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mario simoncini
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giovedì 13 novembre 2025
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fuori la verit
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Un grande pregio del film: ? divertente! Il meccanismo progressivo del gioco al massacro crea suspense e si intreccia bene con la progressiva erosione delle certezze e delle illusioni della famiglia Moretti, ben presto invischiata in una trappola diabolica che sembra non avere vie d'uscita. E in pi? il mondo fatuo e crudele della televisione che riproduce in piccolo le dinamiche di un tecnocapitalismo segno dei nostri tempi. C'? dietro un po' di storia del cinema: da Ginger e Fred di Fellini a The Millionaire di Danny Boyle, da Quiz Show di Robert Redford a Perfetti sconosciuti di genovese, fino a Reality di Matteo Garrone. Ecco, Reality ? una sorta di pietra di paragone che fa affiorare i limiti del ns film.
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Un grande pregio del film: ? divertente! Il meccanismo progressivo del gioco al massacro crea suspense e si intreccia bene con la progressiva erosione delle certezze e delle illusioni della famiglia Moretti, ben presto invischiata in una trappola diabolica che sembra non avere vie d'uscita. E in pi? il mondo fatuo e crudele della televisione che riproduce in piccolo le dinamiche di un tecnocapitalismo segno dei nostri tempi. C'? dietro un po' di storia del cinema: da Ginger e Fred di Fellini a The Millionaire di Danny Boyle, da Quiz Show di Robert Redford a Perfetti sconosciuti di genovese, fino a Reality di Matteo Garrone. Ecco, Reality ? una sorta di pietra di paragone che fa affiorare i limiti del ns film. C'? troppa indulgenza verso questa famiglia e il suo mondo fatto di inganni, bugie, cravattari, orridi suoceri brontoloni, circoli di paddle, bellezze stagionate e infoiate. Forse bisognava spingere di pi? sul pedale della crudelt?, pigiandolo fino in fondo ed evitando il finale all'acqua di rose, posticcio in tutta evidenza. Che sia stato il produttore a esigere l'happy end? Una nota, infine, sulla critica velenosa di Mariarosa Mancuso, cos? equilibrata e stimolante nelle sue recensioni letterarie su Robinson ma terribilmente acida quando la costringono ad andare al cinema: qui se la prende con una degli sceneggiatori, Elena Giogli, di cui ricordo la scrittura del programma televisivo Illuminate: Mancuso contesta una specie di anacronismo per cui sarebbe oggi stupido prendersela con la TV, in un mondo dominato da Internet, Social, AI e Fake News. Vero che Il grande fratello ? in crisi, ma la subdola crudelt? del personaggio di Claudia Pandolfi spopola ancora e da Maria De Filippi a Matano e non so chi altri ? tutto un mettere in piazza i fatti propri, e quindi un certo modo di fare TV ? ancora lontano dall'essere morto e sepolto.
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mario simoncini
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Un grande pregio del film: ? divertente! Il meccanismo progressivo del gioco al massacro crea suspense e si intreccia bene con la progressiva erosione delle certezze e delle illusioni della famiglia Moretti, ben presto invischiata in una trappola diabolica che sembra non avere vie d'uscita. E in pi? il mondo fatuo e crudele della televisione che riproduce in piccolo le dinamiche di un tecnocapitalismo segno dei nostri tempi. C'? dietro un po' di storia del cinema: da Ginger e Fred di Fellini a The Millionaire di Danny Boyle, da Quiz Show di Robert Redford a Perfetti sconosciuti di genovese, fino a Reality di Matteo Garrone. Ecco, Reality ? una sorta di pietra di paragone che fa affiorare i limiti del ns film.
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Un grande pregio del film: ? divertente! Il meccanismo progressivo del gioco al massacro crea suspense e si intreccia bene con la progressiva erosione delle certezze e delle illusioni della famiglia Moretti, ben presto invischiata in una trappola diabolica che sembra non avere vie d'uscita. E in pi? il mondo fatuo e crudele della televisione che riproduce in piccolo le dinamiche di un tecnocapitalismo segno dei nostri tempi. C'? dietro un po' di storia del cinema: da Ginger e Fred di Fellini a The Millionaire di Danny Boyle, da Quiz Show di Robert Redford a Perfetti sconosciuti di genovese, fino a Reality di Matteo Garrone. Ecco, Reality ? una sorta di pietra di paragone che fa affiorare i limiti del ns film. C'? troppa indulgenza verso questa famiglia e il suo mondo fatto di inganni, bugie, cravattari, orridi suoceri brontoloni, circoli di paddle, bellezze stagionate e infoiate. Forse bisognava spingere di pi? sul pedale della crudelt?, pigiandolo fino in fondo ed evitando il finale all'acqua di rose, posticcio in tutta evidenza. Che sia stato il produttore a esigere l'happy end? Una nota, infine, sulla critica velenosa di Mariarosa Mancuso, cos? equilibrata e stimolante nelle sue recensioni letterarie su Robinson ma terribilmente acida quando la costringono ad andare al cinema: qui se la prende con una degli sceneggiatori, Elena Giogli, di cui ricordo la scrittura del programma televisivo Illuminate: Mancuso contesta una specie di anacronismo per cui sarebbe oggi stupido prendersela con la TV, in un mondo dominato da Internet, Social, AI e Fake News. Vero che Il grande fratello ? in crisi, ma la subdola crudelt? del personaggio di Claudia Pandolfi spopola ancora e da Maria De Filippi a Matano e non so chi altri ? tutto un mettere in piazza i fatti propri, e quindi un certo modo di fare TV ? ancora lontano dall'essere morto e sepolto. Mario Simoncini
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jonnylogan
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sabato 21 febbraio 2026
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nulla di nuovo
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Una famiglia come tante, che incrocia il proprio cammino con un gioco a quiz di nuovo tipo. Un gioco che va di pari passo con il mondo della televisione verità e che più del dolore, diventa il dolore. Cosa si è disposti ad accettare per ragioni economiche? Probabilmente quasi tutto. Il regista quarantasettenne Davide Minnella aggiunge un nuovo film a una carriera fatta prevalentemente di direzione di cortometraggi e aiuti alla regia e lo fa cavalcando un’onda lunga che in passato ha dato la voce a film molto più graffianti di questo. Tutti declinati sul potere del mezzo televisivo o cinematografico. Non per ultimo il Joker (id.; 2019) diretto da Todd Phillips nel quale Joaquin Phoenix partecipava come ospite a un programma verità diretto da un anchorman interpretato da Robert De Niro.
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Una famiglia come tante, che incrocia il proprio cammino con un gioco a quiz di nuovo tipo. Un gioco che va di pari passo con il mondo della televisione verità e che più del dolore, diventa il dolore. Cosa si è disposti ad accettare per ragioni economiche? Probabilmente quasi tutto. Il regista quarantasettenne Davide Minnella aggiunge un nuovo film a una carriera fatta prevalentemente di direzione di cortometraggi e aiuti alla regia e lo fa cavalcando un’onda lunga che in passato ha dato la voce a film molto più graffianti di questo. Tutti declinati sul potere del mezzo televisivo o cinematografico. Non per ultimo il Joker (id.; 2019) diretto da Todd Phillips nel quale Joaquin Phoenix partecipava come ospite a un programma verità diretto da un anchorman interpretato da Robert De Niro.
Come si conviene tutto quello che accadrà ai Moretti, e attorno al quale ruota il canovaccio di tutta la pellicola, è sia la scoperta di verità nascoste taciute per quieto vivere, o perché troppo scandalose per essere rese note. Verità, o non detti, che innalzando il terreno di scontro con domande sempre più ficcanti e sempre più precise. Sia il mondo del media televisivo che non si ferma davanti a nulla per un punto in più di share. In tal senso Claudia Pandolfi, nel ruolo di Marina Roch, presentatrice che desidera usare il Quiz per risollevare una carriera in difficoltà. Una donna priva di scrupoli, dotata di una patina di finto buonismo che fa sempre la sua figura sul mezzo televisivo. Lorenzo Richlemy, in quello del regista che si muove dietro le quinte, dirigendo parole e pensieri di Marina. E infine Sara Drago, nel ruolo di assistente regista più inesperta e meno spietata, di recente vista nella serie TV Prime Video, Call My Agent – Italia (id.; 2023 – in produzione) sono tutti e tre perfetti per impersonare il mostro mediatico nel quale si sono infilati i Moretti, tutti e cinque ingenuamente convinti che dire la verità sia quanto di più semplice possa farsi.
Tutto il cast segue il copione senza particolari sbavature, con una centralità molto importante sia per Claudio Amendola, sia per Claudia Gerini. A fine film si ha l’impressione della più classica delle occasioni sprecate, con un nulla di fatto, o di nuovo, che purtroppo avrebbe potuto essere sviluppato differentemente. Un’occasione creata seguendo ottime premesse, ma con un continuum narrativo incapace di offrire anche solo un colpo di scena definitivo.
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