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gilda arena
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martedì 24 febbraio 2026
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il teatro come catarsi
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Una visione un po' esoterica in stile nord Europa e un po' catartica in senso greco per William Shakespeare, per l'ispirazione che portò all'Amleto.
Amnet purtroppo non ce la fa ( e avrei voluto non saperlo dal trailer), Amleto è per sempre!!!
Un po' condanna al dolore, un po' purificazione, alla fine lo spettatore si scopre pieno di lacrime, senza capire veramente perché.
Forse la trama e la sceneggiatura hanno fatto il loro lavoro insidioso come una goccia.
Dopo tanto sbalordimento per scene cupe, inverosimili e dolorosi, alla fine finalmente tutto si scioglie in commozione che è Amore e finalmente luce,vita, comunicazione uomodonna, futuro nel ricordo, non più nel dolore.
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Una visione un po' esoterica in stile nord Europa e un po' catartica in senso greco per William Shakespeare, per l'ispirazione che portò all'Amleto.
Amnet purtroppo non ce la fa ( e avrei voluto non saperlo dal trailer), Amleto è per sempre!!!
Un po' condanna al dolore, un po' purificazione, alla fine lo spettatore si scopre pieno di lacrime, senza capire veramente perché.
Forse la trama e la sceneggiatura hanno fatto il loro lavoro insidioso come una goccia.
Dopo tanto sbalordimento per scene cupe, inverosimili e dolorosi, alla fine finalmente tutto si scioglie in commozione che è Amore e finalmente luce,vita, comunicazione uomodonna, futuro nel ricordo, non più nel dolore.
La regista ha fatto film da Oscar e non so perché abbia scelto qst storia, forse xchè è in fondo una piccola storia ma dietro alla grandissima letteratura. Un omaggio a WS
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writer58
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martedì 24 febbraio 2026
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morire, dormire...
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The needle tears a hole /The old familiar sting /Try to kill it all away/ But I remember everything
What have I become /My sweetest friend /Everyone I know goes away /In the end
(Johnny Cash – Hurt)
Hamnet, una campagna selvaggia ed esuberante che resiste alla mano dell’ uomo.
Hamnet, una donna figlia di una strega dei boschi, dolce e ferina, intuitiva ed animale, conoscitrice di piante, e luoghi segreti nascosti nel fitto della selva.
Hamnet, un uomo che insegue il proprio destino tra una famiglia amata e una città sulle rive del Tamigi, tra storie che diventeranno leggende immortali e lo spazio di un teatro all’aperto con gli spettatori in piedi che partecipano alle storie di vita e di morte che gli attori incarnano, abbracciandoli in un viluppo collettivo.
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The needle tears a hole /The old familiar sting /Try to kill it all away/ But I remember everything
What have I become /My sweetest friend /Everyone I know goes away /In the end
(Johnny Cash – Hurt)
Hamnet, una campagna selvaggia ed esuberante che resiste alla mano dell’ uomo.
Hamnet, una donna figlia di una strega dei boschi, dolce e ferina, intuitiva ed animale, conoscitrice di piante, e luoghi segreti nascosti nel fitto della selva.
Hamnet, un uomo che insegue il proprio destino tra una famiglia amata e una città sulle rive del Tamigi, tra storie che diventeranno leggende immortali e lo spazio di un teatro all’aperto con gli spettatori in piedi che partecipano alle storie di vita e di morte che gli attori incarnano, abbracciandoli in un viluppo collettivo.
Hamnet, due fratelli così vicini tra di loro da ingannare la morte, che prende quello sbagliato, quello che si è offerto per salvare la vita della sorella.
Hamnet, essere o non essere, il dilemma essenziale che ci riguarda tutti, in questo tempo prestato tra due eternità di inesistenza, in questa parentesi breve, dolorosa e caotica che chiamiamo vita.
Hamnet, il ricordo del figlio trasfigurato nella tragedia del principe di Danimarca, sublimazione della perdita più crudele, un figlio morto mentre tu sei distante, non puoi neanche abbracciarlo durante i suoi ultimi istanti e la sua salma diventa un monumento al tuo senso di colpa, alla distanza dai tuoi affetti più veri.
Hamnet, un film che scava e ti tocca con mani agili e intrise di dolore, quello di chi da’ la vita, quello di chi crea, quello che nasce nell’affrontare un nemico troppo potente e sempre vittorioso, quello che incontreremo alla fine della nostra strada terrena, anche senza il bisogno di una partita a scacchi finale.
Hamnet, un grande film.
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alex2044
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lunedì 23 febbraio 2026
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shakespeare , amleto un garanzia !
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Un film da vedere ma con qualche precisazione . Infatti il suo svolgimento non è lineare ma alterna alto e basso . L'inizio è un po' confuso poi verso la metà c'è come un appannamento che fa diminuire l'attenzione che porta a un accenno di noia .Poi la parte finale invece è trionfale ed è una salita di tensione che porta all'apoteosi e non poteva essere diversamente : Shakespeare ha partorito e presenta per la prima volta in pubblico uno dei capolavori universali nella storia del teatro , AMLETO !
Gli attori sono bravi , nella parte ma senza guizzi , la regia è come già detto altalenante , quasi che la regista fosse titubante nelle sue scelte stilistiche ma infine il film va in porto e lascia un gusto gradevole di un film ben fatto malgrado qualche neo forse evitabile .
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alex91
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sabato 21 febbraio 2026
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noiso
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Personalmente il film più noioso che abbia mai visto.
partiamo dalla trama lenta e senza un filo logico nella prima parte del film, sicuramente più chiara nella seconda parte ma comunque noiosa. Gli attori non mi sono piaciuti sopratutto lei che urla come una forsennata.
onestamente non consiglierei a nessuno di perdere più di 2 ore per vedere questo film.
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robertof
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domenica 15 febbraio 2026
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della magia della vita, del coraggio, del teatro
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Hamnet nel nome del figlio,
film diretto da Chloé Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica.
Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore.
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Hamnet nel nome del figlio,
film diretto da Chloé Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica.
Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore. E' un film sulla vita, sulla forza creatrice e curatrice della magia, sulla capacità di divinazione femminile, sulla nascita, naturale, strappata, voluta, trattenuta, lottata, donata per amore e con coraggio. Questo per tre quarti della narrazione. Gli ultimi 30 minuti sono, invece, dominati dal teatro, da Hamlet tragico, mortifero, salvifico, catartico, un metateatro che guarisce il buco nero della morte, rendendola atto di coraggio e d'amore.
Il nome del figlio e' la parola magica che trasforma la fine in un nuovo inizio, grazie ad un coraggio sussurrato, discreto, che sa penetrare l'oscurità.
La regia della Zhao lascia ampio spazio ad inquadrature della natura: il bosco, i campi e gli elementi, vere forze ancestrali sentiti visceralmente dalla protagonista; al contempo non mancano i primi piani dei volti, dominio dell'espressivita' sulla parola.
In questo mondo, fatto di cielo percorso dalla luna o solcato da rapaci, di alberi mossi dal vento, di fiumi in piena, da ingredienti della terra ridotti in poltiglia e conditi da litanie arcane, di cibi semplici di povera cucina, di case sobrie vuote di mobilia, di ombre sottili come veli, di fori scuri posti tra due mondi, si muovono i personaggi, soggiogati dalle stesse forze della natura.
Su una buona base generale di interpretazione spicca il volto commovente e intenso del coprotagonista Will, ma e' Agnes che ci incanta: falconiera, druida, amante, moglie, madre, e' donna libera che sa leggere i segni e creare, guidata dai sogni, la propria famiglia, che proteggera' ad ogni costo, femminilità espressa e fiera che si fa carne e potenza elementale.
E Il teatro? E' il mezzo che, finalmente, la riconciliera', quasi incredula, con il marito e con la vita e la farà rinascere.
Le parole sono il regno di un'altra magia, quella di Shakaspeare e del teatro, che cambiandoci nel profondo, potra' infine guarirci.
Consigliato? Assolutamente si.
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robertof
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domenica 15 febbraio 2026
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il coraggio vince la morte e rivive nel teatro
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Hamnet nel nome del figlio, film diretto da Chlo? Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica. Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore. E' un film sulla vita, sulla forza creatrice e curatrice della magia, sulla capacit? di divinazione femminile, sulla nascita, naturale, strappata, voluta, trattenuta, lottata, donata per amore e con coraggio.
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Hamnet nel nome del figlio, film diretto da Chlo? Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica. Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore. E' un film sulla vita, sulla forza creatrice e curatrice della magia, sulla capacit? di divinazione femminile, sulla nascita, naturale, strappata, voluta, trattenuta, lottata, donata per amore e con coraggio. Questo per tre quarti della narrazione. Gli ultimi 30 minuti sono, invece, dominati dal teatro, da Hamlet tragico, mortifero, salvifico, catartico, un metateatro che guarisce il buco nero della morte, rendendola atto di coraggio e d'amore.
Il nome del figlio e' la parola magica che trasforma la fine in un nuovo inizio, grazie ad un coraggio sussurrato, discreto, che sa penetrare l'oscurit?.
La regia della Zhao lascia ampio spazio ad inquadrature della natura: il bosco, i campi e gli elementi, vere forze ancestrali sentiti visceralmente dalla protagonista; al contempo non mancano i primi piani dei volti, dominio dell'espressivita' sulla parola. In questo mondo, fatto di cielo percorso dalla luna o solcato da rapaci, di alberi mossi dal vento, di fiumi in piena, da ingredienti della terra ridotti in poltiglia e conditi da litanie arcane, di cibi semplici di povera cucina, di case sobrie vuote di mobilia, di ombre sottili come veli, di fori scuri posti tra due mondi, si muovono i personaggi, soggiogati dalle stesse forze della natura.
Su una buona base generale di interpretazione spicca il volto commovente e intenso del coprotagonista Will, ma e' Agnes che ci incanta: falconiera, druida, amante, moglie, madre, e' donna libera che sa leggere i segni e creare, guidata dai sogni, la propria famiglia, che proteggera' ad ogni costo, femminilit? espressa e fiera che si fa carne e potenza elementale. E Il teatro? E' il mezzo che, finalmente, la riconciliera', quasi incredula, con il marito e con la vita e la far? rinascere. Le parole sono il regno di un'altra magia, quella di Shakaspeare e del teatro, che cambiandoci nel profondo, potra' infine guarirci.
Consigliato? Assolutamente si.
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anna rosa
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domenica 15 febbraio 2026
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sceneggiata "scespiriana"
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Bella ricostruzione di ambienti dell'epoca di Shakespeare -siamo dunque a cavallo tra '500 e '600, bella fotografia, per? per me ci sono tanti per?: 1. una recitazione sempre concitata e finanche, spesso, gridata, con la cinepresa ferma sul viso degli attori, bravissimi certo, ma, come detto, sempre urlanti (e io, personalmente, quando il regista vuole emozionarmi battendo sulla grancassa, ne ho solo fastidio); 2. un intreccio poco convincente tra da una parte l'elemento magico- druidico presente soprattutto nella prima parte del film e poi sempre pi? sporadico (con un vago ma riconoscibile tentativo di imitare lo stile di Matteo Garrone ne "Lo cunto di l? cunto") e dall'altra parte la tematica dell'elaborazione del lutto attraverso la rappresentazione teatrale (a scuola abbiamo studiato la funzione catartica della tragedia greca, no?).
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Bella ricostruzione di ambienti dell'epoca di Shakespeare -siamo dunque a cavallo tra '500 e '600, bella fotografia, per? per me ci sono tanti per?: 1. una recitazione sempre concitata e finanche, spesso, gridata, con la cinepresa ferma sul viso degli attori, bravissimi certo, ma, come detto, sempre urlanti (e io, personalmente, quando il regista vuole emozionarmi battendo sulla grancassa, ne ho solo fastidio); 2. un intreccio poco convincente tra da una parte l'elemento magico- druidico presente soprattutto nella prima parte del film e poi sempre pi? sporadico (con un vago ma riconoscibile tentativo di imitare lo stile di Matteo Garrone ne "Lo cunto di l? cunto") e dall'altra parte la tematica dell'elaborazione del lutto attraverso la rappresentazione teatrale (a scuola abbiamo studiato la funzione catartica della tragedia greca, no?). Insomma la regista si inventa (anzi no, se lo inventa l'autrice del libro su cui si basa il film) che Shakespeare nell'"Amleto" fa rivivere e consapevolmente congedare dalla vita il figliolo morto. Per? io questa parte finale, che dovrebbe essere il clou del film, non l'ho mica cap?ta.
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valentina garofalo
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venerdì 13 febbraio 2026
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emozione vera
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Senza budget stellari, senza outfit da capogiro, senza effetti speciali.. questo film ? un piccolo capolavoro emozionale. Ti resta dentro tutto, le interpretazioni, i colori, il dolore, il detto e il non detto. Miglior film dell'anno.
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giovedì 12 febbraio 2026
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hamnet,recensione di paola casella
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Grazie, il tuo ? stato l'unico articolo di recensione di Hamnet che ha raccontato quello che ha trovato corrispondenza nella mia testa.E complicato parlare di genere e regia ma anche di genere e recensioni,ma il tuo modo di guardarti dentro mentre guardi ci? che ti ? intorno ti ha fatto trovare la strada giusta,le parole giuste, le connessioni giuste tra vita a morte,natura e cultura tra maschile e femminile.grazie.
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cardclau
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martedì 10 febbraio 2026
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ci sono pi? cose nal mondo ...
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Numerosissimi elementi inchiodano lo spettatore alla poltrona: le manifestazioni di una natura splendida non antropizzata; la vita umana che fa di tutto per adattarsi e sopravvivere in una natura, madre di parto ma di voler matrigna; un rapporto di coppia di una intensità impensabile in un mondo dove l’irrazionalità fà la sua parte; una morte che si fa gabbare, come nell’Ultimo sigillo di Bergman, che contribuisce al clima anche soprannaturale; le diverse modalità dell’elaborazione del lutto (perdono il figlio Hamnet a 11 anni) tra la madre (aperta, più teatrale) e il padre (chiuso, più riflessivo); l’astio della madre verso il padre vissuto come anaffettivo e interessato solo alla sua produzione teatrale; la scoperta della madre che questa sensazione non risponde a verità assistendo all’Amleto di suo marito.
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Numerosissimi elementi inchiodano lo spettatore alla poltrona: le manifestazioni di una natura splendida non antropizzata; la vita umana che fa di tutto per adattarsi e sopravvivere in una natura, madre di parto ma di voler matrigna; un rapporto di coppia di una intensità impensabile in un mondo dove l’irrazionalità fà la sua parte; una morte che si fa gabbare, come nell’Ultimo sigillo di Bergman, che contribuisce al clima anche soprannaturale; le diverse modalità dell’elaborazione del lutto (perdono il figlio Hamnet a 11 anni) tra la madre (aperta, più teatrale) e il padre (chiuso, più riflessivo); l’astio della madre verso il padre vissuto come anaffettivo e interessato solo alla sua produzione teatrale; la scoperta della madre che questa sensazione non risponde a verità assistendo all’Amleto di suo marito. Mi viene in mente il colloquio tra Orazio e Amleto: Orazio si sta sbracciando preso dall’entusiasmo di aver capito tutto della vita e Amleto, dopo averlo ascoltato, gli risponde: Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia". La regista Chloé Zhao, coadiuvata da Maggie O’Farrell e Steven Spielberg, si dimostra all’altezza dell’arduo compito. E tutti gli attori sono eccellenti, sovrastati solo da Agnes (Jessie Buckley), moglie di William Shakespeare, in un film prevalentemente al femminile.
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