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emanuelemarchetto
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sabato 18 marzo 2017
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mario bava anticipa alien
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tratto dal racconto del 1960 "Una notte di 21 ore" di Renato Pestriniero.
Due grandi navi spaziali, in viaggio d'esplorazione in alcune zone inesplorate dello spazio, ricevono un SOS da Aura, un pianeta sconosciuto e disabitato.
Con attori mediocri e un budget risicatissimo, quel geniaccio di Mario Bava realizza un cult: "Il film è stato citato come uno dei migliori film di fantascienza italiani del periodo e come fonte di ispirazione per la realizzazione di Alien (1979) di Ridley Scott" (Wikipedia).
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tratto dal racconto del 1960 "Una notte di 21 ore" di Renato Pestriniero.
Due grandi navi spaziali, in viaggio d'esplorazione in alcune zone inesplorate dello spazio, ricevono un SOS da Aura, un pianeta sconosciuto e disabitato.
Con attori mediocri e un budget risicatissimo, quel geniaccio di Mario Bava realizza un cult: "Il film è stato citato come uno dei migliori film di fantascienza italiani del periodo e come fonte di ispirazione per la realizzazione di Alien (1979) di Ridley Scott" (Wikipedia).
Tutto questo grazie soprattutto alle scenografie, che rendono perfettamente l'idea di un pianeta morto, e all'uso espressionista delle luci, di cui il regista è sempre stato un maestro. Nonostante una certa verbosità, il film non manca di momenti alti, come il ritrovamento di scheletri di alieni "ultima vestige di una razza di giganti"(Il Mereghetti) o il finale, che all'epoca funzionava molto meglio che oggi. Da vedere assolutamente !!!
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fedeleto
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mercoledì 27 gennaio 2016
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bava nello spazio
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Dopo aver sperimentato il western,Bava prova con la fantascienza.Tratto dal romanzo una notte di 21 ore di Pestriniero,e sceneggiato a piu' mani da Melchiorre, Bevilacqua,Cosulich,Roman,Rafael j.e lo stesso Bava,il film si incentra su un gruppo di astronauti che viene attratto da un pianeta,e astronauti suo atterraggio alcuni membri dell'equipaggio diventano inspiegabilmente aggressivi.In realta',gli esseri che popolano questo pianeta vogliono impossessarsi del loro corpo per prolifica la loro specie,c'è la faranno?Mario Bava (sei donne per l assassino,gli invasori,la maschera del demonio)dirige magistralmente un altro piccolo capolavoro dove il tema dell identità viene evidenziato ancora una volta(il corpo dei membri viene impossessato)esseri strizza la occhio al tema dell omologazione (la società consumistica? )ma lana vera abilità del regista sanremese e' quella di costruire scenari fantascientifici con poco.
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Dopo aver sperimentato il western,Bava prova con la fantascienza.Tratto dal romanzo una notte di 21 ore di Pestriniero,e sceneggiato a piu' mani da Melchiorre, Bevilacqua,Cosulich,Roman,Rafael j.e lo stesso Bava,il film si incentra su un gruppo di astronauti che viene attratto da un pianeta,e astronauti suo atterraggio alcuni membri dell'equipaggio diventano inspiegabilmente aggressivi.In realta',gli esseri che popolano questo pianeta vogliono impossessarsi del loro corpo per prolifica la loro specie,c'è la faranno?Mario Bava (sei donne per l assassino,gli invasori,la maschera del demonio)dirige magistralmente un altro piccolo capolavoro dove il tema dell identità viene evidenziato ancora una volta(il corpo dei membri viene impossessato)esseri strizza la occhio al tema dell omologazione (la società consumistica? )ma lana vera abilità del regista sanremese e' quella di costruire scenari fantascientifici con poco.Non manca lana autocitazione nella scena del cadavere che esce dallla bara (la maschera del demonio).Buone musiche di Gino Marinuzzi jr.
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hulk1
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mercoledì 11 gennaio 2012
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cinema segreto
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Corrisponde a verità, la scarsa produzione del genere fantascientifico nel paese del sole e del mare. Però, scavando in profondità ci si accorge che anche il bel paese ha pellicole , registi appassionati del genere e si scopre che un buon numero di opere sono state girate. Certo la fantascienza costa, è sempre stata 'Sbagliando' considerata onerosa, la verità, non ha mai riscosso grandi simpatie dai suonatori di mandolino. Chi direbbe che nel biennio 1966-68 il belpaese, in maggioranza si trattava di coproduzioni, ha messo in pellicola circa 200 film spionistici, imitando Bond, agenti 077, 037, 303, 991, etc. Il film del maestro. 'Avevo due rocce ed uno studio', con questa miseria costruisce un'opera astratta, contaminata 'Horror e fantascienza?', con dioramiche luci, ombre mostruose, fumi satanici, un capolavoro, di ingegno, tecnica, magia cinematografica.
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flegiàs tn
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sabato 23 febbraio 2008
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bava e la fantascienza
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Esistono pochi esempi di cinema sci-fi in Italia, ma quei pochi rappresentano le punte massime della cinematografia nostrana in termini di creatività e fascino scenografico. Questo anche per la teoria che in mancanza di mezzi adeguati, la proverbiale capacità di arrangiarsi di artigiani come Mario Bava, si esprime alla massima potenza. Da questo presupposto nasce Terrore nello Spazio, caposaldo e raro caso di cinema europeo che, negli anni, ha ispirato pellicole d'oltreoceano come Alien di Ridley Scott. Utilizzando modellini di plastica, macchine per il fumo e scenografie disegnate, grazie anche all'uso sapiente di luci e giochi cromatici in tonalità blu e rosso, Mario Bava dà vita ad una storia che ingloba in sé stessa il mito del vampirismo ed i canoni della sci-fi classica (Pensiamo a film come It came from Outer space o Forbidden Planet) per elaborare qualcosa di nuovo, inquietante e decisamente fascinoso.
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Esistono pochi esempi di cinema sci-fi in Italia, ma quei pochi rappresentano le punte massime della cinematografia nostrana in termini di creatività e fascino scenografico. Questo anche per la teoria che in mancanza di mezzi adeguati, la proverbiale capacità di arrangiarsi di artigiani come Mario Bava, si esprime alla massima potenza. Da questo presupposto nasce Terrore nello Spazio, caposaldo e raro caso di cinema europeo che, negli anni, ha ispirato pellicole d'oltreoceano come Alien di Ridley Scott. Utilizzando modellini di plastica, macchine per il fumo e scenografie disegnate, grazie anche all'uso sapiente di luci e giochi cromatici in tonalità blu e rosso, Mario Bava dà vita ad una storia che ingloba in sé stessa il mito del vampirismo ed i canoni della sci-fi classica (Pensiamo a film come It came from Outer space o Forbidden Planet) per elaborare qualcosa di nuovo, inquietante e decisamente fascinoso.
Gli amanti del vintage non potranno non adorare le splendide tute in lattice nero con cui sono vestiti gli astronauti delle navicelle Argos e Galyot, attratte da questo misterioso pianeta deserto chiamato Aura, ricoperto da pozze di liquido bollente, nebbie fluttuanti e rocce dalle forme strane. Appena atterrati, i membri dell'equipaggio della Argos vengono assaliti da una forza misteriosa che li induce ad aggredirsi fra di loro. Durante una spedizione trovano il relitto della Galyot con tutti i suoi occupanti morti, li seppelliscono sotto tumuli di pietra ma questi risorgono, in una sequenza veramente spettacolare, animati da una forza aliena che necessita di corpi per poter sopravvivere. Degno di nota il ritrovamento dell'astronave di questa razza di extraterrestri giganti (le sculture che ne riproducono i cadaveri fossilizzati fanno ancor oggi la loro bella figura), realizzato con grande maestria. L'uso di suoni e luci sopperisce alla povertà di mezzi per creare quella giusta attenzione che ci si aspetta di trovare su un pianeta come questo; il finale poi risulta beffardo e squisitamente originale in un'epoca dove l'happy ending rappresentava una ferrea regola della cinematografia comune.
Bava compensa le evidenti carenze rispetto ai modelli esteri con la sola forza di cui dispone, l'estro creativo e dimostra che in certi casi, basta ed avanza per realizzare un capolavoro.
Il soggetto è tratto da un racconto di Renato Pestriniero intitolato Una notte di 21 ore ed è sceneggiato da Alberto Bevilacqua e Callisto Cosulich. Esistono inoltre due scene finali diverse, anche se di poco, in cui l'astronave, con i due sopravvissuti (ma posseduti anche loro dagli alieni) puntano verso la terra. Nella prima l'astronave si sovrappone al pianeta, nel secondo più comunemente, rimpicciolisce man mano che si avvicina al globo terrestre.
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