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maugam
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domenica 25 gennaio 2026
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felici in prigione.
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E' il solito "Film del Potere": rimanete tranquilli nella vostra prigione perche' li siete protetti, al sicuro e state bene, fuori travate solo morte.
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martedì 20 gennaio 2026
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torna a guardare i disney
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Ma sei sicuro di aver visto il film giusto? "Ridicolo" doveeeee?? ? un cazzo di capolavoro che tiene inchiodati alla sedia!
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azuccoa
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domenica 18 gennaio 2026
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per me un cult
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Film piuttosto fuori dagli schemi, dalla trama a maglie larghe, gli eventi che indirizzano la storia molto spaziati fra loro. Nel mezzo, sensazioni ; a rendere il disegno complessivo quasi espressionista. Le immagini del deserto, la splendida colonna sonora "rave" di Kangding Ray, i personaggi variamente freak, variamente disadattati ma che portano dentro una umanit? profonda e dolente, l'alternanza di momenti di perdita, di dramma incipiente ed attuale, con momenti di recupero e ripartenza. Finale aperto, in bilico tra la rinascita e la tragedia, un "ponte sottile come un capello", appunto il significato del termine Sirat.
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domenica 18 gennaio 2026
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film da vedere
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La scena finale : i tre superstiti sul treno in mezzo a un gra numero di profughi ? una immagine che d? molto spessore al film . I protagonisti del rave in mezzo a gente che senza fini mistici o ricreativi da sballo ha perso (probabilmente anche loro) familiari , compagni , figli ci riportano ad una realt? pi? vera , subita , inevitabile , non scelta . Metterli sullo stesso piano d? una grande carica di umanit?.Noi poveri europei. Ho pianto.
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paola risi
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giovedì 15 gennaio 2026
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il sud del mondo da cui tutti veniamo
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Quelle mani sporche che sistemano una sull?altra vecchie casse usurate per costruire una sorta di altare nel deserto del Sahara, predispongono all?attesa di una detonazione e lasciano intuire, prima ancora di sperimentarla di l? a una manciata di secondi, tutta la straordinaria potenza sensoriale che pu? produrre l?abbinamento della musica elettronica (in questo caso creata da David Letellier, aka Kangding Ray) a uno scenario naturale estremo. Tanto da chiedersi se un?unione cos? perfetta non fosse stata messa in scena prima ed attivare la memoria che ripesca il ricordo della scena di un film italiano del 2012, La leggenda di Kaspar Hauser, di Davide Manuli, dove in una spiaggia desertica ritroviamo un altare di casse e due weird che ballano.
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Quelle mani sporche che sistemano una sull?altra vecchie casse usurate per costruire una sorta di altare nel deserto del Sahara, predispongono all?attesa di una detonazione e lasciano intuire, prima ancora di sperimentarla di l? a una manciata di secondi, tutta la straordinaria potenza sensoriale che pu? produrre l?abbinamento della musica elettronica (in questo caso creata da David Letellier, aka Kangding Ray) a uno scenario naturale estremo. Tanto da chiedersi se un?unione cos? perfetta non fosse stata messa in scena prima ed attivare la memoria che ripesca il ricordo della scena di un film italiano del 2012, La leggenda di Kaspar Hauser, di Davide Manuli, dove in una spiaggia desertica ritroviamo un altare di casse e due weird che ballano. E di puri weird, di autentici freak (il cult di Tod Browning compare come un cameo nella T- shirt di uno dei protagonisti) si compone l?umanissima umanit? che popola questo film. La loro credibilit? assoluta, dei protagonisti come di tutte le comparse in azione, si fonda sul semplice e inequivocabile fatto di interpretare s? stessi. Il regista franco-spagnolo Oliver Laxe sembra conoscere bene il mondo che rappresenta e sono proprio i corpi segnati, mutilati e resi unici da una vita estrema a costituire l?essenza stessa della sua opera. Tra i pochi professionisti sul set Sergi Lopez, nel ruolo di un padre che, accompagnato dal figlio piccolo e la sua cagnolina, ? determinato a ritrovare la primogenita scomparsa 6 mesi prima, seguendo una trib?/famiglia di ravers che, su enormi camion camper corazzati molto simili a quelli di Interceptor e Mad Max, scelgono la rotta verso ?Sud?. E di fatto ? la Mauritania, e quindi l'Africa "vera" oltre il Maghreb, la meta di un road movie che esce subito e con uno scarto secco (scena stupefacente che introduce il titolo) dalle piste tracciate per affrontare il Sirat, ovvero, come recita la didascalia iniziale citando le parole di Maometto, il ponte ?sottile come un capello e affilato come una spada? sospeso tra la dannazione di un mondo votato alla distruzione e la salvezza qui identificata con la terra delle nostre origini. La minaccia e la promessa contenute nelle parole del profeta verranno mantenute dal film che non risparmier? niente, mettendo a dura prova un pubblico che scoprir? di non essere ancora "del tutto" assuefatto a - letterali - e sconcertanti colpi di scena (e, aggiungerei, che proprio nel momento in cui si sta per giudicare eccessivo e inverosimile ci? che viene proiettato sullo schermo, ci si accorge che ? esattamente quello che pensiamo di ci? che accade quotidianamente nel mondo reale). Un attacco spietato e senza tregua fino alla sequenza finale, in cui i volti dei reietti della societ? occidentale si confondono ? riconoscendosi nella comune origine - con quelli dei nativi del sud del mondo su un treno che porta tutti verso lo stesso destino, sfrecciando sulle rotaie di un orizzonte che appare infinito.
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athos
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martedì 13 gennaio 2026
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illuminato
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Per vedere Sirat bisogna presentarsi preparati e avere il sacco delle emozioni vuoto e senza aspettative. E allora vi troverete al cospetto di una pellicola particolare, dove gli spazi che alterano la percezione, lo sviluppo della trama e la musica cupa e rimbombante vi trasporteranno in un altro mondo. Cosa si può volere di più? Molto piaciuto.
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alex2044
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martedì 13 gennaio 2026
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perche'' non avete ubblicato un mio commento ?
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Perche' non avete pubblicato il mio commento , col quale esprimevo la mia insoddisfazione su questo film francamente mediocre e sul comportamento della giuria di Cannes che lo ha premiato. Ho solo espresso un 'opinione ,nulla di infamante o callunnioso .
[+] mi sono perso una p
(di alex2044)
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writer58
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lunedì 12 gennaio 2026
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il ponte sull''inferno
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Ho visto "Sirat", ultimo lavoro del giovane regista Oliver Laxe, con aspettative contraddittorie. Avevo letto, nella recensione di Zappoli, che il film, inizialmente intenso ed energico, perdeva quota nella parte finale e che si avvitava in scelte di sceneggiatura involontariamente ridicole. Non ho avuto francamente la stessa impressione, anzi mi è parso che "Sirat" sia una proposta stimolante e coraggiosa, sostenuta da immagini potenti e uno sguardo visionario. e
Ambientato nell'interno del Marocco, tra le montagne dell'Atlante e la porzione di Sahara che attraversa il confine con l'Algeria e la Mauritania, la pellicola si sviluppa come un film "on the road", dove il percorso di viaggio e quello interiore dei protagonisti si sovrappone e si fonde.
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Ho visto "Sirat", ultimo lavoro del giovane regista Oliver Laxe, con aspettative contraddittorie. Avevo letto, nella recensione di Zappoli, che il film, inizialmente intenso ed energico, perdeva quota nella parte finale e che si avvitava in scelte di sceneggiatura involontariamente ridicole. Non ho avuto francamente la stessa impressione, anzi mi è parso che "Sirat" sia una proposta stimolante e coraggiosa, sostenuta da immagini potenti e uno sguardo visionario. e
Ambientato nell'interno del Marocco, tra le montagne dell'Atlante e la porzione di Sahara che attraversa il confine con l'Algeria e la Mauritania, la pellicola si sviluppa come un film "on the road", dove il percorso di viaggio e quello interiore dei protagonisti si sovrappone e si fonde.
Sirat, come viene ricordato nell'epigrafe iniziale è il ponte, sottile come un capello e affilato come una lama, teso sull’inferno e sul quale debbono passare le anime dopo la morte. I malvagi precipitano nell’abisso infernale, mentre gli eletti, dopo averlo superato, salgono in paradiso.
Ed è proprio un viaggio verso la propria interiorità che i personaggi intraprendono: chi deve affrontare il proprio smarrimento nella ricerca di una figlia scomparsa, chi si sposta di rave in rave per trovare una dimensione assoluta che unisca paesaggio ed estasi, sonorità techno e altopiani desertici, balli ipnotici e rituali sufi.
A fare da contrappunto alla ricerca, la radio trasmette notizie di una guerra che sta esplodendo nel mondo e che coinvolge le principali nazioni del pianeta, le cui conseguenze sinistre si scorgono anche nel deserto marocchino. Ma, come dirà uno dei protagonisti "il mondo è ormai morto da tempo", la terza guerra mondiale ne ratifica solo l'estinzione.
Non intendo spoilerare la trama del film, mi limiterò a dire che questo conflitto si ripercuote anche sull'itinerario (fisico e spirituale) dei protagonisti, la maggior parte dei quali non sono attori professionisti, ma raver che interpretano efficacemente i personaggi nomadi. Alcuni di loro presentano mutilazioni negli arti, quasi a significare la difficoltà a mantenere la propria integrità (anche fisica) nel mondo di rovine che stiamo apparecchiando.
Una proposta potente e dalle forti suggestioni visive e acustiche, un'opera forte e audace che scuote dal torpore, anche se sembra preludere ad esiti potenzialmente catastrofici per tutti noi.
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alex2044
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lunedì 12 gennaio 2026
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worning a vinto a cannes
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Non mi e' piaciuto . Un film piatto che vorrebbe stupire e forse perfino pensare,ma dai , con un prologo inutilmente lungo nel quale prevale il fracasso e la visione di un gruppo di disperanti reietti che si muovono senza costrutto .Il colpo d'ala e' una tragedia ,francamente prevedibile e da li' il film assume il suo lato piu ' intrinseco che e' quello della perdita di ogni senso di umanita'. Il finale e' manieristico , un treno e quindi la modernita' portera' i reduci alla realta '. La regia e' monotona e gli attori fanno se stessi senza che qualcuno di loro emerga da una certa fissita' espressiva . Se ne poteva fare a meno ma purtroppo il trailer che e' l'unica cosa ben fatta mi ha invogliato ad andarlo a vedere .
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Non mi e' piaciuto . Un film piatto che vorrebbe stupire e forse perfino pensare,ma dai , con un prologo inutilmente lungo nel quale prevale il fracasso e la visione di un gruppo di disperanti reietti che si muovono senza costrutto .Il colpo d'ala e' una tragedia ,francamente prevedibile e da li' il film assume il suo lato piu ' intrinseco che e' quello della perdita di ogni senso di umanita'. Il finale e' manieristico , un treno e quindi la modernita' portera' i reduci alla realta '. La regia e' monotona e gli attori fanno se stessi senza che qualcuno di loro emerga da una certa fissita' espressiva . Se ne poteva fare a meno ma purtroppo il trailer che e' l'unica cosa ben fatta mi ha invogliato ad andarlo a vedere . Dovevo aspettarmelo perche' il film ha vinto il premio della giuria a Cannes che e' il festival piu' glamour al mondo e che quindi le giurie tendono a premiare ,per farsi notare , qualcosa che sia piu' distante possibile dallo stile del festival .
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[+] mi sono perso un''acca sorry
(di alex2044)
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francesca meneghetti
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domenica 11 gennaio 2026
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un film nichilista e inquietante
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Ci sono dei film che mettono subito a disagio e ti dicono che devi alzarti dalla poltrona e andartene. Ti predispongono cos? negativamente da restare refrattari anche al messaggio, l?unico, e non certo originale, perseguito per? con grande dispersione di tempo, di mezzi, di energie: come sparare con il bazooka a una zanzara. Nel mio caso l?avversione nasce dalla lunghissima scena iniziale del rave nel deserto del Marocco,a causa di una personale allergia alla techno music. Si balla senza sosta tutto il giorno, ma, giunta finalmente la notte, un gioco di luci mostra, tra i riflettori puntati in cielo, una sorta di scala di Giobbe: l?equivalente della parola Sirat, cio? un arduo e pericoloso sentiero che collega vita a morte.
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Ci sono dei film che mettono subito a disagio e ti dicono che devi alzarti dalla poltrona e andartene. Ti predispongono cos? negativamente da restare refrattari anche al messaggio, l?unico, e non certo originale, perseguito per? con grande dispersione di tempo, di mezzi, di energie: come sparare con il bazooka a una zanzara. Nel mio caso l?avversione nasce dalla lunghissima scena iniziale del rave nel deserto del Marocco,a causa di una personale allergia alla techno music. Si balla senza sosta tutto il giorno, ma, giunta finalmente la notte, un gioco di luci mostra, tra i riflettori puntati in cielo, una sorta di scala di Giobbe: l?equivalente della parola Sirat, cio? un arduo e pericoloso sentiero che collega vita a morte. Come se non sapessimo che l?esistenza ? sostanzialmente questo, l?unico significato sensato del film. L?immagine della ?scala di Giobbe? ? ripresa alla fine con l?immagine di una strada ferrata: un classico collegamento incipit/fine che per? non giustifica la sceneggiatura sgangherata di Oliver Laxe. Ma andiamo con ordine. Tra tanti corpi che ballano e si agitano senza tregua in mezzo alla polvere, mentre le casse acustiche pompano, si individuano due estranei: un padre alla ricerca di una figlia scomparsa da mesi e l?altro suo figlio, ancora bambino, con il suo cane inseparabile. L?uomo viene sapere, da un piccolo gruppo di cinque persone, che potrebbe trovarla in un prossimo rave nel deserto, ma pi? a sud. Quando il rave viene sospeso dai militari per ragioni di emergenza (si affaccer? poi l?idea di una guerra), i due mezzi della cinquina scartano dal percorso obbligato per l?evacuazione e il padre, senza una ragione sensata, li segue. Inizialmente viene scoraggiato, ma poi si uniscono le risorse e si procede tra mille difficolt? pratiche (molte delle quali ignorate, come la scarsit? del carburante), in un percorso sempre pi? arduo e assurdo, verso il nulla, o quasi: perch? il nichilismo ? la cifra dominante del film. E non posso dire di pi? per non spoilerare. Non si pu? definire un classico road movie, anche per la lentezza esasperante, almeno per buona parte del film (poi gli eventi precipitano assurdamente) e per una colonna sonora che, se non ? tecno, ? ipnotica e inquietante. Ho letto che il film propone un?esperienza fisica: sar?, ma non certo paradisiaca. Da evitare assolutamente di sera per non fare brutti sogni.
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[+] piatto e banale
(di alex2044)
[ - ] piatto e banale
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