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silvio958
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sabato 14 marzo 2026
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atmosfera almodovariana pi? forte della trama
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“Sirat” è un film che affascina più per il suo mondo che per la sua storia. L’inizio è potentissimo, quasi ipnotico, ma dopo un evento centrale il racconto perde direzione e la ricerca del padre si dissolve. Rimane però un’atmosfera vibrante, personaggi che sembrano usciti da un melodramma pop e un’energia che tiene vivo il film anche nei suoi limiti. Imperfetto, ma con un’anima.
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riccardo sorrentino
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venerdì 27 febbraio 2026
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imperdibile per la sua audacia
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Toccare con mano lo shock, con la vita che cambia per sempre. In un attimo, senza appello. Quando tutto è irrimediabile perché inaspettato. L’esistenza che hai vissuto fino ad ora, da ora non ce l’hai più.
Sirat (in arabo retta via, ponte), diretto dall'emergente regista tunisino Kaouther Ben Hania, è un pugno allo stomaco narrativo che fonde realismo crudo e onirismo desertico, esplorando la caducità dell'esistenza con una forza viscerale.
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Toccare con mano lo shock, con la vita che cambia per sempre. In un attimo, senza appello. Quando tutto è irrimediabile perché inaspettato. L’esistenza che hai vissuto fino ad ora, da ora non ce l’hai più.
Sirat (in arabo retta via, ponte), diretto dall'emergente regista tunisino Kaouther Ben Hania, è un pugno allo stomaco narrativo che fonde realismo crudo e onirismo desertico, esplorando la caducità dell'esistenza con una forza viscerale. Il concetto centrale – la vita che vira in un istante dal banale all'insostenibile – è reso palpabile attraverso una trama che segue nomadi digitali e dropout in un Sahara post-moderno, dove un incidente banale scatena un domino di rivelazioni esistenziali. Non è solo trama: Ben Hania usa il deserto come metafora di un vuoto interiore, con inquadrature lunghe e ipnotiche che richiamano il "Gerry" di Gus Van Sant, enfatizzando l'isolamento e l'imprevedibilità del fato. Funziona perché non predica, ma immerge lo spettatore in un flusso sensoriale che culmina in un'epifania brutale, ricordandoci che ogni respiro è precario, come un rave che svanisce all'alba.
Straordinario il reperimento di attori non professionisti: Ben Hania ha scovato interpreti tra comunità beduine e raver tunisini, infondendo autenticità grezza alle performance. Non recitano, vivono: i loro volti segnati dal sole e dagli eccessi trasmettono un'urgenza che attori navigati faticherebbero a replicare, evocando il neorealismo italiano o il "Nomadland" di Chloé Zhao, ma con un twist lisergico. Questa scelta registica amplifica il tema della transitorietà, rendendo i personaggi effimeri come le dune, e trasforma il film in un documento antropologico sul margine.
La musica elettronica è il cuore pulsante: composta da producer underground come Ammar 808, mescola beat tribali con synth distorti, creando la fragilità vitale. Non è sottofondo: i rave diventano rituali catartici, dove il ritmo accelera il battito cardiaco dello spettatore, simboleggiando l'illusione di controllo prima del crollo.
Sirat è un'opera che stimola il corpo prima della mente: il battito techno che pulsa come un cuore illusoriamente eterno, poi il silenzio improvviso, il vento che cancella tracce, le decisioni impulsive che precipitano tutto nel caos.
Funziona per la sua onestà brutale, che non edulcora il dolore ma lo rende reale. Siamo all’inferno, senza scampo, eppure andiamo avanti, senza indizi di ciò che accadrà, fino a quando non avverrà.
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gavinp
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giovedì 19 febbraio 2026
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ipnotico
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Il film parte lento e decolla all'improvviso con susseguirsi di colpi di scena drammatici.
Il ritmo lento all'inizio e sincopato alla fine sembrano cercati, le musiche i suoni e le immagini sono ipnotiche.
La storia è nota, la seconda parte non può essere spoilerata, il finale è semplicemente magnifico, quando i protagonisti misurano le proprie difficolta' contingenti con popolazioni e persone che vivono da sempre in condizioni di precarieta'.
Pur essendo disturbante a tratti non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo
La recitazione sincera, la maggior parte degli attori non sono professionisti, ma reiscono ad essere credibili.
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Il film parte lento e decolla all'improvviso con susseguirsi di colpi di scena drammatici.
Il ritmo lento all'inizio e sincopato alla fine sembrano cercati, le musiche i suoni e le immagini sono ipnotiche.
La storia è nota, la seconda parte non può essere spoilerata, il finale è semplicemente magnifico, quando i protagonisti misurano le proprie difficolta' contingenti con popolazioni e persone che vivono da sempre in condizioni di precarieta'.
Pur essendo disturbante a tratti non si riesce a staccare gli occhi dallo schermo
La recitazione sincera, la maggior parte degli attori non sono professionisti, ma reiscono ad essere credibili.
Uno dei migliori film del 2025 inizio 2026.
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maramaldo
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sabato 14 febbraio 2026
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la fine del mondo
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Il film di Oliver Laxe accenna ma non esplicita come ci si sente in circosctanze simili. Eppure è il tema suo che non è il rave pur importante e pervasivo. Magari i suoi adepti fossero un ritorno al primitivo, ne avrebbero la dignità. Sono invece detriti finali, scorie di un "prodotto finito" quel è il progresso dell'umanità che ancora si insiste a ritenere l'ultimo grido della natura.
Nonostante questa pregiudiziale, tirata per i capelli scorgo un'analogia con la birbonata di Checco Zalone: prole smarrita, ricerca senza costrutto, sbandata senza tanto senso in un road movie, qui con un cervelli decotti fritti ancor di più dal sole del deserto.
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Il film di Oliver Laxe accenna ma non esplicita come ci si sente in circosctanze simili. Eppure è il tema suo che non è il rave pur importante e pervasivo. Magari i suoi adepti fossero un ritorno al primitivo, ne avrebbero la dignità. Sono invece detriti finali, scorie di un "prodotto finito" quel è il progresso dell'umanità che ancora si insiste a ritenere l'ultimo grido della natura.
Nonostante questa pregiudiziale, tirata per i capelli scorgo un'analogia con la birbonata di Checco Zalone: prole smarrita, ricerca senza costrutto, sbandata senza tanto senso in un road movie, qui con un cervelli decotti fritti ancor di più dal sole del deserto.
Certe cose riescono meglio agli Ispanici se "in vena". Beffardi, sardonici se ancora in sè ma il loro sentimiento tràgico de la vida impedisce di distillare una goccia di alegria. Se obnubilati, bambolean, in qualche genere di cupio dissolvi. Qui la voglia di deflagrare e di far deflagrare, col botto.
Non diverte ma fa riflettere che è già tanto. Non ho riscontrato vero pessimismo. Anzi mi sono rinfrancato, rincuorato quando mi sono ritrovato sul tetto di quel trenino che trottava ansimando. Oltre ai tre superstiti ho riconosciuto uomini e donne, vecchi e bambini, devo averi già visti. Dove va il "convoglio"? E chi se ne frega! Da quelche parte, un giorno o l'altro, questi porco mondo deve finire.
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stellab
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lunedì 2 febbraio 2026
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curioso ed originale
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Un film da vedere, potente ed originale.
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chico b
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lunedì 26 gennaio 2026
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libert? negata anche nel deserto ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
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Nella sua maniera rappresenta come oggi l'essere umano non può più lasciarsi andare o vivere come desidera neanche in mezzo al deserto.
Perfino lì riescono ad arrivare e farti sospendere una festa che non dà noia a nessuno.
Il nostro destino è ormai tristemente teleguidato dai poteri mondiali.
O segui la linea o sei fuori. E il filo è molto molto sottile.
Film non per tutti e dalle forti emozioni.
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maugam
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domenica 25 gennaio 2026
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felici in prigione.
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E' il solito "Film del Potere": rimanete tranquilli nella vostra prigione perche' li siete protetti, al sicuro e state bene, fuori travate solo morte.
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martedì 20 gennaio 2026
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torna a guardare i disney
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Ma sei sicuro di aver visto il film giusto? "Ridicolo" doveeeee?? ? un cazzo di capolavoro che tiene inchiodati alla sedia!
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azuccoa
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domenica 18 gennaio 2026
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per me un cult
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Film piuttosto fuori dagli schemi, dalla trama a maglie larghe, gli eventi che indirizzano la storia molto spaziati fra loro. Nel mezzo, sensazioni ; a rendere il disegno complessivo quasi espressionista. Le immagini del deserto, la splendida colonna sonora "rave" di Kangding Ray, i personaggi variamente freak, variamente disadattati ma che portano dentro una umanit? profonda e dolente, l'alternanza di momenti di perdita, di dramma incipiente ed attuale, con momenti di recupero e ripartenza. Finale aperto, in bilico tra la rinascita e la tragedia, un "ponte sottile come un capello", appunto il significato del termine Sirat.
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domenica 18 gennaio 2026
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film da vedere
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La scena finale : i tre superstiti sul treno in mezzo a un gra numero di profughi ? una immagine che d? molto spessore al film . I protagonisti del rave in mezzo a gente che senza fini mistici o ricreativi da sballo ha perso (probabilmente anche loro) familiari , compagni , figli ci riportano ad una realt? pi? vera , subita , inevitabile , non scelta . Metterli sullo stesso piano d? una grande carica di umanit?.Noi poveri europei. Ho pianto.
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