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cardclau
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giovedì 12 marzo 2026
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mors tua, vita mea
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Non posso negare che gli attori e le attrici del film La Gioia di Nicolangelo Gelormini siano stati in grado di esprimere con un acting assai convincente, una storia che definire torbida arricchisce solo un deserto di umane relazioni e cancella la parola amore dal vocabolario sostituendola con la parola sopravvivenza. Una storia dove la povertà diventa miseria; la seduzione diventa sopraffazione; la truffa diventa femminicidio. Lo spettatore spaesato può chiedersi, forse a ragione, cosa frulla nella testa del regista Nicolangelo Gelormini; che senso abbia la sua dedica; se sia un seguace di Thomas Hobbes (homo homini lupus). O solo che intuisca cosa possa fare da richiamo per avere più spettatori.
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Non posso negare che gli attori e le attrici del film La Gioia di Nicolangelo Gelormini siano stati in grado di esprimere con un acting assai convincente, una storia che definire torbida arricchisce solo un deserto di umane relazioni e cancella la parola amore dal vocabolario sostituendola con la parola sopravvivenza. Una storia dove la povertà diventa miseria; la seduzione diventa sopraffazione; la truffa diventa femminicidio. Lo spettatore spaesato può chiedersi, forse a ragione, cosa frulla nella testa del regista Nicolangelo Gelormini; che senso abbia la sua dedica; se sia un seguace di Thomas Hobbes (homo homini lupus). O solo che intuisca cosa possa fare da richiamo per avere più spettatori. Forse tutto si limita a quella osservazione di Giovenale: panem e circenses (pane e giochi circensi) che mette in risalto il bisogno per molti esseri umani, magari nel profondo del loro essere, di godere del macabro (altrui), delle sofferenze (altrui), delle torture (altrui) dell’assassinio (altrui). Il gioco sostituito dalla realtà. O forse la storia può essere riassunta con Tolkien, Il signore degli anelli: i nani hanno scavato troppo a fondo e con troppa avidità. Sai cos'hanno risvegliato nell'oscurità di Khazad-dûm? Ombra e fiamme! Personalmente, rimane solo il dolore per la storia di Gioia, incapace di identificare il lupo mannaro sotto mentite spoglie.
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eugenio
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sabato 28 febbraio 2026
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canto di due solitudini disperate
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Nell’involucro di solitudini, dove l’amore è l’ideale raggiungimento di una mistica felicità assai sofferta per la nostra protagonista Gioia (Valeria Golino), si legge una dolorosa quanto cinica vicenda flaubertiana, quella di una professoressa torinese sedotta, abbandonata, derubata e infine uccisa da un suo ex allievo di cui si era innamorata.
E questo in poche parole l’ultima fatica di Nicolangelo Gelormini, una vicenda triste, montata come un quadro decadente prima (la protagonista ricorda la Fosca di Tarchetti), onirico, simbolico dopo, come certi quadri surrealisti, nella pesantezza a tratti retorica di un racconto a due.
Nell’atmosfera grigio-padana del fumoso Piemonte, la Gioia si snoda tra le mura di una casa-gabbia in cui la nostra protagonista vive trincerata in una famiglia senza tempo, madre rigorosamente cattolica, padre paralizzato, che improvvisamente conosce l’amore per un ragazzo ancora minorenne Alessio (un convincente Saul Nanni) cui impartisce lezioni di francese.
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Nell’involucro di solitudini, dove l’amore è l’ideale raggiungimento di una mistica felicità assai sofferta per la nostra protagonista Gioia (Valeria Golino), si legge una dolorosa quanto cinica vicenda flaubertiana, quella di una professoressa torinese sedotta, abbandonata, derubata e infine uccisa da un suo ex allievo di cui si era innamorata.
E questo in poche parole l’ultima fatica di Nicolangelo Gelormini, una vicenda triste, montata come un quadro decadente prima (la protagonista ricorda la Fosca di Tarchetti), onirico, simbolico dopo, come certi quadri surrealisti, nella pesantezza a tratti retorica di un racconto a due.
Nell’atmosfera grigio-padana del fumoso Piemonte, la Gioia si snoda tra le mura di una casa-gabbia in cui la nostra protagonista vive trincerata in una famiglia senza tempo, madre rigorosamente cattolica, padre paralizzato, che improvvisamente conosce l’amore per un ragazzo ancora minorenne Alessio (un convincente Saul Nanni) cui impartisce lezioni di francese. Ma se la vicenda può apparire pruriginosa come un film anni ’70, Gelormini inserisce altri due personaggi cardine squallidi quanto volutamente deprecabili: Carla (Jasmine Trinca), la mamma di Alessio squalo quanto il figlio e l’amico di famiglia diabolico parrucchiere Cosimo (Pasquale Colella) procacciatore di clienti per il nostro baby gigolò, menti della seduzione e del delitto in un crescendo disperato.
Tutti alla ricerca di una gioia? Purtroppo, no, ma di una cosa vera si tratta: nelle fragilità ingombranti di donne e uomini illusi, il male di vivere attecchisce e germoglia più in fretta secondo la spietata legge del denaro. In fondo, amaramente, sono loro, i soldi a comprare ogni cosa, pure il riscatto. Spingendosi sempre più sull’orlo di un abisso fino a precipitare in azioni senza ritorno.
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gigrob
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venerdì 20 febbraio 2026
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bellissimo film
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Bellissimo film la Golino fantastica e altri attori bravissimi, mi e' sembrato il miglior modo di metttere in scena una storia di cronaca vera.
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antonella rossi
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mercoledì 18 febbraio 2026
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un gioiello da non perdere 🎬😉
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Ieri sera ho visto finalmente "La gioia" di cui tutti parlano, ed è effettivamente un film coraggioso e intenso che mi ha colpito profondamente per il suo sguardo intimo e per le interpretazioni magistrali degli attori. Il regista esplora la solitudine e la fragilità umana, la manipolazione dei rapporti e la gioia di essere visti, creando un'opera inquietante ma allo stesso tempo riflessiva. Piuttosto che mostrare esplicitamente la violenza, il regista si focalizza sulle dinamiche emotive dei personaggi, rendendo l'esperienza ancora più coinvolgente. Correte al cinema a vederlo!
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arianna
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mercoledì 18 febbraio 2026
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la gioia
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Dopo il film rivelazione Fortuna e L'arte della gioia, Nicolangelo Gelorimini torna con un film poetico, toccante e molto personale, che conferma il suo sguardo d'autore. Ispirato a un episodio di cronaca che trasfigura completamente, come la vera arte sa e deve fare. La gioia racconta l'amore nei suoi fraintendimenti, con uno straordinario rispetto per i suoi personaggi e le loro fragilità, che ce li rendono vicini. Valeria Golino è irriconoscibile e bravissima, sorprendente in un ruolo così inaspettato per lei, musa dichiarata del regista. Un film drammatico, teso, che riesce a intenerire e essere divertente. Regia estetica e visiva.
da vedere in sala.
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Dopo il film rivelazione Fortuna e L'arte della gioia, Nicolangelo Gelorimini torna con un film poetico, toccante e molto personale, che conferma il suo sguardo d'autore. Ispirato a un episodio di cronaca che trasfigura completamente, come la vera arte sa e deve fare. La gioia racconta l'amore nei suoi fraintendimenti, con uno straordinario rispetto per i suoi personaggi e le loro fragilità, che ce li rendono vicini. Valeria Golino è irriconoscibile e bravissima, sorprendente in un ruolo così inaspettato per lei, musa dichiarata del regista. Un film drammatico, teso, che riesce a intenerire e essere divertente. Regia estetica e visiva.
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no_data
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martedì 17 febbraio 2026
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un film ben calibrato
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Sono andata al cinema con una buona dose di scetticismo, mi aspettavo un noir pruriginoso, morboso, un po' il tipo di intrattenimento da pomeriggio in TV ma così non è stato.
Saul Nanni conquista la scena con un fascino tra il Miguel Bosé di Tacchi a Spillo di Almodovar e di un giovane Alain Delon rimanendo sempre credibile e pericolosamente sensuale.
Valeria Golino si spoglia di tutto, anche della bellezza e si trasforma in un'anima semplice, divisa tra l'insegnamento di francese al liceo, l'accudimento del padre e la compagnia dell'anziana madre che la tratta come un'eterna adolescente .
Gioia è lei, Valeria, che come tutti gli adulti che transitano nel mondo di Alessio, si perde nella seduzione del giovane .
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Sono andata al cinema con una buona dose di scetticismo, mi aspettavo un noir pruriginoso, morboso, un po' il tipo di intrattenimento da pomeriggio in TV ma così non è stato.
Saul Nanni conquista la scena con un fascino tra il Miguel Bosé di Tacchi a Spillo di Almodovar e di un giovane Alain Delon rimanendo sempre credibile e pericolosamente sensuale.
Valeria Golino si spoglia di tutto, anche della bellezza e si trasforma in un'anima semplice, divisa tra l'insegnamento di francese al liceo, l'accudimento del padre e la compagnia dell'anziana madre che la tratta come un'eterna adolescente .
Gioia è lei, Valeria, che come tutti gli adulti che transitano nel mondo di Alessio, si perde nella seduzione del giovane .
Jasmine Trinca e una giovane madre immatura e spregiudicata che non esita a vivere con i soldi che il giovane ricava da incontri clandestini che il regista ha il merito di non rendere mai troppo voyeuristici.
Nota di merito anche al bravo Francesco Colella, un personaggio importante nel film.
Sono contenta di avere scoperto questo film di Gelormini e lo seguirò nei suoi prossimi lavori.
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luca
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martedì 17 febbraio 2026
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la gioia del cinema italiano
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Film da vedere e rivedere. Regia magistrale e cast di altissimo livello
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giovanna oliviero
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martedì 17 febbraio 2026
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conturbante come il desiderio di essere visti
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Ricordavo bene l'episodio di cronaca dal quale il film trae ispirazione.
Lo ricordavo perchè mi aveva turbata e allo stesso tempo conturbata. Più del fatto in se, sicuramente oscuro e terrorizzante, mi aveva rapita lo "strano" sentimento che i due protagonisti della vicenda avessero provato. Ho sempre creduto che oltre l'inganno ci fosse altro.
Oggi ho visto il film "La Gioia" e, per mia fortuna, mi sono imbattuta in una sapiente narrazione di quello che era stato il mio sentire originale.
Il regista ha colto, approfondito e delicatamente narrato le fondamenta di quello strano rapporto. I due protagonisti, entrambi ai margini, si guardano e riconoscono, restano turbati e conturbati dalle loro essenze così diverse.
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Ricordavo bene l'episodio di cronaca dal quale il film trae ispirazione.
Lo ricordavo perchè mi aveva turbata e allo stesso tempo conturbata. Più del fatto in se, sicuramente oscuro e terrorizzante, mi aveva rapita lo "strano" sentimento che i due protagonisti della vicenda avessero provato. Ho sempre creduto che oltre l'inganno ci fosse altro.
Oggi ho visto il film "La Gioia" e, per mia fortuna, mi sono imbattuta in una sapiente narrazione di quello che era stato il mio sentire originale.
Il regista ha colto, approfondito e delicatamente narrato le fondamenta di quello strano rapporto. I due protagonisti, entrambi ai margini, si guardano e riconoscono, restano turbati e conturbati dalle loro essenze così diverse. Nel film, come forse nella storia reale, provano qualcosa di dolce ed estremo, paragonabile ad un sentimento romantico.
Loro così diversi tra loro, ma diversi da tutti gli altri.
Un'ottima regia, ricercata, onirica ed estetica, che muove i suoi attori al limite del reale, anche se che poi irreali non lo diventano mai. Ma eccessivi si, come i contorni sentimentali che interpretano. Goia vive, brama e desidera nella sua cameretta, luogo dove io sono rimasta bloccata e incantata dal suo essere un'adolescente di 50 anni, Alessio si esprime e fa desiderare nei locali loschi e ambigui dove si veste da donna e si prostituisce. Luoghi che raccontano per me la perfetta crasi di animi opposti, ma che inevitabilmente si attraggono e feriscono.
In sintesi per me un film nuovo, autoriale e coraggioso. Un'occhio registico che provoca con delicatezza e che usa sapientemente i suoi strumenti.
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amepal
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martedì 17 febbraio 2026
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sorprendente e delicatissimo
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Con La gioia, Nicolangelo Gelormini costruisce un’opera luminosa, capace di raccontare il dolore e la rinascita con una sensibilità rara. Una regia elegante, mai invadente, che lascia spazio agli sguardi e alle emozioni autentiche. Davvero toccante.
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