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maramaldo
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sabato 26 settembre 2026
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sesso come compassione
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Per noi stessi prima di tutti gli altri. Nel frattempo si può cercare una gratificazione, un sollazzo per alcuni, non escludendo di cavarne vantaggi di natura finanziaria e/o sociale. Pur rifacendosi a precedenti e numerosi spunti analoghi sul tema la pulsione di Olivia Wilde appare forte e genuina, regista e ad un tempo una protagonista (Angela). Più che una buona immedesimazione, un coinvolgimento profondo, forse il derivato di un vissuto. Vediamo quali sono le sue attitudini nei confronti degli altri tipetti.
Predilige chiaramente l'inquilino del piano di sopra. Il trambusto che ascolta la fa immaginare, sognare, se poi viene a sapere che si era in grado di intrattenere una comitiva.
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Per noi stessi prima di tutti gli altri. Nel frattempo si può cercare una gratificazione, un sollazzo per alcuni, non escludendo di cavarne vantaggi di natura finanziaria e/o sociale. Pur rifacendosi a precedenti e numerosi spunti analoghi sul tema la pulsione di Olivia Wilde appare forte e genuina, regista e ad un tempo una protagonista (Angela). Più che una buona immedesimazione, un coinvolgimento profondo, forse il derivato di un vissuto. Vediamo quali sono le sue attitudini nei confronti degli altri tipetti.
Predilige chiaramente l'inquilino del piano di sopra. Il trambusto che ascolta la fa immaginare, sognare, se poi viene a sapere che si era in grado di intrattenere una comitiva... Hawk (Edward Norton) più che un falchetto è una tortora, finino, gentile, educato e discreto, complimentoso, non c'era più abituata. Il disprezzo di un paleofemminismo, se non il disgusto per lo squallore, ovviamente è riservato al marito o compagno che dir si voglia, Joe (Seth Rogen). Si rivela un disastro quando soggiace alle lusinghe di Pina che da tecnica esperta già non era convinta di intrattenersi con lui nelle circostanze. Inadatto, goffo, un brocco, la schiena dolente, lo credo bene, appesantito e ingordo come un ragazzino viziato. Per certe prestazioni bisogna essere flessuosi, il Kamasutra non fu scritto per obesi ma per indiani segaligni. La fasullaggine trasuda dall'opinabile sessuologa, Pina. Da anni vado dietro a Penélope Cruz, tollerando anche le manipolazioni di un deprimente Almodòvar, ma da quando in qua, bionda? Nello spettacolo ci si mette la parrucca per far ridere.
Non parlerei di teatralità, son sempre teatrali gli attori che recitano bene. Ancor meno di claustrofobia, le azioni, il movimento c'è. Dato l'argomento lo dice pure la canzone: quando tu sei qui con me, questa stanza...
Direte che ho frainteso il film che si occupa di un crisi della coppia, ordinaria amministrazione se permettete, terreno battuto che non intriga più nessuno, cosa che non accade a questo film. Confesso, non ho dato peso alla coppia che è regolarmente deteriorata dalla noia del rapporto e dalla senescenza della funzione fisiologica. Tuttavia, verso la fine qualcosa ho sospettato. Saggio il finale con quello swinghino semplice e orecchiabile. Lui, Joe, il musicista si risiede al piano che anch'esso non suonava da un pezzo. Gli si accosta Angela, lo "accompagna", come dire ritrovata la sintonia tra i due. Niente di duraturo ma consolante, non abbisogna dell'ùzzolo di una volta.
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enrico riccardo montone
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lunedì 21 settembre 2026
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quando il passato ama al posto nostro
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Quanto a lungo possiamo continuare ad amare una persona per ciò che è stata?
È una domanda scomoda, perché presuppone che l'amore possa continuare a esistere anche quando la relazione che lo aveva generato ha smesso, lentamente, di nutrirlo. È proprio da questa frattura che parte The Invite - Il piacere è tutto nostro, commedia diretta da Olivia Wilde che dietro l'apparente leggerezza di una situazione sessuale e provocatoria nasconde una riflessione molto più amara sulla coppia.
Angela (Olivia Wilde) e Joe (Seth Rogen) condividono una casa, una figlia e una lunga storia.
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Quanto a lungo possiamo continuare ad amare una persona per ciò che è stata?
È una domanda scomoda, perché presuppone che l'amore possa continuare a esistere anche quando la relazione che lo aveva generato ha smesso, lentamente, di nutrirlo. È proprio da questa frattura che parte The Invite - Il piacere è tutto nostro, commedia diretta da Olivia Wilde che dietro l'apparente leggerezza di una situazione sessuale e provocatoria nasconde una riflessione molto più amara sulla coppia.
Angela (Olivia Wilde) e Joe (Seth Rogen) condividono una casa, una figlia e una lunga storia. Un tempo condividevano anche qualcosa di più difficile da definire: entusiasmo, progetti, desideri. Joe suonava e Angela credeva nel suo talento. C'era un futuro immaginato insieme. Quando li incontriamo, però, quel futuro sembra essersi consumato senza che nessuno dei due abbia mai davvero deciso di interromperlo. Si conoscono benissimo, forse fin troppo: conoscono abitudini, difetti, ritmi quotidiani. Eppure sembrano aver perso la capacità di raggiungersi.
È una delle forme più silenziose della crisi di coppia: accorgersi che il passato sta sostenendo quasi da solo un rapporto che nel presente non riesce più a reggersi. Si rimane insieme anche grazie alla memoria di ciò che si è stati, come se i ricordi potessero continuare a fare il lavoro che non facciamo più noi.
A complicare tutto arrivano Pina (Penélope Cruz) e Hawk (Edward Norton), la coppia che vive al piano di sopra. Sono eccentrici, liberi, sensuali e apparentemente privi di quelle esitazioni che hanno ingabbiato Angela e Joe. Quando li invitano a entrare nella loro intimità, la proposta sessuale potrebbe sembrare soltanto una provocazione. In realtà diventa uno specchio.
Perché vedere come vivono gli altri può costringerci a riconoscere ciò che abbiamo smesso di vedere nella nostra stessa vita. Il desiderio degli altri rende improvvisamente visibili tutte le possibilità che noi abbiamo lasciato cadere lungo il percorso. Wilde concentra così quattro persone dentro un appartamento e affida a una cena il compito di fare emergere ciò che anni di convivenza avevano sepolto sotto l'abitudine. Il sesso è soltanto la scintilla: l'incendio riguarda molto più della camera da letto.
Riguarda l'intimità, e soprattutto la sua sostituzione con la routine. Si può sapere come una persona prende il caffè, a che ora torna a casa, quali sono le sue abitudini e persino come reagirà davanti a una determinata situazione, e allo stesso tempo non sapere più chi sia davvero. La familiarità, a volte, può diventare una forma sofisticata di distanza.
È forse questo l'aspetto più interessante del film: la possibilità di smettere di scegliere qualcuno senza aver mai pronunciato la parola "fine". Non esiste necessariamente un momento preciso in cui l'amore scompare. Può accadere attraverso una successione di piccole rinunce, di conversazioni rimandate, di tentativi non fatti. Fino a quando ci si ritrova accanto a una persona che si conosce da anni e ci si domanda quando sia diventata, in qualche modo, una sconosciuta.
The Invite usa quindi il desiderio per parlare di qualcosa di più universale: il bisogno di capire se stiamo ancora amando la persona che abbiamo davanti oppure il ricordo della persona che eravamo insieme.
E forse la domanda più difficile non è se sia possibile innamorarsi di qualcun altro, ma se siamo ancora capaci di innamorarci, di nuovo, della persona che abbiamo già scelto.
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