Il mondo descritto da Taylor Sheridan ormai e' chiaro, realizza western moderni con un approccio politico critico sull' utilizzo del suolo pubblico/privato, con richiami epici al self made man (sia capitalista economico o cacciatore idealista o killer professionista). Quello che non mi è chiaro, è il suo lato politico: è un reazionario, un repubblicano pro lobby delle armi? Perché è vero come scrive Mauro Gervasini su Film TV: "per una volta si fatica a tifare per gli uni (gli indiani) o gli altri ( i cowboys)", ma è innegabile che il John Dutton di Kevin Costner (che è innegabilmente personaggio negativo) conquista per il suo essere bigger than life, titanico rispetto tutto e tutti (la scena con i turisti cinesi è estremamente emblematica).
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Il mondo descritto da Taylor Sheridan ormai e' chiaro, realizza western moderni con un approccio politico critico sull' utilizzo del suolo pubblico/privato, con richiami epici al self made man (sia capitalista economico o cacciatore idealista o killer professionista). Quello che non mi è chiaro, è il suo lato politico: è un reazionario, un repubblicano pro lobby delle armi? Perché è vero come scrive Mauro Gervasini su Film TV: "per una volta si fatica a tifare per gli uni (gli indiani) o gli altri ( i cowboys)", ma è innegabile che il John Dutton di Kevin Costner (che è innegabilmente personaggio negativo) conquista per il suo essere bigger than life, titanico rispetto tutto e tutti (la scena con i turisti cinesi è estremamente emblematica). Peccato per il finale di stagione 1, troppo tirato via, non raccoglie tutti i fili di una trama anche troppo espansa, con personaggi interessanti, come il miliardario interpretato da Danny Huston e la sua alleanza con il chief Thomas Rainwater/Gil Birmingham, scomparsi o quasi lungo il racconto, ( c'è anche una Jill Hennessy scomparsa dopo la prima puntata). Però in cambio ci regala personaggi bellissimi come i cowboy interpretati da Cole Hauser e Ryan Bingham e la figlia di Dutton, la crudele ma spezzata Beth/ Kelly Reilly.
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