Chiamate un dottore!

Un film di Tristan Séguéla. Con Michel Blanc, Hakim Jemili, Solène Rigot, Franck Gastambide, Fadily Camara.
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Titolo originale Docteur?. Commedia, durata 90 min. - Francia 2019. - Medusa uscita giovedì 10 settembre 2020. MYMONETRO Chiamate un dottore! * * 1/2 - - valutazione media: 2,82 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il ritorno in gran stile della commedia francese Valutazione 3 stelle su cinque

di Eugenio


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lunedì 14 settembre 2020

Commedia francese che strizza l’occhio ai buoni sentimenti, e che, coincidenza vuole, esce durante un periodo di lenta ripresa dal lockdown, Chiamate un dottore, nelle sale da qualche giorno, è una frizzante pellicola capace di coniugare la risata e i buoni sentimenti al “classico” retrogusto amaro di cinismo.
Tale caratteristica è ben incarnata in Serge, il protagonista -interpretato da un bravissimo Michel Blanc- un misantropo, medico di base, dal triste passato (un figlio morto qualche anno prima) a cui sembra essersi rassegnato conducendo un’esistenza grigia, curando stancamente i pazienti a domicilio su indicazione della sensuale “voce” Sazy, senza convinzione, bevendo come una spugna, addirittura addormentandosi, quando va bene, durante alcune visite. In alcune occasioni, a seguito di una sbronza vomita pure addosso agli stessi meschini.
Insomma, il classico reietto con l’ancor più classico rischio di essere radiato dall’albo.
Tragedia imminente?
Assolutamente no. Perché in breve il film, dalla spunta drammatica, permeata da un’atmosfera di fondo nostalgica, vira con decisione verso la componente più “leggera” della commedia, grazie all’incontro casuale di Serge con un rider, Malek (Hakim Jemili al suo primo film). Per alcune circostanze assai grottesche, non ultima un paralizzante mal di schiena del nostro medico, Malek finirà per curare i malati al posto suo in una complicata notte al termine della quale, nulla sarà più come prima.
Non ci sarà mai notte così lunga da impedire al nuovo sole di sorgere..Quel che resta del giorno è un tour tra le strade di Parigi che rappresenta la vita stessa. In quel peripatetico cammino con un dottore senza gamba e le consegne di cibi precotti la notte di Natale di un rider senza bici che la nostra coppia imparerà a conoscersi e comprendersi sullo sfondo di una Parigi distante e ovattata, fatta di personaggi bizzarri come usciti da un teatrino dell’assurdo.
Tristan Seguela, al terzo lungometraggio, condensa in appena un’ora e mezza, le idiosincrasie di una metropoli, Parigi, fatta di gente stupida, approfittatori furbi (come l’uomo che chiama la guardia medica solo per avere dei giorni di malattia fittizi e che ritorna in ben tre momenti diversi del film), o estremamente nobili da non riconoscere nemmeno la grazie di chi li soccorre. Non manca la “povera gente“ tutto sommato dostoevskiana, come la fidanzata del figlio di Serge, incapace di affrontare la perdita cocente, obliando il tutto con ansiolitici.
Apparirà evidente che il Malek rider-medico, angelo senza ali, adattandosi a un’identità improvvisata, forse perché la propria è soffocata da un’arte dell’arrangiarsi figlia di un presente superficiale, pronto a infrangere i sogni per la sopravvivenza, assumerà nel corso di quella notte, quella dignità a lui mancante. Grazie all’equivoco e alle goffe prove con stetoscopi e termometri in alcuni punti assai comiche, acquisirà (e lascerà acquisire al reale medico), una necessaria autostima e speranza appunto, di una luce fulgida pronta a “trasformarlo”. E per osmosi anche mutando il carattere del bisbetico Serge.
Chiamate un dottore, grazie all’ottima sinergia tra i due protagonisti, rivela una caratteristica fondamentale del cinema: l’empatia. Ovvero è capace, pur con qualche scena godereccia di troppo che si perdona, a trasmettere allo spettatore il senso di una missione anzi una vocazione, quella del medico, senza crismi di fondo ma anzi, sottendendo all’arte della pesante e talune volte critica analisi clinica, il gusto dell’ironia mediante la quale è possibile guardare con occhi diversi, l’archetipo di una vita oltre i dettami precostituiti di massa a cui oggigiorno si rischia di adeguare.

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