Il film di Marie-Elsa Sgualdo, Lo sguardo di Emma, racconta una storia della condizione femminile nella Svizzera, neutrale?, incapace di distinguere il bene dal male, in piena seconda guerra mondiale, nel 1943, quando i nazisti, la Wehrmacht, col consenso della stragrande maggioranza dei tedeschi, cominciano a provare l’amaro sapore della sconfitta. In contrasto con la sicumera di essere un popolo di ariani superiori, invincibile, degno di guidare e dominare tutti gli altri popoli, sicuramente inferiori, dell’Europa. La protagonista, Emma (una bravissima Lila Gueneau), è una adolescente: travagliata da quello che sembra l’abbandono della madre; schiacciata dalla responsabilità di fare la madre alle due sorelline; sottomessa ad un mondo maschilista incapace di qualsiasi introspezione; frantumata nello sbocciare come donna dallo stupro con esito gravidico, subito da un giovinastro dell’alta società, che di questa ha assorbito fin nel midollo l’arroganza e l’indifferenza per coloro non sentiti come simili.
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Il film di Marie-Elsa Sgualdo, Lo sguardo di Emma, racconta una storia della condizione femminile nella Svizzera, neutrale?, incapace di distinguere il bene dal male, in piena seconda guerra mondiale, nel 1943, quando i nazisti, la Wehrmacht, col consenso della stragrande maggioranza dei tedeschi, cominciano a provare l’amaro sapore della sconfitta. In contrasto con la sicumera di essere un popolo di ariani superiori, invincibile, degno di guidare e dominare tutti gli altri popoli, sicuramente inferiori, dell’Europa. La protagonista, Emma (una bravissima Lila Gueneau), è una adolescente: travagliata da quello che sembra l’abbandono della madre; schiacciata dalla responsabilità di fare la madre alle due sorelline; sottomessa ad un mondo maschilista incapace di qualsiasi introspezione; frantumata nello sbocciare come donna dallo stupro con esito gravidico, subito da un giovinastro dell’alta società, che di questa ha assorbito fin nel midollo l’arroganza e l’indifferenza per coloro non sentiti come simili. Si potrebbe pensare che Emma non possa farcela in questo coacervo di elementi negativi, se non il suicidio (e tenta di indursi l’aborto) la servitù a vita. Ma Emma reagisce, non soccombe (aiutata dalla madre). E finisce ad amare il figlio che inizialmente non aveva voluto.
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