Il caso Paradine

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Un film di Alfred Hitchcock. Con Gregory Peck, Charles Laughton, Ann Todd, Alida Valli, Ethel Barrymore.
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Titolo originale The Paradine Case. Drammatico, b/n durata 125 min. - USA 1947. MYMONETRO Il caso Paradine * * * - - valutazione media: 3,13 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

GIALLO O MELODRAMMA? Valutazione 2 stelle su cinque

di DAVIDE DI FINIZIO


Feedback: 40324 | altri commenti e recensioni di DAVIDE DI FINIZIO
martedý 15 giugno 2010

Il caso Paradine è la prova lampante di come anche un genio del cinema può diventare convenzionale, quando è costretto a sfornare un'opera non voluta e soggetta a notevoli limitazioni. E' la storia dell'avvocato Anthony Keane (un G. Peck decisamente sottotono) che si trova ad affrontare la causa più problematica della sua carriera: difendere la fredda e fatale Maddalena Paradine dall'accusa di aver ucciso il marito. L'indagine progredisce, parallelamente al graduale disfacimento del protagonista, che da ideale difensore della verità e della giustizia si converte in innamorato dell'assistita, in un percorso psicologico che ha, rispetto alle note capacità introspettive del regista, del risibile e dell'inverosimile. Il finale colpisce, non per il brillante esito della vicenda, bensì per l'assenza di un colpo di scena che venga almeno a controbilanciare la mancanza di brio e di fantasia che percorre l'intera pellicola. Lento e prolisso, Il caso Paradine è il meno hitchcockiano dei film del regista, talmente brutto in alcuni tratti da essere (per fortuna!) un caso isolato nella sua alluvionale ed eccellente produzione. Relativamente più scorrevole la prima parte, quando l'indagine sembra seguire i binari più consoni all'autore e inganna lo spettatore nell'attesa di un dunque che non arriverà mai. Davvero insopportabile la seconda che, sfociando in un pesante dramma giudiziario, mette a dura prova anche i fans più accaniti. Occorre però scagionare il buon Hitch che, pressato dal suo produttore, costretto a scritturare nel ruolo della protagonista l'affascinante (ma qui veramente inespressiva) A. Valli, non confortato certo dal resto del cast penoso, di cui si salva soltanto l'inquietante Laughton, nel ruolo del giudice Horfield, non potè dare il meglio di sè e sacrificò buona parte della sua inventiva e della sua generalmente inarrivabile originalità. Degna di menzione comunque la chicca finale, in cui il serioso Anthony è invitato dalla  moglie a radersi. Quasi un'autoironia, con cui l'astuto regista sbeffeggia un film che si prende troppo sul serio e che dimostra, nonostante le costrizioni, come l'ombra del genio sia in ogni caso presente.

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reveurealiste sabato 30 luglio 2011
salviamo ethel
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Condivido il suo commento anche se mi trovo d'accordo con Truffaut nel salvare anche l'interpretazione di Ethel Barrymore, malgrado il suo ruolo di secondo piano.

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