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clara gervasi
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martedì 27 ottobre 2026
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i veri estranei siamo noi
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L’Estranea prende la forma del patto faustiano e la trasforma nel terrore di voler correggere la vita fino a distruggerla. Strippoli filma la genitorialità come una forma di controllo, e il controllo come una forma di superstizione. Ogni desiderio esaudito restringe il mondo invece di ampliarlo, fino a trasformare l’amore in una trappola. Jasmine Trinca è straordinaria perché non cerca di rendere Anna innocente, ma comprensibile. Valeria Bruni Tedeschi sembra provenire da un film leggermente diverso, più grottesco e perverso, funziona e sorprende. Il film cresce come una favola morale che continua a peggiorare ogni volta che pensi abbia già raggiunto il limite.
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L’Estranea prende la forma del patto faustiano e la trasforma nel terrore di voler correggere la vita fino a distruggerla. Strippoli filma la genitorialità come una forma di controllo, e il controllo come una forma di superstizione. Ogni desiderio esaudito restringe il mondo invece di ampliarlo, fino a trasformare l’amore in una trappola. Jasmine Trinca è straordinaria perché non cerca di rendere Anna innocente, ma comprensibile. Valeria Bruni Tedeschi sembra provenire da un film leggermente diverso, più grottesco e perverso, funziona e sorprende. Il film cresce come una favola morale che continua a peggiorare ogni volta che pensi abbia già raggiunto il limite. E quando finalmente esplode, capisci che la spirale non è una maledizione ma il bisogno umano di credere che esista sempre un modo per negoziare con ciò che non possiamo controllare.
Bello, perverso, triste e divertente allo stesso tempo.
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nino pell.
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domenica 11 ottobre 2026
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l''horror italiano ? comunque sempre suggestivo
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Anche in una famiglia felice e realizzata socialmente potrebbero intervenire fattori avversi che rischiano di demolire tutto ciò che di positivo e produttivo si è riuscito a costruire in tanti anni di successo. "L'estranea" ci racconta, appunto, la storia dei coniugi Walter e Anna, felicemente sposati e considerati una delle famiglie più ricche e importanti della Bari risalente alla fine del secolo scorso. Walter è un padre affettuoso nonché proprietario della più importante sartoria della città mentre i figli sono ragazzi intelligenti che sicuramente avranno un futuro radioso dal punto di vista realizzativo e difatti la giovanissima Alice ha di recente vinto il provino per essere protagonista della pubblicità della Barilla e il piccolo Tobia è una giovane promessa del Calcio, ricco di talento e di grande professionalità.
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Anche in una famiglia felice e realizzata socialmente potrebbero intervenire fattori avversi che rischiano di demolire tutto ciò che di positivo e produttivo si è riuscito a costruire in tanti anni di successo. "L'estranea" ci racconta, appunto, la storia dei coniugi Walter e Anna, felicemente sposati e considerati una delle famiglie più ricche e importanti della Bari risalente alla fine del secolo scorso. Walter è un padre affettuoso nonché proprietario della più importante sartoria della città mentre i figli sono ragazzi intelligenti che sicuramente avranno un futuro radioso dal punto di vista realizzativo e difatti la giovanissima Alice ha di recente vinto il provino per essere protagonista della pubblicità della Barilla e il piccolo Tobia è una giovane promessa del Calcio, ricco di talento e di grande professionalità. Ma il destino si ritorcerà improvvisamente contro questa invidiata e beata famiglia appartenente all'alta borghesia e l'episodio cruciale che cambierà per sempre la loro stabile serenità e benessere verrà a manifestarsi nel corso di un importante ricevimento presso la loro villa su iniziativa di Anna dove saranno invitati, come ospiti, alcune tra le persone più influenti di Bari. Accade pertanto uno spiacevole incidente nel quale il cane di famiglia, per un imprecisato motivo, azzanna la gamba di Alice la quale viene con urgenza portata all'ospedale. I medici non garantiscono che l'intervento avrà il risultato sperato in quanto c'è il forte rischio che le si potrebbe imputare una gamba. Anna allora presa da una forte preoccupazione e angoscia, cerca conforto in una Chiesa, davanti alla statua della Madonna. Qui però incontra una donna misteriosa che le promette la buona riuscita dell'intervento chiedendo in cambio però un favore altrettanto indesiderato e grave. Una sorta di patto faustiano che si prolungherà in futuro coinvolgendo "nella rete" anche gli altri familiari della protagonista determinando una sorta di catena senza fine che causerà solo del male e dove pare che Anna abbia quasi venduto l'anima al diavolo. Mi fermo nel mio racconto del film per non svelare gli interessanti retroscena che seguiranno, e procedo pertanto a descrivere un mio commento riguardante le mie impressioni conclusive su questa pellicola. Credo fermamente nella tesi che quando il Cinema italiano si cimenta nel genere horror diventa sicuramente di qualità in quanto capace di trasmettere nello spettatore una certa suggestionabilità indipendentemente dal discorso che questo genere cinematografico possa piacere o meno. A confronto direi che certi horror americani, in particolare quelli del passato più recente, mi sono sempre apparsi scontati e banali nei loro convenzionali effetti speciali e nelle solite stupidaggini di presenze demoniache. Il punto forte de "L'estranea" è la robustezza nell'interpretazione e una regia che sa coinvolgere ed essere pertanto "genialmente" avvincente. Faccio pertanto i miei sinceri complimenti al giovane regista Paolo Strippoli e alle due grandissime attrici del nostro Cinema italiano, Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi che riescono, con classe e stile, a dare anima e sostanza alle due protagoniste di questo film, trasmettendoci, la prima, tutta una sorta di malessere introspettivo e, la seconda, tutto il fascino sensuale del male con un certo senso di equlibrio e di credibilità. Oddio mi sento anche di sottolineare qualche passaggio forse un pò scontato, tipo la scena della finale del Calcio Mondiale del 2006. Non so, avrei pensato magari ad un evento meno imponente ma egualmente esaustivo nel descrivere il contrasto tra la felicità di un evento e il dramma personale che si intromette in maniera sgradevole nella vita familiare di Anna. Il mio voto personale a questo film ,per essere precisi, è di tre stelle e mezza
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eugenio
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domenica 18 ottobre 2026
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il nascondiglio del dolore
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Rappresenterà l’Italia agli Oscar questo horror psicologico, terza opera del giovane Strippoli. Una storia faustiana che usa il soprannaturale per raccontare la disgregazione di una famiglia borghese alle soglie del 2000, secondo il leitmotiv di cosa si è disposti a “sacrificare” per il bene dei propri figli.
Nel 2026 in una Roma devastata da una pioggia torrenziale Anna (Jasmine Trinca) visita la figlia (Romana Maggiore Vergano) Alice. E racconta. Il passato del 1999 di una Bari luminosa e asettica alterata dalla presenza di un accordo stipulato con un’entità enigmatica per proteggere lei, Alice, da una sicura disfatta, più morale per il futuro allestito dalla madre, che reale per la sua salute.
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Rappresenterà l’Italia agli Oscar questo horror psicologico, terza opera del giovane Strippoli. Una storia faustiana che usa il soprannaturale per raccontare la disgregazione di una famiglia borghese alle soglie del 2000, secondo il leitmotiv di cosa si è disposti a “sacrificare” per il bene dei propri figli.
Nel 2026 in una Roma devastata da una pioggia torrenziale Anna (Jasmine Trinca) visita la figlia (Romana Maggiore Vergano) Alice. E racconta. Il passato del 1999 di una Bari luminosa e asettica alterata dalla presenza di un accordo stipulato con un’entità enigmatica per proteggere lei, Alice, da una sicura disfatta, più morale per il futuro allestito dalla madre, che reale per la sua salute. Quella donna enigmatica, il diavolo, la morte, sa il cielo cosa sia, in trench marrone e sigaretta (la brava Valeria Bruni Tedeschi), propone ad Anna uno scambio: la figlia, mortalmente ferita dal cane di casa, si salverà dall’amputazione della gamba al prezzo del “sacrificio” dell’altro figlio, l’abnorme obesità in periodo adolescenziale. E quando la profezia diverrà verità, alla madre non resterà che contrarre un nuovo debito che esigerà un’altra vita in cambio in una spirale senza fine. Da questa premessa nasce un racconto sul controllo del dolore, sulle aspettative dei genitori e sul prezzo pagato dai figli per conservarne l’immagine sociale.
Tutti gli attori sono capaci, recitano una tragedia compiuta e compiaciuta dal citazionismo figlio della cultura cinematografica di Strippoli che cita Lanthimos, Ari Aster, Kubrick, persino Saw, la meccanica del dolore di una tragedia greca, la luce cupa di un dramma d’interno di una Roma squassata dalle acque e dai gorghi di un diluvio biblico, dove si consuma la vicenda articolata in capitoli rappresentanti i membri del nucleo familiare (con tanto di stampatello in sovraimpressione) in un processo alla memoria che altera la relativa percezione e fornisce un’inquietudine continua. Che però, vista la durata non proprio leggera, due orette, alla lunga stanca. Per i simbolismi, troppo ridondanti, per la struttura aritmica dei personaggi del nucleo, per l’insistenza di voler spiegar ogni cosa, per la voluta ambiguità con cui sono delineate le due protagoniste che reggono il film con il loro carisma: Jasmine Trinca odiosa e possessiva, Valeria Bruni Tedeschi, ironica e più vicina alla materializzazione di un desiderio che a un demone tradizionale.
E così lentamente il fiume carsico dei legami familiari torna a galla, ma al termine tutto è chiaro, pulito, preciso: anche le scene volutamente stranianti assumono un significato e la potenza dell’estranea rimane un fuoco di paglia non perfettamente calibrato pur se solido nella fotografia e nel putridume rappresentato. Che in fondo non fa altro che mettere a confronto i non detti di una madre e di una figlia, forse non troppo lontanamente, suo diretto alter-ego, più consapevole dei segreti di quelli inconfessati dalla genitrice.
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imperior max
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martedì 13 ottobre 2026
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catena di sant''antonio, ma il male ? l''orgoglio.
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L’ESTRANEA.
Una volta ogni tanto, anche se da anni sta’ accadendo meglio frequentemente, il cinema italiano di genere thriller/horror riesce a dire la sua. Stavolta con Paolo Strippoli, ad un anno da La valle dei sorrisi e con film come Piove e A classic horror story, quest’ultimo con Roberto De Feo. E a quanto pare, dopo il Festival di Venezia, si vorrebbe spingerlo come film straniero per la Notte degli Oscar, cosa a me avulsa e volutamente di poco conto, ma vista la faccenda vuol dire che avrà qualcosa di valore. Secondo me sì, ma nulla a che vedere con qualche statuetta.
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L’ESTRANEA.
Una volta ogni tanto, anche se da anni sta’ accadendo meglio frequentemente, il cinema italiano di genere thriller/horror riesce a dire la sua. Stavolta con Paolo Strippoli, ad un anno da La valle dei sorrisi e con film come Piove e A classic horror story, quest’ultimo con Roberto De Feo. E a quanto pare, dopo il Festival di Venezia, si vorrebbe spingerlo come film straniero per la Notte degli Oscar, cosa a me avulsa e volutamente di poco conto, ma vista la faccenda vuol dire che avrà qualcosa di valore. Secondo me sì, ma nulla a che vedere con qualche statuetta.
2026. In una giornata tempestosa Anna si reca a Roma dalla figlia Alice che non vede da diverso tempo. Alice rimane sorpresa dalla sua visita inaspettata e anche un po’ inquieta nei suoi confronti, ma comunque la fa’ accomodare. Anna comincia a raccontarle i retroscena riguardanti la loro famiglia e le loro tragedie, ma con sbavature piuttosto ambigue e non proprio ultraterrene che vedono l’inserimento di una certa Estranea che ha influenzato tutto dal 1999 ad oggi. Dall’aggressione del cane ad Alice sulla sua gamba all’ingrassamento del fratello Tobia, la depressione del marito Walter, una complicazione in sala parto e una strana chiusura a spirale di un cerchio durato un quarto di secolo per una famiglia alto borghese apparentemente dorata.
Certamente Paolo Strippoli dimostra una maturazione registica con un piano tecnico bello quadrato, ottimi primi piani, dei movimenti di macchina fluidi con piani sequenza, carrelli e macchine a mano che seguono ininterrottamente i personaggi e determinati ambienti. Una fotografia dai colori chiari e rassicuranti nei flash back che diventano sempre più cupi nelle situazioni più drammatiche e/o nel futuro, talvolta a spettri particolari tendenti al rosso o al blu in diverse ellissi narrative montate ad oc. Un montaggio diviso tra l’alternato e il lineare con dei raccordi ben comprensibili, a volte artistoidi e surreali nel dividere le linee temporali e la realtà dal sogno. Ottima l’ambientazione tra scenografie, costumi, oggetti e atmosfere che riprendono bene gli anni ’90 e 2000, in particolare l’Emiglio è Meglio e nei mondiali del 2006.
Anche la colonna sonora non è da meno tra effetti sonori impattanti nel creare piccoli sobbalzi, musiche di atmosfera e pezzi risalenti dei decenni scorsi, come Narcotic del gruppo tedesco Liquido. Effetti speciali ben realizzati, specialmente nel trucco usato negli attori. Ottimo il cast. Una bravissima Jasmine Trinca nel ruolo di Anna, ottima Romana Vergano come Alice, ormai quasi feticcia di Strippoli dopo La valle dei sorrisi, buoni anche Andrea Genovese e Adriano Giannini come Tobia e Walter e una Valeria Bruna Tedeschi molto particolare nel fare l’Estranea, inquietante e sopra le righe nei momenti giusti e senza mai romperle.
La storia va detto che non ha una base narrativa originale in quanto ricorda per certi versi (anche piacevolmente) Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos, come di compiere una determinata scelta che presa o no comporta delle conseguenze. In questo caso il film narra questa famiglia di alta borghesia pugliese, ricca, con villa e servitù grazie all’attività di abbigliamento del capo famiglia Walter. Dapprima sono felici e realizzati, i figli diventano un po’ lo specchio riflesso dei genitori che li spingono a diventare una un’attrice e l’altro un calciatore, ma poi le cose precipitano con Alice che viene azzannata alla gamba dal cane. Rischia di perderla o di rimanere zoppa a vita e Anna, con la paura di non poterla più vedere brillare come futura star, si lascia condizionare da una misteriosa donna che incontra nella cappella dell’ospedale.
Le propone di salvare la gamba della figlia in cambio di far ingrassare l’altro figlio, lei accetta molto a malincuore e dopo accade il prodigio, con tanto di maleficio. Di lì il male e l’inquietudine fisica e mentale di Tobia che va’ peggiorando, dopo la depressione di Walter per crisi monetarie e lavorative nel bel mezzo di Francia-Italia 2006 e infine una madre che rischia di morire di parto. Tutte situazioni messe in scena da sembrare ultraterrene il più possibile, ma condizionate dalle scelte di Anna e dalle azioni di un’Estranea manipolatrice, a tratti mefistofelica e che sfrutta sia la sua sensibilità che il suo orgoglio. Ed è certamente l’orgoglio ad aver lentamente contribuito alla caduta di questa famiglia, influenzando l’avvenire dei figli e le sorti dei genitori, per poi ripercuotersi a ritroso come un’alluvione in piena tra Anna e Alice.
E forse l’alluvione si poteva fare meno letterale così da mantenere di più il dubbio tra la parte reale e la parte sovrannaturale, ma anche così rende l’idea.
Tutto sommato un buon thriller drammatico che un’altra volta, come ne La valle dei sorrisi, riflette sul dolore, la paura della perdita, il peccato dei genitori sui figli e su sfumature molto sottili tra il bene e il male.
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estonia
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lunedì 19 ottobre 2026
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thriller mozzafiato
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Un thriller mozzafiato in bilico tra horror e dramma borghese. All’interno di una famiglia all’apparenza perfetta, l’amore materno distorto e iperprotettivo incentrato sul controllo si intreccia con le vie sotterranee del soprannaturale. La figura chiave di questo cortocircuito assume le sembianze di una luciferina Valeria Bruni Tedeschi. Tutto ruota attorno a un patto misterioso il cui scopo è evitare una tragedia, ma che finisce per generare una rete di vincoli reciproci da cui è impossibile uscire se non arrivando a chiudere quel cerchio oscuro che caratterizza simbolicamente tutto il film. Musiche e sonoro contribuiscono a mantenere tesa la suggestione e a sottolineare adeguatamente il clima surreale e straniante.
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Un thriller mozzafiato in bilico tra horror e dramma borghese. All’interno di una famiglia all’apparenza perfetta, l’amore materno distorto e iperprotettivo incentrato sul controllo si intreccia con le vie sotterranee del soprannaturale. La figura chiave di questo cortocircuito assume le sembianze di una luciferina Valeria Bruni Tedeschi. Tutto ruota attorno a un patto misterioso il cui scopo è evitare una tragedia, ma che finisce per generare una rete di vincoli reciproci da cui è impossibile uscire se non arrivando a chiudere quel cerchio oscuro che caratterizza simbolicamente tutto il film. Musiche e sonoro contribuiscono a mantenere tesa la suggestione e a sottolineare adeguatamente il clima surreale e straniante. Meccanismo filmico ben strutturato, ritmo incalzante e vertiginoso, fino alla pioggia liberatoria e al finale folgorante.
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figliounico
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mercoledì 14 ottobre 2026
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sarebbe potuto esse un bel film
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Un horror italiano o un thriller psicologico di questi tempi, direi da troppo tempo, sarebbe da considerarsi un ossimoro o meglio, visto il tema del film, una bestemmia, infatti si tratta di altro, di un dramma della follia a tinte scure che ammicca al soprannaturale quando appare sulla scena un John Milton, alias Al Pacino, in gonnella interpretato magnificamente dalla Tedeschi. Da qui in poi si innesca un susseguirsi di ricatti terribili e purtroppo tutti prevedibili tranne il primo.
Strippoli perde parecchie occasioni per realizzare un film non del tutto convenzionale e per la smania di non deludere lo spettatore, si ma quale spettatore ha in mente Dio lo sa, lo compiace continuamente rappresentando quello che tutti si aspettano, che tutti intimamente desiderano come sviluppo del plot.
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Un horror italiano o un thriller psicologico di questi tempi, direi da troppo tempo, sarebbe da considerarsi un ossimoro o meglio, visto il tema del film, una bestemmia, infatti si tratta di altro, di un dramma della follia a tinte scure che ammicca al soprannaturale quando appare sulla scena un John Milton, alias Al Pacino, in gonnella interpretato magnificamente dalla Tedeschi. Da qui in poi si innesca un susseguirsi di ricatti terribili e purtroppo tutti prevedibili tranne il primo.
Strippoli perde parecchie occasioni per realizzare un film non del tutto convenzionale e per la smania di non deludere lo spettatore, si ma quale spettatore ha in mente Dio lo sa, lo compiace continuamente rappresentando quello che tutti si aspettano, che tutti intimamente desiderano come sviluppo del plot. Ma che avesse già in mente, mentre lo girava, il pubblico massa americano, questo il sospetto atroce mentre esco dalla sala. Il cast ottimo, con punte di eccellenza, assicura un intrattenimento piacevole e che giudicherei sufficiente; del resto il film paragonato alla produzione media nostrana che punta ancora alla risata infantile o alla lacrimuccia retorica addirittura potrebbe concorrere per gli Oscar e forse vincerlo.
Nella inquadratura finale una delle tante occasioni perse da Strippoli, la foto di famiglia, infatti, potrebbe suscitare qualche inquietudine o quanto meno far correre un brivido lungo la schiena dello spettatore, se non fosse che la scena giunge tardiva e dopo una serie di fuochi pirotecnici, di esagerazioni, di americanate digitali fatte di tornadi ciclopici e di allagamenti epocali da fine del mondo e dopo una tragedia annunciata qualche sequenza prima e a quel punto scontata. Peccato sarebbe potuto essere un bel film e invece Strippoli corre per gli Oscar come Benigni o Sorrentino...che delusione.
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pino_bo
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giovedì 8 ottobre 2026
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un buon inizio, ma poi il film si affloscia
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Il film parte decisamente bene, con una prima parte che riesce a incuriosire e a creare le giuste aspettative. Jasmine Trinca è eccezionale e si conferma, ancora una volta, una delle migliori attrici italiane attualmente in circolazione. La sua interpretazione è intensa, credibile, capace di trasmettere emozioni anche attraverso piccoli gesti e semplici espressioni.
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Il film parte decisamente bene, con una prima parte che riesce a incuriosire e a creare le giuste aspettative. Jasmine Trinca è eccezionale e si conferma, ancora una volta, una delle migliori attrici italiane attualmente in circolazione. La sua interpretazione è intensa, credibile, capace di trasmettere emozioni anche attraverso piccoli gesti e semplici espressioni. Peccato che, con il passare dei minuti, il film perda progressivamente forza e interesse. Quella che inizialmente sembra una storia promettente finisce per afflosciarsi, trascinandosi tra situazioni sempre più costruite e a tratti persino pretenziose. Alcuni sviluppi sembrano voler sorprendere lo spettatore a tutti i costi, con concatenazioni di eventi che ricordano vagamente Final Destination, ma senza averne né l’ironia involontaria né il ritmo. Il risultato è che, anziché aumentare la tensione, certe situazioni finiscono per apparire poco spontanee e scarsamente credibili. Si ha la sensazione che il film voglia continuamente suggerire qualcosa di più profondo, senza però riuscire sempre a dare sostanza alle proprie ambizioni. E così anche il coinvolgimento iniziale va progressivamente scemando.
Resta poi un problema che, purtroppo, riguarda una parte consistente del cinema italiano contemporaneo: la dizione degli attori. Troppo spesso le parole vengono mangiate, le battute pronunciate sottovoce o biascicate, al punto che diventa difficile comprendere interi passaggi dei dialoghi. Non si pretende certo una recitazione teatrale, impostata e artificiosa, ma tra la naturalezza espressiva e l’incomprensibilità dovrebbe esserci una ragionevole via di mezzo. È davvero frustrante dover continuamente sforzarsi di capire cosa dicano i personaggi, soprattutto quando il dialogo dovrebbe essere uno degli strumenti principali per entrare nella storia. Alla fine resta soprattutto la bravura di Jasmine Trinca, che meriterebbe una sceneggiatura capace di sostenere fino in fondo la qualità della sua interpretazione. Un’occasione non del tutto sprecata, ma certamente meno riuscita di quanto le premesse lasciassero sperare.
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[+] pessimo
(di giuliana)
[ - ] pessimo
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peer gynt
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mercoledì 9 settembre 2026
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il patto infernale
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Il cinema italiano è sempre stato efficace in molti sottogeneri del cinema horror, mai però nell'horror metafisico. Forse perché il nostro è un cinema troppo dominato dal realismo, quando ha a che fare con figure che provengono da un mondo soprannaturale non riesce a rendere la storia credibile e il film memorabile (con poche eccezioni). E questo si riscontra nel film "L'estranea". La struttura in quattro capitoli più un epilogo, un luogo comune dell'italianità come la passione calcistica, altri luoghi comuni ormai troppo abusati da certo cinema come la diversità o il bullismo, e anche il racconto in flashback non si adattano a quel cinema che presenta come centrale un personaggio luciferino e malefico, l'Estranea del titolo, che gioca con gli esseri umani come fossero burattini.
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Il cinema italiano è sempre stato efficace in molti sottogeneri del cinema horror, mai però nell'horror metafisico. Forse perché il nostro è un cinema troppo dominato dal realismo, quando ha a che fare con figure che provengono da un mondo soprannaturale non riesce a rendere la storia credibile e il film memorabile (con poche eccezioni). E questo si riscontra nel film "L'estranea". La struttura in quattro capitoli più un epilogo, un luogo comune dell'italianità come la passione calcistica, altri luoghi comuni ormai troppo abusati da certo cinema come la diversità o il bullismo, e anche il racconto in flashback non si adattano a quel cinema che presenta come centrale un personaggio luciferino e malefico, l'Estranea del titolo, che gioca con gli esseri umani come fossero burattini. E quindi unica nota positiva del film è l'ottima Valeria Bruni Tedeschi, che impersona questa ferale estranea che sconvolge la famiglia della protagonista (sia la Morte, o una sorta di demone faustiano o quello che preferite vederci). E così il film diventa una dark-comedy priva di un'adeguata atmosfera horror. E alla fine del film se ne ha l'impressione di un meccanismo costruito a tavolino per stupire, ma non sentito al punto da tradursi in un buon film.
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