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jeanclaude17
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venerdì 24 maggio 2024
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il solito film di michael bay
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Se conoscete i film di Michael Bay già sapete cosa aspettarvi, cioè adrenalina a badilate e credibilità a zero, nella sostanza le 3 stellette che ho dato sono una media tra le 5 stelle che darei alla spettacolarità del film ed 1 stella alla non credibilità di una trama di pura fantasia, sì perché soltanto con molta fantasia e col cervello completamente spento si può credere alle situazioni che vedrete, detto questo aggiungo che Jake Gyllenhaal, un attore bravo che mi piace molto, lo vedo del tutto inadatto a ricoprire il ruolo del delinquente cattivone spietato, ha troppo la faccia del bravo ragazzo e qui infatti l'ho visto abbastanza fuori parte nonostante l'impegno profuso.
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Se conoscete i film di Michael Bay già sapete cosa aspettarvi, cioè adrenalina a badilate e credibilità a zero, nella sostanza le 3 stellette che ho dato sono una media tra le 5 stelle che darei alla spettacolarità del film ed 1 stella alla non credibilità di una trama di pura fantasia, sì perché soltanto con molta fantasia e col cervello completamente spento si può credere alle situazioni che vedrete, detto questo aggiungo che Jake Gyllenhaal, un attore bravo che mi piace molto, lo vedo del tutto inadatto a ricoprire il ruolo del delinquente cattivone spietato, ha troppo la faccia del bravo ragazzo e qui infatti l'ho visto abbastanza fuori parte nonostante l'impegno profuso. Concludendo, se vi piacciono i film adrenalici e spettacolari con sospensione dell'incredulità guardatelo, se invece preferite le trame realistiche meglio guardare altro.
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cloud3299
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giovedì 15 settembre 2022
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ma veramente?
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Il "cinema" di Bay continua a fare danni. Due ore di rottura di balle. Assurdo che venga pure consigliato.
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felicity
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giovedì 30 giugno 2022
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il solito bay sempre sopra le righe
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Ambulance è un giocattolone, ben più fresco rispetto agli ultimi film di Bay, in cui tutto è sopra le righe, ma non troppo, in cui perdoniamo a Michael Bay pure un paio di esplicite autocitazioni di suoi film: perché ci si diverte alla grande.
Siamo nella Hollywood dell’action classico, in pausa dai supereroi e dall’abuso di effetti digitali per ritrovare il sapore vintage delle gomme che stridono, delle psicologie tagliate con l’accetta.
Due ore senza freni. Due ore esagerate in cui il piede è sempre sull’acceleratore. Prendere o lasciare. Accettare le regole del gioco (le solite di Bay) oppure scendere dall’ambulanza.
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Ambulance è un giocattolone, ben più fresco rispetto agli ultimi film di Bay, in cui tutto è sopra le righe, ma non troppo, in cui perdoniamo a Michael Bay pure un paio di esplicite autocitazioni di suoi film: perché ci si diverte alla grande.
Siamo nella Hollywood dell’action classico, in pausa dai supereroi e dall’abuso di effetti digitali per ritrovare il sapore vintage delle gomme che stridono, delle psicologie tagliate con l’accetta.
Due ore senza freni. Due ore esagerate in cui il piede è sempre sull’acceleratore. Prendere o lasciare. Accettare le regole del gioco (le solite di Bay) oppure scendere dall’ambulanza. Perché questo film è una folle, lunga corsa in compagnia di due fuorilegge che rievoca i cult degli anni Novanta e i miti del western duri a tramontare.
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the moon
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domenica 27 marzo 2022
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un film della domenica
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Semplicemente un buon film, senza aspettarsi il film dell'anno,spassoso e adrenalinico,con qualche pausa meditativa un po' fuori luogo. La fine è scontata e indebolisce una trama sempliciotta ma ben strutturata in scena.
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eugenio
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sabato 26 marzo 2022
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due fratelli, una banca, un’ambulanza
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Due fratelli, una crisi, la scelta di una rapina. E poi un’ambulanza, un dolce amore di un paramedico e tanto, tanto inseguimento per una Los Angeles post-modernista.
Michael Mann torna al cinema con un genere quasi abbandonato e assai controverso come quello dei “giocattoloni” d’azione hollywoodiani, un genere celebre negli anni ’90 prima di essere soppiantato dai cinecomic, che con la excusatio non petitant, di un pretesto, narra e anche tanto, la società americana oggi, la difficoltà di vivere, il contrasto di fratelli, permeandolo di melò e perché no, malgrado il dramma evidente, di una specifica ironia di fondo.
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Due fratelli, una crisi, la scelta di una rapina. E poi un’ambulanza, un dolce amore di un paramedico e tanto, tanto inseguimento per una Los Angeles post-modernista.
Michael Mann torna al cinema con un genere quasi abbandonato e assai controverso come quello dei “giocattoloni” d’azione hollywoodiani, un genere celebre negli anni ’90 prima di essere soppiantato dai cinecomic, che con la excusatio non petitant, di un pretesto, narra e anche tanto, la società americana oggi, la difficoltà di vivere, il contrasto di fratelli, permeandolo di melò e perché no, malgrado il dramma evidente, di una specifica ironia di fondo.
L’adrenalina alla base di Ambulance è disegnata su carta e digitale in un contesto assai spigoloso e inconsueto, prediligendo nervosamente i primi piani come quelli di Danny (Jake Gyllenhaal), fratello adottivo di Willy (Abdel-Mateen II), veterano di guerra, deluso dalla patria e incapace di far fronte a una spesa imprevista, una terapia sperimentale che permetterebbe di salvare l’amata moglie dal cancro e restituire serenità alla famiglia. Danny propone al fratello una rapina, a fin di bene, in banca, come non si vedeva da tempo. Una rapina che chiaramente non andrà secondo il previsto e che culminerà nel luogo chiuso di un’ambulanza, entro la quale i due rapinatori prenderanno in ostaggio proprio un poliziotto cui avevano sparato e una paramedica (Eiza Gonzalez) che cercherà di salvarli. E dietro, come in Speed, tanto inseguimento (con evidenti squadre speciali e elicotteri di serie) gomme bruciate, odore di freni sull’asfalto e acceleratore a tavoletta sulle lunghissime autostrade americane, tra colline e mare, lontane dagli orizzonti classici metropolitane, ad inseguire quel “particolare” luogo chiuso verso l’inevitabile redde rationem finale.
E forse è proprio qui il senso di Ambulance, un film che vive di esterni ma per converso trova proprio nell’interno di un luogo chiuso metaforico, nel segreto rapporto tra due fratelli, l’armonia e il motore di rivalsa, capace di lasciarci distrarre per due ore dalla quotidianità attuale, in un percorso vintage dal sapore retrò, autocitazionista e in alcune scene assolutamente irreale, ma poco importa.
Perché uscire da un cinema oggi con un sorriso compiaciuto, è qualcosa di raro, ma una sensazione appagante e necessaria.
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(di emmeci)
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