|
aldo marchioni
|
lunedì 23 febbraio 2015
|
noia mortale
|
|
|
|
Sono andato a vedere questo film, mai visto prima, in un piccolo cineclub della mia città. E ci sono andato con le più alte aspettative.
Tuttavia, dopo nemmeno 40 minuti, ho cominciato a compulsare l'orologio. Dopo 50 minuti, alla decima consultazione dell'orologio, meditavo di uscire, ma il posto è molto piccolo, mi conoscono, mi sarei vergognato un po'.
Al giro dell'ora e mezza, esausto, ho verificato sul cellulare la durata del film: visto che era quasi finito ho tenuto duro fino alla fine. Ma non un momento di più.
Qualunque cosa Wim Wenders volesse comunicare, io non la ho capita. Nè la pessima qualità della pellicola ha aiutato (e mi domando: è la pellicola, deteriorata, che ha bisogno di un restauro, o il geniale regista ha volutamente fatto sembrare la sua pellicola vecchia di un secolo e più?)
Mi sono annoiato di più solo con Lost in Translation.
[+]
Sono andato a vedere questo film, mai visto prima, in un piccolo cineclub della mia città. E ci sono andato con le più alte aspettative.
Tuttavia, dopo nemmeno 40 minuti, ho cominciato a compulsare l'orologio. Dopo 50 minuti, alla decima consultazione dell'orologio, meditavo di uscire, ma il posto è molto piccolo, mi conoscono, mi sarei vergognato un po'.
Al giro dell'ora e mezza, esausto, ho verificato sul cellulare la durata del film: visto che era quasi finito ho tenuto duro fino alla fine. Ma non un momento di più.
Qualunque cosa Wim Wenders volesse comunicare, io non la ho capita. Nè la pessima qualità della pellicola ha aiutato (e mi domando: è la pellicola, deteriorata, che ha bisogno di un restauro, o il geniale regista ha volutamente fatto sembrare la sua pellicola vecchia di un secolo e più?)
Mi sono annoiato di più solo con Lost in Translation. Ma non ne sono molto sicuro.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a aldo marchioni »
[ - ] lascia un commento a aldo marchioni »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fedeleto
|
lunedì 12 dicembre 2011
|
wenders nelle citta'
|
|
|
|
Un uomo alla ricerca di se stesso viaggia per tutta l'america scattando fotofrafie ,ma quando conosce una donna e sua figlia di nome alice ,sara' incuriosito e quando per alcune circostanze dovra' viaggiare solo con alice alla ricerca della madre forse capira' davvero il senso del viaggio ,ovvero quello di viverlo e non quello di documentarlo scattando foto e provando quindi la sua esistenza(proprio come gli dice una sua amica).Primo film della trilogia del viaggio-identita',incentrato sulla ricerca dell'essere in quanto immanenza e non esteriorita' delle cose ,Wenders dirige un capolavoro e merita una buona visione.
|
|
|
[+] lascia un commento a fedeleto »
[ - ] lascia un commento a fedeleto »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
signora aby
|
lunedì 31 ottobre 2011
|
alice nella metropoli. strade per una narrazione
|
|
|
|
Strade d’America, una macchina, una polaroid, istantanee di un paesaggio che inevitabilmente parla della solitudine e dello sguardo interrogativo di chi lo attraversa. Immagini incrociate con freddezza, quasi a mimare e riprodurre in maniera ossessiva, il disagio e lo spaesamento indotti dai differenti piani dello spazio ai quali l’osservatore si affaccia; una spiaggia e la monotonia del mare, i rettilinei spogli e identici nelle periferie del North Carolina investite dal sole, lo Skyway Motel con vista sulle insegne al neon e le pubblicità che ricoprono gli edifici, prospettive effimere replicate dalla televisione, centro di gravità che si impone nella stanza, distorcendo e, allo stesso tempo, fiaccando ogni attenzione, su cui non manca di sfogarsi il disagio del protagonista, infine la frenesia dei marciapiedi di New York, cartoline della metropoli per antonomasia.
[+]
Strade d’America, una macchina, una polaroid, istantanee di un paesaggio che inevitabilmente parla della solitudine e dello sguardo interrogativo di chi lo attraversa. Immagini incrociate con freddezza, quasi a mimare e riprodurre in maniera ossessiva, il disagio e lo spaesamento indotti dai differenti piani dello spazio ai quali l’osservatore si affaccia; una spiaggia e la monotonia del mare, i rettilinei spogli e identici nelle periferie del North Carolina investite dal sole, lo Skyway Motel con vista sulle insegne al neon e le pubblicità che ricoprono gli edifici, prospettive effimere replicate dalla televisione, centro di gravità che si impone nella stanza, distorcendo e, allo stesso tempo, fiaccando ogni attenzione, su cui non manca di sfogarsi il disagio del protagonista, infine la frenesia dei marciapiedi di New York, cartoline della metropoli per antonomasia. In mezzo a questa diffrazione di luci, suoni e stati d’animo, la sola costante è la volontà di fuga del viaggiatore. Il desiderio del ritorno in Germania non è affatto mediato dal pensiero di recuperare le proprie origini. L’Heim che si è abbandonato non rappresenta in alcun modo l’insostituibile che solo può fare chiarezza sulla propria identità.
Schiacciato dal peso delle immagini che in America lo hanno braccato e infine accerchiato, e rendendosi conto dell’impossibilità di trarne qualsiasi immaginazione, il protagonista segue l’istinto di mettersi al riparo dallo stato allucinatorio con cui è in lotta da tempo.
A fargli recuperare la strada di una narrazione sarà il nuovo viaggio che, in maniera del tutto casuale, comincia a fianco della piccola Alice. Accomunati da un abbandono, della propria identità nel caso del protagonista, della madre per ciò che riguarda Alice, la bambina dimostra comunque un attaccamento quasi commuovente alla realtà, riuscendo a riportarla anche alla percezione del suo compagno d’avventura.
Il lavoro di Wenders si potrebbe definire una regressione del punto di vista dell’immagine destinata a far risuonare le corde più fragili e nascoste dell’essere. Un flusso labirintico di prospettive e sensazioni che appaiono fatalmente e brutalmente iscritte l’una nell’altra. Ciò a cui siamo avviati è un’agghiacciante constatazione dell’accumularsi di movenze figurative che finiscono per governare la vita stessa. Eppure un simile convincimento ci permette di approdare a quel mito della trasparenza dell’esserci da cui ben volentieri si fece guidare anche André Breton; quel che conta, in un libro di epifanie, passages e ricordi come Nadja è proprio il tracciato narrativo che si risveglia nella “peripezia ambulatoria”, nello “hasard des rues” tessuto allo sguardo sul quotidiano.
Struggente rappresentazione dell’uomo moderno alle prese con un’identità in frantumi, eredità della guerra, Wenders è un cantore di quella divisione che occupa la Germania ma in cui, ci possiamo spingere a dire, l’intero corso della storia occidentale si specchia. Il dramma tedesco che ha occupato il XX secolo è quindi il termine di paragone che permette di avviare una riflessione sull’identità europea e che, sembra avvertirci la poetica di Wenders, è un frutto doloroso e perciò non lo si può cogliere se non passando per un’esperienza cruda, “a freddo”, cui l’impassibilità e l’aridità del “movimento” cinema sembrano adattarsi con impressionante naturalezza.
Claudia Ciardi, ottobre 2011
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a signora aby »
[ - ] lascia un commento a signora aby »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
lucab
|
martedì 8 aprile 2008
|
andante intimista 2
|
|
|
|
dimenticavo di dire che in questo film c'è la donna più bella del mondo: si tratta di una sconosciuta bagnante a cui Alice si avvicina in un parco.
|
|
|
[+] lascia un commento a lucab »
[ - ] lascia un commento a lucab »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
lucab
|
giovedì 20 marzo 2008
|
andante intimista
|
|
|
|
mi è piaciuto questo film perché descrive con i tempi giusti (molto lenti quindi) lo svilupparsi di un rapporto affettivo sempre più profondo tra un uomo in crisi di identità e una bambina (Alice) abbandonata dalla madre. E' un film intimo (talmente intimo che è in bianco e nero!) e potente che ti prende per la dolcezza e la genuinità dei sentimenti: non ci sono forzature, tutto scorre molto naturalmente. La bambina è bravissima e bellissima e forse incarna (in nuce) quell'ideale di donna che molti uomini vorrebbero incontrare.
|
|
|
[+] lascia un commento a lucab »
[ - ] lascia un commento a lucab »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
lady
|
martedì 8 gennaio 2008
|
banale
|
|
|
|
Sarà anche Wenders, ma trovo il film inconsistente. Innanzitutto la trama è ormai banale: niente di nuovo, niente di rilevante. La mancanza di dialoghi si fa pesante per la visione della èrima parte, nel viaggio solitario, anche perchè si ha una monotonia delle azioni ripetitive (in questo è riuscito benissimo, nel dimostrare la banalità del paesaggio e della delusione per l'America). La seconda parte...non la commento. Unico evento rilevante è la foto scattata da Alice, che può avere un grande significato.
[+] non direi
(di lucab)
[ - ] non direi
[+] sciocchezze
(di mariosbbs)
[ - ] sciocchezze
|
|
|
[+] lascia un commento a lady »
[ - ] lascia un commento a lady »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
ros
|
mercoledì 25 aprile 2007
|
commento al commento
|
|
|
|
ma ti sembra una commedia?
è un film dal sapore onirico decadente, che sinceramente di commedia non ha nulla, neppure quel pizzico di ironia che c'è nel film la fa avvicinare al genere.
|
|
|
[+] lascia un commento a ros »
[ - ] lascia un commento a ros »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
cineofilo92
|
venerdì 2 febbraio 2007
|
ermetico
|
|
|
|
Diretto da Wenders, ecco un film memorabile. La trama è complessa, in certi punti complicata (psicologicamente), ma può essere definita piacevole. Certamente, oltre che ad avere un alto valore filosofico, il film è anche molto moderato, senza sbandamenti in sesso e violenza, molto tranquillo.
é sicuramente un opera di pregio.
[+] e qui mi freghi
(di logan)
[ - ] e qui mi freghi
|
|
|
[+] lascia un commento a cineofilo92 »
[ - ] lascia un commento a cineofilo92 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|