Hamnet nel nome del figlio, film diretto da Chlo? Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica. Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore. E' un film sulla vita, sulla forza creatrice e curatrice della magia, sulla capacit? di divinazione femminile, sulla nascita, naturale, strappata, voluta, trattenuta, lottata, donata per amore e con coraggio.
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Hamnet nel nome del figlio, film diretto da Chlo? Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica. Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore. E' un film sulla vita, sulla forza creatrice e curatrice della magia, sulla capacit? di divinazione femminile, sulla nascita, naturale, strappata, voluta, trattenuta, lottata, donata per amore e con coraggio. Questo per tre quarti della narrazione. Gli ultimi 30 minuti sono, invece, dominati dal teatro, da Hamlet tragico, mortifero, salvifico, catartico, un metateatro che guarisce il buco nero della morte, rendendola atto di coraggio e d'amore.
Il nome del figlio e' la parola magica che trasforma la fine in un nuovo inizio, grazie ad un coraggio sussurrato, discreto, che sa penetrare l'oscurit?.
La regia della Zhao lascia ampio spazio ad inquadrature della natura: il bosco, i campi e gli elementi, vere forze ancestrali sentiti visceralmente dalla protagonista; al contempo non mancano i primi piani dei volti, dominio dell'espressivita' sulla parola. In questo mondo, fatto di cielo percorso dalla luna o solcato da rapaci, di alberi mossi dal vento, di fiumi in piena, da ingredienti della terra ridotti in poltiglia e conditi da litanie arcane, di cibi semplici di povera cucina, di case sobrie vuote di mobilia, di ombre sottili come veli, di fori scuri posti tra due mondi, si muovono i personaggi, soggiogati dalle stesse forze della natura.
Su una buona base generale di interpretazione spicca il volto commovente e intenso del coprotagonista Will, ma e' Agnes che ci incanta: falconiera, druida, amante, moglie, madre, e' donna libera che sa leggere i segni e creare, guidata dai sogni, la propria famiglia, che proteggera' ad ogni costo, femminilit? espressa e fiera che si fa carne e potenza elementale. E Il teatro? E' il mezzo che, finalmente, la riconciliera', quasi incredula, con il marito e con la vita e la far? rinascere. Le parole sono il regno di un'altra magia, quella di Shakaspeare e del teatro, che cambiandoci nel profondo, potra' infine guarirci.
Consigliato? Assolutamente si.
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