L’Italia degli anni Cinquanta di fronte al trauma e alle conseguenze della chiusura delle “case chiuse”. È questo lo sfondo della vicenda narrata con disinvoltura da un abile artigiano del film popolare come Giuseppe Orlandini. Tra le principali caratteristiche del regista c’è la complicità con gli attori, lasciati spesso liberi di arricchire le loro interpretazioni con pennellate personali. Proprio per questa sua capacità diventerà uno dei principali artefici della coppia formata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. La pupa affronta con mano leggera e i toni da commedia le vicissitudini di una prostituta costretta a reinventarsi una vita dopo la chiusura delle “case chiuse”.
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L’Italia degli anni Cinquanta di fronte al trauma e alle conseguenze della chiusura delle “case chiuse”. È questo lo sfondo della vicenda narrata con disinvoltura da un abile artigiano del film popolare come Giuseppe Orlandini. Tra le principali caratteristiche del regista c’è la complicità con gli attori, lasciati spesso liberi di arricchire le loro interpretazioni con pennellate personali. Proprio per questa sua capacità diventerà uno dei principali artefici della coppia formata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. La pupa affronta con mano leggera e i toni da commedia le vicissitudini di una prostituta costretta a reinventarsi una vita dopo la chiusura delle “case chiuse”. Lo stesso argomento portato sullo schermo in modo drammatico da Antonio Pietrangeli in Adua e le compagne trova qui una differente narrazione, ridanciana e ricca di macchiette e battute. Michèle Mercier, non ancora assurta alla gloria di Angelica, indossa per la prima volta i panni della “ragazza di vita” dal cuore d’oro che riprenderà con grande successo internazionale due anni dopo al fianco di Jean Gabin nel film Matrimonio alla francese di Denys de La Patellière.
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