Reed; la Milady algida e diabolica di Faye Dunaway (che surclassa in fascino persino la procace Rachel Welch); il Conte di Rochefort di Christopher Lee, personaggio suggestivo e di particolare effetto grazie alla presenza scenica del grande attore inglese; e lo spassosissimo Luigi XIII di Jean-Pierre Cassel.
Film godibilissimo, non ci si stanca mai di rivederlo anche in accoppiata con il seguito dell'anno successivo che lo completa.
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