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mattia
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domenica 8 febbraio 2026
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bel film
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Che bello uscire soddisfatti dal cinema, sinceramente non capisco tante recensioni negative. Bel film, 2 ore e passa che sono volati, ritmo alto, non si hanno cali di tensione... consigliato.
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johnny1988
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domenica 8 febbraio 2026
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mica male
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Marty Mauser è un venditore di scarpe di giorno e ping-ponger di notte. È un ragazzo che ambisce alla gloria personale e vincere il campionato mondiale. Dotato di un carisma irrefrenabile, il suo unico ostacolo dal raggiungimento delle sue ambizioni sono sé stesso e un carattere così orgoglioso da cacciarlo in un turbine senza fine di guai. Non portato per la rassegnazione, Marty si reinventa con una velocità ipercinetica, mettendosi letteralmente sempre in gioco.
La sua epopea parte da New York, si estende a Parigi, dove il ragazzo subisce la prima grande batosta della sua carriera, e attracca in Giappone, dove Marty cerca il riscatto personale e di battere lo stesso rivale che lo aveva stracciato in Francia.
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Marty Mauser è un venditore di scarpe di giorno e ping-ponger di notte. È un ragazzo che ambisce alla gloria personale e vincere il campionato mondiale. Dotato di un carisma irrefrenabile, il suo unico ostacolo dal raggiungimento delle sue ambizioni sono sé stesso e un carattere così orgoglioso da cacciarlo in un turbine senza fine di guai. Non portato per la rassegnazione, Marty si reinventa con una velocità ipercinetica, mettendosi letteralmente sempre in gioco.
La sua epopea parte da New York, si estende a Parigi, dove il ragazzo subisce la prima grande batosta della sua carriera, e attracca in Giappone, dove Marty cerca il riscatto personale e di battere lo stesso rivale che lo aveva stracciato in Francia.
L’America, si dice da tanti anni, non è più la terra del sogno e delle seconde opportunità, secondo la versione portata sullo schermo da Josh Safdie, già conosciuto per la regia a 4 mani di Good Time (2017) e Diamanti grezzi (2019). L’America è qui una terra di illusioni e sfighe interminabili, alcune così grosse da tramutarsi in tragicomiche, basti pensare alla scena in cui Marty, mentre cerca di lavarsi, sprofonda due piani sotto con la vasca addosso a un vecchio gangster (uno sdentato Abel Ferrara) e il suo cane. Il Marty Supreme del film, che in comune con la biografia del personaggio al quale si ispira non rimane molto, è un prodotto fantozziano turbolento di un’America che non si arrende, che si umilia, che non pianifica e naviga a vista, alla ricerca confusa di un Sé e di una qualunque forma di realizzazione, qualunque cosa essa sia o comporti. Quello che importa è non perdere, lottare con le unghie e non riposarsi mai. Più che un film narrativo, sembra una risposta sarcastica a un clima contemporaneo e a una generazione invasata, megalomane e narcisistica, abbonata all’automotivazione tossica, al low fats food, ai selfie allo specchio, senza soluzione di continuità, che desidera innanzitutto esibirsi.
Il Marty del film, interpretato da Timothee Chalamet, mai visto prima così elettrico e incontenibile, è un demiurgo dell’improvvisazione, che estende la sfida sportiva fuori dai bordi del tavolo del gioco, che si arrampica e ricade, ma niente lo sepellisce, come un cartone animato. Solo alla fine, alla vista della figlia neonata, la sua corazza vacilla. E per la prima volta il ragazzo sembra farsi uomo e prendere una pausa dal mondo.
Costato circa 75 milioni di dollari, il più alto budget mai speso dalla A24, il film si classifica in testa ai botteghini, conquistando il doppio dei guadagni internazionali. Scritto da Ronald Bronstein e dallo stesso Josh Safdie, Marty Supreme ha fatto razzia di premi e corre agli Oscar con 9 candidature, fra cui per le categorie più importanti. Senza commentare la concorrenza, ciascun riconoscimento sarebbe legittimo. Menzione a parte merita la colonna sonora, anacronistica, ma estremamente vibrante e fantasmagorica come il protagonista che abita meravigliosamente l’inquadratura così come impugna la racchetta.
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a. p. lights
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giovedì 5 febbraio 2026
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l oscar ad anora e il paradosso marty supreme
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Volete sapere perché lo scorso anno Anora ha vinto l’Oscar come miglior film e Marty Supreme non lo vincerà? Perché Marty Supreme non è attuale, non è ruffiano, non è politicamente corretto e non ha la pretesa di piacere a tutti.
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Volete sapere perché lo scorso anno Anora ha vinto l’Oscar come miglior film e Marty Supreme non lo vincerà? Perché Marty Supreme non è attuale, non è ruffiano, non è politicamente corretto e non ha la pretesa di piacere a tutti. Un po’ come accadrà a marzo, quando Another Battle After Another, una delle migliori produzioni dell’anno, finirà per aggiudicarsi la statuetta più ambita per gli stessi e prevedibili meccanismi.
La storia, ambientata negli anni Cinquanta, ha come protagonista Marty Mauser, uno sfigatello dei sobborghi newyorkesi che, tra scappatelle, scommesse ed espedienti, coltiva il sogno di diventare il miglior giocatore di ping pong al mondo, in un’epoca in cui questo sport non aveva ancora la dignità mediatica odierna. Marty girovaga per il globo inseguendo il suo obiettivo, partecipando a tornei, esibendosi e truffando senza troppi scrupoli pur di racimolare il denaro necessario a continuare la corsa.
Più che a La ricerca della felicità, si ha la sensazione di trovarsi davanti a una versione ‘grezza’ del Lupo di Wall Street. Marty è arrogante, talentuoso, affamato. É “Supreme”, ma la verità è che lo è fin dall’inizio. Ed è proprio qui che il film spiazza: non c’è una vera parabola morale, non c’è una crescita rassicurante. Solo una leggera incrinatura emotiva nel finale, quasi un accenno di empatia. Josh Safdie si muove controcorrente rispetto al cinema contemporaneo. Lo fa con l’uso della pellicola, con dialoghi dissacranti, con personaggi che manipolano, mentono e non vengono puniti per questo. Safdie non è interessato a rendere Marty “giusto”, né a trasformarlo in un simbolo. Lo lascia libero di essere ambiguo, contraddittorio, spesso sgradevole. Ed è proprio questa libertà a rendere il film vivo.
Le ambizioni del protagonista vanno a braccetto con quelle di Timothée Chalamet, qui anche produttore. La sontuosa campagna pubblicitaria e la sua ricerca ossessiva nel diventare un vero giocatore di ping pong (senza ricorrere a controfigure), non sono passate inosservate. Questo ruolo rischia di restargli addosso a lungo, proprio come la sua onnipresenza sullo schermo per 150 minuti, o come quei baffetti e quegli occhiali che indossa in ogni scena, o ancora come la sequenza iniziale sulle note di Forever Young, dichiarazione d’intenti tanto sfacciata quanto coerente.
Quando in sala si sono spente le luci e il pubblico si è alzato dalle poltrone, sono stato avvolto da una sensazione rara: non di conforto ma di fiducia.
In definitiva, Marty Supreme avrebbe potuto uscire negli anni Ottanta come fra vent’anni e risultare comunque impattante. Un film talmente incisivo che, col tempo, sarà ricordato come uno dei successi più interessanti del decennio. A differenza di Anora non verrà ricordato come il vincitore della più prestigiosa statuetta, ma come un film libero, vivo, imperfetto e brillante. Per la sua scrittura, per i dialoghi, per i costumi, per il coraggio di non chiedere scusa. Ci sono film che si dimenticano una settimana dopo averli visti. Altri restano, anche quando smettono di essere comodi.
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giovedì 5 febbraio 2026
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l?oscar ad anora e il paradosso marty supreme
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Volete sapere perché lo scorso anno Anora ha vinto l’Oscar come miglior film e Marty Supreme non lo vincerà? Perché Marty Supreme non è attuale, non è ruffiano, non è politicamente corretto e non ha la pretesa di piacere a tutti.
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Volete sapere perché lo scorso anno Anora ha vinto l’Oscar come miglior film e Marty Supreme non lo vincerà? Perché Marty Supreme non è attuale, non è ruffiano, non è politicamente corretto e non ha la pretesa di piacere a tutti. Un po’ come accadrà a marzo, quando Another Battle After Another, una delle migliori produzioni dell’anno, finirà per aggiudicarsi la statuetta più ambita per gli stessi e prevedibili meccanismi.
La storia, ambientata negli anni Cinquanta, ha come protagonista Marty Mauser, uno sfigatello dei sobborghi newyorkesi che, tra scappatelle, scommesse ed espedienti, coltiva il sogno di diventare il miglior giocatore di ping pong al mondo, in un’epoca in cui questo sport non aveva ancora la dignità mediatica odierna. Marty girovaga per il globo inseguendo il suo obiettivo, partecipando a tornei, esibendosi e truffando senza troppi scrupoli pur di racimolare il denaro necessario a continuare la corsa.
Più che a La ricerca della felicità, si ha la sensazione di trovarsi davanti a una versione ‘grezza’ del Lupo di Wall Street. Marty è arrogante, talentuoso, affamato. É “Supreme”, ma la verità è che lo è fin dall’inizio. Ed è proprio qui che il film spiazza: non c’è una vera parabola morale, non c’è una crescita rassicurante. Solo una leggera incrinatura emotiva nel finale, quasi un accenno di empatia. Josh Safdie si muove controcorrente rispetto al cinema contemporaneo. Lo fa con l’uso della pellicola, con dialoghi dissacranti, con personaggi che manipolano, mentono e non vengono puniti per questo. Safdie non è interessato a rendere Marty “giusto”, né a trasformarlo in un simbolo. Lo lascia libero di essere ambiguo, contraddittorio, spesso sgradevole. Ed è proprio questa libertà a rendere il film vivo.
Le ambizioni del protagonista vanno a braccetto con quelle di Timothée Chalamet, qui anche produttore. La sontuosa campagna pubblicitaria e la sua ricerca ossessiva nel diventare un vero giocatore di ping pong (senza ricorrere a controfigure), non sono passate inosservate. Questo ruolo rischia di restargli addosso a lungo, proprio come la sua onnipresenza sullo schermo per 150 minuti, o come quei baffetti e quegli occhiali che indossa in ogni scena, o ancora come la sequenza iniziale sulle note di Forever Young, dichiarazione d’intenti tanto sfacciata quanto coerente.
Quando in sala si sono spente le luci e il pubblico si è alzato dalle poltrone, sono stato avvolto da una sensazione rara: non di conforto ma di fiducia.
In definitiva, Marty Supreme avrebbe potuto uscire negli anni Ottanta come fra vent’anni e risultare comunque impattante. Un film talmente incisivo che, col tempo, sarà ricordato come uno dei successi più interessanti del decennio. A differenza di Anora non verrà ricordato come il vincitore della più prestigiosa statuetta, ma come un film libero, vivo, imperfetto e brillante. Per la sua scrittura, per i dialoghi, per i costumi, per il coraggio di non chiedere scusa. Ci sono film che si dimenticano una settimana dopo averli visti. Altri restano, anche quando smettono di essere comodi.
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lunedì 2 febbraio 2026
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una cagata mai vista
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Inguardabile, non andate a vederlo per nessun motivo: una cagata cos? non si vedeva da anni luce!!!
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una cagata mai vista
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Inguardabile, non andate a vederlo per nessun motivo al mondo!Non si vedeva un film senza senso cos? da anni!!!
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nino pellino
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domenica 1 febbraio 2026
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chalamet si conferma attore di grande talento
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi.
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi. Ma la sua caparbietà e la sua notevole forza caratteriale lo spingeranno ben oltre ogni possibile aspettativa. Alla fine Marty, nonostante i tanti ostacoli che si sovrappongono al suo scopo e dopo tante peripezie, riuscirà a realizzare la sua soddisfazione personale da sportivo ed inoltre la vita gli offrirà una gratificazione ancora più importante e preziosa per quanto riguarda la sua vita personale. Per quanto riguarda le mie impressioni su questo film del regista Josh Safdie, trovo che il suo stile sia tipicamente americano, nel senso che la narrazione si espande fino all'inverosimile, comprendendo tutta una serie di situazioni paradossali, se non addirittura esagerate per giungere poi ad un finale che ritengo comunque molto bello e decisamente significativo. Anche la storia d'amore di Marty con la bella moglie di un importante impresario che viene qui interpretata dalla sempre affascinante attrice Gwyneth Paltrow, mi trasmette un senso di forzatura nel racconto e ha il sapore quasi della solita americanata. Detto questo ciò che giganteggia in tutto il film è sicuramente l'ottima interpretazione del giovane attore Timothéè Chalamet il quale, dopo averci pienamente convinto in altre precedenti pellicole come il remake del famoso film fantascientifico "Dune", nel difficile ruolo di Bob Dylan in "A complete unknown" e dopo averci anche fatto sorridere in spassosi film come il remake di "Piccole donne" o nel film di Woody Allen dal titolo "Un giorno di pioggia a New York", continua a confermare la sua validità di giovane attore di talento
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paul hackett
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domenica 1 febbraio 2026
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viaggio febbrile nella new york ebraica anni ''50
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Non mi aspettavo un film del genere, o meglio pur consapevole del talento di Josh Safdie e pur avendo amato "Diamanti grezzi" mi chiedevo che senso avesse un film sul ping pong... mi sembrava quasi ridicolo dedicare un'opera cinematografica da parte di un grande cineasta con un cast stellare e talentuoso a questo sport. Poi mi sono seduto... Biopic liberamente ispirato alla vita di Marty Reisman è un viaggio ansiogeno e febbrile nella vita e nella mente di un divoratore dell'esistenza, ostinato, senza scrupoli, astuto, eroico, cialtrone, egoista, sentimentale. E' il nonno o lo zio di Howard Ratner, il gioielliere di "Diamanti grezzi". Bellissima fotografia, intensa interpretazione di Timothée Chalamet che si è preparato per sette anni in vista della realizzazione di questo film.
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Non mi aspettavo un film del genere, o meglio pur consapevole del talento di Josh Safdie e pur avendo amato "Diamanti grezzi" mi chiedevo che senso avesse un film sul ping pong... mi sembrava quasi ridicolo dedicare un'opera cinematografica da parte di un grande cineasta con un cast stellare e talentuoso a questo sport. Poi mi sono seduto... Biopic liberamente ispirato alla vita di Marty Reisman è un viaggio ansiogeno e febbrile nella vita e nella mente di un divoratore dell'esistenza, ostinato, senza scrupoli, astuto, eroico, cialtrone, egoista, sentimentale. E' il nonno o lo zio di Howard Ratner, il gioielliere di "Diamanti grezzi". Bellissima fotografia, intensa interpretazione di Timothée Chalamet che si è preparato per sette anni in vista della realizzazione di questo film. Prezioso cameo di Abel Ferrara, ma tutto il cast è perfettamente nel ruolo. Era dai tempi di "C'era una volta in America" che la New York ebraica della Lower Eaasrt Side non veniva dipinta in maniera così nitida e intensa. Originale ed entusiasmante la colonna sonora anni '80.
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nino pellino
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domenica 1 febbraio 2026
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timoth?? chamalet si conferma grande attore
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi. Ma la sua caparbietà e la sua notevole forza caratteriale lo spingeranno ben oltre ogni possibile aspettativa.
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Il film narra la storia del giovane Marty Mauser vissuto nella New York degli anni '50 il quale si arrangia a vivere lavorando in un negozio di scarpe ma che, nel tempo libero, nutre e coltiva la grande passione del tennis da tavolo a tal punto che ne diventerà un vero campione mondiale. Durante la finale del torneo viene però sconfitto da un bravissimo giocatore di origine giapponese di nome Endo. Da questa spiacevole esperienza maturerà nel giovane Marty il forte desiderio di rivincita che, a causa della sua precaria condizione economica, risulta alquanto impossibile da realizzarsi. Ma la sua caparbietà e la sua notevole forza caratteriale lo spingeranno ben oltre ogni possibile aspettativa. Alla fine Marty, nonostante i tanti ostacoli che si sovrappongono al suo scopo e dopo tante peripezie, riuscirà a realizzare la sua soddisfazione personale da sportivo ed inoltre la vita gli offrirà una gratificazione ancora più importante e preziosa per quanto riguarda la sua vita personale. Per quanto riguarda le mie impressioni su questo film del regista Josh Safdie, trovo che il suo stile sia tipicamente americano, nel senso che la narrazione si espande fino all'inverosimile, comprendendo tutta una serie di situazioni paradossali, se non addirittura esagerate per giungere poi ad un finale che ritengo comunque molto bello e decisamente significativo. Anche la storia d'amore di Marty con la bella moglie di un importante impresario che viene qui interpretata dalla sempre affascinante attrice Gwyneth Paltrow, mi trasmette un senso di forzatura nel racconto e ha il sapore quasi della solita americanata. Detto questo ciò che giganteggia in tutto il film è sicuramente l'ottima interpretazione del giovane attore Timothéè Chamalet il quale, dopo averci pienamente convinto in altre precedenti pellicole come il remake del famoso film fantascientifico "Dune", nel difficile ruolo di Bob Dylan in "A complete unknown" e dopo averci anche fatto sorridere in spassosi film come il remake di "Piccole donne" o nel film di Woody Allen dal titolo "Un giorno di pioggia a New York", continua a confermare la sua validità di giovane attore di talento
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jacobdb
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domenica 1 febbraio 2026
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innovativo e folle
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Ho trovato questo film molto particolare, originale e molto inaspettato in certi punti. Al di l? che Timoth?e Chalamet sia il mio attore preferito avrei sarei lo stesso stato contento della sua recitazione. Trovo che Marty sia un personaggio apparentemente arrogante ma che credeva al suo obbiettivo pi? di se stesso e la sua motivazione mi ha colpito. Trovo che tutti gli attori sono ben entrati nella parte e sono molto talentuosi Odessa A'zion fantastica anche lei, gi? vista in Until Dawn e mi era piaciuta Alla fine di questo credo sia il film pi? bello che abbia mai visto nel 2026 per ora, speriamo vinca un oscar.
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