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felicity
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lunedì 29 novembre 2021
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il limite tra egoismo e altruismo
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Run rappresenta un’opera da vedere, consigliabile agli amanti dell’horror e più in generale a coloro che amano fare i conti con un buon carico di suspense durante la visione di un film che in questo caso risulta più che scorrevole.
L’importante è guardare il film giudicando meno i singoli dettagli e dando più peso all’insieme, prendendolo per ciò che è, ovvero un film alla cui base c’è una storia interessante ed una chiave di lettura di tanti drammi in uno, dall’elaborazione di un lutto alla disabilità.
Il film vuole sottolineare quanto spesso sia sottile ed impercettibile il limite che distingue l’altruismo dall’egoismo.
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Run rappresenta un’opera da vedere, consigliabile agli amanti dell’horror e più in generale a coloro che amano fare i conti con un buon carico di suspense durante la visione di un film che in questo caso risulta più che scorrevole.
L’importante è guardare il film giudicando meno i singoli dettagli e dando più peso all’insieme, prendendolo per ciò che è, ovvero un film alla cui base c’è una storia interessante ed una chiave di lettura di tanti drammi in uno, dall’elaborazione di un lutto alla disabilità.
Il film vuole sottolineare quanto spesso sia sottile ed impercettibile il limite che distingue l’altruismo dall’egoismo. In questo caso viene infatti descritta una donna che costringe qualcun altro ad aver bisogno di lei solo per colmare il proprio senso di inadeguatezza e sentirsi utile ed importante per qualcuno. Per quanto riguarda il “prigioniero”, il desiderio di libertà ed indipendenza prevale sulla cosiddetta Sindrome di Stoccolma.
La musica, curata da Torin Borrowdale, ha un ruolo fondamentale in Run. Violini stridenti come lame scandiscono il passare dei giorni ed il crescente livello di angoscia e terrore che attanaglia Chloe, rendendo ancora più avvincente la visione del film fino all’epilogo finale.
Dopo l’innovativo Searching, Aneesh Chaganty fa un salto di qualità perché guardando Run sei così convinto di quale sarà la rivelazione del film che ti dimentichi di pensare alle numerose altre svolte oscure che prenderà, scena dopo scena.
Potrebbe non avere l’innovazione di Searching, ma è altrettanto avvincente e conferma il fatto che Chaganty rappresenti un talento da tenere d’occhio.
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lunedì 29 novembre 2021
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il limite tra egoismo e altruismo
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Run rappresenta un’opera da vedere, consigliabile agli amanti dell’horror e più in generale a coloro che amano fare i conti con un buon carico di suspense durante la visione di un film che in questo caso risulta più che scorrevole.
L’importante è guardare il film giudicando meno i singoli dettagli e dando più peso all’insieme, prendendolo per ciò che è, ovvero un film alla cui base c’è una storia interessante ed una chiave di lettura di tanti drammi in uno, dall’elaborazione di un lutto alla disabilità.
Il film vuole sottolineare quanto spesso sia sottile ed impercettibile il limite che distingue l’altruismo dall’egoismo.
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Run rappresenta un’opera da vedere, consigliabile agli amanti dell’horror e più in generale a coloro che amano fare i conti con un buon carico di suspense durante la visione di un film che in questo caso risulta più che scorrevole.
L’importante è guardare il film giudicando meno i singoli dettagli e dando più peso all’insieme, prendendolo per ciò che è, ovvero un film alla cui base c’è una storia interessante ed una chiave di lettura di tanti drammi in uno, dall’elaborazione di un lutto alla disabilità.
Il film vuole sottolineare quanto spesso sia sottile ed impercettibile il limite che distingue l’altruismo dall’egoismo. In questo caso viene infatti descritta una donna che costringe qualcun altro ad aver bisogno di lei solo per colmare il proprio senso di inadeguatezza e sentirsi utile ed importante per qualcuno. Per quanto riguarda il “prigioniero”, il desiderio di libertà ed indipendenza prevale sulla cosiddetta Sindrome di Stoccolma.
La musica, curata da Torin Borrowdale, ha un ruolo fondamentale in Run. Violini stridenti come lame scandiscono il passare dei giorni ed il crescente livello di angoscia e terrore che attanaglia Chloe, rendendo ancora più avvincente la visione del film fino all’epilogo finale.
Dopo l’innovativo Searching, Aneesh Chaganty fa un salto di qualità perché guardando Run sei così convinto di quale sarà la rivelazione del film che ti dimentichi di pensare alle numerose altre svolte oscure che prenderà, scena dopo scena.
Potrebbe non avere l’innovazione di Searching, ma è altrettanto avvincente e conferma il fatto che Chaganty rappresenti un talento da tenere d’occhio.
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decatur555
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mercoledì 28 gennaio 2026
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quando l?amore stringe troppo
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Ci sono film che non hanno bisogno di complicarsi la vita per funzionare, e questo ? uno di quelli. Run entra subito nel vivo e non perde tempo in spiegazioni superflue. Presenta una situazione inquietante, radicata nel quotidiano, quasi domestica, e da l? stringe gradualmente la morsa, senza fretta ma senza tregua. Non punta a sorprendere con una serie di colpi di scena, ma con la sensazione costante che qualcosa non vada del tutto per il verso giusto.
Uno dei suoi maggiori punti di forza sta nel modo in cui gestisce le informazioni. Il film preferisce suggerire piuttosto che sottolineare, e questo gioca a suo favore. La tensione nasce da dettagli, sguardi, silenzi e piccole decisioni che, messe insieme, costruiscono un suspense molto efficace.
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Ci sono film che non hanno bisogno di complicarsi la vita per funzionare, e questo ? uno di quelli. Run entra subito nel vivo e non perde tempo in spiegazioni superflue. Presenta una situazione inquietante, radicata nel quotidiano, quasi domestica, e da l? stringe gradualmente la morsa, senza fretta ma senza tregua. Non punta a sorprendere con una serie di colpi di scena, ma con la sensazione costante che qualcosa non vada del tutto per il verso giusto.
Uno dei suoi maggiori punti di forza sta nel modo in cui gestisce le informazioni. Il film preferisce suggerire piuttosto che sottolineare, e questo gioca a suo favore. La tensione nasce da dettagli, sguardi, silenzi e piccole decisioni che, messe insieme, costruiscono un suspense molto efficace. Non ? un thriller sofisticato, n? pretende di esserlo, ma sa esattamente quali corde toccare per tenere lo spettatore incollato allo schermo.
Gran parte del peso ricade sulle due protagoniste. Sarah Paulson si muove ancora una volta con grande naturalezza in territori scomodi, dominando un?ambiguit? che aggiunge un ulteriore livello di inquietudine a ogni scena. La sua interpretazione ? misurata e precisa, senza gesti evidenti. Di fronte a lei, Kiera Allen regge il film con una presenza fondamentale, sia fisica che emotiva, rendendo il conflitto credibile e mai ornamentale.
La regia sceglie un ritmo molto controllato e un uso intelligente dello spazio. C?? una chiara sensazione di chiusura e limitazione che rafforza la minaccia senza bisogno di grandi artifici. Tutto ? studiato per far sentire allo spettatore quella pressione costante, anche quando apparentemente non sta succedendo nulla.
Alcuni sviluppi possono risultare prevedibili e il film non ? sempre particolarmente sottile, ma questo non ne compromette l?efficacia. Al contrario, gioca secondo le regole del thriller classico e le esegue con mestiere, offrendo un intrattenimento solido, teso e molto coinvolgente. Non cerca di reinventare il genere, ma mantiene pienamente ci? che promette.
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