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figliounico
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mercoledì 10 gennaio 2024
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un carillon che ricorda argento..
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Ensayo de un crimen, noto anche come La vida criminal de Archibaldo de la Cruz, sostituito malamente in Italia con il più banale titolo di Estasi di un delitto, è un thriller alla Hitchcock tratto da un romanzo giallo di Rodolfo Usigli realizzato da Bunuel nel 1955 nel suo volontario esilio messicano. Il soggetto del film, nel corso degli anni, ha influenzato parecchi cineasti del cinema di genere, compreso Dario Argento, per plot costruiti da improvvisati psicanalisti sulle conseguenze di un trauma infantile legato alla sessualità sulla psiche del protagonista che inevitabilmente da adulto diventa un serial killer psicopatico, anche se come in questo caso soltanto potenziale. Per inciso, colpisce la notevole somiglianza della musica del carillon composta da Jorge Perez, che accompagna ogni volta in modo inquietante il delirio ossessivo di Archibaldo, il protagonista interpretato dal grande attore messicano Ernesto Alonso, con un brano della colonna sonora di Tenebre del 1982, Slow Circus, scritto dal maestro Simonelli.
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fedeleto
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venerdì 18 maggio 2012
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il carillon della pazzia
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In Messico,un ragazzino viziato e vispo e' estasiato da un carillon che suona e dalla sua fantomatica storia raccontata dalla badante.Quando crede che con il carillon possa disporre della vita delle persone(la prima a voler vedere morta e' la badante e cosi accade ma non perche' il carillon abbia un potere ma solo per disgrazia ella viene uccisa da un colpo di fucile dei rivoluzionari messicani).Quando reincontrera' l'oggetto si risveglia in lui come una pazzia ,e vorrebbe uccidere alcune donne che incontra(da una donna seducente,ad una pura)ma fallisce tutti i tentativi e infine non rimane che trovare la donna giusta.Ce la fara? e se dopo essersi disfatto del carillon ci riuscisse?Il regista spagnolo Luis Bunuel(i figli della violenza,le avventure di Robinson Crosue) dopo il discreto Le rive della morte,dirige uno dei suoi film piu' riusciti,la storia e' tratta da un romanzo di Rodolfo Usigli e la sceneggiatura porta la firma di Luis Bunuel e Eduardo Ugarte Pages.
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In Messico,un ragazzino viziato e vispo e' estasiato da un carillon che suona e dalla sua fantomatica storia raccontata dalla badante.Quando crede che con il carillon possa disporre della vita delle persone(la prima a voler vedere morta e' la badante e cosi accade ma non perche' il carillon abbia un potere ma solo per disgrazia ella viene uccisa da un colpo di fucile dei rivoluzionari messicani).Quando reincontrera' l'oggetto si risveglia in lui come una pazzia ,e vorrebbe uccidere alcune donne che incontra(da una donna seducente,ad una pura)ma fallisce tutti i tentativi e infine non rimane che trovare la donna giusta.Ce la fara? e se dopo essersi disfatto del carillon ci riuscisse?Il regista spagnolo Luis Bunuel(i figli della violenza,le avventure di Robinson Crosue) dopo il discreto Le rive della morte,dirige uno dei suoi film piu' riusciti,la storia e' tratta da un romanzo di Rodolfo Usigli e la sceneggiatura porta la firma di Luis Bunuel e Eduardo Ugarte Pages.La storia scorre molto gradevolmente e non mancano scene decisamente talentuose che immortalano ancora una volta l'eccelsa bravura di Bunuel,dal manichino in fiamme come fosse une persona,che dovrebbe rievocare giovanna D'arco,a l'ambiente onirico che pervade i pensieri di follia del protagonista,ma la storia prima di tutto rimane originale e ben girata.Prima di tutto Estasi di un crimine e' un film sulla follia,ma anche sulla sua impossibilita' di essere compiuta,l'assurdo in un certo senso e' il protagonista,la prima vittima infatti case dalla tromba dell'ascensore(e guarda caso e' una suora,simbolicamente figura la perdita della fede e l'uccisione di qualcosa di sacro),la seconda si suicida e la terza lo illude di rimanere a casa sola con lui ma gli gioca un brutto scherzo che manda a monte tutti i piani.Il protagonista(ovvero Archibaldo) e' un uomo che cambia il suo modo di vita quando sente il suono del carillon quasi fosse un suono della pazzia,ma cosa ancor piu' interessante e' vedere come il suo personaggio sia strettamente legato ad una figura materna(quel suo essere ancora bambino si trova nel suo bere il latte,avere la necessita' di avere una donna accanto come la verginale Carlota,ella rappresenta la castita' e la purezza,elementi di cui Archibaldo ha bisogno,non a caso poco dopo vuole uccidere la suora poiche' anche colei incarna tutto cio'.Archibaldo trova la sua pace gettando nel fiume il carillon(acqua elemento di purificazione) ora e' libero ,risparmia persino la vita ad un insetto,e ritorna da Lavinia,colei che lui definisce Giovanna D'Arco,poiche' la vede in un locale dove servono drink con il fuoco.La passione di Archibaldo per Lavinia nasce proprio in merito al fuoco ,ovvero la passione ,la carne,e accende un'altra volta la pazzia.Impossibile dimenticare anche l'elemente del doppio con il manichino di Lavinia come fosse una copia identica e in pratica lei,a cui appunto Archibaldo in mancanza di ella da' fuoco al suo uguale.Magistrale e incalzante,mai banale.Una commedia nera davvero notevole,grande Bunuel.
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laulilla
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martedì 23 agosto 2011
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un film minore, ma non troppo
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Girato in Messico nel 1955, questo film si rifà liberamente a un romanzo di Rodolfo Usigli, Ensayo de un crimen, pubblicato nel 1944. L’elaborazione dell’opera, come ricorderà lo stesso Buñuel, fu assai accidentata, sia perché una grave crisi economica stava investendo il cinema messicano (tanto che il regista fu costretto ad accettare la proposta che gli veniva dal sindacato degli attori, di produrre il film in cooperativa); sia perché, dopo soli 15 giorni, l’Usigli vietò qualunque variazione al proprio testo, interrompendo inevitabilmente ogni collaborazione al film. Buñuel era, d’altra parte interessato soltanto ad alcuni aspetti del romanzo, in modo particolare all’ossessione del personaggio principale, Archibaldo de la Cruz (Alessandro de la Cruz in versione italiana): risolse quindi il problema citando il romanzo come semplice fonte di ispirazione; lo scrittore non ne fu troppo contento, ma mantenne l’amicizia per il regista.
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Girato in Messico nel 1955, questo film si rifà liberamente a un romanzo di Rodolfo Usigli, Ensayo de un crimen, pubblicato nel 1944. L’elaborazione dell’opera, come ricorderà lo stesso Buñuel, fu assai accidentata, sia perché una grave crisi economica stava investendo il cinema messicano (tanto che il regista fu costretto ad accettare la proposta che gli veniva dal sindacato degli attori, di produrre il film in cooperativa); sia perché, dopo soli 15 giorni, l’Usigli vietò qualunque variazione al proprio testo, interrompendo inevitabilmente ogni collaborazione al film. Buñuel era, d’altra parte interessato soltanto ad alcuni aspetti del romanzo, in modo particolare all’ossessione del personaggio principale, Archibaldo de la Cruz (Alessandro de la Cruz in versione italiana): risolse quindi il problema citando il romanzo come semplice fonte di ispirazione; lo scrittore non ne fu troppo contento, ma mantenne l’amicizia per il regista.
Il film fu, dunque, portato a termine, nonostante gli incidenti di percorso. Alessandro,il protagonista, rievoca attraverso numerosi flash-back gli episodi che nel corso della vita lo hanno reso un potenziale assassino, cominciando dalla vicenda che egli considera all’origine di tutte le altre: la grande fascinazione che, da piccolo, esercitava su di lui il carillon della madre, oggetto magico, che credeva gli avrebbe permesso di disporre della vita altrui. La morte della sua istitutrice, colpita accidentalmente da un’arma da fuoco, mentre il carillon era in funzione, era stata la prova che il misterioso oggetto lo avrebbe reso onnipotente. In quel frangente, però, lo aveva profondamente turbato anche la visione del sangue che fluiva dal corpo ferito di lei, ormai a terra, con gli abiti scomposti che ora lasciavano trapelare la sua nudità. Il piccolo aveva oscuramente intuito, quindi, la correlazione inquietante fra eros e morte, all’origine dell’ossessione omicida di tutta la sua esistenza. I suoi progetti di uccidere alcune donne belle e giovani, però, si scontreranno con i capricci del caso, che nel film è (assai buñuelianamente) il vero padrone della situazione e che, ridendosela dei suoi piani, deciderà diversamente: alcune donne moriranno, ma non per mano sua. I sensi di colpa porteranno Alessandro a costituirsi alla polizia, ma poiché desiderare la morte di qualcuno non è reato, né basterebbero le carceri di tutto il mondo se lo fosse, verrà lasciato libero! Non gli resta, quindi, che riporre in un sacco il carillon, caricarselo sulle spalle come un fardello e liberarsene inabissandolo nelle acque del fiume più vicino, nella speranza di vivere più serenamente. Il film, generalmente considerato tra i minori di Buñuel, contiene, tuttavia, immagini e sequenze interessanti, alcune delle quali (la gamba staccata, il sacco, il fardello, l’abito bianco della sposa, le fiamme…) costituiscono stilemi tipici del linguaggio del regista, che rimandano alla sua volontà di rappresentare l’inconscio e gli impulsi profondi e inconfessabili che ispirano il nostro agire. La sequenza del manichino di cera, che si scioglie nel crogiolo che Alessandro aveva approntato per uccidere Lavinia, è, a mio avviso una delle scene più drammatiche e impressionanti dell’intero cinema di questo regista ed evoca, forse, i manichini di molta letteratura fantastica ottocentesca, successivamente studiati da Freud nel suo saggio sul “Perturbante”. In conclusione: un gran bel noir, teso e ironico, per il gioco del caso che scompiglia ogni piano di Alessandro, frutto di un’ impareggiabile sceneggiatura. Un film minore, ma non troppo!
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breberto
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sabato 5 maggio 2007
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le ossessioni di bunuel
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E' ammirevole la coerenza di Bunuel nel rappresentare, soprattutto nei suoi film messicani, uomini bloccati, non cresciuti, prigionieri di ossessioni o feticismi, esteriormente pieni di decoro borghese, interiormente tentati al delitto e alla sopraffazione soprattutto nei confronti delle donne. I due protagonisti di LUI e di ESTASI DI UN DELITTO si assomigliano, anche se il primo film è più bello del secondo.Ammirevole in ESTASI DI UN DELITTO il ricorso a flash back o ad anticipazioni narrative che si rivelano solo incubi del protagonista. Durante la festa nuziale abbiamo un gustoso dialogo fra un capo della polizia, un militare e un ecclesiastico durante il quale Bunuel si diverte a svelare ferocemente ma con leggerezza i mali della società borghese.
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E' ammirevole la coerenza di Bunuel nel rappresentare, soprattutto nei suoi film messicani, uomini bloccati, non cresciuti, prigionieri di ossessioni o feticismi, esteriormente pieni di decoro borghese, interiormente tentati al delitto e alla sopraffazione soprattutto nei confronti delle donne. I due protagonisti di LUI e di ESTASI DI UN DELITTO si assomigliano, anche se il primo film è più bello del secondo.Ammirevole in ESTASI DI UN DELITTO il ricorso a flash back o ad anticipazioni narrative che si rivelano solo incubi del protagonista. Durante la festa nuziale abbiamo un gustoso dialogo fra un capo della polizia, un militare e un ecclesiastico durante il quale Bunuel si diverte a svelare ferocemente ma con leggerezza i mali della società borghese. Non ha molta importanza che il film, come altri del periodo messicano, sia confezionato poveramente e interpretato alla bell'e meglio, perchè la graffiata di Bunuel si fa sempre sentire a tanti anni di distanza e dopo che abbiamo conosciuto i suoi film più elaborati e ben confezionati dell'ultimo periodo.
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brenno bertolini
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venerdì 4 maggio 2007
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kezich sempre grande
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ho letto con molto piacere la recensione di Kezich relativa al vecchio film di Bunuel, che ho rivisto recentemente. Tanto di cappello, non si potrebbe dire meglio e di più in così poco spazio. E' un piccolo saggio. D'accordo sull'estrema povertà della confezione, sulla modestia degli attori e sul doppiaggio italiano, ma anche sulla potente carica del moralismo bunueliano (in senso naturalmente positivo). La sua ambiguità (altro termine usato in senso del tutto positivo) ne fa un grande critico del costume della borghesia. Basterebbe citare la scena in cui si incontrano i tre piloni della società borghese: quello religioso, quello politico e quello militare. Che splendida capacità di sintesi! Per quanto riguarda il protagonista, le sue ossessioni e il suo feticismo, si apparenta con il protagonista del precedente EL (sempre del periodo messicano) che però mi sembra di più alto livello, meno dispersivo nella sceneggiatura e nella presentazione dei personaggi.
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ho letto con molto piacere la recensione di Kezich relativa al vecchio film di Bunuel, che ho rivisto recentemente. Tanto di cappello, non si potrebbe dire meglio e di più in così poco spazio. E' un piccolo saggio. D'accordo sull'estrema povertà della confezione, sulla modestia degli attori e sul doppiaggio italiano, ma anche sulla potente carica del moralismo bunueliano (in senso naturalmente positivo). La sua ambiguità (altro termine usato in senso del tutto positivo) ne fa un grande critico del costume della borghesia. Basterebbe citare la scena in cui si incontrano i tre piloni della società borghese: quello religioso, quello politico e quello militare. Che splendida capacità di sintesi! Per quanto riguarda il protagonista, le sue ossessioni e il suo feticismo, si apparenta con il protagonista del precedente EL (sempre del periodo messicano) che però mi sembra di più alto livello, meno dispersivo nella sceneggiatura e nella presentazione dei personaggi.
Resto sempre convinto che la carriera cinematografica di Bunuel sia una delle più coerenti e personali di tutta la storia del cinema.
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