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francesca meneghetti
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lunedì 22 settembre 2025
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per che cosa si vota?
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Che l’impronta sia teatrale, è evidente. Tutta la storia si svolge in un ambiente chiuso (un salotto vecchiotto in via di smobilitazione), di sera, alla luce artificiale. L’esterno non esiste: né aria, né cielo, né sole, né alberi. La telecamera non è fissa, ma gli spostamenti minimi. A tutta questa staticità fa da contrappunto il dinamismo delle reazioni umane, spesso irrazionali e contraddittorie. Spieghiamo. In questo appartamento malandato ereditato dalla madre a Madrid, Alberto ospita una riunione di condominio che deve deliberare solo sul rinnovo dell’ascensore.
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Che l’impronta sia teatrale, è evidente. Tutta la storia si svolge in un ambiente chiuso (un salotto vecchiotto in via di smobilitazione), di sera, alla luce artificiale. L’esterno non esiste: né aria, né cielo, né sole, né alberi. La telecamera non è fissa, ma gli spostamenti minimi. A tutta questa staticità fa da contrappunto il dinamismo delle reazioni umane, spesso irrazionali e contraddittorie. Spieghiamo. In questo appartamento malandato ereditato dalla madre a Madrid, Alberto ospita una riunione di condominio che deve deliberare solo sul rinnovo dell’ascensore. Ma il clima un po’ sonnecchiante cambia improvvisamente quando Alberto annuncia che affitterà la casa a un suo collega, e, soprattutto, quando si viene a sapere che questo Joaquin è stato assunto con un programma di recupero sociale, in quanto afflitto da una malattia mentale. Per i condomini preoccupati della loro sicurezza è una bomba. Così senza ritegno cominciano a indagare sulla vita di questo sconosciuto, pretendendo di sapere tutto, dalle medicine che prende, alle sue preferenze sessuali, alla faccia di ogni privacy. Tutti i pregiudizi di questo mondo vengono vomitati con delle modalità tali da creare alla fine un gioco di fuochi incrociati, che colpisce con insulti grotteschi e comici il vicino della porta accanto. L’entropia crescente viene interrotta periodicamente o dalla corrente elettrica che salta, o dall’incitamento gridato al voto (anche se non si sa bene che cosa votare). Infatti il film non tende solo a ribaltare i luoghi comuni sulla malattia mentale (un dèjà vu dai tempi di Basaglia e di Gaber, almeno in Italia), ma anche a sollevare la questione della democrazia (non a caso il titolo originale dell’opera dello spagnolo Santiago Requejo è Votemos). Davvero le votazioni equivalgono a democrazia quando sono soggette a impulsi che nulla hanno di razionale? Davvero il mio voto (mi immedesimo in uno dei protagonisti) vale quanto il tuo, che sei un imbecille? Certo è che il litigio a ruota libera ha dei vantaggi per lo spettatore: portare a galla ferite, dolori, segreti inconfessabili che stanno dietro al perbenismo, tali da giustificarne il comportamento. Non è da escludere che razzismi e intolleranze abbiano incubazione in un mix di problemi personali e di vicinanze forzate, come avviene appunto nei condomini. Il film diverte, ma solleva degli interrogativi di un certo spessore.
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maramaldo
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domenica 28 settembre 2025
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votamos, votemos
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Esortazione all'esercizio di democrazia un po' come a Ballando. Avrebbe fatto di meglio con l'interrogativo: votàbamos, votaremos? Un'inquietud come le altre del film di Santiago Requejo che non trascurerei. Finta noncuranza, teatrale, chiacchiere, claustrofobico. Intanto vi si profilano figure con la quali non vi piacerebbe venire confusi o, peggio, immedesimati.
Il tipetto squalliduccio, petulante, che si scopre livoroso, la quale per ogni fesseria, appunto, invoca il suffragio. Nuria (un'efficace e convincente Clara Lago), una nevropatica che vuole insegnare a vivere. Astio e tentate vie di fatto per il giovanotto benestante che pretende di fare lo strafottente e il devianre, apostrofato come perdigiorno parassita.
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Esortazione all'esercizio di democrazia un po' come a Ballando. Avrebbe fatto di meglio con l'interrogativo: votàbamos, votaremos? Un'inquietud come le altre del film di Santiago Requejo che non trascurerei. Finta noncuranza, teatrale, chiacchiere, claustrofobico. Intanto vi si profilano figure con la quali non vi piacerebbe venire confusi o, peggio, immedesimati.
Il tipetto squalliduccio, petulante, che si scopre livoroso, la quale per ogni fesseria, appunto, invoca il suffragio. Nuria (un'efficace e convincente Clara Lago), una nevropatica che vuole insegnare a vivere. Astio e tentate vie di fatto per il giovanotto benestante che pretende di fare lo strafottente e il devianre, apostrofato come perdigiorno parassita. Il peggiore non poteva che essere che il reazionario, un pensionato ottuso che il mestiere ha reso irascibile. Rovina la piega ragionevole che pur stava prendendo la situazione. Fa scappare l'aspirante affittuario che, benchè coglioncino, si rende conte che sarebbe "da matti" cacciarsi in quel nido di vipere. Requejo inquadra spesso l'indignato condomino da retro ovvero nel vasto fondoschiena. Sembra destinarlo al dileggio. Commette un errore, gli fa blaterare una tirata politicheggiante che può trovare orecchie benevole di là e di qua dei Pirenei.
Punti fermi dell'opera. In Spagna, si capisce, sfiducia assoluta nel ricupero sociale delle inadaguatezze mentali. Argomento cogente è quello di "chi non arriva a fine mese", suona familiare, chissà come era detto in castigliano.
Siamo sicuri che non si tratti di una manfrina ovverossia di un'allegoria? Quel Paese, un condominio più truculento del nostro, alberga diverse anime perpetuamente in conflitto che, anche se non contigue, si detestano l'un con l'altra. Santiago viene dall'Estremadura, arriva alla capitale non tanto da provinciale attento e critico ma cone un immigrato sprezzante e insofferente, irriducibilmente ostile.
Quella genia, saggiamente in un tempo breve, lascia la scena, si dilegua senza lasciar tracce come una frotta di fantasmi che sbiadisce finalmente in silenzio. Abbandona l'ospite alle sue difficoltà al quale non tanto dispiace di aver assistito ad un atto di crudeltà, un sopruso abituale verso un debole, negare un tetto ad un poveraccio solo perchè gli rode un tarlo nella zucca. Può combinare guai. Senz'altro ne combinerà ma non per questo è più pernicioso dei normali che ad ogni istante attentano alla vostra incolumità.
Alberto si consola, si gratifica con l'infantilismo organolettico della pubblicità degli alimentari. Sbocconcella piano piano un tozzo della torta dianzi sezionata inutilmente. Bada a non far briciole.
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jonnylogan
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lunedì 2 febbraio 2026
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litigi condominiali
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Il regista quarantenne Santiago Requejo, non nuovo a temi a sfondo sociale, con un particolare occhio di riguardo per i problemi di salute mentale, fa svolgere fra le mura di un appartamento di Madrid una riunione di condominio dalle sembianze di una pièce teatrale, riprendendo il suo cortometraggio Votamos (id; 2021), che cinque anni or sono l’aveva reso noto a livello internazionale con tanto di candidatura all’Oscar come miglio cortometraggio.
Il tema attuale è il medesimo di quei primi dodici minuti: una riunione condominiale alla presenza di sette inquilini, più uno che dovrebbe diventarlo, ma del quale, fino a metà pellicola, se ne sente solamente parlare, tutti più o meno preoccupati a causa dei problemi di natura mentale hanno afflitto Joaquín, questo il suo nome, e che forse lo stanno ancora affliggendo, creando inevitabili disordini personali fra coloro che potrebbero incontrarlo in momenti di condivisione di spazi comuni.
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Il regista quarantenne Santiago Requejo, non nuovo a temi a sfondo sociale, con un particolare occhio di riguardo per i problemi di salute mentale, fa svolgere fra le mura di un appartamento di Madrid una riunione di condominio dalle sembianze di una pièce teatrale, riprendendo il suo cortometraggio Votamos (id; 2021), che cinque anni or sono l’aveva reso noto a livello internazionale con tanto di candidatura all’Oscar come miglio cortometraggio.
Il tema attuale è il medesimo di quei primi dodici minuti: una riunione condominiale alla presenza di sette inquilini, più uno che dovrebbe diventarlo, ma del quale, fino a metà pellicola, se ne sente solamente parlare, tutti più o meno preoccupati a causa dei problemi di natura mentale hanno afflitto Joaquín, questo il suo nome, e che forse lo stanno ancora affliggendo, creando inevitabili disordini personali fra coloro che potrebbero incontrarlo in momenti di condivisione di spazi comuni.
Ogni condomino è perfettamente caratterizzato per fascia d’età, di genere e background personale, che spazia dal possibile estremismo di destra, a quello di sinistra, mascherato da buonismo. Dalla protezione del proprio io, fino alla difesa del proprio perimetro famigliare. Dalla vita di chi è rimasto solo, a causa di lutti, a tutti quei contrasti e non detti che inevitabilmente si vengono a creare quando, quasi come in un esperimento sociale, un insieme d’individui si trova a coesistere in maniera obbligata.
Requejo riesce a portare all'esasperazione un tema se vogliamo semplice, ma non certo innocuo: ovvero quanto di ognuno di noi c'è in un finto problema che potrebbe anche non manifestarsi. Schiudendo le porte a una pellicola di nicchia che però ha raccolto i favori del pubblico e, come il precedente cortometraggio, anche della critica. Una pellicola che un domani (forse) potrebbe essere facilmente spostata anche a teatro in una sorta di ulteriore trasloco che non ne minerebbe le semplici, ma solide, fondamenta.
Piacerà molto a chi predilige film giocati maggiormente sui contenuti e non sulle locations. Uno su tutti Carnage (id.; 2011) di Roman Polański.
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