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belliteam
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giovedì 22 agosto 2024
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albanese in un film denuncia
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Antonio Albanese e' il protagonista, regista e co-sceneggiatore di questo film denuncia sull'avidita' e mancanza di trasparenza del sistema bancario, che ha mandato sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori.
in particolar modo, vuole essere messa in risalto la differenza di trattamento tra i piccoli (su cui si puo' dare illusioni che poi si trasformano in tragedie) e i grandi risparmiatori (sempre tutelati dal sistema).
sullo sfondo di una storia che comprende il matrimonio della figlia, il film ha come principale difetto quello della prevedibilita', dove gia' dopo 10 minuti si intuisce praticamente il tutto in una sceneggiatura molto essenziale, cosi' come i dialoghi.
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Antonio Albanese e' il protagonista, regista e co-sceneggiatore di questo film denuncia sull'avidita' e mancanza di trasparenza del sistema bancario, che ha mandato sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori.
in particolar modo, vuole essere messa in risalto la differenza di trattamento tra i piccoli (su cui si puo' dare illusioni che poi si trasformano in tragedie) e i grandi risparmiatori (sempre tutelati dal sistema).
sullo sfondo di una storia che comprende il matrimonio della figlia, il film ha come principale difetto quello della prevedibilita', dove gia' dopo 10 minuti si intuisce praticamente il tutto in una sceneggiatura molto essenziale, cosi' come i dialoghi.
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domenica 28 luglio 2024
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film errato
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All’Arena Ardenza domenica sera c’era “cattiverie a domicilio” e non “cento domeniche “
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felicity
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venerdì 14 giugno 2024
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un’opera asciutta e sincera
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Cento Domeniche rivela le sue buone intenzioni nel voler raccontare una storia universale, ma rischia solo di angosciare senza proporre una riflessione sul tema.
Albanese (che prima di trovare il successo è stato operaio per davvero) è come sempre, forse ancor più del solito, mosso da una sincerità cristallina (e la scelta di aver girato e ambientato il film nei suoi luoghi d’origine non è affatto casuale).
Il film ne risente ovviamente in positivo, al netto di qualche momento o situazione che magari potevano essere affrontate in maniera meno netta, ma è evidente che lo spirito dell’opera non è quello di chi cerca l’autorialità a discapito del contenuto.
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Cento Domeniche rivela le sue buone intenzioni nel voler raccontare una storia universale, ma rischia solo di angosciare senza proporre una riflessione sul tema.
Albanese (che prima di trovare il successo è stato operaio per davvero) è come sempre, forse ancor più del solito, mosso da una sincerità cristallina (e la scelta di aver girato e ambientato il film nei suoi luoghi d’origine non è affatto casuale).
Il film ne risente ovviamente in positivo, al netto di qualche momento o situazione che magari potevano essere affrontate in maniera meno netta, ma è evidente che lo spirito dell’opera non è quello di chi cerca l’autorialità a discapito del contenuto.
E Cento domeniche va dritto al punto, in un crescendo che tramuta la commedia gentile dell’inizio ad angosciante tragedia che non può lasciare indifferenti.
Autobiografia e fiducia sono le due parole chiave attraverso le quali leggere l’opera. Dopo una prima parte introduttiva e propedeutica descritta con lucidità, è una volta raggiunta la consapevolezza di aver perso tutto che Antonio, e il film con lui, entrano in un abisso dove la troppa precipitosità di scrittura e la deriva di disperazione smorzano gli intenti e le attese.
Cento domeniche resta comunque un’opera asciutta e sincera che cerca nella banalità del male moderno di lanciare un urlo di umanità.
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massimo salvati proietti
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mercoledì 8 maggio 2024
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100 domeniche grande albanese !!
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Purtroppo questa è la pura Verità, davanti a guadagni sulla pelle dei LAVORATORI E RISPARMIATORI non ci si ferma a nulla ( ripeto Purtroppo) VERGOGNA !!!!!!!!
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mitzcat
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martedì 23 aprile 2024
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un film poco empatico
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La trama è ispirata a fatti di cronaca accaduti e che continuano ad accadere, e che sono tragedie immense per i piccoli risparmiatori che affidano il frutto di sacrifici e lavoro di una vita, a banche che poi falliscono, il Crac Parmalat è il caso più eclatante ma ce ne sono molti altri. Il film però, pur avendo a disposizione un argomento così grave e tragico, non è riuscito a trasmettermi emozioni, non sono riuscita a empatizzare con il protagonista e con gli altri personaggi, anzi, alcuni li ho trovati insopportabili. Un film tecnicamente fatto bene, recitato abbastanza bene, ma niente di più.
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lu pichi
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domenica 21 aprile 2024
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bellissimo
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Lo ritengo un piccolo capolavoro Albanese ha saputo descrivere la vita di paese benissimo ha colto tutto ma anche il personaggio è perfetto ha descritto la vita di un'uomo perbene un onesto lavoratore che va in pre-pensionamente e sogna solo di fare un bellissimo matrimonio alla figlia ma che purtroppo viene truffato dalla banca che gli ha consigliato investimenti sbagliati. Sono tante le scene che mi sono piaciute, in banca con il direttore, la morte del ragazzo che lo lascia sbigottito, la litigata con l'amico che lo incolpa di aver voluto rischiare, gli stati d'animo che è costretto a subire quando ha capito che ha perso tutto, la consapevolezza che nonostante tutto per un'azione impulsiva lui viene considerato un criminale mentre il vero criminale un uomo perbene, bello! È un film che un pò mi assomiglia, abito in paese, cerco di condurre una vita onesta, ho visto fallire la banca punto di riferimento del paese, ho visto gli stati d'animo della gente, le preoccupazioni, le ansie, le chiacchiere, oggi quella banca ha cambiato nome e ha metà delle persone che aveva all'inizio, dopo il pericolo scampato la gente ha portato i soldi alle poste ma molti in tutta Italia non sono stati così fortunati.
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Lo ritengo un piccolo capolavoro Albanese ha saputo descrivere la vita di paese benissimo ha colto tutto ma anche il personaggio è perfetto ha descritto la vita di un'uomo perbene un onesto lavoratore che va in pre-pensionamente e sogna solo di fare un bellissimo matrimonio alla figlia ma che purtroppo viene truffato dalla banca che gli ha consigliato investimenti sbagliati. Sono tante le scene che mi sono piaciute, in banca con il direttore, la morte del ragazzo che lo lascia sbigottito, la litigata con l'amico che lo incolpa di aver voluto rischiare, gli stati d'animo che è costretto a subire quando ha capito che ha perso tutto, la consapevolezza che nonostante tutto per un'azione impulsiva lui viene considerato un criminale mentre il vero criminale un uomo perbene, bello! È un film che un pò mi assomiglia, abito in paese, cerco di condurre una vita onesta, ho visto fallire la banca punto di riferimento del paese, ho visto gli stati d'animo della gente, le preoccupazioni, le ansie, le chiacchiere, oggi quella banca ha cambiato nome e ha metà delle persone che aveva all'inizio, dopo il pericolo scampato la gente ha portato i soldi alle poste ma molti in tutta Italia non sono stati così fortunati. È un film puro e vero con un Albanese straordinario.
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andrea costa
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giovedì 18 aprile 2024
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retorico e prevedibile
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Avevo iniziato a guardare questo film perché Albanese si era sempre rivelato vicino alla mia sensibilità e in grado di trattare temi di grande rilevanza sociale (emarginazione, criminalità eccetera) in modo originale e ironico senza essere superficiale. Qui purtroppo è successo il contrario: il tema delle truffe bancarie è trattato molto superficialmente e con un anticapitalismo di maniera francamente stucchevole.
I personaggi secondari sono stereotipati e legnosi (con l'eccezione della grande Giulia Lazzarini, che però nell'economia della storia non ha un ruolo preciso), lo stesso protagonista si arrabbia tantissimo quando un amico gli fa notare che firmare un contratto in banca senza leggerlo non è una buona idea.
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Avevo iniziato a guardare questo film perché Albanese si era sempre rivelato vicino alla mia sensibilità e in grado di trattare temi di grande rilevanza sociale (emarginazione, criminalità eccetera) in modo originale e ironico senza essere superficiale. Qui purtroppo è successo il contrario: il tema delle truffe bancarie è trattato molto superficialmente e con un anticapitalismo di maniera francamente stucchevole.
I personaggi secondari sono stereotipati e legnosi (con l'eccezione della grande Giulia Lazzarini, che però nell'economia della storia non ha un ruolo preciso), lo stesso protagonista si arrabbia tantissimo quando un amico gli fa notare che firmare un contratto in banca senza leggerlo non è una buona idea.
Siamo quindi molto, molto lontani dal pathos e dall'affetto per i suoi personaggi di un Ken Loach, che è anche molto più abile nel descrivere il territorio in cui si svolgono le sue storie. Qui siamo in un generico punto della Lombardia (ma solo perché ci sono due battute in dialetto lombardo) di cui non si vede praticamente nulla.
SPOILER ALERT
La scena dell'assalto alla banca è ridicola. A parte l'involontaria comicità dell'uomo armato che trova un parcheggio libero grande abbastanza per una Volvo station wagon proprio davanti alla banca, l'intervento della polizia è goffo e incompetente. Se affrontano così un poveraccio disperato, chissà cosa farebbero con dei terroristi veri.
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esco_nonesco
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domenica 7 aprile 2024
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un albanese inedito che fa centro
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Questo film per Albanese era necessario. Niente marketing, niente botteghino. Ed è proprio questa necessità a renderlo autentico, quotidiano, ingenuo e spiazzante. Lento ma inesorabile, come non siamo abituati a vederlo, il regista ci pianta in testa un chiodo fisso con il quale, a malincuore, siamo costretti a confrontarci.
Il pubblico esce dalla sala innervosito, indignato, preoccupato.
Significa che è stato fatto qualcosa di molto raro e di altrettanto buono.
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antonio bianchi
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venerdì 29 dicembre 2023
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il fim rende giustizia alla classe operaia?
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Antonio Albanese mi piace molto nella sua veste ironica e in quella empatica verso l'umano in difficoltà.
Questo film che lo vede anche come regista mi ha lasciato amarezza, per un tocco complessivo disperante e un certo registro didascalico.
Sui titoli di coda la dedica è per tutti coloro che sono rimasti vittime dei disastri finanziari.
Ma la scena finale di Antonio accasciato dopo essersi sparato mi sembra non renda giustizia di quelle vite lacerate.
Devo dire che anche il dispositivo stesso della scrittura del film, pagare il pranzo di nozze alla figlia, è un tema che a me mette tristezza.
È un essere soggiogati da tradizioni da cui per quello che mi riguarda ho cercato di liberarmi.
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Antonio Albanese mi piace molto nella sua veste ironica e in quella empatica verso l'umano in difficoltà.
Questo film che lo vede anche come regista mi ha lasciato amarezza, per un tocco complessivo disperante e un certo registro didascalico.
Sui titoli di coda la dedica è per tutti coloro che sono rimasti vittime dei disastri finanziari.
Ma la scena finale di Antonio accasciato dopo essersi sparato mi sembra non renda giustizia di quelle vite lacerate.
Devo dire che anche il dispositivo stesso della scrittura del film, pagare il pranzo di nozze alla figlia, è un tema che a me mette tristezza.
È un essere soggiogati da tradizioni da cui per quello che mi riguarda ho cercato di liberarmi.
Pranzo, vestito, viaggio di nozze, macchina e tutto l'armamentario accessorio.
Una classe operaia soggiogata ancora prima che dalla finanza feroce da questi obblighi a cui si sottostà quasi fosse un piacere e un dovere.
Come se l'amore fra due persone dovesse passare da questa ridicola messinscena di abiti sfarzosi.
Come se l'amore per la figlia dovesse passare per il dimostrare di essere capace di pagare questo scempio.
Antonio operaio onesto, ma ingenuo fino alla dabbenaggine,
Antonio operaio bloccato da antichi clichè
Antonio che lavora al tornio per tre secondi, quasi un feticcio da mettere a carattere simbolico.
Antonio chiuso nel suo orgoglio che non riesce a chiedere aiuto.
Un film che mi sembra imprigionare, senza una prospettiva di liberazione, che si sarebbe potuta innestare anche senza tradire lo scenario tragico.
Provaci ancora, Antonio.
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[+] ma proprio non c''è speranza?
(di barbaram)
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